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Letture Incrociate - Racconti : .
Inviato da opplero il 27/11/2005 11:35:25 (1926 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

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E visto che a lui piaceva stare nel mezzo delle cose, ogni giovedì parcheggiava, ingoiava le solite imprecazioni altrimenti rivolte agli automobilisti più peccaminosi e scendeva dalla macchina. Quindi con passo stanco, le mani puntate nelle tasche come per esortare l’impermeabile a trainare tutto il corpo, si presentava davanti al sesamo trasparente delle porte scorrevoli. Spesso si dimenticava del carrello, sicché doveva frugarsi nelle tasche in cerca della moneta adatta, e solo quando aveva con sé un po’ di spicci evitava di tornare in macchina per cercarne sul cruscotto. In ogni caso senza spazientirsi, piuttosto con aria beffarda, alla fine sganciava il suo carrello dalla pila orizzontale ordinatamente composta sotto l’apposita tettoia, poi godendosi le vibrazioni del ferro generate dall’acciaccarsi delle rotelle sull’asfalto, si ripresentava davanti al sesamo trasparente delle porte scorrevoli.
Ogni volta il sesamo si spalancava senza che lui aprisse bocca, senza magie, ma programmatico e ripetitivo, appena prima che il carrello varcasse quell’invisibile linea di confine che divideva una delle tante razioni di mondo da uno dei suoi tanti serbatoi. Ogni volta si srotolava sotto i suoi piedi lo stesso tappeto freddo di mattonelle pregne dell’odore tipico di tutti gli odori. Vincent era un fotografo, e amava odiare gli ipermercati come questo.
L’ipermercato viveva di una luce bianchissima, e le file dei prodotti di ogni genere erano disposte secondo la caratteristica precisione rigorosa di migliaia di altri posti concepiti allo stesso modo. Rispondeva a uno strategico paradigma che clonandosi riproponeva se stesso in tutto il pianeta, con l’inflessibile comune denominatore di permettere agli esseri umani di consumare nella maniera più esauriente e agevolata possibile, ovvero consentendo di avere contemporaneamente prodotti che anni prima sarebbero potuti essere di reperimento geograficamente opposto, ché appartenevano a diversi tipi di bisogno. A Vincent intrigava questo tipo di risolutezza, o di spicciolo utilitarismo che si volesse dire. Un giorno della sua settimana, lo spendeva aggirandosi in mezzo alle mascherate costrizioni del poter comprare i propri bisogni nello stesso grande contenitore. La sua unica e non trascurabile attenuante era che non sarebbe mai ricorso a un posto simile per provvedere al suo sostentamento, poiché la riteneva una modalità di consumo esasperante, preferiva ancora sacrificare parte del suo tempo libero andando di bottega in bottega secondo una logica più tradizionalista e forse più naturale. Il giovedì era l’unico giorno in cui con ricorrente puntualità si dedicava a questo singolare gioco, se tale poteva essere definito, seguendo regole che si era deciso da quando anche la sua modesta cittadina di provincia era stata invasa dagli ipermercati. Non vi capitava dunque per necessità fisiologica, quanto piuttosto perché sospinto da un istinto ludico e idealista, e ciò che più lo affascinava, di ogni ludo come di ogni idea, era sempre stato il senso, fin da ragazzo, quando trascorreva interminabili notti d’inverno a scervellarsi sopra la mappa di un risiko. Raramente vinceva, più spesso si lanciava in imprese al limite del romanticismo, animato ogni volta dai fervori storici sepolti nella terra di cartone dei confini che man mano calcava. Rinunciava a quel cinismo tutto speculare, utile alla resa bellica, tipico di ogni risiko che si rispetti, e sempre si avviluppava a un motivo storico reale, finendo inevitabilmente per dissociarsi dallo scopo che il gioco gli aveva proposto. Forse era per questo che nel gioco dell’ipermercato si era inventato uno scopo su misura, sebbene fosse lecito pensare che fosse l’unico, fatta eccezione per qualche plateale disobbediente politico, a giocare con un simile posto. O quantomeno era uno dei pochi che vi entravano non certo per soddisfare il sempre crescente bisogno di bisogno che l’umanità attorno a lui andava mostrando. Il suo di bisogno era senz’altro diverso da quello che l’ipermercato si aspettava. Lui voleva solo rendersi conscio della realtà in cui viveva.




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Autore Albero
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