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Letture Incrociate - Racconti : L'ANGELO CADUTO: I parte
Inviato da draghetta il 25/5/2005 9:40:23 (2162 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Di notte ti sogno. Di giorno ti penso. Desidero stare con te, tenerti per mano, passeggiare nel parco a piedi nudi e correre sul prato liberi e felici. Poi, stenderci al sole per riposare, mano nella mano osservando le nuvole, che vagano errabonde nel cielo azzurro. Serenità, calma, tranquillità le nostre sensazioni. Immagino di ringraziarti per ciò che sai trasmettermi, per la felicità che sai donarmi, invece, rimango in silenzio e ti guardo sorridendo. Tu chiudi gli occhi e trattieni il fiato mentre avvicino le mie labbra alle tue e ti do un bacio leggero, come ali di farfalla. Li riapri e provo la netta sensazione che questo istante di pura felicità non mi potrà mai essere rubato da nessuno…

Posò la penna, rilesse la lettera, la piegò e la infilò dentro una bella busta rosa a minuscoli fiori dorati. Poi aprì il cofanetto e ve la ripose, insieme con tante altre buste uguali a quella.
Era il suo rituale. Quello che la aiutava a sopravvivere, che la faceva star bene per quanto possibile. Era il suo unico modo di amare, immaginando qualcuno che la corrispondesse. Un giorno un bel principe avrebbe bussato alla porta e l’avrebbe condotta lontano sul suo bel destriero bianco. Sospirò. Il dolore la faceva soffrire molto. Era un male che non dava tregua e la indeboliva fisicamente.
L’anno precedente Stella aveva accusato forti dolori alla schiena. L’avevano trasportata all’ospedale e sottoposta alle analisi di rito. Quanti anni ha? Le avevano chiesto. Venticinque, aveva risposto. Il medico l’aveva guardata con compassione e poi, senza tanti fronzoli, le aveva spiegato del suo tumore piuttosto raro e difficile da guarire. La madre si sentì svenire. Lei, invece, pensò che avessero sbagliato persona, che non fosse realmente lei quella che doveva morire così giovane. Per giorni aveva vissuto in un limbo, non preoccupandosi minimamente delle analisi, della chemioterapia, di entrare e uscire quotidianamente dall’ospedale. L’indifferenza era l’unico modo possibile per non crollare definitivamente. Continuava a fare le stesse cose che faceva in precedenza, senza perdere di vista la realtà, uscendo con le solite amiche, ignorando il male che la devastava lentamente.
E così durò per mesi, fino a quando non furono gli altri ad accorgersi che era veramente malata e finirono per trattarla come una invalida. Lei non era più Stella, ma la povera Stella…
Decise di escludersi dal mondo esterno, rintanandosi in casa per sempre. Da un po’ di tempo la vita era circoscritta fra le pareti della sua stanza. Lì esistevano fantasia, sogni e speranze e un amore illusorio che le dava, curiosamente, la forza di continuare ad andare avanti.
Una notte aveva sognato un uomo dai capelli neri e profondi occhi blu, che la esortava a seguirlo. Quando lo aveva preso per mano, aveva provato la sensazione di staccarsi dal suo corpo fisico e volare insieme con lui a dorso di un cavallo bianco, per librarsi nel cielo azzurro felicemente appagata. Aspettami, un giorno arriverò da te…le diceva sorridente ogni notte. Lei lo aspettava e nel frattempo gli scriveva lettere d’amore.
Si guardò intorno, si alzò pesantemente e si pose davanti allo specchio. Non avrebbe voluto farlo, ma non doveva assolutamente perdere il contatto con la realtà, per non affondare negli abissi. Immaginò l’espressione disgustata del cavaliere nel vederla ridotta a quel modo. Il volto era emaciato e scarno, gli occhi infossati e cerchiati, l’unica nota di colore era data dal fazzoletto fucsia legato alla testa a mo’ di bandana…Chiuse gli occhi e deglutì. Voleva piangere, rompere lo specchio, distruggere per sempre l’immagine in esso riflessa. Poi, osservò il cofanetto segreto. Era il custode di un tesoro. Se nella disperazione aveva scritto lettere così piene di vitalità, allora nel suo cuore esisteva una speranza. Quella di sognare l’amore vero, rendendolo reale nella fantasia. Bussarono alla porta e fece capolino la madre piuttosto preoccupata:
<<Tesoro, perché non vieni a mangiare con noi?>>




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Autore Albero
mauraga
Inviato: 27/5/2005 12:29  Aggiornato: 27/5/2005 12:30
Home away from home
Iscritto: 26/1/2004
Da: Sicilia/Lombardia
Inviati: 1001
 Re: L'ANGELO CADUTO: I parte
Sarà un fatto di gusti, ma per me è troppo "ovvio".
Si capisce già dall'inizio:
"Di notte ti sogno. Di giorno ti penso. Desidero stare con te, tenerti per mano, passeggiare nel parco a piedi nudi e correre sul prato liberi e felici. Poi, stenderci al sole per riposare, mano nella mano osservando le nuvole, che vagano errabonde nel cielo azzurro. Serenità, calma, tranquillità le nostre sensazioni."
Devo confessarti che sono un pò cinica, quindi le cose troppo dolci, troppo sentimentali non mi piacciono.
Cerca di essere meno "letteraria" quando scrivi (te lo dice una che con fatica sta cercando di superare questo difetto).
Buon lavoro!
massy
Inviato: 31/5/2005 11:13  Aggiornato: 31/5/2005 11:13
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 7/7/2004
Da: Novara
Inviati: 299
 Re: L'ANGELO CADUTO: I parte
Ho un particolare affetto per gli Angeli, caduti o meno.
Da "Il cileo sopra Berlino" a "City of Angels" (oh, adesso i "puristi" storceranno il naso, o peggio, ma tant'è ... ) io mi commuovo sempre per questi super-esseri che non resistono al fascino della umanizzazione...

Scusa, divagavo.

Non mi sembra per nulla scritto male (a parte qualche inesattezza sui nomi: se non usi l'italiano, è bene scriverli correttamente nelle altre lingue...).

Non l'ho trovato insopportabilmente sdolcinato, tutto sommatto, e ti assicuro che detto da me ha un suo bel peso, come affermazione ...

Nell'insieme si lascia leggere piacevolmente, a dispetto dell'eventuale esilità della storia.

A rileggerti.

M.
Honny
Inviato: 3/6/2005 14:47  Aggiornato: 3/6/2005 14:47
Quite a regular
Iscritto: 5/4/2005
Da:
Inviati: 105
 Re: L'ANGELO CADUTO: I parte
Nel tuo racconto ho trovato delle riflessioni interessanti, ma se posso essere sincero credo che tu abbia voluto "strafare".
Per niente banale l'idea del cofanetto custode di una speranza che si concretizza in legame affettivo. Ma penso avresti dovuto lasciare più spazio alla fantasia del lettore.
Infatti puntualizzi tutto inserendo i dialoghi degli arcangeli e specificando la ragione dell'incontro fra Stella e Raffaele, in questo modo togli poesia ad un evento che potrebbe semplicemente venir affidato al caso.
Inoltre, nella prima parte fai un'osservazione lucida e coerente: la malattia può essere più o meno invalidante a seconda delle reazioni proprie ed altrui (la pietà); allo stesso tempo privi Stella del diritto di essere apprezzata poichè Raffaele non è un ragazzo qualunque capace di guardare oltre, ma un angelo che compie una delicata missione (di nuovo la pietà).
Penalizzato anche quest'ultimo : scopre i sentimenti terreni e gli arcangeli rimangono interdetti.
Non riesco ad entrare in quest'ottica di scansione dei sentimenti tra chi dà e chi riceve, mi sembra una visione tipicamente buonista.
Certo, rimane la possibilità che del tuo racconto non abbia capito proprio nulla.
Ciao e a rileggerti.
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