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Letture Incrociate - Racconti : Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
Inviato da Enrirex il 9/9/2005 19:09:36 (1736 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

“Bella vista da qui, non è vero? Cosa vedete? Cinque balconi, gente che cammina tranquilla per la sua strada, il portiere con un plico da portare a chissà quale inquilino e le attività di bar, pizzerie e agenzie di viaggio che riprendono lena all’aria frizzantina del giorno… e io che guardo tutti dall’alto. Ricordatevi bene di tutto questo, signori, e un giorno potrete gloriarvi di aver conosciuto quel grande artista che era solito affacciarsi qui nei momenti di tristezza”

Effettivamente, la sua profezia si era avverata. Lo aveva sempre detto che lui avrebbe potuto aspirare a qualcosa di grande, che il suo entusiasmo e il suo talento nascosto sarebbero stati coronati di ben meritata gloria, era solo questione di tempo. Non sarebbero riusciti a scalfirlo, loro, con le loro risatine irritanti quasi quanto i loro sorrisetti di condiscendenza.
Ma non si sarebbe mai immaginato che sarebbe ritornato nella sua vecchia casa e in quel piccolo studiolo in cui aveva sfogato la sua frustrazione, il suo delirio di onnipotenza mascherato da parole come umiltà e incomprensione. Ma soprattutto non aveva mai pensato che avrebbe avuto ancora il bisogno di sporgersi al suo davanzale, ad osservare sospirando la gente che camminava con tranquilla superficialità in strada. Le disprezzava, ma aveva bisogno del loro consenso, che costituiva per lui la panacea per il tormento interiore che lo divorava ogni giorno.
Ora più che mai aveva bisogno di quel rimedio amaro. L’altro suo farmaco per la tranquillità dei sensi, più dolce e desiderabile, era terminato. Ogni gesto della sua Valia, le sue carezze, le sue piccole attenzioni e la sua voce così discreta e pacata, erano come medicine per il suo cuore. Stando con lei, i battiti del suo organo diminuivano quando erano troppo forti e aumentavano quando erano sul punto di spegnersi. Le emozioni non lo bruciavano, non lo controllavano quando lei era anche solo al suo fianco, venivano invece indirizzate come un piccolo e placido fiume a rinfrescare le fiamme della sua anima e a dare refrigerio a chi gli stava intorno. Ma ora, la sua amata Valia era un corpo senza vita, un flacone senza pastiglie, che aveva scosso sempre più forte quella terribile sera, con la flebile speranza che ancora una piccola pastiglietta uscisse in forma di voce a calmare il suo battito fortissimo.
“Perché il tuo cuore si è spezzato, tu che lenivi il mio? Donavi forse i tuoi battiti quando io ne ero privo, rubavi i miei quando erano troppi? Ho fatto di te la mia vita e, per conservarla, te l’ho strappata. Ma adesso abbraccio polvere, amore mio”.

Il cuore di Vania batte pochissimo

Quella stanza era piena di ricordi, non solo di lei, ma anche di moltissime altre emozioni ed angosce. Ogni volta che vi entrava, si sentiva schiacciare da essi, intrisi come l’umidità in ogni parte. Avrebbe voluto spalancare la finestra e svincolarsi da quel peso, ma là fuori vi era quella massa di gente insignificante, la cui invidia lo soffocava, e allora tornava dentro lo studiolo dove – malgrado la pesantezza dell’atmosfera – avrebbe trovato un po’ di ossigeno.
C’era un punto in particolare che era intriso di ricordi: il divanetto, appoggiato sulla parete sinistra, era particolarmente importante per lui, poiché fu lì che consumò per la prima volta la sua medicina e trovò la serenità di cui ora tanto sentiva la mancanza. Quel divanetto sarebbe potuto diventare un letto, ma per pigrizia non avevano voluto tirare il meccanismo. Avevano preferito invece sdraiarsi lì e tenersi abbracciati il più possibile. Lo spazio ristretto doveva essere l’incentivo a stringersi più forte e a non lasciarsi, altrimenti sarebbero caduti. Nell’accomodarsi Vania era piombato rovinosamente a terra e per l’urto era stato istintivamente sul punto di imprecare, ma per decenza aveva chiuso repentinamente la bocca, dando voce solo a un mugugno. Ma nel chiudere la bocca i suoi denti avevano morso la lingua, allora essa si era riaperta improvvisamente e l’imprecazione mugugnante si era trasformata in un suono misto tra il dolore e l’imbarazzo dovuto alla scena penosa. Valia aveva riso a quella manifestazione, mentre lui sorrideva imbambolato quasi come per giustificare quanto avvenuto. Lei aveva sorriso di rimando porgendogli allo stesso tempo la mano per aiutarlo ad alzarsi. Vania l’aveva accettata e così la sua stretta forte e rassicurante, che sembrava silenziosamente promettergli che non l’avrebbe mai più lasciato cadere o che, perlomeno, l’avrebbe aiutato ad alzarsi. Così aveva fatto quel giorno: lo aveva tirato su con piccolo sforzo fin sopra il divano per poi abbracciarlo, senza lasciare mai la sua mano. Né i baci appassionati, né la ricerca di un contatto sempre più stretto o il desiderio che cresceva sempre di più, fecero passare in secondo piano questo particolare che nel corso della sua relazione avrebbe sempre ricercato.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Shoen
Inviato: 10/9/2005 20:53  Aggiornato: 10/9/2005 20:53
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
Il "prima parte" mi lascia dedurre che c'è un seguito (e, vista la trama e il titolo, ho quasi paura di immaginarlo ).
Questo capitolo l'ho trovato ordinato nell'esposizione, ricercato nei termini e ben scritto; insomma, un buon lavoro dal quale si vede che senza dubbio tu leggi anche molto. Se posso fare un appunto, invece, ti critico una certa "freddezza" narrativa, un distacco che mi pare esserci tra la voce narrante e gli eventi narrati. Personalmente non ho trovato un forte coinvolgimento emotivo, come se a volte la ricercatezza superasse tutto il resto. Come se il racconto fosse un po' senz'anima, ecco. Comunque se c'è un seguito potrò dire la mia solo dopo averlo letto... Perciò attendo.

ebreo
Inviato: 14/9/2005 10:57  Aggiornato: 14/9/2005 10:57
Just popping in
Iscritto: 14/9/2005
Da:
Inviati: 3
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
Capace di rendere un'emozione difficile, come quella del distacco, un'espereinza memorabile ed interessante, io - come lettore - approvo ed apprezzo molto questo pezzo di prosa. Sperando in una continuazione degna delle righe precedenti, approvo e approvo....
Sphinx
Inviato: 14/9/2005 12:04  Aggiornato: 14/9/2005 12:04
Home away from home
Iscritto: 12/6/2005
Da: Firenze
Inviati: 570
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
Per un commento dettagliato voglio aspettare la seconda parte... a meno che poi non ce ne sia una terza...
Insomma... devo dire che è scritto bene, soprattutto la prima parte, poi il racconto si lascia un po' andare a se stesso.
Per ora non so che altro dirti.
A rileggerti.
momo70
Inviato: 16/9/2005 22:04  Aggiornato: 16/9/2005 22:04
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
Okay. Premesso che il pezzo è bello, ben curato e oculato in ogni suo verso, vorrei esporre alcune perplessità che un lettore un po’ così (moi), non afferra bene:

Delirio di onnipotenza mascherato da parole come umiltà – l’umiltà come maschera del delirio d’onnipotenza mi sembra una contraddizione in termini.

I battiti del suo organo
– So che il cuore è il cardine su cui gira tutto il racconto, e dover ripetere una parola spesso è scomodo, però c’è un certo compiacimento a volerlo definire organo, che poi non rende neanche immediatamente l’idea di quale organo si sta parlando. Se si voleva marcare con un tono cinico il troppo decantato cuore… forse si doveva trovare un modo più esplicito.

Complesso abitativo
– definizioni come queste ce ne sono diverse nel testo e, per carità, non sono sbagliate, però appartengono a un linguaggio tecnico che poco si confà ad un testo narrativo.

L’altro suo farmaco per la tranquillità dei sensi, più dolce e desiderabile, era terminato
– Qui chiedo venia (non Vania!), imploro e mi prostro all’intelligenza dell’autore. Perché non dirmi subito che la moglie “Valia” del protagonista “Vania” è morta?! Solo alla seconda lettura ho capito cos’era accaduto. Per tutta la prima parte la figura di lei è descritta nei ricordi, sembra più un frammento di passato remoto. Certo che rileggendo il riferimento al suo corpo senza vita chiarisce, però di primo acchito anche questo può sembrare riferito al ricordo oggettivo di lei sopra il divano.
E poi la piccola cattiveria che si vuol fare al lettore imponendo una paronomasia nei nomi dei protagonisti – Vania & Valia, manco l’aiutino della “O” finale per individuare il maschio! So che il significato e pure la somiglianza che rappresenta la simbiosi ecc… sono una finezza, però un piccolo sacrificio alla comprensibilità facciamolo. Abbi pietà di me.

Si traducevano in ultrasuoni distruttivi che facevano crollare dalle fondamenta la sacralità di quel gesto
- Quale gesto? L’incastrarsi delle mani dei due amanti? Cioè si fa riferimento al paragrafo precedente? Allora ci vorrebbe quantomeno un asterisco.

Alla fine saltò. Saltò lo scalino che separava il terrazzo e la stanzetta
- Anche qui è tutto chiaro ma bisogna andare a piluccare i dettagli per capire. Un attimo prima ci descrivi il suo impulso a suicidarsi (uno che si butta dal quarto piano potrebbe davvero salvarsi?), poi ci dici che non si butta più giù dalla balaustra del terrazzo, bensì dal gradino che separa il terrazzo dalla stanzetta. E’ quasi sarcastica la cosa!
Tutti i riferimenti alla finestra che da sul balcone sono confusi. Altro esempio” Avrebbe voluto spalancare la finestra e svincolarsi da quel peso, ma là fuori vi era quella massa di gente insignificante, la cui invidia lo soffocava, e allora tornava dentro lo studiolo”, avrebbe voluto quindi non ha spalancato la finestra, allora non torna neanche nello studiolo visto che non si è mai mosso.
Personalmente semplificherei la location del terrazzo, e lo farei diventare una banale finestra aperta.

Ritengo che la prima parte debba essere un po’ più stringata e denunciare fin da subito che il ritorno del protagonista in quella stanzetta è dovuto al terribile lutto, anche perché così non si amalgama bene con la seconda parte del bel racconto. Salverei sicuramente la scena del divano, anche se la descrizione è un po’ macchinosa, si sente che è materiale di vita vissuta. Tutte le altre considerazioni dovrebbero solo far da contorno a questo bel ricordo che da sé già dice tutto. (via la gente in strada, via il delirio d’onnipotenza, zac zac… naturalmente scherzo, queste sono solo considerazioni vaneggianti di una mente turbata)

La seconda parte è quella che io “adorrrro”, me piace quando dai sfogo alla tua impulsività. La macchinosità che frena tutta la prima parte sciama, e la prosa diventa fluida, visionaria, passionale. La sola logica ammessa è quella "dell’organo”. Praticamente “c’hai un organo così”.
Mi piace il dolore delirante. Mi piace la volontà rivoluzionaria e ribelle. Mi piace pure la tomba sotterrata. Mi piace tutto e anche di più.
Sarebbe bello che quest’impulsività dominasse tutto il testo.

Per farla breve (si fa per dire) non vedo l’ora di leggere gli sviluppi della storia. Qualcosa mi dice che Vania si trasformerà in un moderno Orfeo, e la cosa me gusta…
Alla prox Enrirex – by Mo
senza
Inviato: 17/9/2005 16:03  Aggiornato: 17/9/2005 16:03
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
prima di lasciare un commento dettagliato credo sia il caso di leggere tutto il racconto
comunque per questa rima parte credo che sia da rivedere lo stacco da quando il protagonista è nella sua stanza e quando parli del funerale...
Lebeg
Inviato: 20/9/2005 14:57  Aggiornato: 20/9/2005 14:57
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
Ci tenevo a leggere il tuo racconto perché ti ritengo una persona degna di essere letta, quindi vorrai scusarmi se ho fatto passare tanto tempo dalla pubblicazione. Dunque ecco qua il mio commento.
Il lavoro è interessante soprattutto nella seconda parte per lo stesso motivo che ha detto Sphynx. A me sono piaciuti quegli intermezzi in cui la scrittura passa senza ritegno dal maiuscolo al minuscolo, dà bene l'impressione di qualcosa che comincia a rompersi.
L'inizio, però, è un po' macchinoso, e finisce col risultare confuso. Vania/Valia è una cattiveria gratuita nei nostri confronti (), io per un bel po' credevo fosse un errore di battitura!
Ti appunto la scena di Vania che cade dal divano, è decisamente troppo forzata per tutto quel susseguirsi di azioni e ripensamenti complicati. Si perde l'immediatezza della scena (una persona ci mette una frazione di secondo a cadere dal divano e la restante parte di secondo per imprecare), e si culmina con un "essa" riferito alla bocca che, perdonami, ci sta parecchio male.
Confuso anche il pezzo del pensiero di tentativo di suicidio, all'inizio ero convinto che avesse effettivamente saltato, e poi non avevo ben chiaro il saltino dal terrazzo alla stanzetta (visto che ero rimasto a Vania nella stanza sembrava che saltasse sul terrazzo, e allora buttati no? e invece no perché era sul terrazzo e io non mi sono accorto di niente, bravo pistola).

Per il resto mi accodo agli altri, scrivi molto bene, senza errori o sviste, ma mi accodo anche a Shoen che ti accusa di una certa freddezza (che comunque si perde nell'interessantissima seconda parte, dove sia tu che Vania vi sciogliete).
Personalmente, ma non volermene per questo, me lo aspettavo. Dalle tue risposte sul forum avevo notato la tua grande cultura, e avevo paura che tutto questo tuo desiderio di mostrarci le tue conoscenze (ne hai tutto il diritto, sia chiaro, sono io che sono un ignorante) si riversasse interamente sul racconto, ma vedo che hai saputo dosarti bene. Attento agli arcaismi però

Ultimi appuntini: bruttino definire il cuore "organo" (ti lascio immaginare a quale organo aveva pensato un porco par mio), e fastidiosa la domanda retorica finale che poteva non esserci.

Non vorrei essere sembrato brutto e cattivo, mi è piaciuto il tuo racconto, solo ritengo più utile far notare i difetti piuttosto che i pregi. Aspetto con ansia la seconda parte, anche se temo non si tratterà dell'ultima

A rileggerti
tUpUzzy
Inviato: 7/3/2006 3:20  Aggiornato: 7/3/2006 3:20
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Iscritto: 7/3/2006
Da:
Inviati: 2
 Re: Orfeo ed Euridice --- Volo, nolo, malo --- I parte
mi piace il continuo e repentino passare da una dimensione all'altra...fatti, sensazioni, allucinazioni, visioni, ricordi... e la connessione immediata che crei tra questi diversi stadi : l'uno rimanda all'altro senza logiche razionali (anche se una logica c'è) o spiegazioni, è un continuum tra dentro - fuori, (bocca saliva...divanetto) (organo.. persone) e interno -esterno non hanno più linee di demarcazione. le continue "interruzioni" sul battito del cuore mi hanno fatto immaginare a un elettrocardiogramma collegato al cuore di una persona in coma, intervallata alla narrazione del suo immaginario, a metà tra lo psichico ,l'assolutamente reale e l'onirico.
dopo la lettura mi è sembrato di aver assorbito l'atmosfera del testo, come se avessi riconnesso in un mosaico tutti i flash e i frammenti di immagini e visioni,ma di averne quasi dimenticato la "storia"(forse perchè una storia compiuta non c'è, o forse perchè io, da lettrice ho scelto di dare il primato alla sensazione complessiva, mettendo in secondo piano i riferimenti reali, estremamente essenziali ai fini della comprensione). mi piacciono le interruzioni che crei durante la narrazione, quelle in corsivo, mi hanno fatto ripensare ai cartelli che compaiono in "Edipo re" il film di Pasolini, attraverso cui si esprime la coscienza dei personaggi. e trovo spiazzante, affascinante e al contempo irritante la tua capacità di entrare nel cuore delle cose e di lasciarle lì sospese, passando ad altre.. come se alla fine non importasse sapere dall'inizio alla fine di un qualcosa, bensì trovare il gancio tra un'evocazione e l'altra.

ciao, tUpUzzy
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