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Letture Incrociate - Racconti : Dietro la porta
Inviato da giosp il 3/5/2005 16:09:27 (3265 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Livello 1
Coraggio, Christian, vai ad aprire quella maledetta porta.
L'orologio segnava le 10 e 52 quando decisi che era finalmente giunto il momento di scoprire cosa diavolo ci fosse dietro quella porta nei bagni dei maschi.

In classe la Guelfi stava parlando. Di certo non stava dicendo cose interessanti, questo è matematico, proprio come la sua materia: matematica, appunto. Faceva bla-bla-bla, parlava, muoveva le labbra, suonava le corde vocali. Una tuttofare decisamente flessibile.
"Prof, mi scappa, devo andare in bagno", dissi alla nostra Mariangela Patrizia Guelfi.
"Non è neanche mezz'ora che è finita la ricreazione, la potevi fare prima"
"C'era troppa gente, non avrei fatto in tempo a rientrare in classe per seguire la sua lezione"
Fu più perché voleva evitare un cataclisma che perché la mia scusa era stata convincente che mi lasciò andare.
La lista d'attesa fece presto a formarsi: dopo di me la Silvia, Davide e la Dolly. Ovviamente uno alla volta, come recita l'articolo 1 della costituzione di ogni scuola del mondo. E già c'erano vesciche che, succubi di queste inutili leggi, scoppiavano, e la classe stava all'erta pronta ad affrontare un'alluvione senza precedenti.
Tempo da perdere non ce n'era: la situazione era critica anche dalle mie parti, e in aggiunta il tempo in cui il segreto rimaneva tale era troppo lungo per chiunque. Me ne andai di corsa facendo sbattere la porta dietro di me. Lo sguardo famelico della Clementina, la bidella inclementina, mi accompagnò lungo tutto il corridoio.
Naturalmente la Guelfi non perse l'occasione per la favolosa ramanzina, d'obbligo "perché, ragazzi, e dico soprattutto a voi, maschi, rozzi che non siete altro, le porte si accompagnano con grazia e si chiudono con la manina; siete in terza superiore e non avete ancora imparato le buone maniere, mio dio se questo è il modo di fare alla vostra età".
La porta, Christian, la porta. Hai paura di aprire quella maledetta porta?
Ovvio che non avevo paura. Era solo che prolungare la suspence mi faceva sentire della categoria Padreterni. E comunque, Deus in Terra o no, il dilemma, per quanto intricato, doveva essere svelato.
Tre porte bianche, due aperte e una chiusa. Sempre chiusa, sempre stata chiusa. Con annessa un'insistente voce lobotomizzante alla Coraggio, Christian, vai ad aprire quella maledetta porta: due anni e mezzo di plagi mentali e tormenti in qualunque posto dell'intero universo mi trovassi, che fosse anche il più lontano dal bagno dei maschi al primo piano del mio liceo.
Con l'unico dubbio: se fosse sempre stata chiusa semplicemente perché rotta?
Allora questa maledetta porta la apri o no?
Guardai sotto le porte per vedere se c'era qualcuno. Nessuno di certo dietro quelle aperte, i ragazzi di questa scuola non amano pisciare in pubblico. C'era invece una leggera nebbiolina nel celebre gabinetto, forse descrivibile anche come allucinazione.
O polvere, perché no?
Fifone! Aprila, questa maledetta porta!
Mi chiedevo come mai doveva proprio essere una maledetta porta. Per cautelarmi decisi di usare un panno per aprire quella maniglia, giusto per non lasciare le mie impronte digitali. E per questo la felpa blu era l'ideale. Sarebbe stato un delitto perfetto, se fosse stato un delitto.
D’altronde non si sa mai che sorprese riservano le maledette porte.
Nessun problema con la serratura. Forse c'era un po' ruggine, in fin dei conti erano anni, se non secoli, che quella porta non veniva aperta. E finalmente qualche intrepido guerriero del mistero aveva trovato il coraggio di affrontare ciò che di mistico si celava dietro quel uscio. E aveva trovato il modo di fare tacere la voce fuori campo.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
erica
Inviato: 4/5/2005 7:00  Aggiornato: 4/5/2005 7:00
Quite a regular
Iscritto: 26/8/2003
Da: Vicenza
Inviati: 146
 Re: Dietro la porta
Olla peppa Giosp!! A quando il seguito??
Mi sembrava di essere finita in uno dei videogiochi di mia sorella...
Ma all'inizio, quando ho visto 7 pagine, ho pensato "neee... non c'ho voglia!!" ma poi ho cominciato a leggere e BUM!! Ero al "continua.."
Dove? Quando?
Solo un appunto... L'articolo davanti al nome proprio di persona è una brutta abitudine di noi veneti, ma non ci va... LA Silvia, Davide e LA Dolly... è da brivido!! Silvia, DAvide e Dolly è molto meglio!!
A parte questo, bello bello... m'intriga... voglio il seguito!!
momo70
Inviato: 4/5/2005 23:00  Aggiornato: 4/5/2005 23:00
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: Dietro la porta
Premetto che questo commento mi serve per pubblicare un racconto e visto che mi pare di aver tirato troppo la corda con il webmaster dovrò attenermi alle "regole scritte nella FAQ" ed essere un po' fiscale con un racconto veramente buono.
Dal punto di vista grammaticale lo trovo ineccepibile, a parte "amabaradan" che si scrive con la m finale in quanto l'altopiano etiope della famosa battaglia si scrive Amba - Aradam.
Nella forma, l'idea dei livelli che richiama i videogiochi è bella e adottarla come struttura letteraria davvero interessante. L'innesto che ne fai col visionario ricorda molto il grottesco kafkiano, il risultato non è sempre felice, in quanto si fatica a capire la successione dei fatti e fallisce completamente quando giochi con gli spostamenti temporali. Del resto si capisce che ti serviranno per risolvere la trama del racconto, quindi ti consiglio di rivederli. Un modo semplice per non toppare è segnarsi i punti di svolta e usarli come ingranaggi per far muovere la trama, altrimenti il rischio è che, quando li richiami, hai messo troppa carne al fuoco con un effetto smarrimento che affatica la lettura.
L'utilizzo delle forme gergali le trovo giuste in quanto ci si muove in un liceo e quindi in un contesto giovanile, però bisogna sempre essere modigerati per evitare un effetto "ridondante" del tutto inutile poi perchè l'ironia dell'esposizione basta e avanza per rendere fresco e giovanile il testo.
Per quanto riguarda i personaggi, be' voglio prima leggere il seguito. Stesso discorso vale per il giudizio finale, in quanto si sente nell'aria l'epilogo ad effetto (non vedo l'ora di leggerlo Gio). Un'ultima osservazione, ma forse è colpa mia, non si riesce a capire bene il rapporto tra gli alunni in classe, la prof di mate e il barbuto idiota che la sempre lunga... ma forse anche per questo bisogna aspettare il seguito.
Alla prox Giosp - by Mo
Ferro
Inviato: 8/5/2005 9:27  Aggiornato: 9/5/2005 18:17
Just popping in
Iscritto: 29/1/2005
Da: Como
Inviati: 16
 Re: Dietro la porta
La struttura rubata al videogame può sembrare d’effetto ma a mio parere, usata fine a se stessa, può funzionare sul computer e non per un racconto. I personaggi non hanno alcun spessore psicologico e non stimolano alcuna riflessione: la storia finisce per essere un frenetico susseguirsi di vicende che potrebbe piacere agli appassionati di playstation; sono però convinto che per un racconto ci voglia molto di più. Non percepisco insomma, quel salto di qualità che necessiterebbe per giustificare la scelta del mezzo letterario al posto di quello più prosaico e terra-terra del progetto di un giochino elettronico.
Confesso di non averlo letto dal principio alla fine ma posso dire che ogni pagina, letta a caso, non fa sentire la mancanza di un prima e di un dopo.
Fresca e sciolta la scrittura, anche se personalmente preferisco una narrazione più corposa, ma questo è solo gusto personale.
Un saluto.
Ferdinando
Shoen
Inviato: 9/5/2005 17:11  Aggiornato: 9/5/2005 17:11
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Dietro la porta
Il racconto cattura bene l'attenzione del lettore, scivolando via in modo piacevole; attendo il seguito, ma sottolineo una forte perplessità che mi è rimasta dopo la lettura. L’avventura improvvisa, l’ambientazione quasi da videogame sono avvincenti, ma un po’ meno lo è lo spessore di questo protagonista, che vive gli avvenimenti con un coinvolgimento piuttosto bidimensionale. Mi rendo conto che la storia si svolge su un certo registro, ma se la voce narrante resta arenata su una caratterizzazione insipida finisce per rovinare anche il resto.

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