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Letture Incrociate - Racconti : Landschaften
Inviato da Banshee il 10/4/2006 9:17:15 (1881 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Ancora non aveva ricevuto il suo messaggio. Avrebbe dovuto scriverle il suo indirizzo. Improvvisamente lei aveva sentito una necessità graffiante di comunicare con lui.
Lei aspettava. Del resto non le rimaneva molto altro da fare. Se ne stava sdraiata a pancia sotto, sul letto di un hotel di Vienna e con il cuore gonfio di guerre e labili riappacificazioni ascoltava il rumore della pioggia, che fuori dalla finestra alleviava la sete della Linzerstrasse.

Per una buona metà del tempo che era trascorso aveva tentato di cancellarlo. Non riuscivano a trovare un accordo, sembravano incapaci di trasformare quel rapporto in un qualcosa che risultasse piacevole per entrambi. Negli ultimi mesi lei si era sentita un accessorio, un accessorio molto piacevole. Un accessorio da riporre con cura sullo scaffale dei ricordi, insieme agli oggetti, ai rimpianti, alle poche gioie autentiche che ancora li univano.
L’ultima volta che si erano incontrati avrebbe potuto passare alla storia come un TROPPO od un NIENTE. Si erano parlati, avevano cenato in modo cordiale, nessuno dei due aveva deciso di alzare la voce, rimuginare oppure soccombere. L’ultima volta che si erano incontrati lui aveva tentato di trascinarla nel suo letto, ma una telefonata aveva interrotto quel che forse sarebbe stato ancora il più geniale tra gli errori.
Quegli strani paesaggi continuavano ad esistere dentro di lei, non riusciva ad accettare di poterlo vedere alle condizioni che non le venivano comunicate, ma che di fatto lui le continuava ad imporre. Pensava che il tempo avrebbe potuto polverizzare il dolore, ma quel che succedeva di nuovo era soltanto un certo sviluppo della sua capacità di emarginare, dislocare quel grumo torturatore da qualche parte sottocute, in modo da poter continuare a vivere controllando almeno gli stati emotivi più temibili. In modo da poter respirare in quella sua nuova vita senza di lui.
Lui, che non riusciva a lasciare l’altra sua donna. Quella ufficiale. Quella con un cancro al cervello. Quella che un giorno aveva smesso di amare, prima che la malattia insorgesse e si portasse via tutti i diritti, i sentimenti ed i dolori degli altri, tramutandoli in inutili mediocrità davanti al corpo più nitido del male incurabile.
Avevano discusso piangendosi addosso, si erano dibattuti nell’impossibilità di trovare una soluzione, avevano mascherato i sentimenti nudi sotto il peso di stupide ed inefficienti risoluzioni, dopodiché si erano lasciati perdere, incapaci di rispettarsi a vicenda. O forse no . No. Non era andata così. Lui pretendeva di prendersi cura della Malata, pretendeva di rimanerle accanto in veste ufficiale, mentre pian piano si costruiva lo scheletro di una nuova possibilità. Questa nuova possibilità non doveva sottrarsi alla capacità di comprendere le bugie che una soluzione del genere per forza comporta. Non poteva indignarsi. Doveva imparare a credere che quella fosse l’unica cosa possibile, l’unico bisogno che un Dio non potesse permettersi di ignorare. In pratica la condizione di amante. Già…
…Ma come è possibile concepire una simile scelta? Come è possibile gettare i sentimenti in un simile esperimento? Come è possibile battersi per una causa che nemmeno ti appartiene?
La morale o forse il buonismo della società, le diceva che anche lei avrebbe fatto lo stesso se solo si fosse trovata al suo posto. Qualche amico anche. Ma la sua testa, la su essenza le rimproveravano ogni giorno di accettare un simile contratto…
…Le sibilavano che c’era del marcio, che una persona incapace di ferire una malata di cancro non avrebbe potuto scegliere di straziarla ogni giorno, sostenendo che anche il dolore è soggetto a graduatorie. Lui non avrebbe dovuto gettarla in un simile trabocchetto, non avrebbe mai dovuto condividere con lei quella tragedia personale. E quando ancora riuscivano a fare l’amore, lei si chiedeva come lui poteva farla godere mentre l’altra attendeva a casa la sua telefonata, magari dopo la radioterapia.




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Autore Albero
Sanchez
Inviato: 12/4/2006 17:31  Aggiornato: 12/4/2006 17:31
Home away from home
Iscritto: 20/9/2005
Da: Amsterdam
Inviati: 1003
 Re: Landschaften
trovo il coraggio di scrivere una nota a quello che ho letto.
si', perche' ci vuole proprio coraggio a commentare una brava scrittrice quando la sensibilita' dell'universo femminile si riversa in prosa.

il testo si legge tutto di un fiato e soprattutto mi piace questa sottile cattiveria della "amante" nei confronti della "malata".
l'amore e'cieco perfino di fronte la peggiore delle sventure. viene fuori il cinismo invece, e l'egoismo tipico delle donne quando sono innamorate.

ora volevo sapere se la protagonista agisce, cioe' smuove le acque intorpidite del racconto, o se la fine e'questa qui.

comunque non me l'aspettavo!

sanchez
niabi
Inviato: 25/4/2006 20:04  Aggiornato: 25/4/2006 20:04
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Landschaften
Storia difficile da raccontare, si rischia di finire intrappolati in luoghi comuni, troppo sentimentalismo...invece il tuo stile è incisivo, pungente quando deve, cinico nei confronti di una persona che viene comunque vista come una rivale.

Insomma, si arriva spediti fino alla fine senza alcuna confusione.

Alla prossima!

matemati
Inviato: 1/5/2006 21:45  Aggiornato: 1/5/2006 21:45
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Landschaften
Non un racconto, ma un "treno di pensieri". Tormentato come dev'essere in questa situazione, con alternarsi di speranza e disperazione, dolore e sollievo, amore e odio. Il tutto venato di malinconia, ben visualizzata dal rumore della pioggia, dalle immagini di Schiele, e da quel "maledetto fluido" che "impestava le unghie, il cervello, la punta di ogni capello".
Ottima trovata quest'ultima: mi piace particolarmente, come pure l'espressione " il più geniale tra gli errori".

Però in qualche punto zoppica: più che altro si tratta di parole di troppo, come "se solo si fosse trovata..." (il "solo" mi sembra ridondante); i tanti "lei" nel capoverso "Allora scriveva" (o enfatizzi al massimo, ripetendolo davanti a ogni verbo, o li elimini, secondo me). E poi

Citazione:
Quella canzone l’avevano ascoltata insieme quella volta


Penso che almeno un "quella" vada eliminato, anche perché il brano è già stracarico di dimostrativi...danno un buon effetto, in generale, ma meglio non esagerare.

Spero di leggere altro di te...concittadina
pillolamar
Inviato: 11/5/2006 9:51  Aggiornato: 11/5/2006 9:51
Just popping in
Iscritto: 23/4/2005
Da:
Inviati: 40
 Re: Landschaften
Ciao Banshee
Ho appena finito di leggere il tuo racconto. Io credo che non si possa definire più di tanto "racconto", nell'accezione piu tecnica del termine.. cioè con dialoghi, personaggi e quant'altro... è più un meraviglioso trattare i sentimenti rinchiusi in una bolla di malinconia. Ecco io l'ho inteso così. Alla fine non c'è accenno di descrizioni dettagliate.. è tutto così volutamente opaco. Le persone sembrano piu le loro azioni che i loro corpi. Il risultato è davvero ottimo, a mio parere. Scivola come la pioggia che descrivi... e questa donna appena accennata riesce ad essere dannatamente presente nel racconto. Mi riferisco alla Malata. Beh la Malata secondo me, è la rappresentazione metaforica delle nostre paure, le nostre incapacità umane. Le nostre miserie. I nostri limiti. Il tutto si mescola alle passioni come un cancro che rosicchia vita. Bello, complimenti. Unico appunto : attenta alle ripetizioni. Inoltre ti consiglierei di rendere alcuni periodi più incisivi: specialmente quelli chiave. Quelli del presente della protagonista. Renderebbe il tutto più tagliente.
E mi sarebbe piaciuto un finale meno velato..
Ma sono gusti. Il resto è davvero scritto con mestiere. Sembra quasi che intagli immagini nell'aria per farle respirare agl'altri.
Ciao.
Letizia
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