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Letture Incrociate - Racconti : E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par. III
Inviato da Sanchez il 28/1/2006 14:25:33 (2464 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

A Castellammare di Stabia ci deve essere un virus nell’aria. Un’attitudine che ci portiamo dietro dai tempi dei pretori romani e prende alla gola a tutti. Sì, perché i romani venivano a farci le vacanze qui e andavano a caccia sui monti lattari e bevevano la nostra acqua benefica e si facevano il bagnetto e visitavano le terme per raschiarsi la gotta e mangiavano come porci e montavano senza sosta le nostre ancelle e si spasssavano tutto compreso la Campania felix. Ebbene l’impronta dei predecessori doveva avermi plasmato. Non ce l’avevo proprio l’istinto di cercarmi lavoro. In altri luoghi è un delitto non trovarti un’attività e ti privi del tempo libero per valere qualcosa.

Castellammare mi costringeva attorno l’apice delle sue aspirazioni: pappa, vino, pacchia. Colpa dei romani direi. Certo.
Io e Adorno andammo a un reading importante a Villa Ada, a Roma. Muovevamo spesso il culo da casa per ammazzare la noia. Bottiglione di vino economico alla mano e ore intere a discorrere sul ganghero della questione, cercando perfino di filosofeggiare; attaccati al parabrezza della vecchia Wolkswagen nera divoravamo la strada e le parole.
- Il miglior sistema sociale è quello che ti permette ai diciotto, alla maggiore età, di incentivare viaggi e cultura. E che dia licenza di non lavorare fino ai quaranta; perché sprecare il periodo più florido della vita gettati in un ufficio o peggio in fabbrica. Si dovrebbe parlarne ai quaranta quando i timori sono svaniti, capisci che intendo? Quando sei pronto perchè hai colto il senso di ciò che vai a fare magari non ti sembra così stupido perdere otto ore a timbrare scartoffie per il comune. In sostanza dai quaranta ai sessanta si dovrebbe lavorare eppoi andare in pensione. Venti anni sono più che sufficienti per dare il proprio contributo alla società. Che senso avrebbe una vita passata a lavorare. S’arriverebbe alla fine vuoti come lattine; e il guaio è che non potremmo essere riciclati.
E così avanti. Adorno era poeta. Passsati i trenta viveva in famiglia e sopravviveva con la paghetta settimanale che gli passsava il padre. Il suo motto era: - La vita è semplice. Perché complicarsela trovandosi un lavoro?
- Vedi cosa accade in Argentina. Caos, disperazione e politica traviata è tutto merito della nostra gente. Mezzo Sud Italia ci abbiamo portato e corruzzione, ignoranza, e la legge dell’“io sono meglio di te perché rubo e non lavoro”. Che politici ci si poteva aspettare da un transatlantico stracolmo di persone che non sapevano leggere né scrivere? Una conseguenza scontata. E la cultura non è il solo male. Neppure Cuba se la passa meglio. Il paese più alfabetizzato. I cubani muovono sempre all’interno dello stesso uovo di pasqua. Non possono alzarsi una mattina e dire: “Vai che vado al Louvre o in costiera amalfitana”. Visto mai un cubano a Tokyo? E allora Manuel l’unico sistema è una mediazione tra i due. La mediazione è fondamentale; non serve solo studiare, è importante sapere che quello che stai studiando non è verità assoluta.
A quel tempo con Adorno avevo in comune lo stracco, il vino e la passione per la beat generation ch’era la cosa più seria a cui c’interessavamo. A volte quando ubriachi finiti ragionavamo sull’universo mi diceva che gli ricordavo Neal Cassady; Penelope chiaramente era stata la mia Caroline. E Adorno in fondo aveva ragione; anche noi avevamo incessantemente il bisogno di muoverci, di prendere ed andare; dove? Via in un posto inseguendo un’idea, un sogno, spinti dallo stesso insensato vento caldo. E con Penelope avevo davvero vissuto a quel modo, avevo attraversato le stelle e il cosmo intero e le regole che seguivamo erano ridere, mangiare, fare l’amore e scrivere poesie esplodendo d’energia. Un’energia senza fine. Talmente strepitosa quell’energia che per giorni interi contagiavamo chi ci stava attorno e sembravano sorriderci tutti. Erano le nostre anime e semplicemente quelle il propellente all’euforia. Gesù, com’ero felice!
Avevo il timore d’incontrarla quella sera a villa Ada a Penelope. Ero certo che fosse lì al reading e feci di tutto per non pensarci. Parcheggiammo l’auto e pagammo il biglietto per entrare. Era accorsa parecchia gente. Questo era un evento molto importante. Sul prato di villa Ada erano organizzate centinaia di sedie di plastica. Trovammo due sedie libere e un tavolino e ci sedemmo ad una ventina di metri dal palco. Il reading cominciò.
Diane Di Prima con le sue urla c’aveva anche grinta, per carità, ma non era nelle mie grazie. Cioé il concetto s’è capito non star lì a menarla quella parola in eterno. Lei niente, urlava: Fire Fire Fire fino allo sfinimento prima d’acquietarsi e cambiar vocabolo. In segno di chissà qual lirismo non riuscivo proprio a capire. Immaginai se al suo posto avessi ripetuto Fica Fica Fica una quarantina di volte. Al minimo m’avrebbero cacciato a vergate e sputi.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.

Autore Albero
LeonardoC
Inviato: 29/1/2006 13:12  Aggiornato: 29/1/2006 13:12
Not too shy to talk
Iscritto: 1/12/2005
Da: Trebaseleghe (PD)
Inviati: 95
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par....
Ciao! Eccomi qua, puntuale a commentare il tuo racconto come promesso.
Dunque, credo che ci sia qualche sistematina da dare alla punteggiature e a qualche termine usato: ad esempio, quante "s" in passssta, spasssssssssare e cmpagnia bella? oppure quel "dovettimo" non mi convince e nemmeno "è in quell'occasione"...non dovrebbe essere fu in quell'occasione visto il tutto è ambientato nel passato?
Ci sono poi alcune espressioni che si rifanno ad un linguaggio colloquiale che potrebbero venir modificate (uso della secondo persona, incontrare a villa Ada a Penelope...) però magari questo toglierebbe qualcosa al tuo testo visto che sono funzionali a creare differenze tra i personaggi e i fantomatici poeti che declamano lo loro opere o comunque a caratterizzare i protagonisti.
Per il resto, il testo si legge volentieri e presenta uno spaccato di vita divisa tra passioni letterarie e situazioni quotidiane (il cibarsi dell'arte e il cibarsi materiale, ad esempio, tra la poesia e problemi sociali), pseudo progetti di vita o comunque che cerca di far emergere una certa visione del mondo e dell'esperienza umana in generale.
Concordo sulla visione della letteratura, dei libri e della produzione artistica non come commercio ma come dono e condivisione.
Concordo molto meno con alcuni progetti di vita manifestati o con la poca disponibilità al confronto con gli altri. Cioè, ad un certo punto il personaggio appare un po' come un arrivato, come un arrogante che pensa di sapere tutto: cosa significa quel "fossi stato in loro non avresti accettato altre letture dopo Ferlinghetti?" Non tutti hanno gusti diversi ma, soprattutto, in quest'ottica l'arte non avrebbe senso alcuno, diventerebbe solo un commercio (quindi contraddirebbe l'atto di non pagare i libri di qualche riga prima) e un proporre/imporre solo ciò che qualcuno -e non necessariamente noi- ha deciso.
Pensieri personali a parte, questo è quello che ho recepito dal tuo racconto anche se, prendendo esempio dal tuo comportamento e non essendo il tuo testo del genere che volevo alla prima S di troppo dopo un incipit che parte da molto lontano per arrivare a dire "non c'ho voglia di lavorare" avrei tanto voluto dirti : impara ad usare il correttore ortografico e chiudere lì senza provare a pormi domande su quel che volevi dire o comunicare.
In definitiva, un testo che mi ha convinto solo in parte.
Alla prossima, cmq, ciao!

PS: che fine han fatto la parte 1 e 2?

Rispondi Autore Inviato
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par.... Sanchez 29/1/2006 13:48

Autore Albero
niabi
Inviato: 29/1/2006 14:27  Aggiornato: 29/1/2006 14:27
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par....
E così resteremo solo con questa parte?

I racconti tipo il tuo me li studio sempre un pò nel senso che a me piace l'idea del personaggio forte più della storia che si va a raccontare o tante volte non c'è neanche.

Mi spiego meglio:
non so se hai letto Chiedi alla polvere di Fante, ecco...Arturo Bandini, un personaggio inserito in una storia comunque debole e marginale, è il personaggio la forza dell'intero libro, lo si odia o lo si ama ma indifferente non resta sicuramente.

Questo è un pò quello che ho provato leggendo questa parte, non posso dire che la storia mi sia piaciuta, è uno spaccato di un qualcosa di più ampio o che magari è proprio così e basta, ma il personaggio è forte, è caratterizzato e suscita sentimenti, a me sta antipatico ad esempio anche per i motivi che ti ha già scritto Leonardo.

Spero di essere riuscita a spiegarmi...

Alla prossima!
Nia

Rispondi Autore Inviato
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par.... Sanchez 29/1/2006 14:36

Autore Albero
textex
Inviato: 29/1/2006 18:00  Aggiornato: 29/1/2006 18:00
Just popping in
Iscritto: 13/12/2005
Da: genova
Inviati: 17
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par....
Sicuramente non è facile giudicare la piccola parte di un lavoro più ampio. In un romanzo i personaggi prendono vita e si caratterizzano piano piano, lungo tutta la vicenda.
L'unica cosa che posso dire sul contenuto è che, forse, l'idea del poeta povero e maledetto, che si batte in qualche modo contro la mercificazione della cultura, è un po' inflazionata.
Parlandone si rischia di cadere nel banale e nei luoghi comuni, affrontarla in modo originale è, a parer mio, molto difficile.
Per quanto riguarda la forma, forse è un po' da rivedere. Utilizzi costruzioni molto colloquiali alternandole a volte con frasi quasi troppo formali. Dovresti riuscire a trovare un equilibrio tra le due.
Forse sono stato un po' critico, spero di non aver esagerato (sono solo le mie opinioni, non prenderle troppo seriamente).
Ciao

Autore Albero
il_corvo
Inviato: 30/1/2006 14:56  Aggiornato: 2/2/2006 14:02
Home away from home
Iscritto: 30/11/2004
Da: Carpi (mo)
Inviati: 949
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par....
Sanchez è un personaggio un po' particolare, i suoi commenti non passano inosservati. Pungenti un po' sfacciati ma non sciocchi, certamente non sciocchi.

Quindi la curiosità di leggere un suo lavoro non nego che mi aveva preso.

Che dire? Lo stile, come già è stato fatto notare non è impeccabile. Nella forma e nel linguaggio. Però non per questo son rimasto deluso.

Ho invece ritrovato, o meglio, trovato, ciò che in fondo m'aspettavo. Un racconto di una persona dagli spunti interessanti, che anche in un lavoro romanzato offre l'occasione di riflettere e, anche se non sempre d'accordo con le soluzioni che adotta, costringe il lettore a farsi delle idee.

Lo rileggerò volentieri.


Autore Albero
senza
Inviato: 1/2/2006 17:35  Aggiornato: 1/2/2006 17:35
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par....
commento ma ti stronco, quindi se preferisci evitarti torture evita di leggere quanto riportato qui sotto.
se ho capto bene dovrebbe essere l'inizio del tuo romanzo: triste.
come introduzione ad un romanzo m'aspetterei una descrizione dettagliata, un po' come su Dorian Gray invece tu dai una descrizione sommaria del personaggio attraverso aneddoti che dice tutto e ben poco...
ho fatto lo stesso errore, ma mi sono ravveduta e ho corretto
la sensazione di tanto e nulla continua per tutte le due pagine: descrivi usi e costumi del protagonista senza spiegare perchè ( a parte quella del libro, come se tutte le persone meriterebbero di tenerne uno in mano ) e queste cose si perdono subito e rischi di dimenticarle pure tu
poi non mi piace come scrivi, sembra uno stile che cerca d'essere giovanile però al contempo è ricco di parole che non c'entrano niente, accosti 'ci si' a 'esso' ed uno si chiede che centrino ora i benzinai
in fine trovo molto triste che un poeta ci stia così con una tipa solo perchè lei è carina e glielo propone... se il mio mito facesse così piangerei per una settimana ( a meno che non lo facesse con me )

Rispondi Autore Inviato
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par.... Sanchez 1/2/2006 18:36

Autore Albero
AccaLarentia
Inviato: 3/2/2006 2:02  Aggiornato: 3/2/2006 2:12
Just can't stay away
Iscritto: 14/1/2004
Da: Perugia
Inviati: 322
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par....
Come al solito premetto di non aver letto i commenti precedenti.

Allora...

Di racconti ne leggo diversi navigando di tanto in tanto nel regno di OZ(oz); non sono molti tuttavia quelli ai quali decido di inviare un commento, e non perchè in genere non mi piacciano (tutt'altro) ma più semplicemente perchè a volte non bisogna necessariamente dire la propria se non si hanno particolari osservazioni da fare. In questo caso un paio di cosette mi andava di scriverle, perciò eccomi qua.

Il racconto scorre bene ed è tutto sommato divertente: peccato non sia pubblicato per intero (senti chi parla!!) in modo da poter esprimere un giudizio definitivo. Non condivido affatto la filosofia di vita dei 2 protagonisti, un inno al "Francia o Spagna purchè se magna": ma tant'è, un personaggio non deve per forza piacere e se arrivo a fare considerazioni di questo tipo significa che il racconto, almeno per quanto mi riguarda, ha raggiunto il suo scopo: calamitare attenzione.

Altra cosa che volevo dire, a parte qualche errore d'ortografia qua e là, è che in generale la forma non sempre è impeccabile, anche se rende bene l'idea:

-ESEMPIO:

"i romani venivano a farci le vacanze qui e andavano a caccia sui monti lattari e bevevano la nostra acqua benefica e si facevano il bagnetto e visitavano le terme per raschiarsi la gotta e mangiavano come porci e montavano senza sosta le nostre ancelle e si spasssavano tutto compreso la Campania felix. "

capisco l'esigenza di dover dimostrare che i romani abbiano influito molto sullo stile di vita del protagonista, ma tutte quelle "e" poste dopo le prime due righe danno angoscia. Un passo che al contrario ho apprezzato in modo particolare è

-CITO:

" Possedere la copia d’un libro è importante. Puoi riprenderlo ogni volta che ti pare, girartelo per mano, leggere addirittura delle pagine intere. Di quelli buoni s’intende."

una riflessione che mi è parsa interessante, rilevante, ben inserita nel suo contesto.


Ciao,

Cristiano.

Rispondi Autore Inviato
 Re: E nient'altro attorno che paradiso - Cap I, Par.... Sanchez 3/2/2006 9:50
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