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Letture Incrociate - Racconti : L'ultimo uomo
Inviato da Lebeg il 30/7/2005 16:33:20 (1992 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Personaggi:
Cloto
Lachesi
Atropo.

nota: se una frase viene pronunciata dopo il segno /, significa che in quel punto subentra la voce successiva. Inoltre, le frasi tra parentesi quadre vanno recitane insieme a quella precedente, in pratica i due personaggi dicono in coro la stessa cosa. Grazie per l'attenzione.

Il palco deve essere privo di scenografia, scarno. Buio, per la maggior parte, soltanto un cono di luce bianca che illumina il centro del palco, dando comunque la possibilità di intravedere quello che succede intorno. Atropo è seduta in mezzo al palco. Si abbraccia le gambe, il mento posato sulle ginocchia, in un atteggiamento di attesa. È vestita con un semplicissimo abito di tela bianca, una sorta di sacco con i buchi per testa e braccia. Al polso porta un bracciale pesante con legato un grosso paio di forbici.

Entra Lachesi, vestita allo stesso modo di A, trascinandosi dietro una sedia. Cammina lentamente. La sedia stride sul palco. La posa non troppo lontana da A, più o meno al limite del cerchio di luce, poi torna verso una quinta, lentamente ma con passo sicuro. Quando esce di nuovo sul palco, sta trascinando a fatica un enorme borsone. Lo lascia accanto alla sedia, poi si siede, composta, le mani sulle ginocchia, lo sguardo in avanti.

Pausa di silenzio. Da dietro le quinte giunge, in crescendo, una voce allegra che canticchia una filastrocca. Entra Cloto. È vestita come le altre, solo uno spesso filo rosso le si attorciglia lungo il busto e un braccio, e C lo srotola piano per formare un gomitolo che già tiene tra le mani.


C: Palla pallina dove sei stata dalla nonnina cosa ti ha dato un anellino dove lo hai messo nel mio cestino fammi vedere eccolo qua.

Si avvicina distrattamente a L. Mentre dice “eccolo qua” le porge il gomitolo con gesto sbrigativo, e si siede a terra di colpo.

L: (rigirando il gomitolo tra le mani) Come lo vogliamo stavolta? Maschio o femmina?
A: (immobile) Che brutta domanda per cominciare. Non mi piace. Fanne un’altra.

Breve pausa.

L: Come deve essere?

C si alza e comincia a camminare per il palco, srotolandosi di dosso il filo.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Lebeg
Inviato: 30/7/2005 17:37  Aggiornato: 30/7/2005 17:37
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: L'ultimo uomo
Ehi, si tratta solo di un rigurgito mentale, non siate cattivi
senza
Inviato: 31/7/2005 15:14  Aggiornato: 31/7/2005 15:14
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: L'ultimo uomo
fa un po' rabbrividire...
benchè tu abbia messo le note iniziali ho fatto fatica ad entrare nei dialoghi, che sono quelli che poi creano il racconto
che sia un vaneggio è abbastanza chiaro, mi sembra però un po' troppo sbrigativo
certo me lo vedo recitato, ma forse mi sarebbe piaciuto di più se l'ambientazione fosse stata leggermente diversa, come una grotta nell'olimpo o qualcosa del genere sempre mitologico ( purtroppo tento di ricordare qualcosa di più concreto dalle mie letture ai tempi delle elementari ma non ci riesco e quindi meglio se la finisco qui... )
terribile come il tempo di una vita passi così velocemente, è questo che mi ha lasciata un po' così
comunque, non saprei darti un giudizio, proprio non saprei farlo
mi è piaciuto meno di certi altri tuoi scritti
ma qui il sigtnificato è più limpido
( l'età dei personaggi? )
Enrirex
Inviato: 31/7/2005 17:17  Aggiornato: 31/7/2005 17:19
Quite a regular
Iscritto: 25/3/2005
Da: Roma
Inviati: 190
 Re: L'ultimo uomo
Bello ed interessante. Se fosse anche utile sarebbe meglio
Cavolate a parte, benchè sia chiaramente solo un primo esperimento, l'opera vale. Certi punti, in particolare quando vengono recitate le filastrocche, mi hanno ricordato Aspettando Godot... avrei pensato che a un certo punto sbucassero Pozzo e Lucky (inutile che parli dell'opera, sono fermamente sicuro che tu ne sei a conoscenza).
Adesso non l'ho letto con troppa attenzione, ma dovresti amplificare la carica grottesca, bambinesca e confusionaria delle filastrocche, che gioca con il contrasto del semplice filo che si srotola. Verti maggiormente su questo binomio complessità / semplicità della vita, complessa perchè ci si mette tanto a costruirla e si può arrotolare e può creare nodi apparentemente inscindibili (barriere e difficoltà), semplice perchè si disfa in pochi secondi con un taglio netto. Hai presente l'episodio del nodo di Gordio di Alessandro Magno? Ecco, benchè fosse ritenuto quasi impossibile da sciogliere, il grande condottiero ci riesce con facilità estrema... un taglio netto, preciso. Questo concetto, non peregrino con il ruolo di Atropo, potrebbe essere sviluppato con esiti - a mio avviso - molto felici. Ovviamente, queste sono considerazioni personali.
Hai colto nel segno i caratteri delle tre Moire. In particolare in questo punto

C: E poi la neve, la neve che danza nel vento, / alzerà il viso e.
L: [alzerà il viso e] aprirà la bocca per sentirne il sapore, / le mani in tasca.
A: [le mani in tasca] cercheranno un angolo in cui mettere / un ricordo, un ricordo


Cloto avvia l'inizio, alza il viso per la prima volta al cielo. E' la più giocosa, infatti recita le filastrocche, si affaccia ingenuamente alla vita.
Lachesi intreccia la trama della vita ed è il momento della sperimentazione, della percezione... in questo caso il sapore della neve.
Atropo è la più secca, la più semplice e la più interiore. Niente danze o risveglio alla vita, ma il suo termine, un angolo buio in cui ricercare un ricordo.

Bellissimo anche il punto finale, in cui Atropo viene accusata di non saper finire le cose. Basti vedere che c'è gente che vive troppo poco, altre anche troppo (secondo un mio sogno io dovrei morire a 139 anni, spero proprio di no... ma non parliamo di me). Questo momento, che poteva essere veramente ben sviluppato, con considerazioni anche su fato e libero arbitrio, perde molto, la conclusione viene quasi buttata lì. Però anche questo ha un pregio: mai come da nessuna altra parte del tuo componimento si intuisce la stanchezza e la paura di ricominciare perchè tutto diventa sempre più fragile e difficile per Lachesi, in quanto il filo si accorcia sempre di più. La didascalia infatti dice

A tiene il filo avanzato tra le mani e si allontana, uscendo di scena. L dà un’ultima occhiata al gomitolo, poi apre il borsone e ve lo ripone

Quindi si accorcia sempre di più, malgrado la fantasia delle due più giovani parche che migliorano forse la qualità, mentre la quantità viene sempre meno. Alla fine rimarrà un ultimo uomo che vivrà una vita splendida, ma molto corta, quasi un istante di beatitudine prima del buio completo.
Insomma, perchè accontentarsi di un pezzo di cioccolata, quando puoi consumare tutta la barretta senza paura di ingrassare o di farti male al fegato? Buon lavoro e a risentirti

P.S: un consiglio da attore (va beh, dilettante)... il buio in scena è una cosa difficilissima da rendere, spesso dà l'impressione di immaturità espressiva e interpretativa degli attori. Ma visto che qui si legge, non si recita, non ce ne cale minimamente.

P.S.2: mi fate spavento tutti voi. Ho quasi paura ha postare il mio "Orfeo ed Euridice". Mah, prima completiamolo e poi si vedrà

Vale!
polivier
Inviato: 1/8/2005 14:17  Aggiornato: 1/8/2005 14:17
Just popping in
Iscritto: 8/7/2005
Da: Roma
Inviati: 29
 Re: L'ultimo uomo
Che dire????? Io adoro il teatro ed ormai fa parte della mia vita da parecchio tempo.
Me lo immaginavo rappresentato, (se non ti dispiace lo farò sicuramente, come esperimento per la scuola di teatro con la quale collaboro). Mentre leggevo mi sentivo seduto in un anfiteatro greco, una rappresentazione quasi mitologica, questi tre personaggi che per me rappresentano la buona e la mala sorte che arrotolano e srotolano il gomito ..... fino a che la terza, la morte non interrompe il gioco, taglia il filo e tutto è riposto nel borsone pesante da dove tutto inizia e dove tutto finisce.
I tre personaggi in un ipotetico Olimpo compiono l'atto della vita e della morte.
Quasi annoiati dal ripetersi di questo ciclo concludono: "ne facciamo un altro ?" , "Adesso non mi va ".
Non so se è la chiave di lettura giusta , ma a me piaceva leggere questo messaggio e piacerebbe anche rappresentarlo , chissa se non lo farò sempre con il tuo permesso.
Ciao e a rileggerti presto.
Lebeg
Inviato: 1/8/2005 22:09  Aggiornato: 1/8/2005 22:09
Home away from home
Iscritto: 9/8/2004
Da: Livorno
Inviati: 947
 Re: L'ultimo uomo
Ringrazio per le letture e i commenti finora ottenuti

Senza: ammetto io stesso che questo testo avrebbe potuto essere scritto meglio, tuttavia si tratta del mio primo approccio con il teatro, un mondo che adoro ma che conosco troppo poco purtroppo. Spero di migliorare nel tempo Per quanto riguarda l'età, le tre donne dovrebbero apparire più o meno della stessa età, sebbene il tono di voce, le movenze e il comportamento dovrebbero essere più o meno: C giovane, quasi bambinesca, L da donna matura, materna, A da vecchia.

Per Enrirex: adesso farò la figura dell'ignorante, ma non ho mai letto né visto "aspettando Godot". Come ho già detto amo il mondo del teatro ma non lo conosco, e l'unica autrice che ho letto è Sarah Kane. Sono contento comunque di averti ispirato quelle analogie

Per Polivier: sono contentissimo che tu sia riuscito ad immaginarti la scena come rappresentata su di un palco, e sarei onoratissimo di sapere che la useresti nella scuola di teatro con cui collabori. Però avvisami se la metterai in scena, mi piacerebbe tantissimo vederla
Shoen
Inviato: 2/8/2005 21:41  Aggiornato: 2/8/2005 21:41
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: L'ultimo uomo
Io odio il teatro Però ne verrebbe fuori un bel cortometraggio!
Ma le tre protagoniste sarebbero le Parche? (si chiamavano così?)

Comunque non mi è sembrato male, ci sono dei passi molto belli; come sempre, mi piace il tuo stile.
leobloom
Inviato: 2/8/2005 22:16  Aggiornato: 2/8/2005 22:16
Home away from home
Iscritto: 18/4/2005
Da: Napoli
Inviati: 509
 Re: L'ultimo uomo
Non posso dire che mi sia piaciuto e non perchè lo trovo brutto, anzi a mio avviso possiede molte potenzialità. Quello che mi ha colpito è la musicalità e la sonorità che vengono prodotte, molto suggestive!

Ma ho trovato una difficoltà non tollerabile nel leggere. I dialoghi venivano troppo spesso interrotti, distraendomi puntualmente da ciò che realmente era importante. Certo tu puoi dirmi che bisognava descrivere ogni azione dei personaggi, ma io non sono d'accordo, perchè così + che un testo teatrale è diventato un copione privo di poetica, scritto non per il lettore ma per gli attori.

Altra cosa che non mi è andata giù, è stato l'espediente che hai trovato per creare cori parziali a due voci. L'idea non è buona, è semplicemente ottima, ma come l'hai portata sul testo non rende assolutamente, dovrebbe essere recitata per ricreare quell'atmosfera e quei suoni che hai immaginato e che io ho solo potuto sentire sussurrati.

Se ci mettessi mano, potrebbe potenzialmente diventare seducente e bellissimo, ma così...
dotterel
Inviato: 3/8/2005 6:53  Aggiornato: 3/8/2005 6:55
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 25/10/2004
Da: Montopoli di Sabina
Inviati: 792
 Re: L'ultimo uomo
Ciao Lebeg. E' affascinante, come tutto quello che scrivi. Ma un paio di critiche non te le toglie nessuno, lo sai. Primo: non lo far scadere con delle immagini trite ( "quel mare che i naufraghi...come la morte"), il livello e' alto, tienilo alto, mantieni la tensione e continua a sorprendere il lettore. Stupendo invece "palla pallina dove sei stata ecc. ecc", bello "l'eco dei passi ecc." e le considerazioni sulla morte che seguono, e stupendo il finale "Ne facciamo un altro? Adesso non mi va".
Il testo ricorda un po' il teatro dell'assurdo, ma per fortuna e' anche diverso, piu' attuale. Non so essere piu' specifica a riguardo, te l'ho solo buttato li'. Immagino le voci cantilenanti, un po' distanti forse, delle donne.
Un'altra cosa importante, secondo me, e' che tu dia un minimo di fisionomia, a partire dall'eta', alle donne, all'interno del testo. Lo puoi fare in apertura, e' li' che in genere si definiscono i personaggi. Dici come sono vestite, ma secondo me e' insufficiente.
Spero di esserti stata utile. Se credi, quando ho tempo ci penso piu' a lungo e ti mando altre considerazioni, scrivimi se vuoi.
La tua suoceretta
Enrirex
Inviato: 9/8/2005 14:40  Aggiornato: 9/8/2005 14:41
Quite a regular
Iscritto: 25/3/2005
Da: Roma
Inviati: 190
 Re: L'ultimo uomo
Citazione:
Per Enrirex: adesso farò la figura dell'ignorante, ma non ho mai letto né visto "aspettando Godot". Come ho già detto amo il mondo del teatro ma non lo conosco, e l'unica autrice che ho letto è Sarah Kane. Sono contento comunque di averti ispirato quelle analogie


Ed io contravvengo al mio voto di non violenza e ti fracasso la testa, la casa e tutti i tuoi familiari a cominciare da Nonno Palmiro fino ad arrivare Zia Crocina con una possente e pesantissima ascia come il protagonista di Viking Metal. Sei un letterando, una persona con grosse doti e talento, di una cultura a mio avviso sopraffina, e non conosci Beckett? Io, ripeto, t'ammazzo.
Scherzo, non preoccuparti non lo farei, anche perchè non riuscerei nemmeno a sollevarla, l'ascia. Comunque leggiti almeno Godot, saranno 50 pagina al massimo, magari in lingua originale se possibile. Non può che farti bene

Vale!
momo70
Inviato: 9/8/2005 21:45  Aggiornato: 9/8/2005 21:45
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: L'ultimo uomo
Bello, mi è piaciuto molto. Sembra scritto più che da uno scrittore da un regista – più attento al gesto che non al verso. La rappresentazione è sempre pignola e curata nei minimi dettagli. La stessa costruzione minimalista e simbolista danno la misura dell’attenzione con cui sono stati scelti i dettagli.
La metrica che alterna le sottolineature della recitazione corale alle pause di silenzio riflessive, fa diventare i dialoghi una sorta d’assolo degli attori; il tutto diretto come in una partitura – sceneggiatura. Tant’è che gli attori non si muovono mai casualmente sul palco(a parte quando indicato), come ballerini coreografati di un musical. Si crea un bell’effetto davvero.

Riguardo al tema trattato: la vita e la morte. Rappresentate da queste figure diafane, un po’ da teatro greco (ma non troppo). La morte rappresentata dalle forbici e la vita dal gomitolo. La prima che taglia il filo per invidia nella seconda che srotola filastrocche più belle delle sue, è una semplificazione, che come tutte le cose semplici, lascia sconcertati. Toglie speranza in ogni possibile senso dell’esistenza.
Ho avuto l’impressione di assistere ad una rappresentazione da teatro off, quello da scantinato per intenderci. Dove è difficile distinguere dove finisce il proscenio e inizia la platea.

Unico appunto che ti faccio, sta nel fatto di non provare nemmeno a far diventare la sceneggiatura un testo letterario. Infondo non sarebbe difficile. Basterebbe sostituire i riferimenti al palcoscenico con un’ambientazione magari surreale. Esempio – La vetta di un monte (L’olimpo?); un non luogo illuminato solo da un’isola di luce (Dio?); oppure semplicemente il superattico di un grattacielo che svetta sulla metropoli chiamata mondo. Quest’ultima ambientazione mi stuzzica parecchio, mi pare di vedere ( “A va a sedersi sul bordo del palcoscenico, le gambe penzoloni verso la platea”) A che si siede sul cornicione con le gambe penzoloni sull’abisso. Ma queste sono solo considerazioni personali.

In conclusione posso dire che lo “spettacolo” mi è piaciuto assai.
Ti rimando alla prox – by Mo
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