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Evoè : Anatomia del noir
Inviato da ozoz il 11/2/2003 10:34:15 (4176 letture) Notizie dallo stesso autore


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Evoè

Negli ultimi anni in Italia il noir sta godendo di una fortuna crescente. Si pubblicano parecchi titoli, sia stranieri che italiani, il pubblico mostra di apprezzarli, i media ne parlano. Insomma, è un genere di moda, e per presentare un libro l'etichetta di "noir" viene usata sempre più spesso, anche a sproposito. Ma cos'è esattamente il noir? E cosa lo distingue dal giallo? Questo post può aiutare a capirlo un po' meglio. Si tratta della versione lievemente modificata di un mio articolo pubblicato anni fa sulla rivista letteraria "Ex Libris", che a sua volta era una versione condensata dell'introduzione a Cuore nero (ed. Fernandel), un'antologia noir che ho curato nel 1998.




Anatomia del noir

Costola del genere giallo o poliziesco e insieme sua evoluzione, il noir trae origine dal crudo realismo della scuola hard-boiled di Dashiell Hammett e Raymond Chandler, sviluppatasi negli Stati Uniti a partire dagli anni '20 (quando viene fondata la leggendaria rivista pulp "Black Mask"), come reazione all'artificiosità del giallo classico (quello, per intenderci, di Agatha Christie o Arthur Conan Doyle).

Uno dei principali tratti distintivi del noir è che, rispetto al giallo, il fuoco dell'attenzione tende a spostarsi dalla figura dell'investigatore (poliziotto o detective privato che sia) a quella del criminale, e dallo smascheramento del colpevole attraverso i procedimenti della detection all'approfondimento della sua psicologia.

L'attitudine a sondare le pulsioni più oscure che si agitano nella mente umana porta inoltre il noir a elaborare una concezione morale di fondo molto più complessa di quella su cui si regge il giallo: i confini tra il bene e il male diventano labili e sfuggenti, al punto che nel noir è difficile distinguere i "buoni" dai "cattivi" (i personaggi dei romanzi noir sono spesso figure lacerate, moralmente ambigue).

Un'altra peculiarità del noir è la sua vocazione al realismo, all'indagine e alla critica sociale. Incentrato sulle lacerazioni e le fratture dell'ordine costituito, il noir è naturalmente portato a frugare nelle zone d'ombra della società mettendone a nudo la corruzione e il degrado, le contraddizioni e i conflitti.

Tanto viscerale quanto il giallo è cerebrale, il noir si caratterizza dunque come un'esplorazione del lato oscuro dell'uomo e della società, una discesa negli inferi del male e del negativo che vi si annidano.

Al semplicistico ottimismo del giallo, che si conclude sempre con l'arresto del colpevole e il trionfo della giustizia, il noir oppone poi un lucido, disincantato pessimismo, che si sostanzia in una visione fondamentalmente cupa e tragica della vita: nella narrativa noir il lieto fine è molto raro (e anche quando la vittoria sembra arridere al protagonista, ha sempre un sapore amaro); nessuna luce spazza via una volta per tutte le tenebre, e i tentativi di imporre un ordine al caos dilagante si risolvono generalmente in uno scacco.

Infine, da una parte il noir ha sempre dato maggiore importanza alla ricerca stilistica ed espressiva e dall'altra è sempre stato più aperto, meno legato del giallo alla ripetitiva applicazione di schemi e moduli narrativi rigidamente codificati. Ed è proprio questa sua plasticità a permettergli di rinnovarsi continuamente, prestandosi a feconde commistioni e ibridazioni, tanto con gli altri generi quanto con la letteratura mainstream.

Per concludere, alcune citazioni, tratte da Il giallo e il nero, di Laura Grimaldi (Pratiche Editrice):


"Il giallo è un meccanismo di precisione per lettori che amano la meccanica e la precisione. Il noir? Uno sguardo sul mondo reale." (F.H. Fajardie)


"Il giallo è mistero, mistero. Il noir è l'esatto contrario del paradiso." (Michel Grisolia)


"Il giallo sta dalla parte dell'ordine, il noir da quella del disordine. Il giallo è una costruzione, una logica. Il noir è un tono, uno stile." (Jean François Vilar)


"Il giallo è il sonetto. Preciso, terso, simmetrico. Il noir è l'ode. Non ha regole formali, né una struttura precisa. Le sue vette non hanno limiti, così come non hanno limiti i suoi abissi." (Michael Gilbert)

di Jacopo De Michelis, curatore della collana Marsilio Black




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Autore Albero
Laert
Inviato: 11/2/2003 16:10  Aggiornato: 11/2/2003 16:10
Moderatore
Iscritto: 11/1/2003
Da:
Inviati: 2
 Re: Anatomia del noir
Che soddisfazione quando leggendo "Omicidio sull'Orient Express" di Agatha Christie, notando che il numero di coltellate inferto alla più che meritevole vittima era pari al numero di indiziati, compresi la risposta alla fondamentale domanda che sottende ogni giallo -- WhoDunIt?, "Chi è stato?" -- battendo di una decina di pagine il fiuto dell'impareggiabile Hercule Poirot.
Fu la prima e l'ultima volta.
L' orgoglio e la soddisfazione durarono quasi un anno, cioè fino a quando mi capitò tra le mani il saggio "La semplice arte del delitto", del grande, ma che dico, dell'immenso Raymond Chandler. Fu una frase su tutte a gelarmi: "Prendete Omicidio sull'Orient Express, la soluzione è talmente complicata ed astrusa da essere proprio meritevole dell'imbecille che l'indovinerà". Il saggio di Chandler -- con annessa doccia fredda --, considerato oggi da molti il manifesto del nuovo poliziesco americano, sancì il mio temporaneo allontanamento dal giallo, o meglio dal giallo classico all'inglese (visto che in definitiva l'Hard Boiled appartiene allo stesso genere).
Fu proprio per il tramite dell'Hard Boiled, e alla sua portata eversiva rispetto ai valori tradizionali e conservatori di scrittori come la Christie, che mi avvicinai al noir. E riflettendo sul bel ciclo di Patricia Highsmith dedicato al personaggio di Mr. Ripley giunsi a conclusioni molto simili a quelle di Jacopo De Michelis nel confronto che pone in quest'articolo tra il giallo ed il noir.
Ma oggi non la penso più così. . . O per lo meno non del tutto.
A proposito del giallo classico all'inglese direi oggi che le brillanti e caustiche osservazioni di Chandler ridicolizzano così efficacemente la sua mancanza di realismo da far dimenticare che in letteratura il realismo non è affatto necessario. In Van Dine o Ellery Queen la dinamica dell'omicidio è generalmente poco plausibile rispetto agli standard della moderna criminologia?
E con cio? Rimane il diletto di una trama abile e ben condotta. Il lettore è ben ricompensato.
Resta vero che gli schemi del noir sono meno scontati di quelli del giallo. Ma non si può negare che nel lettore si presume sempre un elemento morboso "Al di là del bene e del male", alla base del meccanismo proiettivo di identificazione con il criminale, che se non condanno moralisticamente prova comunque una certa ricorrenza negli ingredienti della ricetta.
Personalmente resto legato al giallo nelle mie preferenze per una certa mia illuministica inclinazione alla dimensione intellettuale della letteratura. Nel WhoDunIt si è sempre voluto vedere il trionfo finale dell'ordine borghese rispetto all'eversione criminale e non si è mai colta abbastanza la funzione demistificante dell'intelligenza che coglie la verità sotto il velo delle apparenze.
Il capolavoro assoluto in questo senso è secondo me un racconto di E. A. Poe, "Il mistero di Marie Roget", in cui il Cavaliere Auguste Dupin, giunge alla soluzione attraverso la lettura dei giornali, o meglio attraverso l'individuazione delle distorsioni scandalistiche e sensazionalistiche dei resoconti giornalistici.
Un buon vademecum, attualissimo in questi giorni, per leggere le notizie sulla cosiddetta guerra "giusta".
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