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Letture Incrociate - Racconti : La barbabietola
Inviato da Rovaris il 28/4/2006 8:04:32 (1933 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti



Egli ammaliato e quasi commosso da quell’ amore era, psiche
paradosso, allo stesso tempo consapevole che quella simbiosi elettrizzante altro non era che simulazione, finzione, orrore.Sospinto da questo pensiero, nel tentativo di scacciare subitaneamente quella presunta (ma reale) mendacia, decise di salutare, non prima di una rituale, ed inevitabilmente ingannevole, sequela di tenerezze. Aggrovigliato in una quieta confusione si pose alla guida della sua automobile ma convinzioni e visioni continuavano a vagolare nel suo cervello; ella, odiosamente volgare, quasi ripugnante, con le dita nel naso; ella, aurora soave, conforto e meraviglia; ella, con in mano uno scettro da regina sventolatogli ad un palmo di naso, egli suo schiavo soccombente. Con la stessa foga di un assetato alla vista di un fiume nel deserto ( ma sarà miraggio) raggiunse i suoi amici rintanati in un rustico bar di periferia. Salutò tutti con fare entusiasta, nella fervorosa convinzione di essere finalmente giunto in un’isola di giovialità. Essi rappresentavano una via di scampo alle furie tentacolari della sua donna; essi erano tutti componenti di un progetto semi-universale di nome amicizia. Si sedette sullo scomodo sgabello e cercò di percepire le parole dei suoi solidali amici nel tentativo di inserire le sue modalità di pensiero all’interno del discorso. Dopo minuti di incomprensione, ossia una fitta pioggia di mende, accuse, malignità rivolte ad un personaggio ignoto e perlopiù evidentemente assente, un amico sospinto da un turbinio d’affabulazione tentò di introdurre nel discorso egli, il nostro uomo, centro dell’universo,nel tentativo di strappare un nuovo coinvolgimento, un nuovo spunto di fallacia. Fu allora che giunse alla comprensione; l’uomo infame, sudicio, maligno, disgustoso che fuoriusciva da quelle narrazioni, altro non era che un loro amico, fedele e totalmente legato ad essi, al suo gruppo, ai suoi compagni. Un amico che era assente, un amico che alla sera dopo il lavoro avrebbe frettolosamente telefonato a tutti gli altri nella speranza di trovare conforto, e che dannatamente
avrebbe avuto la torbida illusione di trovarlo realmente. Il concetto di amicizia crollò subitaneamente come un grattacielo di pastafrolla e l’urto con il suolo fu drasticamente roboante. Goffi presentimenti lo agitarono; un timore lancinante lo afflisse. Vide i suoi amici in quell’angusto bar in suo assenza, coinvolti in un vociare processuale rivolto all’assente di turno (egli stesso). Una pelle d’oca nigricante lo colse, come la folgore, fomite di ambascia. Tramite un sospiro di diniego lasciò comprendere ai suoi amici, arrovellati nella discussione e quindi distratti, la sua astensione. Resistette per qualche istante immoto in quella posizione finchè fuggì via, tutt’altro che corroborato da ciò a cui aveva assistito. Quella tavola rotonda offensiva che consisteva nel processare un qualsiasi amico assente era in realtà un rituale inevitabile. Rimuginò e si rese conto che sempre nella sua vita aveva assistito a tali commedie, e non solamente nel suo ristretto gruppo di amici bensì in tutti i gruppi di amicizia ed anche in quelli di parentela. Aveva assistito a terribili voltafaccia, a ridicole mattane; persone accusavano altre ma all’arrivo di quest’ultime si abbandonavano a pietose scene d’amicizia. Quel giorno qualcosa si smosse; un tarlo lo contaminò, divinamente lo depurò da ogni forma di cecità e lo proiettò verso la realtà, pur tragicamente intorbidita da un gorgo di mestizia; quel giorno i suoi occhi e la sua sensibilità d’animo furono magicamente più sensibili, accorti a comprendere le più lievi, e dannatamente accorate, sfumature. La vita gli parve compresa; sismi, alluvioni, maremoti. Ciò meritavano gli uomini. Dopo tale schiarita si trovò dinanzi ad un efferato crocicchio; a sinistra v’erano alberi privi di foglie, devastanti folate di vento, oscurità tempestosa; a destra lo scenario era identico. Suicidio e Solitudine, sinistra e destra, si sfidarono con madrigali beffardi nel tentativo di attrarre l’uomo, in
preda al naufragio del dubbio. Si voltò quietamente verso sinistra, poi verso destra in una esiziale altalena di irresolutezza; osservò i due corpi, fino a poche ore prima delle straniere utopie e gli parve di cogliere in uno spunto di speranza, un fiore abbacinante, proprio lì in una natura devastata, in quel coacervo di disperazione denominato Solitudine. Optò, allora, finalmente, e lasciò scorrere
la tentazione di guardare negli occhi l’altro corpo nereggiante, morte. I primi giorni in compagnia di Solitudine ( non era solo! aveva una compagna!), furono lieti. Si lasciò avvolgere da essa, dal suo coinvolgente manto di mistero ed innovazione. Viveva la sua casa e non accendeva televisioni, non leggeva giornali; alcuna forma di vita penetrava in quelle quattro mura.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
faust
Inviato: 28/4/2006 13:48  Aggiornato: 28/4/2006 13:48
Home away from home
Iscritto: 8/8/2005
Da: l'isola che c'è
Inviati: 854
 Re: La barbabietola
Complimenti! Il tuo racconto ha un buon ritmo ed è ricco di particolari. Riesci a rendere bene il dialogo del protagonista con il suo mondo interiore. Peccato che non si sia servito di Solitudine per trovare le forze per affrontare una nuova vita priva dei fantasmi del passato.
A rileggerti
Sphinx
Inviato: 29/4/2006 8:48  Aggiornato: 29/4/2006 8:48
Home away from home
Iscritto: 12/6/2005
Da: Firenze
Inviati: 570
 Re: La barbabietola
Non so come dirtelo, ma questo brano, pieno com'è di vocaboli volutamente vetusti, mi ha fatto sganasciare.
Soprattutto il modo soave in cui descrivi la non soave pulizia delle cavità nasali...

In sintesi... pura follia.

A rileggerti
Lebeg
Inviato: 2/5/2006 23:03  Aggiornato: 2/5/2006 23:29
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: La barbabietola
Ciao Rovaris.

Ho trovato la lettura del tuo racconto un'esperienza prostrante. Non so che metodo hai usato per trovare delle parole così complicate, non so come accidenti hai trovato "scutrettolare", non so come io faccia ad essere così ignorante insomma.
Mi dispiace essere così duro, ma il tuo racconto è veramente troppo pesante, grava micidialmente sulle spossate mie spalle arcuate.
Già dopo la prima pagina, vedi che ce ne sono altre due e dici "oddio, e io come ci arrivo alla fine???".
L'idea delle barbabietole è abbastanza ben congegnata, ma così tutto quanto si appesantisce, si appesantisce veramente troppo, ed è un peccato.
Il mio consiglio spassionato è quello di avvicinarti un po' di più al lettore, sfrondare il testo da tutti quegli arcaismi e vedere cosa puoi cavarne fuori.
Mi ero preparato una serie di appunti più specifici, ma andando avanti con la lettura mi sono accorto che avrei scritto una decina di pagine di commento. Se davvero (ma davvero davvero) ci tieni posso scriverteli comunque, ma sono assolutamente non-necessari

A rileggerti
dotterel
Inviato: 4/5/2006 11:19  Aggiornato: 4/5/2006 11:33
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 25/10/2004
Da: Montopoli di Sabina
Inviati: 792
 Re: La barbabietola
Divido lo stile dalla trama. Il tuo stile e' molto personale, e' incisivo e al tempo stesso crei delle belle immagini al confine con la poesia. In certi punti trasporti il lettore dove vuoi tu senza fatica. Alcune riflessioni, come quella sull'amicizia, potrebbero essere interessanti se sviluppate ulteriormente.
Il limite del tuo racconto secondo me sta nella tematica, che nonostante l'idea originale della barbabietola e una discreta dose di lirismo nel finale, e' trita e ritrita. Nello specifico sembra che le persone giovani siano fissate con
1) il senso di alienazione dagli altri, ma senza che nel racconto si scavi minimamente sul perche' il protagonista e' diverso dagli altri. Perche', ad esempio, non critica anche lui allegramente l'amico assente, pur facendo parte di un gruppo di persone la cui sensibilita' e' relativa. Perche' non si e' scelto un gruppo di amici diverso se lui e' superiore?
2) il rifugio nella solitudine, ma non si sa come faccia il protagonista ad ottenerla e percio' a non lavorare ma campare lo stesso, ne' si sa se i parenti si chiedano che fine ha fatto, insomma una situazione avulsa dalla realta'
3) la morte violenta
Ora, se ci pensi, questo tipo di racconto e' il piu' facile da scrivere, ma solo apparentemente, perche' chi scrive attinge alla propria esperienza e non ha bisogno di documentarsi con impegno su niente, e forse per questo e' tra i piu' trattati. Ma poniamo anche che tu sia l'unico a scriverne. Se una persona diventa pazza e poi si uccide, la complessita' dei suoi pensieri e delle sue contraddizioni emotive non sono facilmente individuabili e per rendere il racconto verosimile, ma anche interessante, occorre tanta maestria e anche molto scavo, molta conoscenza dell'animo umano. Cio' che tu scrivi sembra una spiegazione razionale di fatti che razionali non sono. Gli eventi si snodano in maniera trppo semplicistica: esce, vede il camion di barbabietole, immagina gli spiritelli, supera, muore. Non si puo' parlare di una morte, di un suicidio, in termini cosi' leggeri, perche' e' un evento rarissimo nei giovani e non puo' semplicemente scaturire dalla disillusione di una persona riguardo all'amicizia o al rapporto con la sua ragazza, senno' meta' della popolazione si ammazzerebbe. Cosi' com'e' scritto il lettore e' costretto ad accettare che il protagonista si uccide, ma non ha appreso un granche' sul fenomeno del suicidio e sui misteri dell'animo umano.
Dopo aver detto tutto questo penso che tu abbia comunque del talento, forse soprattutto poetico, non so se scrivi anche poesia. E penso che lavorando molto potresti produrre cose belle. Hai una buona padronanza della lingua e si avverte il gusto che hai per la scelta dei vocaboli e la costruzione delle frasi, e sarebbe un peccato che le tue potenzialita' e l'evidente passione che hai andassero sprecate. Non ultima tra le tue qualita' riesci a fare un'operazione difficilissima, cioe' descrivere senza annoiare, come fai nell'incipit e a proposito della ragazza.
Ciao ciao, spero di leggere altre cose tue in futuro
margheghi
Inviato: 10/5/2006 12:55  Aggiornato: 10/5/2006 12:55
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La barbabietola
Ciao,
che dire.....è sempre difficile commentare qualcosa scritto da altri soprattutto quando non si è nessuno.
A me il tuo racconto è piaciuto. Mi è piaciuto l'inizio, la fine ed il crescendo del senso di ansia. Per certi aspetti è quasi claustrofobico, lui prigioniero del suo sentire. Bella e originale anche l'idea della barbabietola abbandonata e dimenticata.
Se devo fare un appunto, i "vocaboli" desueti e troppo ricercati rallentano e a volte interrompono il fluire sempre più incalzante del racconto.
Spero di leggerti presto nuovamente
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