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Letture Incrociate - Racconti : Quel che è fatto
Inviato da lunagatta il 2/11/2004 21:14:30 (2185 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Un tonfo sordo seguito da uno scroscio di risa, in fondo alla classe. La professoressa di storia interrompe la spiegazione. Tutti, tranne quelli che già stanno ragliando, piegati sui banchi, si voltano a vedere che è successo.
Filippi, paonazzo in volto, è sporto sul davanzale della finestra, il suo sguardo ansioso verso il giardino, due piani più sotto. Accanto a lui e un buon mezzo metro sopra, Marco Savonarola sogghigna sornione, roteando gli occhi all’intorno con fare teatrale.

“Cosa è successo?”
La voce della prof è dura, ma rassegnata.
“Mi ha buttato lo zaino dalla finestra!” grida Filippi e la sua voce da bambino raggiunge vette da soprano. Il soggetto della frase è omesso, ma tanto nessuna mente viene attraversata dal minimo dubbio, a riguardo.
“Eh…sono inciampato!”, finge di giustificarsi Savonarola, con vocetta angelica, allargando le braccia e piazzandosi la maschera dell’innocenza sul volto.
Ovviamente, un nuovo scoppio di risa segue questa improbabile ricostruzione dei fatti.
La finestra arriva circa all’altezza del petto di Filippi, tanto che, per sporgersi, si è dovuto appendere al davanzale e i suoi piedi si agitano a venti centimetri da terra.
Forse, persino la prof si china a cercare qualcosa nella borsetta per cercare di dissimulare un sorriso, mentre concede al malcapitato di andare a riprendersi lo zaino.
“Tu, invece Savonarola, d’ora in avanti cambi posto e vai a sederti vicino alla Longhi.”
Sobbalzo involontario. A me? Ho capito bene?
La prof mi guarda con un sorriso mesto, che mi tocca ricambiare.
“E alè…”, penso, “Un altro caso pietoso…”
Nonostante sia soltanto in terza media, ne ho già collezionati parecchi, nella mia carriera scolastica, di questi compagni di banco, messi lì con la scusa che potrei magari dar loro una mano, dall’alto della mia secchionaggine e tenerli anche forse un po’ tranquilli, che non sarebbe male…
Sono così silenziosa, io. Sensibile e giudiziosa.
Con il tempo, li ho ringraziati, anche, questi professori inetti e scansafatiche, che delegano ad una bambina il loro compito istituzionale, nonché dovere morale. Li ho ringraziati a loro insaputa e loro malgrado, direi, per tutte le domande che mi hanno costretto a pormi, se non altro; ma allora non vi nascondo che mi rodeva e parecchio.
Il Savonarola è il classico bullo, soltanto che, in una classe in cui almeno un terzo dei maschi e un quinto delle femmine si può ascrivere nelle categoria, lui diciamo che è il bullo dei bulli. Quello a cui gli altri si rivolgono con deferenza mischiata a paura e non soltanto perché è il più grande, per età e statura.
Non è solo la sua mole, che i più temono. L’ho capito già, pur con l’imprecisione dei miei tredici anni.
C’è qualcosa in lui che mantiene l’attenzione su di sè, devo ammettere.
(Qualche anno dopo, ripensandoci, lo definirò carisma)
Di conseguenza, se Savonarola ti tratta come una merda, tutti gli altri ti tratteranno come una merda e non importa quanti riuscirai a picchiarne o a minacciare. La tua popolarità sarà definitivamente compromessa.
Il Savonarola ti stronca più con le parole o con l’indifferenza che con i pugni e non che lesini neppure quelli, ma di solito non li usa verso i più piccoli. Preferisce prendere a sberle la loro dignità, esponendoli alla pubblica derisione, come al povero Filippi, che, detto per inciso è un rompiballe mostruoso, quindi, se non fosse che sono arrabbiata, arriverei pure a pensare che dev’essersela, almeno un po’, cercata…
Comunque, io non sopporto Savonarola anche per altre ragioni. Un’altra ragione, a dire il vero e cioè che, fino a poco fa era il ragazzo della mia migliore (unica?) amica, Daniela e che, in quanto tale, me lo sono trovato tra i piedi già molto più di quanto avrei voluto. Vuoi ad “agevolare” i loro incontri (vedi reggere il moccolo…), in compagnia di suoi pittoreschi amici, (l’ultimo mi aveva guardato un secondo e, prima di dirmi “ciao”, mi aveva chiesto, sgranocchiando uno snack, “Sai limonare?”), vuoi come presenza costante e direi piuttosto ingombrante nei discorsi di lei, anche ora che si sono lasciati.




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
massy
Inviato: 4/11/2004 12:32  Aggiornato: 4/11/2004 12:32
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 7/7/2004
Da: Novara
Inviati: 299
 Re: Quel che è fatto
Un bel racconto.

Scritto bene, in modo fluido e scorrevole.

Credibile, anche. Rende benissimo il clima di una classe di adolescenti, con caratterizzazioni molto belle dei ragazzi. Per questo ho trovato un po' superfluo il cognome di Marco (se era voluta la citazione storiografica).

A rileggerti!

M.
lunagatta
Inviato: 4/11/2004 20:00  Aggiornato: 4/11/2004 20:00
Just can't stay away
Iscritto: 1/2/2004
Da: Monza
Inviati: 273
 Re: Quel che è fatto
Grazie Massy,
per esserti arrischiato nel duro cammino delle 7 pagine e per il tuo commento.
Sono felice di sapere che la storia sia credibile, anche se doveva esserlo per forza, visto che è vera...
Il riferimento storico del cognome è involontaria. L'ho scelto perchè era assonante con quello del vero Marco, non ho riflettuto sul possibile senso di "forzatura". Grazie per avermelo fatto notare!
matemati
Inviato: 4/11/2004 21:57  Aggiornato: 4/11/2004 21:57
Home away from home
Iscritto: 13/1/2004
Da: Firenze
Inviati: 1790
 Re: Quel che è fatto
Accipicchia Luna, da come mi avevi avvertito sulla magra figura che fanno i prof temevo peggio!
Invece le tue caratterizzazioni calzano a penello, specialmente questa:
Citazione:
professori inetti e scansafatiche, che delegano ad una bambina il loro compito istituzionale, nonché dovere morale.

Concordo. Pessima abitudine, che per fortuna ultimamente tende a scomparire, però.
Azzeccate anche tutte le "scene" di cui i prof non si accorgono: ne sfuggiranno anche a me, mica mi illudo!
Prof a parte, il racconto scorre benissimo, caratterizza i personaggi e i loro rapporti con tutti i particolari giusti, diverte e commuove.
Gli sbalzi di umore, autocommiserazione, insofferenza e compassione della protagonista sono tipici dell'età: si vede che ti sei ricordata com'eri, è fondamentale quando si scrive una storia di ragazzi.
Forse a qualcuno la corrispondenza ragazzaccio-famiglia disagiata-doti artistiche non valorizzate sembrerà uno stereotipo. Per la mia esperienza, non lo è.

Unico appunto:

Citazione:
i rapporti si sono raffreddati, avendo scelto scuole diverse e l’inverno successivo lei ha addirittura cambiato città.


riguarda questa frase perché non torna. Tanto per fare il prof

Alla prossima!
Signorina
Inviato: 7/11/2004 17:35  Aggiornato: 7/11/2004 17:35
Home away from home
Iscritto: 13/9/2003
Da:
Inviati: 589
 Re: Quel che è fatto
Mannaggia, lunagatta… ho il groppone in gola!
Che amarcord! Mi hai sbattuto, nel giro di mezzo secondo, indietro di quasi vent’anni… zaini che volano dalla finestra, manine verdi appiccicose lanciate contro il soffitto, falli in miniatura... Sarà che nella povera Longhi, mi ci sono un po’ identificata (che palle!… poi, per fortuna, non ho fatto tardi a ribaltare i ruoli! Questione di sopravvivenza…)
Mi sono tornati in mente i “miei bulli”, in fondo meno terribili e meno cattivi di quanto volessero farli apparire; mi sono tornati in mente i tipi problematici dal futuro incerto; i malcapitati di turno, mira sistematica di scherzi terribilmente sadici, almeno quanto irresistibilmente divertenti…
Comunque a parte i miei amarcord, il tuo racconto, nonostante le 7 pagine non è mai lento o pesante, e conquista dopo le prime dieci righe. Un quadro perfetto, non solo per l’atmosfera scolastica, che sai ricreare perfettamente, ma anche per quella carica di emozioni confuse e contraddittorie tipiche di un’adolescenza agli esordi, che attraverso il tuo racconto riemergono in tutta la loro forza. O per lo meno, così io le ho vissute e così mi ritornano attraverso le vicissitudini dei tuoi Savonarola, Longhi e compagnia…
Solo una perplessità, che tuttavia, il perfetto stile del tuo racconto riesce a mettere in ombra. A tratti, forse, emerge un’eccessiva lucidità nelle riflessioni della protagonista, che non afferro bene se appartenga alla ragazzina di allora - nel caso forse, in certi punti un po’ forzata - o all’adulta di oggi che ricorda…

Per esempio:

"Tra le righe si legge che gli vorrebbero dare il famoso calcio nelle parti basse per mettergli in mano almeno la licenza media, visto che questo è l’ultimo anno in cui è obbligato a presentarsi a scuola e nessuno si aspetta, comunque vada, di rivederlo a settembre.
Per far questo però bisogna, si legge sempre tra le righe, che lui faccia almeno lo sforzo di copiare i compiti in classe, d’ora in avanti.
Ed ecco che diventa chiaro anche il mio ruolo nella faccenda…"

Oppure:

"Marco lo trova e lo riconosce subito. Tutti lo riconoscerebbero in classe, appunto per quell’abitudine di Daniela di farselo rimbalzare sul palmo della mano, mentre parla.
Forse lo raccoglie per restituirglielo.
Sennò perché perdere tempo a giocherellarci, rischiando di essere visto, come poi è stato? Perché non metterselo subito in tasca, se l’idea è quella di rubarlo?
Poi qualcosa scatta nella sua testa. I genitori di Daniela stanno bene, economicamente. La casa è piena di oggetti di valore e lui lo sa, perché c’è stato, quando stavano insieme. Quel portachiavi è lì, sul suo palmo. A casa non c’è nessuno, per tutta la mattina.
Dev’essergli sembrato tutto così maledettamente facile."

Le trovo troppo “adulte” per i tredici anni della protagonista e per i suoi tumultuosi sentimenti di adolescente. A parte questa impressione totalmente personale e probabilmente irrilevante, il racconto mi piace moltissimo e mi lascia, oltre che un mucchio di ricordi, con un vago sentimento di malinconia, che mi porto dietro, soprattutto nella sua conclusione.

"Qualche volta l’ho intravisto, anni dopo, mentre aspettavo il treno che mi avrebbe portato in ufficio, alle sette e mezza del mattino. E’ capitato che lui attraversasse i binari a quell’ora, in motorino, ma i nostri sguardi non si sono mai incrociati.
Aveva indosso una tuta blu.
Alla fine, credo che abbia fatto davvero il meccanico."

Ma le riflessioni esistenziali me le tengo per me…
Ti riconfermi in gamba come sempre! E’ un piacere leggerti.
niabi
Inviato: 9/11/2004 19:41  Aggiornato: 9/11/2004 19:41
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Quel che è fatto
Ciao Luna , ormai sono diventata una tua affezionata lettrice…ogni tuo racconto colpisce per qualcosa, e sempre per un motivo diverso.
Secondo me, la tua più grande capacità è quella di tenere appiccicato il lettore (che poi sia solo a me che ha fatto quest’effetto e per colpa della manina verde, non so ), parola dopo parola…facendolo ridere, facendolo riflettere, facendolo anche intristire ma mai in modo banale.
Racconti belle storie, oppure belle ed anche brutte verità (ho letto anche “Notte di San Lorenzo” ma non me la sono sentita di commentarlo, magari un giorno lo farò con un p.m.) e lo sai fare davvero bene.
Tieni il giusto distacco da quello che scrivi, ma questo non t’impedisce di far emozionare e di far nascere dei personaggi caratterizzati in maniera perfetta di cui poi uno si ricorda. Me li sono visti, mi sono vista quella manina verde, il disegno di Marco, tutto.
Davvero brava!
solaris
Inviato: 21/11/2004 13:06  Aggiornato: 21/11/2004 13:06
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: Quel che è fatto
cavolo sabrina
non ti leggo più!
mi fai sempre piangere!

sai avevo un compagno di classe a bari,
alle medie,
ripetente..

era delle palazzine popolari.
e lo aiutavo portandogli a casa i compiti già fatti da copiare ogni pomeriggio.

la cosa bellissima era che copiando imparava na cifra e per la prima volta non fu bocciato di fila per tre anni. quel che mi dicevo sempre: ma se vuole finire la scuola per andare a lavorare perchè non lo aiutano e lo costringono a star qui..ma la verità era ben peggiore: non lo aiutavano ad imparare, questo soprattutto.

ora lui è il mio angelo custode quando qualcuno a bari mi minaccia, che ci vuoi fare a bari va così.
e se mi vede camminare ferma la macchina con la musica sparata, ti giuro lo fa sempre, scende e si informa su come mi vanno le cose.
Mi dice sempre:
"Chiami' u so semb p'nzat..tu tin la cap du scienziat'!..Oh qualsiasi cos' tu u se'..si' combagn a me..pighie iun t'cac' u cazz..di' che si'combagn mi'.."
(guarda..ho sempre pensato che hai la testa dello scienziato! oh qualsiasi cosa..tu lo sao..sei un mio amico..se qualcuno ti infastidisce..digli che sei mio amico").

mi hai ricordato quei pomeriggi delle medie, e questa che è alla fine l'unica amicizia che quei tre anni mi han lasciato.

sai lui era bravissimo a disegnare come il tuo marco, davvero!

e ha realizzato il suo sogno, grazie a dio. disegna gioielli in uno studio orafo: lo diceva sempre, che avrebbe fatto questo.

ciao save'..

A.

p.s.
sul racconto non mi sono soffermato, penso sia un lunagatta d'annata!
forse starei attento al modo in cui passi velocemente su alcune digressioni, per soffermarti subito dopo ampiamente su altre.
Direi che questi spazi di congiunzione potresti migliorarli.
Cmq se mi fai piangere di nuovo così..non ti leggo più!!!
lunagatta
Inviato: 21/11/2004 13:31  Aggiornato: 21/11/2004 13:31
Just can't stay away
Iscritto: 1/2/2004
Da: Monza
Inviati: 273
 Re: Quel che è fatto
replico soltanto ora ai commenti, perchè sono stata un po' presa e poi con i problemi del server...
Insomma, innanzitutto grazie a tutti.
Per Signorina: sì, in effetti a qualcuna di queste conclusioni sono arrivata anni dopo, anche se una sorta di comprensione credo che ci fosse anche allora. Magari l'analisi è venuta in seguito.
Però l'ultima che hai citato, giuro, sono sicurissima di averla concepita in quei giorni... forse il fatto di stare sempre sola mi ha dato un sacco di tempo per pensare...

Per Solaris: no, non è un racconto d'annata, anzi, è recentissimo! Forse il dubbio ti è venuto perchè è uno di quei pezzi che esce dal cuore e che ho voluto riproporre il più fedelmente possibile, senza concedermi licenze letterarie.
Sei stato molto più bravo di me, a tenerti un amico, mentre io, purtroppo, mi terrò il rimpianto ...
solaris
Inviato: 21/11/2004 13:38  Aggiornato: 21/11/2004 13:38
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: Quel che è fatto
sì lo so che è recente mi ricordo quando l'hai scritto!
d'annata era un espressione, poco efficace eheheh, per dirti un lunagatta pregiato!

A.
lunagatta
Inviato: 21/11/2004 14:00  Aggiornato: 21/11/2004 14:00
Just can't stay away
Iscritto: 1/2/2004
Da: Monza
Inviati: 273
 Re: Quel che è fatto

... non avevo capito...
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