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Letture Incrociate - Racconti : Una mano di vernice
Inviato da giudil il 4/10/2004 23:33:06 (1585 letture) Notizie dallo stesso autore


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Letture Incrociate - Racconti

Una mano trascinata sul ponte ricoperto di strati di vernice. Strato su strato. Per dimenticare il passato. Come tante bucce di cipolla. Il primo strato, quando eri un peschereccio appena varato. Con un nome di buon augurio. A bordo, braccia speranzose di una buona pescata e di un buon ritorno. E a terra le donne, già vestite di nero, a scrutare l’orizzonte minaccioso, il mare cattivo che grida, per avvistare finalmente quella piccola luce. Il ritorno. La ricchezza del pesce di stagione, il lavoro frenetico, l’attesa nelle calme di vento.

Poi ti ha preso la ruggine, il male che corrode, il vento ti ha colpito con aghi di sale, che nessuno ha più saputo combattere. Ti hanno lasciato marcire, appeso al molo, con il tuo primo pilota, ormai vecchio, a guardarti ogni tanto passando, una lacrima invisibile su un volto duro, solcato, stanco. I suoi figli via dall’isola, a studiare, mai più pescatori.

Poi una nuova mano di vernice, di lustro. Pesante e data di fretta. Un commercio strano di cassette di pesce fetido, di nessun valore. E scatoloni nascosti nella stiva, da gettare al primo allarme, o da consegnare di notte lungo la scogliera a voci senza volto, e qualche cicca sporca di nafta che illuminava il volto del tuo nuovo padrone, dagli occhi impauriti. Un pescatore arrivato tardi, preso dai debiti di un mare ormai avaro, con una famiglia sulla riva, ignara famiglia di contrabbandiere.

Poi ancora una mano di vernice, azzurra questa volta, perché il bianco non copre più i segni del tempo e del mare, e via verso un altro commercio. Qui e là il legno fradicio ha rifiutato la vernice, e l’odore di salmastro e nafta mi sale dritto al cervello mentre apro gli occhi. Ma non è l’unico odore. E non è il peggiore. Ho passato un tempo infinito disteso così, con la guancia su questo peschereccio, cercando nel suo odore la storia normale della pesca, di un’arte antica come l’uomo. Il mio cranio vibra con il diesel nascosto qui sotto, da qualche parte. Mi sono abituato, è confortante, come quando sentivo la voce di mia madre, con l’orecchio sul suo petto.

Ma ora c’è questo odore che ristagna nella calma assoluta di vento, si muove con noi, lentamente, verso una meta sempre più lontana.
Alla partenza c’era silenzio, ma speranza. Ora sempre silenzio, e disperazione. Nei nostri occhi di uomini neri, immigranti non desiderati. Nei miei occhi c’è la mia donna e ci sono i miei figli, lasciati sul molo d’Africa, con la speranza scritta sulla fronte e la preghiera di non andare. Quando li chiudo.

Poi apro gli occhi e sull’ultima mano di vernice una mano di donna è trascinata a pochi centimetri dalla mia faccia. E’ rilassata, spenta, leggera, rassegnata. Le braccia dei miei compagni di viaggio, con l’ultima forza rimasta sollevano il corpo di una ragazza africana, avvolta nei colori vividi del suo paese, ora sporchi di fumo e di sale, per gettarla al Padre Mare, che oggi ha pietà di noi.
Sotto un cielo azzurro come questo ponte e qualche piccola nube di lacrime sparsa a caso lassù in alto, quasi invisibile.




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Autore Albero
senza
Inviato: 5/10/2004 7:08  Aggiornato: 5/10/2004 7:08
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Una mano di vernice
molto malinconico e triste, grigio
non ho capito subito di cosa si trattava la storia, che è più una lunga descrizione, bello, molto bello, il paragone con la cipolla
mi è piaciuta questa cosa delle mani di vernice, e per questo avrei pensato a qualcosa di differente, non allo scappare dal proprio paese
sentito attraverso una barca, forse avresti dovuto farlo di meno, o di più
ora non so bene cosa scriverti, perchè il come hai scritto un po' lo trovo strano
daniel
Inviato: 5/10/2004 14:04  Aggiornato: 5/10/2004 14:04
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 28/6/2004
Da:
Inviati: 779
 Re: Una mano di vernice
me la posso cavare con un "Bello"?
No...anche perchè merita qualcosa di più.
Dolcissimo, tristissimo struggente.
Metafore tra barca e vita...( a me ha dato quest'idea)
Mani di vernice....da peschereccio nuovo, animato da vita e da pesci....
a barca riverniciata quasi a nascondere il suo nuovo scopo dietro un colore diverso
per finire poi a far da tramite tra la speranza e il dolore assoluto.
Che dirti?
Complimenti.
Dani
lonewolf
Inviato: 5/10/2004 18:22  Aggiornato: 5/10/2004 18:22
Home away from home
Iscritto: 4/7/2004
Da: Roma
Inviati: 2283
 Re: Una mano di vernice
caro giudil,

che dirti...

la lettura del tuo racconto mi ha lasciato un pochino perplesso e con un'inappagato desiderio di impadronirmi della storia.

Romantico e triste un po' onirico e malinconico ma anche chiuso su se stesso e difficilmente permeabile...

Non so, la voce narrante mi sembra un po' invadente e prevaricante, trovo molto belle le descrizioni ma fatico a trovare il bandolo della trama.

E nel finale il passaggio dela voce narrante in prima persona, da osservatore e descrittore della nave a protagonista trasportato dalla stessa mi ha un po' spiazzato.

Indubbiamente la tua è una buona penna che però mi ha convinto di più in altre occasioni...

A rileggerti.
niabi
Inviato: 6/10/2004 20:52  Aggiornato: 6/10/2004 20:52
Home away from home
Iscritto: 3/7/2004
Da: dove sorge sempre il sole
Inviati: 969
 Re: Una mano di vernice
All’inizio mi è venuta in mente una canzone di Bertoli, poi il tutto si è caricato di tristezza.
Ho seguito quella malinconia perdendomi un pò nella storia, tra immagini sovrapposte tra il finto peschereccio attuale e il grande dominatore del mare.
Non riesco a commentarlo meglio se non scrivendoti che il tuo modo di scrivere, anche quando la porta di accesso per il lettore è socchiusa, mi piace come sempre.
Forever
Inviato: 9/10/2004 11:43  Aggiornato: 9/10/2004 11:43
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 24/7/2004
Da: Roma
Inviati: 1979
 Re: Una mano di vernice
Mi è piaciuto moltissimo questo racconto che sa di mare anzi di storie che si svolgono sul mare. La tela intrecciata delle vicende umane si svolge lentamente rivelandoci un mondo che ben conosciamo fatto di vite difficili ai margini della legalità. Un racconto molto sentito, trattato con efficacia che lascia il sapore di sale sulle ferite. Ho trovato la punteggiatura molto articolata, in alcuni punti forse eccessiva. Ma trovo che sia sotto ogni aspetto un ottimo lavoro. A rileggerti.
solaris
Inviato: 10/10/2004 13:09  Aggiornato: 10/10/2004 13:09
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 4/4/2004
Da: Alcadia
Inviati: 2416
 Re: Una mano di vernice
caro giudil
solo per l'intenzione credo sia un testo che merita un plauso.
hai provato a dire delle cose difficili da tradurre in un linguaggio che non ne risulti schiacciato.

per me
qualcosa non va
ma è indubbiamente un mio problema, una prospettiva che a volte mi evita di gradire fino in fondo un testo se pur ben scritto.

credo che il lirismo in casi disperati come quello cui tu ti riferisci
mi crei una sorta di rancore
per la condizione della parola che si nobilita
in suoni delicati e dolci
per dire asprezze incontrovertibili del reale.
sono contraddizioni che mi bruciano addosso
e pungono così violentemente che le parole
che mi si sollevano nell'animo sono di rabbia e chiedono vendetta.

il tuo canto non deve però ascoltare ciò che il mio sentenziare vorrebbe sentire, le sensibilità sono diverse e ti ripeto
è stato nobile dedicare parole così curate e un dolore spesso silente.

prima di salutarti ti dico che un'idea vicina alla tua l'ha avuta un giovane regista campano. ti consiglio di vedere "Tornando a casa", di Vincenzo Marra, di un paio di anni fa.

buon tempo!

A.
massy
Inviato: 13/10/2004 13:59  Aggiornato: 13/10/2004 13:59
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 7/7/2004
Da: Novara
Inviati: 299
 Re: Una mano di vernice
Caro giudil,

è sempre molto difficile trovare i toni giusti per raccontare un dramma.

Credo che tu abbia raggiunto un buon compromesso tra la voglia di partecipare ai sentimenti di questi sfortunati in fuga e il pietismo un po' stucchevole che può annidarsi dietro... la pagina.

Come dire: nè smelenso nè cronicistico.

Da amante delle barche (quelle vere, a vela, cioè, ma tant'è), ho apprezzato molto l'evoluzione / involuzione del povero peschereccio: da mezzo per procurar da vivere ai pescatori a strumento del commercio dei sogni (destinati ad infrangersi) di essere umani ad opera di esseri a cui molto poco di umano è rimasto.

Un bel racconto, comunque.

A presto!

M.
giunot
Inviato: 15/10/2004 7:54  Aggiornato: 15/10/2004 7:54
Just popping in
Iscritto: 12/10/2004
Da:
Inviati: 12
 LA MUSICA DI UN RACCONTO
Premesso che il testo che ho scelto di commentare mi ha colpito molto e mi è piaciuto su un piano generale, sia dal punto di vista stilistico (trovo che il bravo narratore, specie nel racconto breve, debba suggerire e lasciar lavorare il lettore senza accompagnarlo con atteggiamento didascalico o paternalistico nella comprensione del testo) che dei contenuti (così tristemente attuali e universali ad un tempo), lascio qui le mie modeste annotazioni su quello che secondo me in “Una mano di vernice” andrebbe limato, per poter donare all’amica giudil che lo ha scritto spunti di riflessione sulla sua scrittura; del resto è quello che vorrei anch’io per i miei testi, qualcuno che li sviscerasse e che cogliesse lati migliorabili che chi si immerge fino al collo nella stesura e nella revisione del testo non può avere la distanza necessaria per cogliere.
La prima notazione è che io sia scrivendo che leggendo cerco sempre la musica di un racconto, come mi suona dentro, e in generale l’uso della punteggiatura e della divisione dei paragrafi del testo in esame è ben attenta a questo aspetto; quello che mi ha stonato, però, è il suono di certe parole che rimano con altre vicine (secondo me in maniera involontaria), producendo un effetto che risulta sgradito al mio orecchio: “…Strato su strato. Per dimenticare il passato….” “…Il primo strato, quando eri un peschereccio appena varato….” “…Ma non è l’unico odore. E non è il peggiore….” “…ora sporchi di fumo e di sale, per gettarla al Padre Mare…”
L’altra mia osservazione è sul contenuto: è molto forte la decisione di inserire un episodio così tragico tra tutti quelli che possono capitare in un’occasione del genere e condivido il tentativo di equiparare ad una cerimonia, quasi un rito sacro, l’atto pietoso di liberarsi della donna gettandone il cadavere in mare, però trovo che questo finale così importante sia un po’ buttato via, giocato troppo in fretta; voglio dire che io, sull’ultimo strato della vernice, sul viaggio disperato degli africani verso il sogno occidentale, avrei un po’ rallentato, mentre la tua scelta di imprimere a questo finale, bello e tragico, lo stesso ritmo di scorrimento veloce che ha avuto anche il racconto delle vite passate della barca non lascia il tempo necessario per assaporare l’amarezza che dovrebbe lasciare e per far maturare la lacrimuccia sul ciglio dell’occhio. Non pensare che io sia troppo cinico, ho cercato di fare un’analisi distaccata e tecnica del racconto; appena ne avrò il tempo leggerò anche altri racconti postati da te sul blog, mi interessa il tuo stile e voglio leggere di più
Giuliano
giudil
Inviato: 15/10/2004 17:28  Aggiornato: 15/10/2004 17:28
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 16/7/2004
Da:
Inviati: 201
 Re: LA MUSICA DI UN RACCONTO - Una mano di vernice
Grazie, giunot, del tuo commento, che ho trovato veramente calzante in ogni suo punto. Applicherò certamente le tue indicazioni perché anch'io seguo la musica del racconto, ma come sai quella che viene da dentro (come la voce) ha un suono diverso e la puoi rileggere più e più volte senza notare dissonanze.
Su quello che dici del finale anche hai ragione. Ma quello sarà un po' difficile da sanare. Perché questo "pezzo" è uno dei miei meno... pensati, scritto di getto come tributo rivolto ad un fatto realmente accaduto un po' di tempo fa. E quando scrivo di fatti reali così tristi la mia penna, che pure vorrebbe onorare come può il ricordo o il dolore, tende ad essere sul fatto stesso molto asciutta, perdendo la sua vitalità.
Quella ragazza è morta. Punto. E l'io narrante è voluto scendere ad un tratto in uno di quei disperati, (e qui ha ragione il buon lonewolf nel dire che il passaggio è narrativamente spiazzante) ed ha voluto sentire il rumore di quel motore e anche l'odore della morte. Ma su quella tragica cerimonia non ha saputo "affabulare" niente.

Grazie di cuore a tutti per i vostri commenti.
Giu
ranuncolo
Inviato: 17/10/2004 22:15  Aggiornato: 17/10/2004 22:15
Sostenitore di OZoz
Iscritto: 12/3/2004
Da:
Inviati: 362
 Re: Una mano di vernice
‘Una mano di vernice’, mi ha fatto percorrere, istantanea
dopo istantanea, con l’oscillare lento dell’onda immagini
accese e vivide nei colori, negli odori così pregnanti da
lasciare il fiato annaspare un poco, questa storia, attuale.
Sentimenti, ricordi e condivisione di un dolore che straripa
dai margini del foglio.
Una mano, morbida, la tua guida. Ben trovato/a.
fiorderica
Inviato: 18/10/2004 9:54  Aggiornato: 18/10/2004 9:54
Vincitore I OzTorneoZen
Iscritto: 8/1/2004
Da:
Inviati: 879
 Re: Una mano di vernice
Il tuo racconto, giudil, non è solo bicolore (bianco e azzurro), è invece policromo, per le emozioni che suscita e le sensazioni che evoca.
Hai trattato in modo poetico fatti ed eventi crudi e duri. L'intera impalcatura conduce il lettore, passo dopo passo alle tue considerazioni, le fa proprie e le vive.
Apprezzo molto la costruzione delle frasi, brevi e cadenzate
"Una mano trascinata sul ponte ricoperto di strati di vernice. Strato su strato. Per dimenticare il passato. Come tante bucce di cipolla. Il primo strato, quando eri un peschereccio appena varato. Con un nome di buon augurio. A bordo, braccia speranzose di una buona pescata e di un buon ritorno. E a terra le donne, già vestite di nero, a scrutare l’orizzonte minaccioso, il mare cattivo che grida, per avvistare finalmente quella piccola luce. Il ritorno. La ricchezza del pesce di stagione, il lavoro frenetico, l’attesa nelle calme di vento."
Il tuo racconto respira e profuma; il lettore segue ogni respiro, ogni aroma, aspro e forte.
Il tuo stile è pacato e accattivante.
E' bello leggerti, giudil ! Complimenti !

A presto,
erica
lunagatta
Inviato: 25/10/2004 19:36  Aggiornato: 25/10/2004 19:36
Just can't stay away
Iscritto: 1/2/2004
Da: Monza
Inviati: 273
 Re: Una mano di vernice
Avevo saltato questo racconto dall'incipit, devo confessare. Erroneamente ho immaginato uno di quei racconti sugli oggetti, che generalmente mi deprimono abbastanza, come le nature morte in pittura...
Mi piacciono i soggetti animati, insomma .
Comunque mi sbagliavo.
E' uno di quei racconti scritti con il cuore più che con la testa, sull'onda di un'emozione, mi sembra. Ne ha i meriti e i difetti, forse...
Iniziamo dai primi : la tristezza riecheggia dalle prime righe, come una di quelle canzoni malinconiche e struggenti, appena mormorate, lente come una nenia che, pur se non sai di cosa parla esattamente ti prende allo stomaco...
Questa immaginaria melodia è salita di volume, nella mia testa, mentre la ragazza viene fatta cadere in mare, si arresta giusto per far sentire il rumore dei flutti che la accolgono e poi riparte lenta, sussurrata, mentre la carretta del mare che è stato un peschereggio si avvia barcollando verso un ignoto buio...
Ora un solo appunto: la voce narrante non è credibile, come quella di un disperato fuggito da un contesto di miseria nel cuore dell'Africa...
Forse avresti dovuto scegliere un testimone diverso, oppure semplificare il linguaggio e inasprirlo, anche, forse...
In ogni caso non si spiega la sua omniscenza, se la scrittura è in prima persona...
Questo per essere proprio pignolona , ma sono la prima a dire che questi dettagli tecnici non tolgono che una bella storia arrivi comunque al cuore e questa lo è.
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