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Letture Incrociate - Racconti : Solchi
Inviato da Zerodue il 27/11/2005 11:55:32 (2296 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

PAVIA 15 APRILE 1999

Un solco, dritto, preciso, scavato dall’uomo.
Dentro, acqua che scorre compatta, senza mulinelli, senza ciottoli sul fondo: il naviglio.
Ma non è questo.

Dentro, asfalto che viaggia sulle campagne, automobili ferme nell’ennesima coda, taxi che non sono più gialli, camionisti incazzati col “TRAFFICOBOIA” al posto di COBRA 70 o ROKY 4 come CB: l’Autostrada A7, uscita Bereguardo.
No, non ci siamo.

Dentro, linea nera che non esiste, mappamondo di plastica che gira, metà esatta tra Polo Nord ed Equatore, frontiera della Padania: il 45° parallelo.
Nemmeno questo.

Solco della memoria, dritto, preciso, scavato da un uomo.
Dentro, odio assassino di un maledetto giorno: senzatetto che se la dorme a Pavia, in pieno centro, sulla panchina del parco comunale.
Ecco forse che cos’è!
La riga dei capelli che attraversa la calotta cranica dalla zona occipitale a quella parietale, ma che su un congolese calvo è una cicatrice orrenda; un colpo di machete fatto a regola d’arte. Il suo solco.
Mamadu non parla, guarda i due imbecilli che l’hanno svegliato pisciandogli addosso. Seduto sulla panchina, con gli occhi rossi per il sonno interrotto, guarda.
- Cazzo hai da guardare, negro schifoso!
Urla il più grosso, quello che pare essere il capo. Ha una grossa svastica tatuata sul collo.
- Ehi Mario! Hai visto che cicatrice che c’ha? Bleah! Fa impressione ‘sto nigher!
Schernisce il gregario.
“Che, non ci avevi pensato Mamadu, quando hai lasciato Kinshasa? Credevi davvero di non incontrare quelli del “Tu zghiavo negro, io badrone biango”? Cosa speravi di trovarci in Italia, eh? La libertà? Il rispetto?”
Occhi che parlano, che rispondono alla coscienza, alzandosi oltre le teste dei due naziskin e rimanendo immobili, fissi oltre i faggi in balia della pungente brezza notturna. Ora Mamadu è in piedi, faccia a faccia con l’ennesimo nemico. Mario.
Chiazzati di piscio, i suoi pantaloni aderiscono ai polpacci, rendendolo più magro di uno spaventapasseri. Da lontano i due avversari, fanno quasi ridere: Stanlio ed Ollio per contrasto di stazza: scheletro nero ed armadio bianco così immobili da sembrare un fotogramma rubato ad un film muto. Ma da vicino sono negro e biango; il freddo che solitamente oltrepassa la pelle per far tremare le ossa, non sembra fare il suo dovere con loro. Nemmeno un brivido traditore. Esistono solo loro due.
Il gregario, leggermente defilato, è inesistente.
Mamadu sa quello che deve fare, non è la prima volta che gli capita.
“Aspetta, aspetta, aspetta.”
Bastano pochi secondi d’attesa, è il nazi che cede e muove per primo la faccia nella smorfia d’attacco; Mamadu, sa quello che deve fare, abbassa la testa a mo’ d’ariete, chiude gli occhi e gli si getta contro, prima che questi possa fare altro.
“Buttalo a terra. Buttalo a terra e scappa.”
Corre, eccome se corre il ragazzo, con i nazi alle calcagna. Fugge, come un anno fa dal centro d’accoglienza; fugge, come ha sempre fatto. In premio, anche stavolta, qualche livido in meno. Corre ancora Mamadu. Corre come il vento... o come la paura.
“Evvai, campione! Ce l’hai fatta, hai vinto anche questa corsa!
Anche stavolta ti è andata bene! Vai a cercarti un’altra panchina per dormire che è tardi.”




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Autore Albero
senza
Inviato: 3/12/2005 16:50  Aggiornato: 3/12/2005 16:50
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Solchi
bellino
tristissimo dall'inizio alla fine
con una chiara morale che ti dice "ricorda quando gli immigrati eravamo noi!"
e pensa che sto leggendo un libro bellissimo su un italiano in Argentina, mi mancano poche pagine alla fine
lungo e pesante, sai che ci soffrirai e forse preferisci per questo non metterti a leggere
della povera gente, che è povera non solo per i soldi ma per la fine che fa, e per i sogni che non realizza ma per la gioia spezzata
non era certo il momento adatto per leggere qualcosa di simile ma ormai
certe frasi sono proprio belle, ogni tanto una punta di poesia solca tra i solchi
buon titolo
sdubbiata un po' per il dialetto
e per altre cose più pesanti che curate
ah, consiglio, avresti dovuto parlare di più del napoletano, che insierito solo alla fine sembra il punto di risoluzione, un personaggio aggiunto per metterci un finale
Autie76
Inviato: 5/12/2005 14:05  Aggiornato: 5/12/2005 14:06
L'iscritto più vecchio di OZoz
Iscritto: 18/8/2003
Da: Far West
Inviati: 600
 Re: Solchi
Ciao Zerodue,
leggendo il tuo racconto capisco perché ogni colpo diventa un premio, o quasi.
Il testo è scritto bene, profondo e fa riflettere.
Eppure, dovendo essere sincero, secondo me ha una pecca: non sono riuscito ad affezionarmi ai personaggi, sebbene la storia fosse, per molti aspetti, scritta col cuore in mano.
Tra l'altro il finale è si a sorpresa, ma forse troppo prevedibile.
Invece è da sottolineare l'idea guida del solco che fa da filo conduttore ad un intreccio di vite che sembrano distanti ma, in fin dei conti, sono legate le une alle altre...
Pensandoci bene mi ricorda un pò il racconto di Xamav per il libro bianco, che non per nulla ha sbaragliato la concorrenza.
Ragion per cui, risolvendo alcune cosucce, potrebbe essere un gran bel testo il cui pregio più grande è quello di farci vedere la realtà con gli occhi dell'altro.

Bravo vecchio ubriacone!
Alla prossima
Manuel
Inviato: 5/12/2005 16:23  Aggiornato: 5/12/2005 16:23
Home away from home
Iscritto: 23/2/2004
Da: Cagliari
Inviati: 1219
 Re: Solchi
Quello che ti avrei voluto dire, l'ha già scritto quell'avanzo di anziano più anziano di tutti ().
Scritto in maniera impeccabile, arriva diretto al punto. Bello, l'utilizzo dei solchi, come metafora delle strade di un destino che a volte tira brutti scherzi.
Proprio una bella lettura
Alla prossima Long Bard

P.S. Pure io aggiungerei qualche dettaglio sul ragazzo di Napoli.
strammaio
Inviato: 9/12/2005 12:12  Aggiornato: 9/12/2005 12:12
Home away from home
Iscritto: 21/10/2004
Da: Roma
Inviati: 882
 Re: Solchi
mi unisco al coro: stile sicuro per un racconto che ha del bello e del men obello. bello: l'idea di questi solchi... mi ha fatto molto riflettere (soprattutto sulle possibilità che la nostra bella linguaci regala) e meno bello: l'intelaiatura... ovvero si capiva subito dove volevi andare a parare... però devo dire che la frase finale risolleva il lettore dall'idea del "lo sapevo", forse perchè, per lo meno io, l'avrei concluso in modo diverso.
ecco ,a distanza di giorn idalla lettura questo m'è rimasto, non so se è tanto o poco, però ultimamente è il mio metro di giudizio...
a rileggerti
Zerodue
Inviato: 12/12/2005 11:17  Aggiornato: 12/12/2005 11:17
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 7/7/2004
Da: Bergamo
Inviati: 374
 Re: Solchi
Ringrazio tutti per la cortese lettura e per il sincero commento.
Ebbene sì, del ragazzo di Napoli avevo scritto più cose in origine, ma le avevo tagliate perchè mi sembrava di appesantire troppo la rapidità del racconto.
I personaggi e la trama, mie innegabili pecche (io pensavo di esserlo stato di più nella trama)!
Avrei bisogno di allungare i miei racconti o di renderli romanzi... ma ho sempre paura che si perda la poesia e i sentimenti che cerco di trasmettere. Ci lavorerò per i prossimi racconti.

Per il finale scontato, beh non ho cercato soluzioni particolari e, credo, non sia detto che un finale debba essere sempre a sorpresa, no?


Per le pesantezze mi sarebbe piaciuto capire quali.

Un sentito grazie.
opplero
Inviato: 13/12/2005 19:17  Aggiornato: 13/12/2005 19:17
Just popping in
Iscritto: 27/10/2004
Da:
Inviati: 10
 Re: Solchi
A me è sembrato un buon racconto, piuttosto ben architettato. Il tema della migrazione è affrontato in modo tutt'altro che approssimativo, e pur conservando chiari riferimenti alla realtà contemporanea che si fonde con quella passata, viene trattato tenendo conto di un fattore universale, quel che è chiamato destino. In questo racconto viene usato (secondo me con puntualità) come una sorta di deus ex-machina che ha come inequivocabile peculiarità l'essere ineluttabile. Il senso di realismo è pregnante, romanzato senza troppi eccessi. Per quel che riguarda lo stile credo sia abbastanza maturo, o quantomeno sicuro di sé. Non saprei cosa togliere o aggiungere, credo che l'impatto creato da una storia su chi la legge sia troppo soggettivo per poter giungere a una disamina definitiva. Comunque complimenti, le capacità non sembrano mancarti. Ciao!
Lebeg
Inviato: 22/1/2006 11:50  Aggiornato: 22/1/2006 11:50
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: Solchi
Complimento 02, davvero un bel racconto
Scritto bene, e inoltre è interessante come hai saputo trovare personaggi così distanti per riunirli in una sola storia, un bell'espediente davvero.
Forse Calogero è trattato in modo sbrigativo rispetto agli altri, un solo paragrafetto prima del casino che combina alla fine. Fa molto deus ex machina, che viene messo nel racconto giusto per dare la svolta necessaria alla storia. Magari avresti potuto alleggerire i paragrafi di Manadu e di Giuseppe per farlo rientrare dall'inizio, per farlo essere più un "personaggio" e meno un "fattore".

Inoltre il finale mi fa rabbia, ma quello è solo un mio gusto personale.

Scusa ma devo scappare, ancora complimenti e, se ti va, prova a rivedere quel povero guaglione di Calogero.

A rileggerti
niabi
Inviato: 29/1/2006 16:00  Aggiornato: 29/1/2006 16:00
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Solchi
L'ho letto dopo un pò e son contenta d'averlo fatto...davvero un bel racconto, dall'inizio alla fine.

La cosa che mi è piaciuta di più è l'intreccio delle diverse storie, sei riuscito a mantenerle autonome con una loro trama ben definita e chiara in modo da non confonderle e poi a mischiarle nel finale.

Belle le frasi sui sogni e anche altre sparse nel testo.

Complimenti 02!

Nia
Sanchez
Inviato: 29/1/2006 16:50  Aggiornato: 29/1/2006 16:50
Home away from home
Iscritto: 20/9/2005
Da: Amsterdam
Inviati: 1003
 Re: Solchi
ciao,

ho letto il tuo racconto e l'ho trovato stilisticamente validissimo ma in alcue idee un po' stereotipato.
i "nigher" e gli immigrati sfigati insomma hanno un po'stufato.
vorrei che qualcuno ogni tanto parlasse anche di tutti gli immigrati che invece sono felici di vendere cd in strada(esempio) perche' alla fine, se ci pensi bene, un lavoro ce l'hanno, sono lontani dalla guerra, e le persone, almeno dalle mie parti, sono cordiali come con chiunque altro.
poi frasi come: "Ha usato quasi tutti i risparmi di casa per esserci, per festeggiare il nuovo anno con un sorriso." non esistono ne' in cielo ne' in terra perche' se quello non c'ha una lira non si muove da casa. te lo dice uno che ha un passato da "immigrato" e clandestino per giunta.

allora il racconto non m'e'dispiaciuto, dicevo, tranne un po' di sana "cattiveria" squisitamente gergale; sei un po' moscietto diciamo. se vuoi far uscir fuori la rabbia e la stupidita'di questo strano mondo che viviamo insisti piu' nei dialoghi o nelle descrizioni poetiche che secondo me sono la parte meglio riuscita del racconto.
anzi la parte poetica e'proprio ottima.

rispettosamente

manuel sanchez
daniel
Inviato: 30/1/2006 10:24  Aggiornato: 30/1/2006 10:24
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 28/6/2004
Da:
Inviati: 779
 Re: Solchi
lo trovo molto molto bello.
Belli i passaggi, divisi ma uniti da un filo conduttore.
Bello il linguaggio, mai retorico e pesante.
Belle le immagine e bella la storia.

Mo basta che ti monti la testa
Un bacione
Dan
p.s. (Bravo davvero)
Zerodue
Inviato: 30/1/2006 11:15  Aggiornato: 30/1/2006 11:15
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 7/7/2004
Da: Bergamo
Inviati: 374
 Re: Solchi
Ringrazio Nia, Opplero, Daniel, Lebeg ('sto Calogero, insomma lo devo trattare meglio) e soprattutto Sanchez per gli appunti che trovo molto validi: sul fatto del "quasi tutti i risparmi usati per ritornare in patria" nulla da dire, non regge, ed è una cosa che devo correggere o eliminare; sul discorso stereotipo dell'immigrato, beh diciamo che dopo vicissitudini negative (è vero, lo stereotipo dei nazi mi stava stretto, ma ogni tanto non riesco ad essere sempre originale) c'è il risvolto positivo, con il lavoro che il signor Contran di Treviso gli offre, lo nobilita (anche se gli ricorda il lavoro di estrazione del coltan), tanto da esser integrato nella famiglia dello stesso Contran (viene invitato al cenone a casa sua). Sì ci sono immigrati che si accontentano e non protestano del loro lavoro, magari da ambulante o da operaio (credo non sia giusto dire felici, perchè il senso di questo racconto era anche l'illusione della felicità lontano dalla patria e l'illusione della felicità rientrandoci-avendo conosciuto diverse persone immigrate ti posso tranquillamente dire che la loro felicità sta nel poter dare qualche soldo ai cari che sono rimasti in Africa, la speranza di tornare ricchi o con qualche soldo in più nella loro terra; le radici, i solchi/ferite che esse generano non faranno mai male quanto la lontananza dalle proprie origini; ma questo se vuoi può essere un altro stereotipo... grazie per l'interesse dimostrato, mi hai fatto riflettere e questo è importante per mettersi sempre in discussione.
ambrarara
Inviato: 15/3/2006 13:48  Aggiornato: 15/3/2006 13:48
Just popping in
Iscritto: 1/1/2005
Da: galliate lombardo
Inviati: 12
 Re: Solchi
ho letto il tuo racconto, tutto d'un fiato. Devo dire che mi sono limitatat ad una lettura molto superficiale dei commenti altrui per non essere condizionata nel mio. Non mi soo sfuggite tuttavia le parole di alcuni di loro che ritengono prevedibile il finale. No, forse lettrice ingenua( ma comunque divoratrice di libri) quel finale " incrociato " non me l'aspettavo se non per quelle vaghe allusioni a belluno, città che in qualche modo accomuna gli interpreti del tuo scritto. e trovo che sia molto bello, e si legge di corsa,pe5rché non scade d'unteresse, mai. Questo anche ad uno stile scorrevole e disinvolto. e mi è piaciuto, molto, e ti faccio i complimenti per come scrivi. Unico neo: quelle note fra parentesi che inceppano la lettura.
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