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Letture Incrociate - Racconti : Tutto per un "nulla"
Inviato da Jack88 il 15/12/2005 6:35:07 (2152 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Era seduta nell’ultimo banco a destra della sua classe. Come ogni giorno, come sempre, come la sua routine quotidiana le imponeva di fare. Guardava il professore, imbambolata, persa, anonima.
Ricordava, pensava, ripensava, aveva di fronte a sé sempre quei momenti…

Però non riusciva a distinguerli nettamente, le si presentavano come una piccola scura sagoma di un nulla che significava tutto per lei. Già, un nulla, perché era un nulla quello che lei immaginava, era un qualcosa che esisteva solo nella sua mente, forse perché solo quello era il suo posto.
No, non era vero, esisteva, si ,esisteva! Come poteva negarlo?
Lui era lì, a qualche metro di distanza, come poteva essere solo un sogno?
Aveva due forze che la strizzavano, che la comprimevano, che le facevano perdere il senno a volte. Il cuore, si, era proprio lui il colpevole. Un momento, un istante incalcolabile, un soffio di eternità che la ferivano a morte, quello c’era stato. Il suo volto portava ancora le cicatrici di quella strenua battaglia che aveva combattuto. Aveva vinto? Aveva perso? Forse sì, forse no, forse ancora non se ne era accorta. Sapeva solo di avere un cuore ostile, un cuore che si alimentava di un qualcosa di lontano, assurdo ed irraggiungibile.
“Non lo potrò mai avere, lo so” pensava “Ma allora cosa mi succede? Perché non riesco a continuare a vivere? Come mai non provo più un briciolo di sensazione, di brivido, neanche un piccolo tremito momentaneo?”.
Senza nemmeno accorgersene, senza nemmeno poter riuscire a comandare il suo corpo, scoppiò in lacrime, piccole soffici lacrime di vetro. Fredde, coscienti di fluire per l’ignoto, per il sogno di una ragazza stolta, immaginaria, illusa.
Con un gesto rapido ed impercettibile, portò i suoi lunghi lisci capelli scuri in avanti, per provare a nascondere quel suo sfogo innaturale, per cercare di apparire come tutti gli altri, come il mondo.
“Non ce la faccio, non ce la faccio!” disse a se stessa, come sempre più frequentemente si era abituata a fare.
Chiuse gli occhi, nell’ennesimo fallito tentativo di risollevarsi, ma riuscì solo a portare alla luce secondi, minuti, ore, giorni. Passati, certo, ma rivissuti istante per istante, passo per passo, sequenza per sequenza.

Ricordava quel febbraio, quel piccolo mese di transito fra il gelo e i fiori primaverili. Tutti erano felici, tutti erano contenti di dover passare l’intera giornata scolastica nell’auditorium del liceo. Anche lei, nella sua compostezza, sfoggiava compiaciuta il suo sorriso entrando nell’enorme sala. Si era seduta in una delle prime file, con l’appoggio di tutta la sua intera classe. Non era niente di speciale, non c’era nulla di verso, ogni cosa era al suo posto. Già, tutto e tutti erano al proprio posto, anche un piccolo dolce ragazzo seduto qualche metro avanti a loro, con in mano una nuovissima telecamera digitale. Riprendeva, metteva su nastro tutta la conferenza che, passiva, avveniva davanti a quel pubblico insoddisfatto. Un paio di occhiali, sul grigio, rivestivano un viso che le sembrava angelico. Lo aveva appena visto, lo aveva appena visto dopo tre anni di liceo…chi era? E come mai non lo aveva notato prima?
“Chi è quel ragazzo?” fece, indicando con un timido indice.
“Non lo so, ora provo a chiedere” rispose il più vicino essere che non aveva nemmeno identificato.
Quei secondi ricorda, assapora, ripete, ripete, ripete all’infinito, in eterno. Secondi memorabili, secondi intrisi di sincero sentimento…ma quale? Cosa provava in quegli istanti? Attrazione? Forse, ma no…non era quello, era più che altro un qualcosa di speciale, di unico…di diverso. Amore? No, assolutamente, anche se, vanitosamente, lei lo pensò per qualche millesimo di secondo. Sapeva solo che aveva voglia di guardarlo negli occhi, di leggergli dentro al cuore, e di lasciare la propria firma lì dentro, magari accompagnata da una tenera frase…
“Vincenzo, Vincenzo si chiama. Fa il 3D”. Vincenzo, che bel nome…Poi rise, anzi, sorrise di quello che pensava. Prima non avrebbe mai pensato che Vincenzo potesse essere un bel nome, ma lì per lì era l’unico che le veniva in mente, le uniche sillabe che incastonava come diamanti in quel piccolo essere che era diventata.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
xantia
Inviato: 17/12/2005 20:03  Aggiornato: 17/12/2005 20:03
Not too shy to talk
Iscritto: 14/11/2005
Da: Milano
Inviati: 62
 Re: Tutto per un "nulla"
Finale deludente. Non tanto perché non è a lieto fine, ma la storia esige qualcosa di più avvincente, di meno banale.

A parte questo lo ho trovato mediamente piacevole, facile da leggere ed abbastanza avvincente. Linguaggio e stile buoni.

Molto antipatico quel Vincenzo! Che peste lo colga!

Segnalo alcuni passaggi che, a mio parere, sono troppo sopra le righe e guastano l’atmosfera, malinconica ma delicata, che pervade il racconto.

…“Non farti tutte queste seghe mentali! Basta, …. eccessivo, soprattutto parlando di una ragazzina.

… lo stato pietoso a cui si era ridotta… è una frase logora e troppo forte.

Complimenti per l’impegno e ... insisti!
Jack88
Inviato: 18/12/2005 14:09  Aggiornato: 18/12/2005 14:09
Just popping in
Iscritto: 8/5/2005
Da: Lecce
Inviati: 42
 Re: Tutto per un "nulla"
Avresti voluto che finisse con un bacio appassionato??!! sarebbe stato allora deltutto banale, degno di soap opera. Cmq hai ragione, forse ci son certe frasi un po' diverse dal contesto linguistico...ma le ho messe proprio perchè voglio rappresntare la vera realtà della protagonista...il suo vero mondo, il suo vero linguaggio.
Graazie mille per avrlo letto e per avermi dato una critica più che positiva
Jack88
kristina
Inviato: 19/12/2005 21:47  Aggiornato: 19/12/2005 21:47
Just popping in
Iscritto: 10/4/2005
Da:
Inviati: 20
 Re: Tutto per un "nulla"
Cominciamo
E' scritto con moltissimo sentimento, specialmente all'inizio... cosa che ho molto apprezzato.
Sono ai miei primi esperimenti di scrittura, come mi sembra anche tu ( magari mi sbaglio!!).
Una cosa che ho capito fino ad ora è:
l'importante non è il concetto, ma il modo in cui lo si esprime .
onestamente non sono un'amante del "bello scrivere" inteso come belle parole e BASTA. ma il troppo guasta.
Credo che tu abbia vissuto davvero questa esperienza che racconti, magari a distanza di molto tempo.
Era tutto troppo drammatico, ci voleva un tocco di autoironia da parte del narratore. Secondo me sarebbe stato tutto più piacevole.
Nel complesso giudico il tuo componimento molto carino.
1bacio
niabi
Inviato: 20/12/2005 22:10  Aggiornato: 20/12/2005 22:10
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Tutto per un "nulla"
Ciao Jack, il tuo racconto in generale non l'ho trovato scritto male, alcune scene sono descritte bene e appaiono chiare...ma c'è qualcosa che non mi convince.

Però, più che per il modo in cui è scritto, è per la storia in sè...ma tieni conto che ho finito il periodo delle superiori da un pò, quindi la sensazione provata per la storia conta e non conta.

Solo che alla fine si resta male, sì...ma non tanto per il finale quanto per questo "nulla" che poteva essere protagonista del racconto in modo diverso, in modo meno esasperato ma pungente.
Sono arrivata alla fine aspettandomi qualcosa, un qualcosa che anche nel finale non scontato non ho però trovato.

Alla prossima

Nia
lamù
Inviato: 21/12/2005 21:24  Aggiornato: 21/12/2005 21:24
Home away from home
Iscritto: 27/10/2003
Da:
Inviati: 1409
 Re: Tutto per un "nulla"
A me queste storie piacciono, non ci posso fare niente ho una passione segreta per le vicissitudini adolescenziali.
Mi piace del tuo racconto, il modo delicato di raccontare la protagonista, i suoi pensieri sono credibili, alcune frasi sono belle, ma nell'insieme il racconto lo trovo un po' troppo monocorde. Sono sempre e solo i suoi pensieri e per quanto resi abbastanza bene alla lunga stancano, forse avrei gradito qualche scena in più e qualche parola in meno.
Perchè oltre la storia il linguaggio mi è parso un po' pesante, l'inizio soprattutto, troppa enfasi e troppe ripetizioni. C'è qualcosa di buono lì in mezzo, alcune parole, alcune frasi che mi portano dov'è la protagonista, però è troppo statico, non so come dire, perchè non provi a raccontare la stessa storia in un altro modo? Più esterno, con meno partecipzione, così che sia il lettore a sentirla, senza che gli venga detta.
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