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| Autore | Albero |
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| LucaBaldelli | Inviato: 7/3/2006 18:11 Aggiornato: 7/3/2006 18:11 |
Home away from home ![]() ![]() Iscritto: 21/10/2003 Da: vercelli Inviati: 550 |
non m'intrometto sulle definizioni.
le voci interiori. di lonewolfe. allora. io solitamente dico «scrittura viscerale». se la trance creativa esiste io penso che la scrittura prenda il volo, appunto, tra burrasche e vento (e fantasmi) dalle voci interiori per poi approdare, dirattamente, alle mani: così facendo il primo lettore diventa lo scrittore. un concetto, questo, più psicanalitico (la sublimazione) che letterario. detto in altri termini: più sei «fuori» di testa (o di melone) e più riesci a tradurre i tuoi fantasmi in parole, in storie, in versi... in altri termini ancora: il dolore e la sensibilità, specie se eccessiva, possono dare a chi scrive quel qualcosa di più? io penso di sì. suppongo che se dante si fosse sposato con beatrice sarebbe andato a fare le spesa alla coop di firenze, mica avrebbe perso il suo tempo a scrivere divine commedie. se hikmet non fosse stato malato di cuore ed esiliato? se dostoevskij e flaubert e antonio machado non avessero sofferto entrambi di mal caduco? (alessandra buschi sostiene che i migliori scrittori siano gay: hanno in loro la sensibilità di entrambi i sessi. e non solo...) sono andato fuori tema, lo so. ma l'argomento mi acchiappa: quando vado in qualche scuola e dico questo salta sempre fuori la fighettina che mi dice «e chi l'ha detto che per scrivere occorre aver sofferto o avere tanta sensibilità?». solitamente non rispondo: ma vedo qualcuno che, invece, mi guarda e mi fa un cenno con la testa. (ma non so mica se ho ragione io). remo-bassini |
| Rispondi | Autore | Inviato |
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Sanchez | 7/3/2006 18:20 |
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solaris | 8/3/2006 11:25 |

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