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Letture Incrociate - Racconti : Aria di campagna
Inviato da AccaLarentia il 7/11/2004 17:45:25 (4094 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Una fiera luna piena d’una notte di primavera. Le stelle brillano in cielo come tante lucciole in una campagna sterminata, mentre un filo di vento solca l’aperta distesa di campi, leggero, e raggiunge la pelle ruvida di un vecchio agricoltore disteso sulla sdraia della veranda di casa sua. L’uomo con gli occhi chiusi sembra spaventosamente vecchio, il corpo provato dall’ineluttabilità degli anni pare quasi accasciato sopra la sua vecchia compagna di tante notti di solitudine. La mano sinistra poggia delicatamente le punte delle dita sopra una piccola damigiana posata a terra, piena a metà di quel buon vecchio vino casalingo che soltanto chi produce riesce ad apprezzarne il gusto fino in fondo. Sopra di lui una lampadina in affanno emana un fioco pallore, che attrae tuttavia intorno a sé migliaia di insetti che le danzano intorno, mentre stormi di pipistrelli fanno la guardia alla casa dall’alto. I grilli cantano negli spazi immensi.

L’uomo non sta dormendo; i suoi occhi chiusi nascondono allo sguardo freddo della luna i ricordi di una vita lunghissima, travagliata, sofferta. Quante serate ha passato su quella veranda, di fronte a quell’incredibile silenzio interrotto solo dalla natura! E quante volte ha rivisto con gli occhi della memoria i fotogrammi della sua tormentata esistenza! Ma non si è più permesso di piangere, mai più. Perché c’era stato un tempo in cui aveva deciso che le lacrime erano diventate un lusso che non si sarebbe più concesso. Troppe ne erano state versate perché potesse farlo di nuovo senza farsi scoppiare il cuore. Troppe. C’erano stati lunghi periodi nei quali vi si era abbandonato senza moderazione, quasi come un drogato, e aveva visto pericolosamente da vicino il baratro, e ogni volta ne era uscito appena in tempo. Per questo aveva deciso di non piangere più. Mai più. O almeno così era stato fino ad ora. In questa ammiccante serata primaverile, invece, una lacrima inizia a solcare lentamente le profonde rughe stampate sul volto dell’agricoltore, e facendosi largo tra gli innevati peli della barba raggiunge labbra calde ed inermi. Poco dopo un’altra lacrima inizia il suo lento percorso dall’altra parte del viso. Ora l’anziano agricoltore si ricorda di tutto.

La donna dai lunghi capelli color granturco era stata sua moglie per circa vent’anni, un tempo lungo come un batter di ciglia per un uomo che ha ormai quasi raggiunto il secolo di vita. Il volto di lei impresso nella memoria del vecchio è quello del giorno in cui si erano sposati, quando gli occhietti maliziosi le brillavano di luce propria e il sorriso più bello che esista al mondo le illuminava il volto. L’abito bianco che indossava quel giorno pennellava il suo piccolo ed aggraziato corpo come neanche il più bravo dei pittori avrebbe potuto dipingere. Bellissima. Ed era stata anche la moglie migliore che un uomo potrebbe avere, sempre attenta alla casa ed al marito, il quale la ricambiava da par suo amandola sin dai giorni dell’infanzia, quando ancora giocavano in cortile e certi impulsi erano loro ignoti. Da lei ebbe tre piccoli capolavori: il regime dell’epoca favoriva le nascite e loro avevano contribuito allo sviluppo di tale progetto in maniera entusiasta, finché c’erano state le condizioni. Due maschi ed una femmina: fu il periodo felice di tutta la sua vita. Poi le cose cambiarono. Venne la guerra, e una bomba caduta dal cielo piombò sopra la scuola che frequentavano i loro bambini, uccidendo il più piccolo. Il vuoto che lasciò fu enorme. Qualche mese più tardi fu la figlia ad andarsene improvvisamente, colpita da una pallottola vagante durante un rastrellamento. La fortezza di affetti che aveva eretto attorno a sé e ai suoi familiari si stava sgretolando rapidamente, e lui assisteva a tutto ciò impotente come davanti a un terremoto di inaudita violenza. Riprendersi da quel doppio schiaffo che il destino gli aveva rifilato a tradimento non fu un’impresa facile per nessuno dei tre familiari superstiti, e se ci riuscirono – ricorda ora – fu solo grazie all’amore reciproco che li tenne uniti in quei drammatici giorni e in quelle notti, dove le tenebre sembravano volerlo soffocare e non si poteva sfuggire loro semplicemente chiudendo gli occhi.




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Autore Albero
niabi
Inviato: 9/11/2004 19:46  Aggiornato: 9/11/2004 19:46
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Aria di campagna
H, ti posso dire solo che è di una tristezza infinita? No, vero?
Allora…mi sono messa a piangere !
E potrei dare la colpa a un sacco di cose, ma il principale colpevole è il tuo testo.
E quella tristezza non è che scivola tra le parole…no, ti entra proprio dentro.
La cosa che mi è piaciuta di più del tuo racconto è l’ambiente, il luogo che hai descritto come sfondo ed il modo delicato con cui hai affrontato la storia, quasi come se facesse male anche a te. Davvero bello!
Il finale l’ho trovato un po’ stonato rispetto al resto. Non il suicidio, ma la parte dell’uccellino, mi ha un po’ infastidita, non so perché.
Però penso anche fosse il tuo scopo, far respirare indifferenza. Mi fermo!
strammaio
Inviato: 17/11/2004 17:53  Aggiornato: 17/11/2004 17:53
Home away from home
Iscritto: 21/10/2004
Da: Roma
Inviati: 882
 Re: Aria di campagna
Ciao H!
La storia non mi è piaciuta molto: la tristezza è detta, raccontata, ma non mi è arrivata, non l’ho sentita addosso, non l’ho partecipata. (Niabi sì, però...forse sono io che sono un pò duretta! )
Poi ci sono degli errori sintattici e qui mi permetto – mi perdoni? – di fare la prof!

Cito: … damigiana posata (potresti trovare un altro verbo, “posata” porta con sé un’idea di delicatezza che forse qui cozza un po’ con la situazione) a terra, piena a metà di quel buon vecchio vino casalingo che soltanto chi produce riesce ad apprezzarne il gusto fino in fondo. Ti proporrei: DI CUI soltanto chi LO produce riesce ad apprezzare il gusto fino in fondo.

Cito: …una bomba caduta dal cielo piombò sopra la scuola che frequentavano i loro bambini: frequentata dai loro … (dovrebbe filare di più).

Cito: Sua moglie emise il suo ultimo respiro in una fredda mattina di novembre, con la mano del marito stretta alla sua fino all’ultimo istante e l’unico bambino che era rimasto loro che piangeva nell’anticamera di un anonimo ospedale. Attenzione: sembra sintatticamente che il bambino sia in quella stessa mano. Qui potresti essere più accurato. Magari utilizzare un punto fermo dopo la parola “istante” e riprendere con L’unico bambino rimasto loro piangeva ecc…

Cito: L’uomo rivolge lentamente lo sguardo verso est, e come a conferma di ciò nota che una luce primordiale comincia ad accendere le tenebre laddove… Secondo te è necessaria la frase sottolineata? A me pare stonata e pleonastica.

Cito: Le rane interrompono il loro monologo… Le rane è plurale, penserei a monologhi intrecciati o dialoghi piuttosto che a un monologo che per definizione è fatto da uno.

Cito: (il passerotto) si libra leggero nell’aria, mentre le rane riprendono timidamente la loro litanìa, e man mano che la mente si libera dallo shock avverte un brontolìo salire… qui c’è un brutto cambio di soggetto… che si capisce a livello concettuale, ma che personalmente trovo bruttino a livello stilistico.

Ci sono poi alcuni refusi e virgole che saltano. spero di esserti stata utile con questi appunti. (la mia finalità non è mai massacrare ma costruire. ci tengo a sottolinearlo.)

non me ne volere. alla prox!
solaris
Inviato: 21/11/2004 17:03  Aggiornato: 21/11/2004 17:03
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: Aria di campagna
hai scritto cercando il pathos ma qualcosa si perde nello scorrere dei ricordi.
E l'emozione è scivolata via nel tentativo di immaginare un epopea così densa di fatti.
credo che i ricordi del vecchio così accennati scivolino via, perdendosi.
Potresti contrarre il tempo del ricordo, e asciugare il testo da particolari che richiederebbero uno sviluppo più ampio, così distraggono e frammentano il narrare.
infine sì starei più attento alla sintassi e alla voce narrante che presenta uno strano punto di vista esterno e indefinito.

buon tempo

A.
matemati
Inviato: 6/1/2005 1:55  Aggiornato: 6/1/2005 1:55
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Aria di campagna
Io devo dire che la tristezza l'ho sentita, più che nelle disgrazie in sé (anche troppe, forse, per essere verosimili) nell'atteggiamento attuale del contadino: forse potresti lavorare su questo, più che dettagliare i ricordi. E magari far capire perché ha deciso di uccidersi proprio adesso, dopo tanto tempo: questo non mi è chiaro.
Poi mi è piaicuto molto il contrasto con la natura, che prosegue il suo ciclo indifferente alle vicissitudini degli uomini: in questo senso, ho particolarmente apprezzato il finale col passero.
Per quanto riguarda la forma, sì, c'è un po' da rivedere, ma te l'hanno già detto. Alla prossima!
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