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Andrea Moneti - 1527, I Lanzichenecchi a Roma
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Andrea Moneti – 1527, I Lanzichenecchi a Roma / Editore: Stampa Alternativa. Collana: Eretica (pag.264)

Come si evince dal titolo questo romanzo narra delle vicende tra Impero e stato Pontificio ai tempi del Papa umanista e col mal del mattone, Clemente VII dei Medici e l’imperatore del regno dove non tramontava mai il sole, Carlo V.

Nel complesso si tratta di un romanzo a tema, dove la parte storica è molto curata e attenta (in fondo al libro ci trovate anche la bibliografia come in un saggio). Il momento storico è bistrattato dai testi delle nostre scuole (sarà un caso che sono anche quelle dove il voto in “educazione cattolica” fa media alla fine dell’anno?). Se riguardo alla riforma luterana sapete solo di quei due paragrafi dove si riduce tutto ad una compra vendita d’indulgenze, in questo romanzo potrete trovare qualche nozione in più per indurvi a cercare un testo adeguato per approfondire l’argomento.

I protagonisti della vicenda sono il capitano Heinrich, il cerusico Stefano e la figlia Angelica. Il capitano sarà ferito gravemente, il cerusico lo salverà grazie ad un unguento magico, con annessa divinazione, fornitogli da un alchimista. Il capitano s’innamorerà fatalmente della figlia del cerusico e quest’ultima, prima disposta a spararsi una pallottola in testa per conservare la propria illibatezza, dopo che il padre sarà rapito schiuderà lesta le cosce all’alemanno. Segue storia d’amore in pieno stile Harmony, mentre si cerca il cerusico rapito dagli spagnoli (ma siamo sicuri che volessero davvero trovarlo?). La fine del romanzo non la racconto, ma dico solo che la vicenda seguirà l’andamento storico cronologico.

Il romanzo è scritto in modo impeccabile e si legge anche bene. La parte storica è ben curata e piacevole alla lettura, manca però la capacità dell’autore di uscire dal dato in sé e non riesce mai a farti entrare veramente nel contesto storico ( esempio: Umberto Eco col suo “Baudolino”).

La trama del romanzo è affidata per buona parte a dei dialoghi. Questi sono intrisi di nozioni didattiche, sullo stile di quei documentari in cui vediamo delle scenette create ad arte per raccontarti questa o quell’altra cosa. I personaggi sono fuori dal loro tempo. Ascoltiamo concetti culturali davvero strani per l’epoca. Il capitano lanzichenecco in virtù di qualche lezione di scolastica, disquisisce sulla parità tra uomo e donna, e la stessa protagonista ha una visione eretica del proprio corpo: lei crede giusto trarre piacere dalla propria carne, addirittura fuori dal matrimonio, addirittura con un anabattista; roba da allestire subito una pira e farla allo spiedo.

D’incongruenze di questo tipo se ne ravvedono molte, e ogni volta si ha davvero voglia di chiudere il libro; però il complesso della storia alla fine merita, e anche con tutti i suoi difetti si giunge all’ultima pagina (ma si saltano volentieri tutte le note cronologiche e bibliografiche in fondo al libro).

Una nota particolare per la piccola casa editrice che pubblica questo romanzo: Stampa Alternativa. Il libro è davvero ben confezionato, curato dal punto di vista dei refusi e con una grafica davvero accattivante.

La missione editoriale è riassunta in questa nota: Contro il comune senso del pudore, contro la morale codificata, controcorrente. Questa collana (Eretica) vuole abbattere i muri editoriali che ancora separano e nascondono coloro che non hanno voce. Siano i muri di un carcere o quelli, ancora più invalicabili e resistenti, della vergogna e del conformismo.

Dopo una nota così uno si aspetta le fiamme dell’inferno, invece ci si ritrova con un romanzo per il vero piuttosto mite con i temi che la grande riforma propone, anche la rivoluzione contadina che i principi alemanni spazzarono via col sangue e con il consenso di Lutero, è raccontata in analessi dal capitano Heinrich senza approfondire la natura che muoveva quegli uomini che perseguivano lo spirito primordiale del cristianesimo con i suoi germi di socialismo reale.

Quest’ultima postilla la aggiungo in extremis dopo aver avuto una brutta sorpresa. Sono stato alla grande libreria della Stazione Termini di Roma per andare nel sottoscala dove tenevano lo scaffale degli editori indipendenti. Con sommo rammarico mi sono ritrovato dinanzi all’ennesima raccolta di classici latini/greci in versione tascabile della BUR. Certo non ho nulla contro i classici latini, ma nel piano inferiore della libreria c’è già uno stand interamente dedicato a loro! Insomma, in tre piani di esposizione non hanno potuto fare a meno di togliere quel buchetto ai piccoli editori … Meno male che a Roma dal 5 all’8 c’è l’ormai tradizionale appuntamento con al fiera del libro indipendente, quindi vedrò di fare rifornimento per l’anno a venire. Ad onor del vero, da quando mi sono messo in testa di leggere questo tipo di pubblicazioni, ho fatto solitamente dei bei buchi nell’acqua. Ho trovato solo un testo veramente buono, per il resto si galleggiava nella mediocrità. L’editoria indipendente italiana soffre di manie di grandezza. Alla disperata ricerca del successo commerciale, si mette a rincorrere modelli letterari triti e abusati. Quando la voglia di essere originali c’è, si ottiene solo del sensazionalismo, con ragazze sempre più “Sex in the city”, e giovinetti che sciano su piste da sci non convenzionali. Badate però, tutto questo sempre morigerato dal comune senso del pudore. Insomma, pure con tutte le critiche possibili, questa editoria merita di esistere e deve avere il tempo di svilupparsi in spazi adeguati. Bisognerebbe garantire uno scaffale di ogni libreria ai piccoli editori.

 


Inviato: 2009/12/4 18:21
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