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CAPITOLO II : L’ Affermazione dell’ Unità ( Al – Tawîd ) § 2 La natura di Dio. L’ unicità
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LA NATURA DI DIO. L’ UNICITA’

La shahâda, cioè la professione di fede o il credo della religione musulmana, è che “ non vi è divinità se non è la Divinità “.
Lâ ilâha ill-Allâh

Nella dottrina e nella pratica su fiche non si smette mai di insistere su questa affermazione. Ma se per il semplice credente essa è una evidenza lampante – non c’ è altro Dio all’infuori di Allâh. Allâh è l’ unico Dio – per il mistico ha un significato molto più complesso e più universale, nella misura in cui Allâh si rivela si rivela la sola Realtà che trascende tutti i nomi e tutte le sue apparenze. Per il sufi nulla esiste eccetto questa Realtà. Essa è la Verità una e originale. Il tuttoché è unico r l’ Unico che è tutto.
La testimonianza della Divinità unica è affermata più volte nel Corano – si trova nella suddetta al capitolo 47 – ma più in particolare è nella Sura 112 spesso considerata la più antica, e anche la più nota e recita assieme alla Sura iniziale.
“ Lui, Allâh, è uno.
E’ la pienezza assoluta, bastando a se stesso
che non ha generato e non è stato generato,
che non ha uguale “

Nel Corano e nella Sunna Allâh appare onnipotente, onnipresente, eterno. E’ il tutto misericordioso, redentore, grande, grande, generoso e buono, che domina ed impone la sua volontà, permanente e primo, possessore e signore, che vuole, parla e accorda assistenza… E’ definito con una serie di nomi e di attributi, Vivente, il Maestoso ecc…, che nel numero di novantanove sono stati rivelati e vengono recitati in litania durante le preghiere. Quanto ai suoi attributi, tre testi coranici sono usati correntemente per definire i più importanti:

“ Tutto perisce tranne il suo viso “ - Egli è eterno

“ Non v’è nulla di simile a Lui “ – La sua trascendenza elude ogni analogia con le creature

“ A lui non viene chiesta ragione di ciò che fa “ – Egli è volontà arbitraria

I sufi riconoscono unanimemente questo aspetto di un Dio sovrano (signore e despota) che è quello evocato dalla tradizione nel Corano e nella legge.
Tuttavia secondo loro, l’ unicità ha un’ altra dimensione più interiore e meno carica di direttive, nella quale Allâh appare come causa immanente e perenne del mondo.
Kalâbâdhi espone nel suo trattato un certo numero di qualità riferentisi a questo aspetto più segreto della natura di Allâh. Scrive:

“ Non è un corpo, né un ricettacolo di uno spirito, ne una forma, ne un individuo, ne una sostanza, ne l’ accidente di una sostanza. In Lui non v’ è ne congiunzione ne separazione. Non è ne mobile, ne immobile. Non ha ne parti, ne elementi, ne membra, ne organi, ne direzioni spaziali ne posizioni. Nessun disturbo Lo colpisce. Non sottostà alla successione del tempo. Nessun luogo Lo accoglie, a Lui non si applica nessuna durata. Non potrebbe essere in contatto con alcunché, ne isolato da alcunché, ne localizzato in qualche posto. I pensieri Lo circondano, i veli Lo nascondono e neppure gli sguardi Lo raggiungono”.

L’ ambiguità che grava su questa natura dell’ Unità fa pensare a quella riguardante al principio del Tao nella mistica cinese e la dottrina della non dualità nell’ Advaita Vedanta. Secondo i sufi l’ Essere unico è in realtà increato, non generato, disincarnato, senza nome, e irraggiungibile nel mondo. Nondimeno non vi è nulla di cui non sia al tempo stesso il formatore, possessore e generatore. Non ha forma e non somiglia a nessuna della sue creature o delle sue creazioni, e neppure i suoi attributi somigliano a loro ai loro, però, dicono i testi, è sempre preesistito e ha sempre preceduto gli esseri con un’ origine temporale.
E Hâllâji aggiunge a proposito di questa immanenza:

“ Non v’è un prima che lo preceda, ne un oltre che lo superi, ne un cominciare che lo sorpassi, ne un di fuori che concorra con lui, ne un verso che si unisca a lui ne un dentro che lo individui, ne un quando che lo fissi. La sua perpetuità ha superato la contingenza. La sua esistenza ha superato il nulla. La sua preeternità ha superato la fine”.

Il fatto che tutto torni sempre ad Allâh, che tutto egli impregni della sua presenza, che come dice il Corano, da qualunque lato vi voltiate là vi è il volto di Allâh, ha indotto a dire che la dottrina non afferma che Allâh è il mondo, che è l’ addizione o la divisione di tutte le cose esistenti, ma dice che il mondo non può essere totalmente altro che Allâh. Secondo i sufi Allâh è senza parti, Uno e indivisibile, e in quanto tale rappresenta il solo reale possibile. Ciò che l’ occhio vede e la ragione discerne non può dunque essere considerato come elementi compositi dell’ essenza divina, ma come elementi in cui si manifesta la Presenza dell’ indivisibile totalità di Allâh.
Nella Epistola sulla unicità che rappresenta la più esplicita formulazione del tawhîd attribuita a Ibn –Arabî e anche a un membro della scuola, al-dîn-Balyânî, è detto chiaramente che coloro che professano l’ incarnazione e il panteismo si sono fatti fuorviare dalla sottigliezza delle parole, perché

“ Allâh non è in una cosa e nessuna cosa è in Lui “

L’ Epistola continua:

“ Egli era, e non aveva con Sé ne dopo, ne prima, ne alto, ne basso, ne prossimità, ne lontananza, ne come, ne dove, ne quando, ne momento, ne istante, ne tempo, ne essere manifesto, ne luogo. Ed è oratale e quale era. E’ l’ Unico senza unicità, il Singolar senza singolarità. Non è composto di un nome e di un nominato: perché il Suo nome è Lui e il suo nominato è Lui, e non altro nome o nominato di Lui. Primo senza anteriorità e Ultimo senza posteriorità. E’ l’ Apparente senza apparizione e l’ Occultato senza occultazione… “.

Inviato: 2007/5/3 11:45
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