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Letture Incrociate - Racconti : Vite
Inviato da senza il 16/3/2005 9:03:36 (1639 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti


Canta, come se gridare parole inglesi fino ad avere la voce roca di cui solo intuisce il significato, esprima quello che mai ha saputo dire, tutto quello che sempre aveva pensato senza saper tradurre i sentimenti in forma nitida; solo un arco convesso nella schiena che sopporta l’enorme peso di quello che si teneva dentro. Ora no ora non presta attenzione ai sentimenti d’un cuore battere così forte da sembrar desiderare l’uscita da un corpo che non gl’appartiene; ora no ora è perdersi in un bicchier d’acqua, o meglio se è una damigiana di vino per iniziare a sognare, senza dover dormire, tutto quello che sarà o vorrebbe che fosse. “questo vino nasce dai calli pestati dei piedi di mio nonno schiacciare l’uva, ricordo la vendemmia quando ero bambina amavo sentire sguisciare tra le dita i succosi frutti delle viti, per non farmelo bere mio nonno diceva che era il loro sangue ed io avevo un po’ di paura ma non ci credevo, ci andavo volentieri nella casa di campagna dei miei nonni grande e verdeggiante con pecore e galline che si facevano accarezzare quando gli porgevi del grano, ora stanno in un ospizio. I nonni non le galline.”
Immagina una dentiera scollata mentre i vecchi articolano pensieri tra denti finti, lingua, senza farsi capire e senza realmente pretendere qualcosa che non sia la tranquillità del silenzio in un lungo riposo rappresentativo della loro, morte; metafora cupa, dell’accorgersi di essere vecchi e non stupirsi di non avere nulla da temere. A vederla da questa prospettiva non sembra una cosa malvagia solo tristemente lugubre “e mio nonno in fondo non è così lui ama la vita o forse la odia perché è costretto a passarla con persone che non se ne preoccupano del tempo che gli sta scivolando via mentre fissano scorrere le lancette d’un orologio a muro, solo attesa, attesa della prossima volta in cui non risulti deprimente andare a dormire.”
Scaccia il pensiero del letto, l’insonnia aveva allungato le sue occhiaie proiettandole fin quasi sotto al mento, e lungo la striscia blu che quasi smezzava la sua candida guancia sinistra, pallida dalla luce filtrata delle stelle e non abituata all’esporsi al sole quando spuntando abbraccia la terra i fiori gli alberi, imbiancata dalla stanchezza e dalla pericolosità di un’insistente goccia; scende lenta una goccia rosso contrasto, cola dal lato della bocca, proverà a catturarla con l’angolo della lingua ma manca la mira, la goccia scivola, sulla morbida pelle lentamente, lasciando come lumaca una traccia appiccicosa per poi trattenersi sul finire del viso, tremante sostenersi un istante, precipitare.
La goccia macchia i pantaloni un punto rosso vibrante, che s’assopisce asciugandosi attratto dalla stoffa, lei la guarda e sembra non capire.
Nella notte scura un punto rosso traccia e divide il pallore della sua guancia, intanto pensa alle parole delle canzoni che suonano nello stereo o forse solo nella sua testa e che sembra sapere improvvisamente, pensa a quando sarà una stella, del rock. “sono sulla buona strada per esserlo già sono un alcolista e non so cantare e non me ne frega nulla urlerò in un microfono e mi laverò i denti col whisky” poi tossisce e sputa e il dolore del petto le frammenta i pensieri, si chiede come ha fatto a ridursi così, così male da sputare sul pavimento della sua stanza ed odiare i suoi amici… lo sguardo le cade sulla damigiana e questa è la risposta, sghignazza, raccoglie i suoi occhi e li rimette a posto nelle orbite vuote. Per sistemarli bisogna spingere un po’ ed appena entrano nell’incavo fanno POF.
Certamente il mio passato può spiegare cosa ha spinto Serena, alla damigiana cosa l’ha spinta fuori dall’autobus sono stati i gruppi che ascolta il nonno recluso alla vita amici fidanzati genitori insegnati mischiati nel vorticoso girare della stanza attorno alla sua testa. Non ho mai imparato le tabelline, pensa “è per questo che in quarta superiore mi hanno bocciata”, Serena è triste.
Quale scherzo di cattivo gusto le hanno giocato i suoi genitori dandole quel nome, potendo conoscere le future disgrazie che le avrebbe(ro) causato; e Serena è triste.
Vede il suo posto seduto, sul pavimento della sua camera con le pareti di cartapesta, almeno è sola almeno è lontana dagli sguardi che l’oltrepassano “come posso non essere notata se non c’è nessuno, e che quindi può non vedermi?” guardare senza vedere, oppure quelli che la perforano. Come gli occhi della signora seduta di fronte a lei sull’autobus: una donna che aveva qualcosa di strano nel viso che non si sarebbe potuto dire cosa, forse i capelli capelli troppi crespi per stare su quella testa o forse erano troppo grigi per avere quell’età o troppo tinti per non riuscire a mascherarla. “indossiamo le nostre maschere a carnevale basterà dire ciao che i tuoi amici sapranno chi sei, cazzo, che grossa fregatura il carnevale.”




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Shoen
Inviato: 17/3/2005 11:20  Aggiornato: 17/3/2005 11:20
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Vite
Ma quindi la ragazza che beve e la donna sull'autobus sono la stessa persona?
Il racconto è molto caotico, spesso si deve tornare più volte su una frase per capirla bene...
Diciamo che c'è un divario molto grande tra le cose che vuoi dire (che come sempre riaffermano la tua sensibilità) e il modo in cui le dici, che però in questo caso pesa fortemente sulle prime perché le offusca.
Ti faccio un po' di esempi di cose da correggere:

"[...]solo il viaggio in autobus, quello che essendo quello sbagliato non l’ha portata a casa. [così è proprio brutta]

"Avendo perso l’ultimo autobus e del resto nella foga della corsa per riuscire a prenderlo, gl’occhiali [il "gl" con l'apostrofo si può esare solo se la parola successiva inizia e termina con la "i"] (smarriti nelle profondità della sua borsa tra resti di caramelle ed il resto,) senza i quali non aveva saputo distinguere il numero si era scaraventata contro uno a caso, per tornare a casa" [c'è qualcosa che non va... no?]

Insomma, via dicendo... Il fatto è che in questo modo è proprio difficile stare dietro al racconto stesso. Che comunque, tralasciando completamente l'aspetto formale, di cose da dire ne ha e lo fa in modo caustico ma al contempo triste, amaro.

senza
Inviato: 17/3/2005 11:31  Aggiornato: 17/3/2005 11:31
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Vite
grazie per il commento, ti spiego un po'
questo racconto mi ha fatto penare ( colpa anche di Solaris ), però, i tempi verbali sempre diversi il narrare che talvolta è in prima talvolta in terza persona e tutta la confusione ( beh, magari lo speravo meno caotico in verità... ) sono voluti, in quanto a giustificare la confusione mentale della donna sull'autobus, che guardando la ragazza che le siede difronte crede di essere lei e s'immagina la sua vita mischiandola un po' con la propria...
quindi, non sono la stessa persona, anche se la donna crede di sì
siccome in effetti ci ho messo dentro un po' di coriandoli di significati mi ripropongo di ampliare ognuno dei temi tratta prossimamente
momo70
Inviato: 17/3/2005 17:58  Aggiornato: 17/3/2005 17:58
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: Vite
“...avvolte mi ritrovo a sbattere la testa contro il muro solo per sentire se è ancora attaccata al corpo.” – V. Woolf
La prima pagina e mezza di Vi(s)te mi ricorda molto la poesia in prosa di V. Woolf; nel seguito vi ho sentito un certo retrogusto alla Bukowski. Nel complesso Serena è un personaggio accattivante. La realtà visionaria letta attraverso i suoi particolari e il gusto della perdizione, spesso s’infrangono su frangiflutti artificiosi di una struttura che pare esistere solo per dare un alibi all’autrice che prende le distanze dal suo personaggio. Emblematica l’autoflagellazione finale in cui l’autrice si definisce un ameba incapace di una vita reale (è opinione comune che gli scrittori per essere tali non debbono avere una vita reale). Per come la vedo io (il che vale quello che vale) Serena ascolta musica chiusa a chiave nella sua stanza per tenere fuori della sua vita una famiglia apatica e banale. Quando tutti sono a letto prende la via per una facile trasgressione, e a passi sempre troppo rumorosi, percorre il corridoio verso il suo borgogna Boudleriano. Una volta piegata l’esuberanza di un corpo ancora troppo giovane perché sia fiaccato da un esistenza d’artista, libera la sua mente che vola tra le mille luci di un cielo metropolitano, in cui le stelle brillano in terra fra i neon delle costellazioni perdute di un Loo Reed disperato ma meravigliosamente psichedelico.
niabi
Inviato: 23/3/2005 21:20  Aggiornato: 23/3/2005 21:20
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Vite
Certo che tu il lettore lo vuoi mettere sempre alla prova eh!

Difficile star dietro e entrare nelle tue parole, ti va di provare a fare una cosa?
Prova a rileggerlo tra un pò (ma per un pò intendo anche un mese), seguendo precisamente le pause e le non pause che inserisci tu, inciampando a tua volta nelle tue stesse frasi, non ricordandoti più esattamente quello che volevi dire, secondo me rimetterci su le mani per te potrebbe significare proprio questo.
Non so più quante volte te l'ho scritto di cose da dire ne hai tante, dentro di te...e non è quello che dici che non convince, ma è il come lo fai.
Per me è stata dura arrivare alla fine, e mi dispiace perchè invece non è un testo che deve soffrire così per farsi leggere.
Ad esempio, sono arrivata qui:
"Quando disegnava degli omini stilizzati s’un foglio di carta ci faceva sempre sotto una piattaforma, perché senza fondamenta chiunque cade
ma è la sua vita a fondarsi sugli aspetti caduchi del mondo come le foglie che cadono in autunno e tu, ultima foglia del ramo vedi svanire le tue compagne a cui resta solo l’attesa di marcire tra l’erba triste; ed hai solo una grande rassegnata paura."
Insomma, non è una stupidata che hai scritto...solo che nel contesto un pò caotico del testo si perde via facilmente.

Ovvio poi che tutto quello che ti ho scritto è un mio parere

matemati
Inviato: 1/5/2005 23:32  Aggiornato: 1/5/2005 23:32
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Vite
Ciao Senza!
Sì, lo so che sono in ritardo di un bel po', ma questo racconto l'ho letto solo di recente e te lo devo proprio dire.
E' molto intenso quello che tenti di metterci, sentimenti e sensazioni, confusione mentale e crisi d'identità, memorie del passato e vuoto del futuro.
E molto audace il tuo stile, che, mi pare cerca di rendere la suddetta confusione. Ma non ti sembra troppo tutto insieme?
Il risultato è che la scrittura è piena di errori e imprecisioni (non sto a farteli notare, ché i principali te li hanno già detti gli altri) e il contenuto resta indefinito, difficile da penetrare (io avevo capito che la donna sull'autobus rivedeva nella ragazza se stessa com'era alla sua età, tutto lì).
Ti darei un suggerimento, poi vedi tu: puoi provare a concentrarti su un solo aspetto? Cioè, scrivere un racconto profondo di significato ma in uno stile più lineare, o con un soggetto semplice e uno stile "sperimentale"? Solo all'inizio, tanto per esercizio....
Per non disperdere tutte le tue potenzialità.

Buon proseguimento!
senza
Inviato: 3/5/2005 14:16  Aggiornato: 3/5/2005 14:16
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Vite
grazie Mate per aver ripescato un racconto di qualche tempo fa ( ed a tutti gli altri ) sì è decisamente tanto tutt'insieme, lo metterò a posto anche oggi stesso!
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