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Letture Incrociate - Racconti : La barbabietola
Inviato da Rovaris il 28/4/2006 8:04:32 (1936 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Nell’avventato disordine della sua casa dal mobilio mogano e noce e dalle mattonelle scalfite e corrotte dalle furie del tempo (da migliaia di passi frementi, frenetici, strascicanti, terrorizzati), vagolava disperatamente, in preda a sensazioni deprecabili, alla convinzione drastica che presenze maligne e malnate lo circondassero.

Sì, era così, luciferi beffardi erano lì e, da spiritelli impazziti, se la spassavano con il loro carico di tormento e di riscossa. Erano impalpabili, imponderabili, ma essi
c’erano, innegabilmente. Era solo, solitario, solissimo, e quella dannata solitudine lo ammantava, incastrandolo in un intrico di vacuità; ella (non essa) era un ragno e aveva tessuto una tela maestosa, inestricabile, inespugnabile ed egli, uomo unico e solo e per questo fragile, troppo, era un insetto
nero e lillipuziano, rimasto ingarbugliato in quell’appiccicosa trama, e la cui presenza era inudibile per l’Uomo, maestoso e indaffarato, coinvolto nel turbinio di abitudini che paiono in grado di colmare ogni ora del giorno. Eppure proprio egli, il moscerino intrappolato dalla solitudine, giorniprima era stato un vero uomo, con i suoi amici ( pur maschere), con la sua donna ( pur profittatrice), con il suo mestiere ( pur noiosamente inutile per la società). Aveva posseduto tali pinzillacchere, e ahilui o beato lui, era fuggito nel suo oceano interiore, esausto di quella ruota macchinosa e grigia,
spesso bucata. Un giorno d’un tratto aveva abbandonato i panni da attore protagonista e si era travestito da osservatore esterno; aveva scrutato la vita con cautela, evitando in maniera discreta e soave di farne parte. Aveva pranzato con la sua donna e la aveva osservata in ogni suo atto, in ogni suo pensiero privato, in ogni sua indole. La sua fronte era levigata e rosea, ancora adorabilmente baciabile, il fisico era rimasto tale, timidamente pervaso di seducente candore. Se delle parti del corpo erano state assoggettate alle ire del tempo, quelle erano gli occhi. Sfavillanti, e nel loro color glauco, baluginanti, ma contornati da qualche rughetta che li rendeva sfumati di esausta tensione. Concluso l’esame estetico,in quel fatale e nebuloso dì, cominciò nel compierne uno più prettamente morale, ed inevitabilmente più realistico. Fu sorpreso, ma già rassegnato, nel vederla nel pieno del pranzo, inserirsi il mignolo, il dito più rozzo e impertinente, nella bocca, nel tentativo di estrapolare stralci di vitello. E fu meno sorpreso, ma maledettamente più irritato, nel vedere quell’atto perpetuarsi per tutto l’arco del pranzo e anche oltre. La sorpresa infine si dissolse in uno spinoso e algido manto di ira furente quando la sua donna, quell’angioletto candente, turgido di sensuale benevolenza, fu colta dai propri occhi, mai così vispi, ad infilarsi, pur con tenue finezza, il dito…ahìlui, le dita, nel naso. Nel tentativo di sedare il suo novello sdegno, pensò di dover pronunciare ammassi di parole, pur se le loro significazioni potevan rasentare quelle di un stridore immenso ed agghiacciante. D’istinto, quindi privo e privato di ogni ragionamento (pur se l’inconscio sussurrava chiaramente verità) azzardò un commento sulla pietanza precedente: -Forse c’era troppo sale nella pasta- mormorò timidamente.
Pronunciò tali parole con un tale impaccio che il rimorso, come un rutilante e straripante fiume,
anticipò il suo arrivo automatico. Lo colpiva ogni qualvolta egli, il nostro uomo, produceva
lamentele, pur fioche e scherzose. La voce femminile, stridula, tartassante e non dolcemente femminea, si sospinse subitaneamente, in preda a diabolici automatismi, verso una cinica e rigida
accusa.
- Non è assolutamente vero. Erano più di due pugni. L’avevo preparata con tutto il mio amore ed ecco il ringraziamento…devi sempre rovinare tutto.
Le vocali nella loro fluidità, stridettero velenosamente e le consonanti parvero schegge di una affilatissima lama di fuoco che schizzarono come atomi impazziti sul simbolico e sinuoso animo del colpevole. Tentò di placare le furie della sua piccosa donna con scuse istantanee e sillabe infantili e dolci ed ella, che stava perseguendo rapidamente e facilmente il proprio scopo, gli scagliò una fitta sequenza di oscuri sguardi ed offensive occhiatacce; l’uomo, intricato in un dedaleo meccanismo della sua abitudinaria psiche, dovette, per giungere alla agognata ( dallo strato superiore del suo animo, ma non dai sotterranei, disgustati dalla schiavitù in cui risiedevano) riappacificazione, pronunciare un’altra sfilza di amorevoli parole, integrandole con tentativi di baci ed abbracci. Dopo una debita fase di stallo, infatti, la donna decise (ma tale decisione era aprioristica) di liberarsi al perdono voluttuoso tramite un abbraccio maestoso ed irto di trepido (ed irrefutabilmente frivolo) amore.




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Autore Albero
faust
Inviato: 28/4/2006 13:48  Aggiornato: 28/4/2006 13:48
Home away from home
Iscritto: 8/8/2005
Da: l'isola che c'è
Inviati: 854
 Re: La barbabietola
Complimenti! Il tuo racconto ha un buon ritmo ed è ricco di particolari. Riesci a rendere bene il dialogo del protagonista con il suo mondo interiore. Peccato che non si sia servito di Solitudine per trovare le forze per affrontare una nuova vita priva dei fantasmi del passato.
A rileggerti
Sphinx
Inviato: 29/4/2006 8:48  Aggiornato: 29/4/2006 8:48
Home away from home
Iscritto: 12/6/2005
Da: Firenze
Inviati: 570
 Re: La barbabietola
Non so come dirtelo, ma questo brano, pieno com'è di vocaboli volutamente vetusti, mi ha fatto sganasciare.
Soprattutto il modo soave in cui descrivi la non soave pulizia delle cavità nasali...

In sintesi... pura follia.

A rileggerti
Lebeg
Inviato: 2/5/2006 23:03  Aggiornato: 2/5/2006 23:29
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: La barbabietola
Ciao Rovaris.

Ho trovato la lettura del tuo racconto un'esperienza prostrante. Non so che metodo hai usato per trovare delle parole così complicate, non so come accidenti hai trovato "scutrettolare", non so come io faccia ad essere così ignorante insomma.
Mi dispiace essere così duro, ma il tuo racconto è veramente troppo pesante, grava micidialmente sulle spossate mie spalle arcuate.
Già dopo la prima pagina, vedi che ce ne sono altre due e dici "oddio, e io come ci arrivo alla fine???".
L'idea delle barbabietole è abbastanza ben congegnata, ma così tutto quanto si appesantisce, si appesantisce veramente troppo, ed è un peccato.
Il mio consiglio spassionato è quello di avvicinarti un po' di più al lettore, sfrondare il testo da tutti quegli arcaismi e vedere cosa puoi cavarne fuori.
Mi ero preparato una serie di appunti più specifici, ma andando avanti con la lettura mi sono accorto che avrei scritto una decina di pagine di commento. Se davvero (ma davvero davvero) ci tieni posso scriverteli comunque, ma sono assolutamente non-necessari

A rileggerti
dotterel
Inviato: 4/5/2006 11:19  Aggiornato: 4/5/2006 11:33
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 25/10/2004
Da: Montopoli di Sabina
Inviati: 792
 Re: La barbabietola
Divido lo stile dalla trama. Il tuo stile e' molto personale, e' incisivo e al tempo stesso crei delle belle immagini al confine con la poesia. In certi punti trasporti il lettore dove vuoi tu senza fatica. Alcune riflessioni, come quella sull'amicizia, potrebbero essere interessanti se sviluppate ulteriormente.
Il limite del tuo racconto secondo me sta nella tematica, che nonostante l'idea originale della barbabietola e una discreta dose di lirismo nel finale, e' trita e ritrita. Nello specifico sembra che le persone giovani siano fissate con
1) il senso di alienazione dagli altri, ma senza che nel racconto si scavi minimamente sul perche' il protagonista e' diverso dagli altri. Perche', ad esempio, non critica anche lui allegramente l'amico assente, pur facendo parte di un gruppo di persone la cui sensibilita' e' relativa. Perche' non si e' scelto un gruppo di amici diverso se lui e' superiore?
2) il rifugio nella solitudine, ma non si sa come faccia il protagonista ad ottenerla e percio' a non lavorare ma campare lo stesso, ne' si sa se i parenti si chiedano che fine ha fatto, insomma una situazione avulsa dalla realta'
3) la morte violenta
Ora, se ci pensi, questo tipo di racconto e' il piu' facile da scrivere, ma solo apparentemente, perche' chi scrive attinge alla propria esperienza e non ha bisogno di documentarsi con impegno su niente, e forse per questo e' tra i piu' trattati. Ma poniamo anche che tu sia l'unico a scriverne. Se una persona diventa pazza e poi si uccide, la complessita' dei suoi pensieri e delle sue contraddizioni emotive non sono facilmente individuabili e per rendere il racconto verosimile, ma anche interessante, occorre tanta maestria e anche molto scavo, molta conoscenza dell'animo umano. Cio' che tu scrivi sembra una spiegazione razionale di fatti che razionali non sono. Gli eventi si snodano in maniera trppo semplicistica: esce, vede il camion di barbabietole, immagina gli spiritelli, supera, muore. Non si puo' parlare di una morte, di un suicidio, in termini cosi' leggeri, perche' e' un evento rarissimo nei giovani e non puo' semplicemente scaturire dalla disillusione di una persona riguardo all'amicizia o al rapporto con la sua ragazza, senno' meta' della popolazione si ammazzerebbe. Cosi' com'e' scritto il lettore e' costretto ad accettare che il protagonista si uccide, ma non ha appreso un granche' sul fenomeno del suicidio e sui misteri dell'animo umano.
Dopo aver detto tutto questo penso che tu abbia comunque del talento, forse soprattutto poetico, non so se scrivi anche poesia. E penso che lavorando molto potresti produrre cose belle. Hai una buona padronanza della lingua e si avverte il gusto che hai per la scelta dei vocaboli e la costruzione delle frasi, e sarebbe un peccato che le tue potenzialita' e l'evidente passione che hai andassero sprecate. Non ultima tra le tue qualita' riesci a fare un'operazione difficilissima, cioe' descrivere senza annoiare, come fai nell'incipit e a proposito della ragazza.
Ciao ciao, spero di leggere altre cose tue in futuro
margheghi
Inviato: 10/5/2006 12:55  Aggiornato: 10/5/2006 12:55
Not too shy to talk
Iscritto: 9/5/2006
Da: Milano
Inviati: 95
 Re: La barbabietola
Ciao,
che dire.....è sempre difficile commentare qualcosa scritto da altri soprattutto quando non si è nessuno.
A me il tuo racconto è piaciuto. Mi è piaciuto l'inizio, la fine ed il crescendo del senso di ansia. Per certi aspetti è quasi claustrofobico, lui prigioniero del suo sentire. Bella e originale anche l'idea della barbabietola abbandonata e dimenticata.
Se devo fare un appunto, i "vocaboli" desueti e troppo ricercati rallentano e a volte interrompono il fluire sempre più incalzante del racconto.
Spero di leggerti presto nuovamente
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