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Letture Incrociate - Racconti : La casa dei miei
Inviato da Jurgen il 14/2/2006 14:26:02 (2310 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Che bel palazzo! Roba che la famiglia Addams non regge al confronto. E' stupendo, è stuuuuupendo - oh, porca miseria, mi è partita una otturazione. Ehi, voi, laggiù, se vedete qualcosa di luccicante fatemelo sapere.
Il mio palazzo è facilmente riconoscibile. Si trova difronte alla Base nazionale della Guardia di Finanza del paese di Bucolieve sul mare dove stanno caschi gialli - quelli blu erano finiti -, baschi verdi - alcuni membri del popolo basco che si cibano abitualmente di tre quintali di peperoncino al giorno-, teste di cuoio - sorvoliamo, va - ed estremisti islamici - si tratta di stuntman nati a Teheran. Lo ve-dete? Eccolo lì. Sì eleva imponente per seicento metri.

Come?
Se il piano regolatore prevede un palazzo di seicento metri? Ma certo. Qui stiamo a Bucolieve, mica a New York.
Come? OK, OK, ora te lo descrivo. E' un palazzo da 285 piani di cui gli ultimi 281 sono adibiti a sala congressi, ricevimenti, matrimoni, riunioni di mafiosi - pensate che i boss più prestigiosi si sono sempre serviti da noi -, di carabinieri, discoteca - le nostre cubiste vengono direttamente dal Nauru -, pizzeria, rosticceria, erboristeria, ospedale, cimitero - a richiesta, affittiamo a equo canone -, campi da tennis, da basket, calcio, calcetto, e da corsa. Non dovrei aver dimenti-cato niente. Ah, è vero, un centro di addestramento - ci pensate, l'unico al mondo - di peluche da combattimento malesiani. E' la nostra specialità.
Il palazzo, uno di quelli ultramoderni - è stata realizzata da uno scienziato giapponese poi utilizzato come cavia per verificare l'elasticità dei denti dei piranha appena nati -, con scritte allegre del tipo Viva Juve, Forza Italia, Rifon-dazione comunista - nel nostro palazzo c'è un grande rispetto della par condicio -, ha un giardino lungo tre chi-lometri e largo quindici. Gli altri palazzi? Tutti abbattuti.
Dicevo il giardino... ci sono tantissime statue: Michelangelo, la donna Cannone (una ex compagna di scuola di mio fratello Nicolò che è stata imbalsamata per motivi politici), il vero David - e non quella copia indecente senza boxer che sta a Firenze -, nonno Peppe, Sandra Milo, e i Sette Nani. Per non parlare delle fon-tane, i cui spruzzi raggiungono i diecimila metri d'altezza - infatti non poco spesso abbiamo avuto delle noie con gli aerei di linea; ma dico io, che lo spostino in orari notturni, quel volo mensile Bari-Oslo, quando le fontane vengono disattivate.
Ma parliamo degli inquilini del palazzo. Ci siamo noi al quarto piano, la famiglia Bonetti, tranquilli e costretti ad affrontare ogni giorno un sacco di sfide e sanguinosi duelli. Io, Alessandro, sono sempre alle prese con Pavel Nevrastuculinen, l'unico immortale nano della storia. Tutto lascia credere che lui e suo fratello Nevrastuculus Nevrastenicus Linguaccio (molta fantasia con i nomi, eh!!), siano figli di quelli del primo piano, ma la realtà è diversa. Si sono impossessati di quella casa e il loro obiet-tivo è appropriarsene per poi occupare il pianeta intero e sconfiggere Goku. Ce l'hanno con me perché ho scoperto il loro segreto e Nevrastuculinen vorrebbe scatenarmi la sua terribile creatura: la bicicletta dalle ruote blu. Sembra una normale bicicletta - è alta venticinque metri e larga trentadue e quindici centimetri, ed è capace di ballare tango, flamenco, di recitare con successo la parte di Schwarznegger in True Lies, di ammazzare i vampiri della mongolia nord-occidentale, di segnare goal di testa e di giocare a ramino e a scala quaranta -, ma possiede in realtà dei malefici raggi capaci di paralizzare coloro che incautamente la guardano. Per fortuna mio padre ha comprato il casco bianco, una vera difesa contro un'arma così micidiale. Pare che precedentemente l'abbia usato Giulio Cesare come insalatiera e Hitler come tazza del suo gabinetto.
Marco, invece è alle prese con l'Uomo dai Pelacchioni di Fuoco. E' facilmente riconoscibile. Ha baffi alla Saddam - c'è chi dice che sia quello vero -, indossa solo un mantello dorato e un paio di mutande (la 74, mi pare) arancioni. Ma, caratteristica principale è che è interamente cosparso di peli lunghissimi. L'ultima volta che il suo medico curante gli ha fatto una visita, ha dovuto fare un tuffo nel petto con lo stetoscopio. Non l'ho più rivisto. C'è chi dice che, per la parte di King Kong hanno provato a scrit-turarlo, anche se poi l'hanno scartato per una motivazione estremamente breve: peli troppo lunghi - o forse perché, mentre si arrampicava per uno dei tanti grattaceli di New York si è grattato una fastidiosa pulce; dalla TV non ho visto granché, ma mi è parso di vedere un tizio con camice bianco e con un oggetto che gli sfuggiva di mano; qualcuno m'ha detto che era uno stetoscopio. Comunque, al posto suo hanno scritturato Rosy Chardonna, preside della scuola superiore, il magnifico magistero margheritano dove vanno circa quindici miliardi di studenti. Forse lo chiuderanno, perché secondo alcuni dati statistici il numero degli studenti è decresciuto del 150000% negli ultimi due anni.




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Autore Albero
Zerodue
Inviato: 20/2/2006 9:43  Aggiornato: 20/2/2006 9:43
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 7/7/2004
Da: Bergamo
Inviati: 374
 Re: La casa dei miei
Demenzialità non significa improvvisazione.
Sembra che, come in molte cose, la comicità o il suo estremo la demenzialità siano cose facili da realizzare. Niente di più sbagliato: demenzialità è uso dell'intelligenza; non credere che i films demenziali siano frutto di un lavoro di 5 minuti (alcuni, io credo, sì, perchè scopiazzano a destra e a manca senza aggiungere nulla di nuovo). Ci sono fior di laureati che fanno demenzialità; un esempio? Elio di "Elio e le storie tese" laureato e diplomato al conservatorio!
Questo per dirti che: come tu stesso hai scritto, ti sei improvvisato e si vede; usi alcuni clichè della demenzialità (tipo giochi di parole, ripetitività, accostamenti inverosimili) ma ne abusi. Non c'è un filo conduttore di base, quantomeno non emerge. La lettura è stopposa e certi accostamenti non sono demenzialità ma orrore. Hai mischiato qualsiasi cosa ti venisse in mente a casaccio e sinceramente il senso di amarezza non mi traspare da cosa hai scritto ma da come lo hai scritto: senza essere acuto, senza intelligenza, senza impegno, come lo potrebbe scrivere un bambino.
Peccato...

Rispondi Autore Inviato
 Re: La casa dei miei Jurgen 20/2/2006 14:14
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