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Letture Incrociate - Racconti : Happy end
Inviato da momo70 il 13/4/2005 8:15:33 (1951 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Difficile spiegare la realtà quando questa ci diventa estranea. Mi sono accorto all’improvviso di aver trascorso un terzo della mia esistenza terrena imbrigliato in una ragnatela tessuta intorno a me da altri: scuola, lavoro, carriera, famiglia… macchina nuova, tasse da pagare; senza contare tutte quelle altre virtù da guadagnarsi per la stipula del contratto con l’aldilà.

Ho incontrato Marina nel momento in cui la mia vita sembrava irrimediabilmente segnata. Aspettavo il futuro tranquillamente seduto dietro la scrivania, annoiato da quello che facevo ma che continuavo a fare perché infondo c’era di peggio. E’ iniziato tutto come un diversivo per me, invece per lei è stato subito una cosa seria. E’ finita con me sotto ad un tram e lei che se n’è tornata dal marito, anzi, diciamo pure che non se n’è mai andata. Dopo tre anni si è ricordata di avere dei doveri verso i suoi due pargoletti, che nel frattempo ho scorrazzato ovunque andassimo mentre il paparino faceva tanto soffrire la mamma mettendogli le corna con qualsiasi cosa respirasse. Ma che ci posso fare… lui la picchia e io no, quindi alla fine, quando l’ho messa davanti alla fatidica richiesta: “O me o lui”, pragmatica come tutte le donne, ha smesso di amarmi.
Ora sto qui, nel mio appartamentino, con Gino, il Sambernardo che le piaceva tanto, glielo ho regalato il primo Natale che trascorsi da solo, mentre lei apriva i pacchi in famiglia. Il cane non lo può tenere per via dell’allergia al pelo che ha il bambino più piccolo. Gino soffre la crisi d’abbandono anche più di me. Mi guarda, come dire, in cagnesco. Nella sua logica canina so che mi ritiene responsabile. Ma di che si lamenta, dico io, almeno a lui torna a trovarlo. I primi tempi era puntuale come un orologio, ogni sera alle cinque veniva a prenderlo per portarlo a passeggio; ma adesso ha iniziato a dimenticarsi anche di lui. Ben gli sta, ma chi si crede d’essere questo stupido sacco di pulci! Il bastardo avverte la mia ostilità e non si fida più a mangiare il cibo che gli do… e fa bene.
Per guadagnarmi da vivere scrivo romanzetti rosa per signore in preda alle prime caldane della menopausa. In questi giorni sono stressato per via della consegna del mio ultimo dattiloscritto che non riesco a terminare. Comunque mi scervelli l’eroina della storia finisce sempre per morire, e non va bene per questo genere di romanzo che necessita categoricamente di un happy end. A volte sono convinto di aver scritto finalmente un lieto fine ma… quando vado a rileggerlo scopro che Anna, la protagonista, si è svenata, schiantata contro un albero o quant’altro.
La casa è ormai satura di pagine appallottolate dei finali andati a male, è impossibile muoversi senza scalciarne qualcuna. Solo il cane sembra divertirsi a masticarle, lo fa solo per provocarmi… o forse riesce a sentire il sangue con cui le farcisco?
Sono consapevole che dietro il volto di Anna si cela quello di Marina. Ho usato quest’espediente per rendermi digeribili tutte le palpitanti stronzate che sono costretto a scrivere. Ora però il trucchetto mi si è rivoltato contro.
E’ Aprile, fuori imperversa la primavera, con i suoi tormentanti cinguettii e una natura impudica che si ammanta tutta di vulve floreali. Mi sono barricato in casa con l’ennesimo epilogo da rileggere. Questa volta ho optato per un epilogo meno smaccatamente felice, Anna rimane sola. Spero che così facendo l’ultima pagina non si sia riscritta…
(..) Niente da fare, Anna ha poi deciso di togliersi la vita impiccandosi sul bidè. La descrizione di quest’ultima versione è estremamente compiaciuta. Sul dattiloscritto ci sono addirittura delle note aggiunte mano. La calligrafia inferma descrive i suoi occhi stravolti, il volto gonfio e cianotico, la lingua di fuori, e il collo rotto che sanguina stretto nel ruvido cappio di una corda. Sono forse impazzito?
(..) Questa storia mi sconvolge. Mi sono versato un drink fatto con le scolature di tutti i liquori che ho in casa. A proposito, qui dentro non si respira. Sono appena incespicato in qualcosa sepolto tra le cartacce… è il bastardo che aspetta la sua adorata padroncina, devono essere quasi le cinque. Soffri pure, credevi forse che non si sarebbe dimentica anche di te, quanti sono: due, tre giorni che non ti porta a spasso… cazzo! Ecco perché puzza così tanto qui dentro.




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Autore Albero
senza
Inviato: 13/4/2005 18:46  Aggiornato: 13/4/2005 18:46
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Happy end
ammetto d'aver saltato qualche passaggio per non restare turbata... eri partito così bene:
allora, a meno che tu non sia morto la tua esistenza è per forza di cose terrena... ma per quello che dici di seguito devo darti ragione ( bello vivere a Venezia dove la patente non è un optional ne un obbligo anzi una cosa stupida )
'pargoletti' mi sembra un termine bruttissimo...
ma, il marito le metteva le corna e allora si rifà con un'altro, sicuro che fosse una cosa seria...?
però tristemente ironico, e questa è una cosa che mi piace terribilmente! ( come il protagonista guarda al cane invece mi da fastidio, stessa cosa per i polli ) sebbene mi risulti legato ad una vena di volgarità immagino voluta e propria di una persona esasperata che parla a se stessa ma, che ci sta a fare con la poesia delle visioni di Roma?
quello che viene trasmesso è rabbia riferita al proprio essere ed all'incontrollabilità degli avvenimenti esterni che s'insuinuano nelle menti
qualche errore non grave nella struttura delle frasi
Anna ha poi deciso di togliersi la vita impiccandosi sul bidè.
sottolineo questa frase amara eppure ridicola
mi piace molto il personaggio nel suo ubriaco vivere e cercarsi nell'arte ( nascondersi? ) che descrive morte e trsitezza ma che purtroppo non sono rese abbastanza drammatiche
una domanda: e gli (..)?
insomma, contrapponi poesia ed ilaricità in un miscuglio talmente eterogeneo di descrizioni perfette da lasciare perplessi
e come tutto si trasforma, è bello ( strano )
( Giotto un pollo?? )
che dire, sai scrivere ma ci sono residui che non convincono, consiglio di rivedere il tutto dando più spazzio alle emozioni
riguardo alla fine: paurosa, potevi fare a meno di scriverla. decisamente.
infatti, fa ribrezzo
questo è un hepy end?? è finito così male, da lasciarmi mal di pancia, e non scherzo.
in sintesi non mi è piaciuto nemmeno un po' ma è tutta colpa di come si è svolto il finale.
ma... perchè odiare un cane? mamma mia... deplorevole...
momo70
Inviato: 14/4/2005 17:33  Aggiornato: 14/4/2005 17:33
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: Happy end
X Senza
Innanzi tutto grazie per l’oculata recensione, fa sempre piacere suscitare interesse con la propria arte. Ti ringrazio per avermi descritto eterogeneo anche se non volevi farmi un complimento, perché io adoro il crossover sia nella musica sia nella letteratura. Vorrei rispondere ad alcune tue osservazioni al riguardo per meglio spiegare quanto ho scritto. Sono conscio di non essere Proust o Joyce e quindi ogni guida alla lettura non può essere presa che come un demerito, anche pedante; però ci tengo e quindi lo faccio lo stesso.
L’oggetto di questo racconto è la follia di cui sovente ci ritroviamo a leggere nella cronaca nera, riguardo ad amanti che in preda a raptus “d’amore” commettono omicidi aberranti. Il mio protagonista inizia con una monologo interiore in cui sparpaglio tutti gli indizi che serviranno poi a decifrare la parte che sviluppo completamente in maniera allegorica.
Gli animali che utilizzo hanno tutti un significato intrinseco. Gino rappresenta la fedeltà incondizionata tipica dei cani. Il falco è l’alter ego virile del protagonista. I polli sono il resto dell’umanità che pur avendo piume ed ali hanno deciso di camminare invece di volare. La colombella bianca è l’oggetto del desiderio del falco che nel mio protagonista s’incarna con l’amante perduta (Marina).
La follia dallo stato indiziario dell’introduzione (le pagine che si riscrivono da sole), si espande fino a trascinare il protagonista in una visione onirica in cui si distacca dal mondo (il volo del falco). Il suono del campanello di casa commisto ai battagli della chiesa (Drin Don Drin Dan), lo costringono ad avvicinarsi di nuovo al suo appartamento. Quando il campanello di casa suona facendo un assolo è costretto ad aprire la porta ma senza tornare in sé, ormai si è perso nella sue fantasie assassine. Qui il linguaggio più che poesia, almeno nell’intenzione, vuole essere una scrittura teatrale. Lui divora lei e quando Gino interviene, lui lo uccide, cioè uccide la sua parte umana, quella che lo richiama alla ragione. Il linguaggio torna freddo e discorsivo quando rinviene, ormai è pazzo e vede quello che gli fa comodo. Quando è davanti allo specchio non si preoccupa di come ha fatto ad imbrattarsi la faccia di frattaglie umane, ma solo di come pulirsi. Quando torna alla macchina da scrivere e trova scritto il lieto fine, non si ricorda di averlo scritto lui stesso prima di accorgersi di avere le mani imbrattate di sangue. E non s’insospettisce nemmeno che Anna (Marina) ha suonato alla porta del suo ex coronando il suo sogno d’amore, cioè farsi “rapire il cuore da lui” per sempre. Se vuoi questo che ho scritto è solo il primo vagito di un serial killer.
Per quanto riguarda il mal di stomaco che ti è venuto, sono dispiaciuto ma, perdonami, anche lusingato. A volte si scrive solo per dare pugni nello stomaco. Per dirla alla Miller “Fare uno scaracchio in faccia all’umanità”.

NB: Sono vegetariano convinto da non so quanto tempo e, ambientalista militante.
il_corvo
Inviato: 15/4/2005 16:59  Aggiornato: 15/4/2005 16:59
Home away from home
Iscritto: 30/11/2004
Da: Carpi (mo)
Inviati: 949
 Re: Happy end
Sono in ufficio...e non ho potuto leggerlo con la tranquillità che avrebbe meritato.

Ma di una cosa son certo. Hai qualità! Ho voluto leggere il tuo racconto perchè memore del primo volevo vedere se era stato un caso o scrivi proprio bene.

Beh!!! Mi piace molto il tuo modo di narrare. Parole facili, del parlare comune, ma sistemate in un modo non comune. Crei delle immagini suggestive e... leggendo ho rivissuto uno dei miei sogni più felici che a volte mi capita di fare: volare.

Bravo

(Nel caso tu lo debba rieditare ti faccio presente una piccola svista all'inizio "in fondo" anzichè "infondo")
daniel
Inviato: 15/4/2005 20:33  Aggiornato: 15/4/2005 20:33
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 28/6/2004
Da:
Inviati: 779
 Re: Happy end
Dopo aver letto il commento di senza (sempre molto esauriente) e la tua risposta, posso solo aggiungere una cosa.
Mi piace molto il tuo modo di scrivere.
Sintetica come sempre.
Alla prossima.
Daniela
momo70
Inviato: 17/4/2005 21:47  Aggiornato: 17/4/2005 21:47
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: Happy end
Xil corvo
..che dire.. troppo buono? Naaaaaaa (odio la falsa modestia) tang you! Il mio ego ti è infinitamente grato. (attento al capo ufficio!)

XDaniel
Non ci sono mai commenti troppo brevi.. specie quando sono positivi come il tuo - 'indi per cui: muchas grazias Danielita
Shoen
Inviato: 23/4/2005 23:05  Aggiornato: 23/4/2005 23:05
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Happy end
Inizio col commentare la parte tecnica, che seppur scorrevole può essere affinata
Poi passo al nocciolo... Il racconto si fa leggere con interesse e questo è bene; il limite che vedo nella storia, per me, è la linea di demarcazione che confusamente separa due linee narrative: quella delle figure simboliche (gli animali che ben amalgami col loro significato) e i personaggi umani (che invece sembrano schiavi di una particolarizzazione meno immediata).

momo70
Inviato: 25/4/2005 21:25  Aggiornato: 25/4/2005 21:25
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: Happy end
Shoen tu hai ragione.. come al solito
Penso che sia per questo che devo sempre spiegare la meccanica di quanto succede.
Il fatto è che se faccio prevalere i personaggi reali devo abbolire quelli allegorici, che me gustano tanto
bo... forse cestino il tutto che è meglio
bacio le mani - by Mo
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