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Le più belle pag. d'amore preferite dagli ozoziani?
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Reazione a Catena
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Sarebbe bello condividere i brani che secondo noi hanno reso meglio "l'amore".

Con un po' di pazienza io ho scelto un classico della letteratura "oscura". Da Cime tempestose della Bronte, il dialogo finale tra Heatcliff e Cathrine:

(Nally racconta a Lockwood di quando Heatcliff incontra Catherine approfittando che Linton è andato alla cappella di Gimmerton)

La signora Linton si chinò in avanti e rimase in ascolto, trattenendo il respiro. (..) Con nervosa impazienza Catherine volse lo sguardo verso la porta della camera (..) lei mi fece cenno di aprirgli; ma prima che io fossi giunta sulla soglia. Lui ci aveva trovato e con un paio di lunghi passi giunse accanto a Catherine e la prese tra le braccia.
Per almeno cinque minuti non parlò, né allentò la stretta, nel frattempo la coprì di baci, di tanti baci (..); ma, d’altra parte, la mia padrona lo aveva baciato per prima (..) Heatcliff quasi non sopportava di guardarla in viso, in preda com’era ad un assoluto strazio. La mia stessa persuasione aveva colpito anche lui, non appena si era trovato tra le braccia di Cathrine; non esisteva la minima possibilità di una sua guarigione definitiva… la mia padrona era condannata senza scampo a morire.

- Oh, Cathy! Oh, vita mia! Come posso sopportarlo?

Fu la prima frase pronunciata da Heatcliff, in un tono di voce che non cercava di mascherare la disperazione.
E a questo punto la fissò con tanta intensità da farmi pensare che la concentrazione di quello sguardo potesse fargli salire le lacrime agli occhi; ardevano di sofferenza, ma rimanevano asciutti.

- Che cosa ti prende adesso?

Disse Catherine, reclinandosi all’indietro e ricambiando lo sguardo, con il viso ad un tratto rannuvolato (..).

- Tu ed Edgar mi avete spezzato il cuore, Heatcliff! Ed entrambi venite a lamentarvi da me, come se foste voi le persone da compatire! Non avrò compassione di te, non di certo. Mi hai uccisa… e ci hai guadagnato in salute, ho l’impressione. Come sei forte! Quanti anni ti proponi ancora di vivere, dopo che io me ne sarò andata?

Heatcliff si era piegato su un ginocchio per abbracciarla; tentò di rialzarsi, adesso, ma lei lo afferrò per i capelli e lo tenne giù.

- Vorrei poterti tenere prigioniero, finché non saremo morti entrambi! Non m’importerebbe di quello che soffriresti. Non m’importa nulla delle tue sofferenze. Perché non dovresti soffrire? Io soffro! Ti dimenticherai di me… sarai felice quando io mi troverò sottoterra? Dirai, tra vent’anni: “ Quella è la tomba di Catherine Earnshaw. Tanto tempo fa l’amavo, e fui infelice perdendola; ma ormai è cosa che appartiene al passato. Ho amato molte altre donne, in seguito… i miei figli mi sono più cari di quanto mi fosse cara lei e, in punto di morte non esulterò perché finalmente potrò raggiungerla, ma soffrirò, dovendo abbandonare loro!”. Dirai così Heatcliff?
- Non torturarmi fino a fare impazzire anche me.

Gridò lui, liberando il capo con uno strattone e digrignando i denti.
(..) Le sembianze di lei, in quel momento, tradivano un selvaggio desiderio di vendetta reso evidente dalle gote esangui, le labbra sbiancate e dallo scintillio degli occhi; e tra le dita strette le erano rimaste ciocche dei capelli che aveva afferrato. Quanto a Heatcliff, nel rialzarsi aiutandosi con una mano, le aveva afferrato il braccio con l’altra; e la sua capacità di dolcezza era tanto inadeguata rispetto alle necessità delle condizioni di lei, che, quando lo lasciò andare scorsi quattro nitidi lividi azzurri sulla pelle incolore.

- Sei forse posseduta dal demonio per parlarmi in questo modo mentre stai morendo? Non ti rendi conto che ognuna di queste parole rimarrà marchiata a fuoco nella mia memoria e vi affonderà sempre di più, in eterno, quando mi avrai lasciato? Sai di mentire quando dici che sono stato io ad ucciderti; e sai anche, Catherine, che non potrei mai dimenticarti più di quanto riesca a dimenticare la mia esistenza! Non basta per il tuo infernale egoismo che mentre tu sarai in paradiso, io dovrò contorcermi nei tormenti dell’inferno?
- Non sarò in pace…

Gemette Catherine richiamata alla consapevolezza della propria prostrazione fisica dal violento e irregolare battito del cuore, che le martellava nelle orecchie e le faceva palpitare il petto a causa di quella agitazione eccessiva. Non disse nulla fin quando l’accesso non si fu placato; poi continuò più dolcemente…

- Non ti auguro tormenti peggiori di quelli che sopporto io, Heatcliff! Vorrei soltanto che non fossimo separati… e se, d’ora in poi, una mia parola dovesse arrecarti pena, pensa che, sottoterra, io proverò la stessa sofferenza, e per amor mio perdonami! Vieni qui e inginocchiati di nuovo! Non mi hai mai fatto del male in vita tua. No, se nel tuo cuore nutri sentimenti d’ira, sarà più doloroso ricordarli di quanto lo sia ricordare le mie parole aspre! Non vuoi tornare qui? Vieni!

Heatcliff si avvicinò alla spalliera della poltrona di Catherine e si protese in avanti, non tanto però, da consentirle di vederlo in viso, un viso che la commozione aveva illividito. Lei si voltò per guardarlo, ma lui non glielo consentì; girando sui tacchi, di diresse verso il caminetto, e la rimase, taciturno, voltandoci le spalle.
Lo sguardo della signora Linton lo seguì con sospetto: ogni sua mossa destava in lei un nuovo sentimento. Dopo un silenzio, e dopo averlo fissato allungo, riprese a parlare, rivolgendosi a me con accenti di indignata delusione.

- Oh, Nelly! Lo vedi? Non s’intenerisce nemmeno per un momento, per trattenermi fuori dalla tomba! Ecco, è così che io sono amata! Ma non importa! Non è questo il mio Heatcliff. Il mio continuerò ad amarlo, e lo porterò con me… L’ho nell’anima. (..) Ben presto mi troverò incomparabilmente al di là e al di sopra di tutti voi. Mi meraviglia che lui non voglia essermi accanto. Credevo che lo desiderasse. Heatcliff caro! Non dovresti essere così imbronciato, adesso. Vieni vicino a me Heatcliff.

Nella foga si alzò e si sostenne al bracciolo della poltrona. A quel fervido invito Hatcliff si voltò verso di lei, con l’aria di essere del tutto disperato. Gli occhi sbarrati e colmi di lacrime, la fissarono infine quasi con ferocia; il petto gli si sollevava in un respiro convulso. Per un attimo rimasero separati; poi quasi non vidi come si fossero riuniti, ma Cathrine si gettò verso Heatcliff, e lui l’afferrò e rimasero allacciati in un abbraccio nel quale pensai che la mia padrona non sarebbe mai uscita viva. Infatti, ai miei occhi, parve a un tratto priva di sensi. Heatcliff si lasciò cadere con lei sul divano più vicino, e quando mi affrettai ad avvicinarmi, egli mi si rivoltò contro come un cane idrofobo, e la strinse a se con avida gelosia. Da lì a poco, un movimento di Catherine mi rassicurò; portò in alto una mano per cingere il collo di lui e accostò la gota alla sua, mentre Heatcliff la stringeva a sé, comprendola in cambio di frenetiche carezze e diceva, in uno slancio tumultuoso:

- Tu mi stai dimostrando adesso quanto sei stata crudele… crudele e falsa. Perché mi hai disprezzato? Perché hai tradito il tuo stesso cuore, Cathy? Non ho per te una sola parola di conforto… meriti tutto questo. Hai ucciso te stessa. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime. Saranno la tua rovina… saranno la tua dannazione. Mi amavi… e allora che diritto avevi di abbandonarmi? Quale diritto… rispondimi… a causa per la tua misera infatuazione per Linton? Poiché l’indigenza, la degradazione e la morte, e nulla che Dio o Satana possano infliggere, sarebbe riuscito a separarci, fosti tu, tu stessa, a volere la nostra separazione. Non sono stato io a spezzarti il cuore… il tuo cuore lo hai spezzato tu… e spezzandolo, hai spezzato anche il mio. Tanto peggio per me, se sono robusto. Voglio forse vivere? Che razza di vita sarà la mia quando tu… oh, Dio! Vorresti vivere tu, se avessi l’anima nella tomba?
- Non tormentarmi! Non tormentarmi! Se ho sbagliato sto morendo per quello che ho fatto. Non dire altro! Anche tu mi hai abbandonata; ma non ti rimprovererò! Ti perdono. Perdonami a tua volta!
- E’ difficile perdonare, e guardare questi occhi, e sentire queste mani scarne. Baciami ancora e non lasciarmi vedere i tuoi occhi! Perdono quello che hai fatto a me. Amo la mia assassina… ma il tuo assassino! Come potrei?

Tacquero… con il viso nascosto contro il viso dell’altro, e l’uno e l’altro viso bagnato con le lacrime di entrambi.

( Giorni dopo Cathrine muore. Heatcliff le ha promesso di restare sotto la sua finestra finché ella avesse avuto respiro. Nelly si reca in giardino)

Era là… soltanto pochi metri più avanti, nel parco; addossato contro un annoso frassino, a capo scoperto, con i capelli intrisi della rugiada che, dopo essersi raccolta sui rami coperti di gemme, stava gocciolandogli tutta addosso. Era rimasto immobile in quella posizione per l’intera notte.

- E’ morta! Non ho avuto bisogno di aspettare te, per saperlo. Metti via quel fazzoletto… non piagnucolare davanti a me. Maledizione a tutti quanti voi! Lei non sa che farsene delle vostre lacrime!

(..)

- Sì. È morta! E’ andata in paradiso, spero, dove potremo tutti raggiungerla, purché dagli eventi si tragga il dovuto ammonimento e si rinunci alle malvagie azioni per perseguire il bene.
- E a lei la morte è servita d’ammonimento? Se n’è andata forse come una santa? Avanti descrivimi come si sono svolte in realtà le cose. Come è morta…

Si sforzò di dire il suo nome, ma non vi riuscì, e serrando le labbra, lottò in silenzio con lo strazio che aveva dentro, mentre al contempo sfidava la mia compassione con uno sguardo fermo e feroce.
(..)

- Placidamente, come una colomba! Ha tratto un sospiro, si è stiracchiata come un bambino, che sul punto di svegliarsi, scivoli di nuovo nel sonno (..).
- E… e non ha pronunciato il mio nome?
- Non ha mai ripreso i sensi… dal momento in cui lei l’ha lasciata, non ha più riconosciuto nessuno. Giace con un sorriso soave sul volto; i suoi ultimi pensieri devono essere tornati ai giorni felici dell’infanzia. La vita per lei si è conclusa con un bel sogno… possa destarsi altrettanto dolcemente nell’al di là.
- Possa destarsi in preda ai tormenti!

Gridò lui con una veemenza terribile, battendo il piede e gemendo in preda a un improvviso parossismo d’incontrollabile passione.

- Ah, ha voluto mentire fino alla fine! Dove si trova? Non lassù… non in cielo… non tra i defunti… dove? Hai detto che non t’importava nulla delle mie sofferenze! E io recito una sola preghiera… e la ripeterò finché la lingua non mi diventerà rigida… Catherine Earnshaw, possa tu non avere riposo finché io vivrò! Hai detto che sono stato io ad ucciderti… perseguitami, allora! Gli assassinati perseguitano i propri assassini. Credo… so che altri fantasmi hanno vagato su questa terra. Sii con me per sempre… assumi qualsiasi forma… fammi impazzire! Ma non lasciarmi, ti prego, in questo abisso, dove non posso trovarti! Oh, Dio, è un dolore indicibile! Non posso vivere senza la mia vita! Non posso vivere senza l’anima mia!
(..)

(Anni dopo, quando anche Linton calò nella tomba, Heatcliff racconta a Nelly cosa ha fatto…)

- Ti dirò cosa ho fatto ieri! Ho persuaso il becchino che stava scavando la fossa di Linton, a rimuovere la terra dal coperchio della bara di Catherine, e io stesso l’ho sollevato. Ho pensato sulle prime che sarei rimasto lì, quando ho rivisto il suo viso… è ancora intatto.. e l’uomo ha avuto il suo da fare a smuovermi, ma mi ha detto che si sarebbe alterato se l’aria fosse circolata nella bara, per cui ho allentato una delle assi laterali, ma non dalla parte di Linton, maledizione a lui… e ho richiuso la bara! Vorrei che quella di Edgar fosse stata sigillata col piombo… poi ho dato la mancia al becchino ordinandogli di togliere l’asse, quando io verrò seppellito, e di togliere un asse , verso quel lato, anche nella mia bara. (..) Così che inizieremo insieme a scioglierci nella terra (passaggio riassuntivo).
- E’ stata una vera profanazione la sua, signor Heatcliff!
(..)
- (..) Sollevando il coperchio della bara mi aspettavo una tale trasformazione. (..) Vedi, ero pazzo di dolore quando lei morì e incessantemente, da un’alba all’altra, la imploravo di tornare a me… imploravo il suo spirito, poiché credo senza ombra di dubbio nei fantasmi(..). Il giorno in cui venne sepolta, vi fu una nevicata. Quella sera mi recai al cimitero. Tirava un vento gelido come d’inverno.. tutto attorno regnava la solitudine. Essendo solo, e sapendo come un paio di metri di terra molle costituissero l’unico ostacolo tra noi, mi dissi: “La prenderò tra le braccia ancora una volta! Se sarà gelida penserò che sia stato questo glaciale vento da nord; e se sarà inerte ne darò la colpa al sonno”. Andai a prendere una vanga e cominciai a scavare con tutte le mie forze… La vanga raschiò sulla bara; mi gettai nella fossa e cominciai a scavare con le mani; il legno cominciò a cedere intorno alle viti, stavo per raggiungere il mio scopo, quando mi parve di aver udito un sospiro provenire da un punto imprecisato in alto, vicino all’orlo della fossa, il sospiro di qualcuno che si chinava su di me… “se solo riuscissi a togliere questo coperchio”, mormorai, “vorrei che ci coprissero entrambi di terra” e presi a dare strattoni ancora più disperati. Si udì un altro sospiro, vicino al mio orecchio. Mi sembrò di sentire l’alito caldo sostituirsi al vento carico di nevischio. Sapevo che nessun essere vivente, di carne e ossa si trovava accanto a me… ma con la stessa certezza con la quale si può percepire l’avvicinarsi di un corpo nelle tenebre, anche se non si può discernere, fui pervaso dalla sensazione altrettanto intensa che Cathy si trovava lì, non sotto di me ma sulla terra. Rinunciai a quella fatica angosciosa e mi sentii subito meglio, consolato in maniera indicibile. Lei era presente, con me; continuò a restarmi accanto mentre colmavo di nuovo la fossa, e mi guidò a casa. Puoi ridere, se vuoi, ma ero sicuro che avrei potuto vederla. Ero sicuro che fosse con me e non potevo fare a meno di parlarle.

L’amore tra Heatcliff e Cathrine mi ha sempre affascinato perché parla di una passione affatto aulica. L’amore prescinde gli animi e non risparmia i malvagi. A tal proposito ricordo di quando Socrate nel descrivere Eros dice che è un ramingo scalzo e anche un po’ invidioso.

Inviato: 2006/12/10 21:27
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proprio xké non vuole la pienezza, può vivere appieno senza chiedere altro (Tao Te Ching)
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Re: Le più belle pag. d'amore preferite dagli ozoziani?
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Che bella idea Momo!
Anch'io ho pensato a un romanzo dell'ottocento, dove si parla di un amore prima perduto e poi ritrovato, un amore che deve sconfiggere l'orgoglio ferito, la rabbia del rifiuto, la persuasione della famiglia contraria, ma che nonostante il tempo, non è mai finito. I protagonisti sono Anne Elliot e il capitano Frederick Wentworth. Da Persuasione di Jane Austen:

Il capitano Harville, che per la verità non aveva udito una parola di tutto quanto si era detto, ora lasciò la sua seggiola e si accostò a una finestra; e Anne, apparentemente intenta a osservarlo, anche se la sua mente era volta altrove, si rese gradualmente conto che egli la invitava a raggiungerlo là dove si trovava: la guardava sorridendo e con un lieve cenno del capo che significava: «Venga qui, ho qualcosa da dire», e i suoi modi semplici, la sua spontanea gentilezza che denotavano i sentimenti di un amico di più vecchia data di quanto egli non fosse in effetti, resero più esplicito l'invito. Anne si alzò e andò da lui. La finestra davanti alla quale se ne stava in piedi si trovava, rispetto al punto dove sedevano le due signore, all'estremità opposta della stanza: vicino - ma non troppo - al tavolo del capitano Wentworth. Quando Anne gli fu accanto, riapparve, sul volto del capitano Harville, quell'espressione seria e pensosa che sembrava riflettere il suo carattere. «Guardi qui», disse, aprendo un pacchetto che teneva in mano, e traendone una piccola miniatura, «lo riconosce?». «Certo, è il capitano Benwick». «Sì, e può bene immaginare a chi è destinato il ritratto. Ma» (e la voce gli si incrinò), «non fu eseguito per lei. Ricorda, Miss Elliot, quella nostra passeggiata a Lyme, e quanto ci affliggemmo per lui? Ero lungi dal pensare, allora... ma lasciamo perdere. La miniatura fu dipinta al Capo di Buona Speranza. Fu lì che Benwick incontrò un giovane e valente pittore tedesco e, per esaudire una promessa fatta alla mia povera sorella posò per un ritratto: questo. Lo stava riportando in patria, per lei. E ora tocca a me farlo montare come si deve per un'altra! Sì, io ne sono stato espressamente incaricato! E del resto, chi altri mai poteva occuparsene? Posso ben farlo, spero. D'altra parte, non mi dispiace affidare la cosa a un altro». Diede un'occhiata al capitano Wentworth: «È lui che pensa a tutto, vede; ora sta scrivendo in proposito». E con le labbra che gli tremavano, concluse aggiungendo: «Povera Fanny! Lei non l'avrebbe dimenticato così presto!». «No», replicò Anne con voce fievole, commossa. «Lo credo senz'altro». «Non era nella sua natura. Lo adorava». «Non sarebbe nella natura di nessuna donna veramente innamorata». Il capitano Harville sorrise, come a dire: «E questo, secondo lei, vale per tutte le rappresentanti del sesso femminile?». Anne colse la domanda sottintesa e rispose, anch'essa sorridendo: «Sì. Certo non vi dimentichiamo così presto come voi ci dimenticate. È forse il nostro fato, più che il nostro merito. Non possiamo farne a meno. Viviamo in casa, quiete, recluse, e i nostri sentimenti ci assalgono, ci consumano. Voi siete portati per forza all'azione. Avete sempre una professione, interessi, affari di vario genere che vi riportano immediatamente nel mondo, e la continua attività, il continuo cambiamento fanno sì che presto le impressioni si attenuino». «Pure ammettendo la validità della sua asserzione, che cioè il mondo faccia tutto questo per gli uomini, e così presto (cosa che, comunque, non credo di poter ammettere), essa non è applicabile a Benwick. Lui non è stato portato per forza a nessuna azione. Proprio in quel momento la pace l'ha ricondotto sulla terraferma, e da allora è vissuto con noi, nella nostra piccola cerchia familiare». «Vero», disse Anne, «verissimo, non lo ricordavo, ma ora che diremo, capitano Harville? Se il mutamento non dipende da circostanze esteriori, deve per forza dipendere da una causa interiore; deve essere la natura, la natura dell'uomo, che ha prodotto tutto questo nel capitano Benwick». «No, no, non è la natura dell'uomo. Mi rifiuto di credere che sia proprio della natura dell'uomo, più che della donna, essere incostanti e dimenticare quelli che si amano, o che si sono amati. Anzi, sono convinto del contrario. Sono
convinto che sussista un'autentica analogia tra le nostre costituzioni, fisiche e mentali, e che come i corpi di noi uomini sono più forti, così sono i nostri sentimenti: capaci di sopportare i colpi più duri e di affrontare le più violente tempeste». «Può darsi che i vostri sentimenti siano più forti», replicò Anne, «ma questo stesso concetto di analogia mi autorizzerà ad asserire che i nostri sono più teneri. L'uomo è più robusto della donna, ma non destinato a vivere più a lungo; e questo spiega con esattezza il mio punto di vista sulla natura dei suoi sentimenti. Anzi, sarebbe troppo dura per voi se le cose stessero altrimenti. Voi avete già abbastanza difficoltà, e privazioni, e pericoli contro cui lottare. Faticate e tribolate sempre, esposte ad ogni rischio e avversità. La vostra casa, la patria, gli amici... tutto siete costretti ad abbandonare. Non c'è nulla che vi appartenga veramente: né il tempo, né la salute, né la vita. Sì, sarebbe davvero troppo dura per voi» (e la sua voce ebbe un tre mito), «se a tutto ciò dovessero aggiungersi i sentimenti di una donna». «Su questo problema non ci metteremo mai d'accordo», iniziò a dire il capitano Harville, quando un leggero rumore fece sì che entrambi si volgessero verso la parte della stanza, fino allora perfettamente silenziosa, dove sedeva il capitano Wentworth. Niente di particolare: solo la penna che gli era caduta a terra; ma Anne trasalì nel trovarselo più vicino di quanto avesse pensato e fu quasi propensa a supporre che la penna era caduta solo perché tutta la sua attenzione era rivolta a loro due perché si sforzava di afferrare quelle parole che lei, Anne, non aveva immaginato potessero arrivargli. «Hai finito la lettera?», disse il capitano Harville. «Non del tutto: mancano poche righe. Ancora cinque minuti, e avrò terminato». «Non che io abbia premura... Sarò pronto quando lo sarai tu... Mi sono trovato un ottimo ancoraggio, qui» (e sorrise ad Anne), «ben rifornito, e non ho bisogno di niente... Non è il caso di affrettarsi a dare il segnale di partenza... Bene, Miss Elliot» (rivolgendolesi a voce più bassa), «come stavo dicendo, su questo problema non ci metteremo mai d'accordo. Nessun uomo e nessuna donna ci riuscirebbero, probabilmente. Ma mi permetta di osservare che tutte le leggende, tutte le storie, in prosa e in versi, sono contro di lei. Se avessi una memoria come quella di Benwick, potrei sciorinarle in un attimo cinquanta citazioni, tutte a sostegno della mia tesi; non solo, ma credo di non avere mai aperto un libro in vita mia in cui non si di cesse qualcosa sull'incostanza delle donne. Canzoni e proverbi parlano tutti quanti della volubilità femminile. Ma forse, dirà lei, furono tutti scritti da uomini». «Forse lo dirò... Sì, se non le spiace, non riferiamoci agli esempi che si trovano nei libri. Gli uomini hanno avuto ogni vantaggio su di noi nel raccontare la propria storia. Hanno beneficiato dell'educazione in grado tanto più alto; sono le loro mani che hanno usato la penna. No, non ammetto che i libri provino qualcosa». «Ma come proveremo qualcosa, allora?». «Non la proveremo mai. Non possiamo aspettarci di dare una qualsiasi prova su un punto come questo. È la differenza di opinioni che non lo consente. Ciascuno di noi parte probabilmente da una leggera parzialità nei confronti del proprio sesso, e fonda su questa parzialità ogni circostanza in suo favore che si sia verificata entro la propria cerchia; ma molte di queste circostanze (forse proprio i casi che più ci colpiscono) possono essere precisamente di tal natura da non potere attirare su di sé l'attenzione senza tradire un segreto o, sotto qualche aspetto, senza dire ciò che non dovrebbe esser detto». «Ah!», esclamò il capitano Harville con patetico slancio, «se solo potessi farle capire quello che soffre un uomo quando volge un ultimo sguardo a sua moglie e ai suoi figlioletti e vede la scialuppa su cui li ha imbarcati staccarsi dalla nave; la fissa finché essa è in vista, e poi volta la testa e dice: "Dio sa quando mai ci incontreremo ancora!". E se potessi trasmettere l'ardore dell'animo suo quando li rivede; quando, di ritorno dopo forse un anno d'assenza e costretto a sostare in un altro porto, egli calcola come sia possibile far sì che essi lo raggiungano al più presto, fingendo di illudersi e dicendo a se stesso: "Non potranno esser qui prima del tal giorno", e intanto spera, incessantemente, che anticipino di dodici ore, e poi alfine li vede arrivare, come se il Cielo avesse dato loro le ali, addirittura molte ore prima! Se io potessi spiegarle tutto questo, e tutto ciò che un uomo può patire e fare, e si gloria di fare nell'interesse di questi tesori della sua esistenza! Parlo, lei m'intende, solo di quegli uomini che hanno un cuore!». E commosso si portò la mano al petto. «Oh!», esclamò Anne con fervore, «spero di render piena giustizia a tutti i suoi sentimenti e a quelli di chi è simile a lei. Dio non voglia che io sottovaluti i moti di tenerezza, di fedeltà di qualunque mio simile. Meriterei il più assoluto disprezzo se osassi supporre che solo la donna conosce l'amore vero, la vera costanza. No, sono convinta che nella vita coniugale voi uomini siate capaci di tutto ciò che è grande e buono. Sono convinta che abbiate la forza di affrontare ogni prova importante e ogni sacrificio domestico finché... se posso usare quest'espressione, finché avete un obiettivo. In altre parole, finché la donna che amate vive, e vive per voi. Tutto il privilegio che rivendico per il mio sesso (non si tratta di un privilegio molto invidiabile, non occorre che lo agognate) è quello di amare più a lungo, quando l'esistenza è giunta al fine o quando la speranza è svanita per sempre». Le sarebbe stato impossibile, al momento, pronunciare un'altra frase; aveva il cuore troppo gonfio, il respiro che le veniva meno. «Lei è troppo buona», disse il capitano Harville, e con gesto affettuoso le posò la mano sul braccio. «Impossibile litigare con lei... E quando penso a Benwick, eccomi costretto al silenzio». La loro attenzione fu richiamata dagli altri: Mrs. Croft stava per prendere congedo. «Ora, credo, tu ed io ci separiamo, Frederick», disse. «Io me ne vado a casa, e tu hai un impegno con il tuo amico. Stasera avremo il piacere di ritrovarci tutti al suo ricevimento», proseguì rivolta ad Anne. «Ieri abbiamo ricevuto l'invito di sua sorella, e anche Frederick, ho sentito, ha avuto il suo biglietto. Non ho avuto modo di vederlo, ma... sarai libero al pari di noi Frederick, non è vero?».
Il capitano Wentworth stava ripiegando in gran fretta una lettera, e non poté o non volle dare una risposta completa. «Sì», disse, «è esatto; ora ci separiamo, ma Harville ed io ti raggiungeremo tra poco. Sempre che tu sia pronto, Harville: io lo sarò in mezzo minuto. So che non ti spiacerà andartene. In mezzo minuto sarò a tua disposizione». Mrs. Croft li lasciò, e il capitano Wentworth, dopo aver sigillato la lettera con grande rapidità, era effettivamente pronto; anzi, aveva un'aria frettolosa ed eccitata che denotava la sua impazienza di esser fuori di lì. Anne non sapeva come interpretare la cosa. Si sentì rivolgere dal capitano Harville un saluto affettuoso e gentile: «Buongiorno. Dio la benedica». Ma da lui non ebbe una parola, non un'occhiata; attraversò la stanza e ne uscì senza uno sguardo! Fece solo in tempo, comunque, ad accostarsi un poco di più al tavolo dove egli era stato intento a scrivere, quando si udirono dei passi di qualcuno che rientrava nella stanza; la porta si aprì: era lui, lui in persona. Chiese scusa ai presenti, ma aveva dimenticato i guanti; e, riattraversata rapidamente la stanza, raggiunse quello che era stato il suo scrittoio e, volgendo le spalle a Mrs. Musgrove, estrasse una lettera di sotto ai fogli sparsi qua e là, la pose davanti ad Anne fissandola per un istante con occhi ardenti e supplichevoli; poi, raccolti frettolosamente i guanti, uscì di nuovo dalla stanza, quasi prima che Mrs. Musgrove si accorgesse che vi si trovava: tutto in un istante! L'alterazione che quel solo istante aveva provocato in Anne era pressoché inesprimibile. La lettera, il cui indirizzo (a «Miss A.E.») era a stento leggibile, era evidentemente quella che egli aveva sigillata così rapidamente. Mentre dava a vedere di scrivere solo al capitano Benwick, aveva composto anche una lettera indirizzata a lei! Dal suo contenuto dipendeva tutto ciò che il mondo le offriva. Qualunque cosa era possibile, qualunque cosa poteva essere affrontata in luogo dell'incertezza. Mrs. Musgrove aveva alcune cose da sistemare sul suo tavolo; era dunque sulla loro protezione che Anne doveva contare. Così, lasciandosi cadere sulla sedia che egli aveva occupato, prendendo posto proprio là dove egli si era appoggiato per scrivere, divorò con gli occhi queste parole: Non posso ascoltare più a lungo in silenzio. Devo parlarti servendomi dei mezzi che ho sotto mano. Le tue parole mi penetrano nel profondo dell'animo. Mi dibatto tra l'angoscia e la speranza. Non dirmi che per me è troppo tardi, che quei preziosi sentimenti sono svaniti per sempre. Di nuovo mi offro a te con un cuore che è ancor più tuo da quando quasi lo spezzasti, otto anni e mezzo fa. Non osar dire che l'uomo dimentica più presto della donna, che il suo amore ha una morte più precoce. Io non ho amato altri che te. Posso essere stato ingiusto, sono stato debole e pieno di risentimento, ma mai incostante. Tu sola mi hai condotto a Bath. A te sola io penso, per te sola faccio progetti... Non l'hai visto, questo? Possibile che tu non comprenda i miei desideri, che non li abbia compresi?... Non avrei aspettato neppure questi dieci giorni se avessi potuto leggere nei tuoi pensieri così come, penso, tu devi aver letto nei miei. Mi è difficile scrivere. A ogni istante odo qualcosa che mi sopraffà. Tu abbassi la voce, ma io so distinguere le tonalità di quella voce quando altri non riuscirebbero a coglierle... O tu, creatura troppo buona, troppo squisita! Tu ci rendi davvero giustizia. Tu sei veramente convinta che gli uomini siano capaci di vero affetto e di vera costanza. Credi dunque che chi ti scrive sia capace dell'affetto più fervido e della più perseverante costanza. F.W.
Debbo andarmene, incerto del mio fato; ma tornerò qui, o seguirò la vostra comitiva, non appena possibile. Una parola, uno sguardo saranno sufficienti per decidere se entrerò in casa di tuo padre questa sera o mai più.

Ho scelto questa pagina perchè... oggi forse un innamorato manderebbe un sms alla sua bella se fossero insieme nella stessa stanza affollata di gente. E diciamocelo, una lettera è tutta un'altra cosa
Un amore che non muore col tempo poi è un po' il sogno di tutti, credo

Inviato: 2006/12/11 7:55
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Re: Le più belle pag. d'amore preferite dagli ozoziani?
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Devo ammettere che anche io avrei scritto un sms... ma chi conosce la lunghezza media dei miei messaggi sa che non sarebbe stato un sms più breve della lettera del capitano

Quello che mi stupisce, invece, e quanto le tematiche dell'amore non cambiano mai. Questo dialogo e la lettera stessa, scritti in un linguaggio più attuale non sfigurerebbero in un romanzo moderno.

Complimenti Orange, e grazie per la bella pagina

Inviato: 2006/12/12 21:36
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Re: Le più belle pag. d'amore preferite dagli ozoziani?
Daniela
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Anch'io ho scelto un brano da un classico dell'Ottocento, Anna Karenina di Tolstoj. Si tratta della dichiarazione d'amore fra Levin e Kitty.

"Sopravvenne un silenzio. Ella disegnava col gesso sul tappeto del tavolo. I suoi occhi brillavano d’una luce calma. Immedesimandosi nello stato d’animo di lei, egli sentiva in tutto il suo essere una tensione di felicità che diventava sempre più intensa.
— Ah, ho disegnato tutto il tavolo! — disse lei e, deposto il gesso, fece per alzarsi.
“E come farò a rimanere solo senza di lei?” pensò Levin con terrore e prese il gesso.
— Aspettate — disse, sedendo al tavolo. — Da tempo volevo chiedervi una cosa.
Egli la guardava dritto negli occhi carezzevoli, sebbene spaventati.
— Domandate, vi prego.
— Ecco — egli disse, e scrisse le lettere iniziali: q, m, a, r: q, n, p, e, s, m, o, a? Quelle lettere volevano significare: “quando mi avete risposto: questo non può essere, significava mai o allora?”. Non c’era nessuna probabilità che ella potesse decifrare questa frase complicata; ma egli la guardò con tanta ansia come se la sua vita dipendesse dall’aver ella capito o no quelle parole.
Kitty lo guardò seria, poi poggiò la fronte corrugata sulla mano e cominciò a leggere. Di tanto in tanto dava un’occhiata a lui, domandandogli con lo sguardo: “È quello che penso?”.
— Ho capito — disse, arrossendo.
— Che parola è questa? — egli disse, indicando l’m con cui era significata la parola “mai”.
— Questa parola significa “mai” — ella disse — ma non è vero!
Egli cancellò in fretta quel che era scritto, le dette il gesso e si alzò. Ella scrisse: a, i, n, p, r, d.
Dolly si consolò completamente del dolore arrecatogli dalla conversazione con Aleksej Aleksandrovic, quando sorprese queste due figure: Kitty col gesso in mano e con un sorriso timido che guardava di sotto in su Levin, e la bella figura di lui curva sul tavolo, con gli occhi ardenti, fissi ora sul tavolo ora su di lei. A un tratto egli s’illuminò tutto: aveva capito. La scritta significava: “allora io non potevo rispondere diversamente”.
Egli la guardò interrogativamente con timore.
— Soltanto allora?
— Sì — rispose il sorriso di lei.
— E o... ora? — egli domandò.
— Ebbene, ecco leggete. Dirò quello che desidererei. Quello che desidererei tanto. — Ella scrisse le iniziali: “c, p, d, e, p, q, c, e, s”. Questo significava: “Che possiate dimenticare e perdonare quello che è stato”.
Egli afferrò il gesso con le dita tese, tremanti, e, spezzatolo, scrisse le iniziali di quel che segue: “Non ho nulla da dimenticare e perdonare, non ho mai cessato di amarvi”.
Ella lo guardò con un sorriso che s’era fermato sul suo volto.
— Ho capito — disse piano.
Egli sedette e scrisse una lunga frase. Ella capì tutto e senza chiedere: “È così?” prese il gesso e rispose immediatamente.
Egli per parecchio tempo non riuscì a capire quello ch’ella aveva scritto e la guardava spesso negli occhi. La mente gli si annebbiò di gioia. Non riusciva in nessun modo a sostituire alle lettere le parole ch’ella intendeva; ma negli occhi di lei, raggianti di felicità, capì tutto quello che doveva sapere. E scrisse tre lettere sole. Ma non aveva ancora finito di scriverle e lei già leggeva dietro il suo braccio e terminava lei stessa e scriveva la risposta: “Sì”.
— Giocate al secrétaire? — disse il vecchio principe accostandosi. — Su, però, andiamo, se vuoi arrivare in tempo a teatro.
Levin si alzò e accompagnò Kitty alla porta.
Nella loro conversazione era stato detto tutto; ch’ella lo amava e che avrebbe detto al padre e alla madre ch’egli sarebbe andato da loro l’indomani mattina."

Ho molto amato questo libro dello scrittore russo e in particolare provo una grande tenerezza per questi due personaggi, Levin e Kitty, e per il loro amore pieno di luce, ma non privo a tratti di una certa oscurità. Tolstoj è davvero insuperabile nel raccontare l'animo umano.

Cara Orange, a pensarci bene, Levin è abbastanza simile al capitano Wentworth, un tipo scontroso e orgoglioso che viene dapprima rifiutato dalla sua amata Kitty (stavolta c'è di mezzo un altro uomo però), ma infine riesce a conquistarla.
Lettere d'amore o giochi fra innamorati timidi, la parola scritta sembra essere al centro di questi amori romantici.

Invece Cime Tempestose è una lettura che ancora non ho affrontato: mi rifarò sicuramente.
Grazie Momo per questo bel post!

Inviato: 2006/12/15 0:42
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Re: Le più belle pag. d'amore preferite dagli ozoziani?
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( Kundera )


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Inviato: 2006/12/17 16:25
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Re: Le più belle pag. d'amore preferite dagli ozoziani?
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Cara Daniela io "venero" Tolstoj! Avevo dimenticato questo bel passo in Anna Karenina... grazie, è stato bello rileggerlo.
Secondo me lui è un antropologo eccezionale. Trovo che in questo particolare romanzo ha descritto quelle dinamiche familiari così comuni oggi giorno con una modernità che lascia senza parole.

Qui voglio riportare un brano moderno tratto "Tokyo Blues - Norwegian wood" di Haruki Murakami.

“Ti scrivo mentre tu sei da qualche parte a comprare la Coca-Cola. E’ la prima volta in vita mia che scrivo una lettera a qualcuno seduto accanto a me su una panchina. Ma se non facessi così dubito che riuscirei a farti arrivare quello che voglio dire. Perché tu non ascolti niente di quello che dico. Prova a dire che non è vero!

Se può interessarti, oggi hai fatto una cosa molto grave nei miei confronti. non ti sei neanche accorto che ho cambiato pettinatura. Piano piano, con sacrificio, avevo aspettato che mi crescessero i capelli e lo scorso weekend finalmente mi sono fatto fare un taglio femminile. Ma tu non ci hai fatto nemmeno caso. Ero così sicura di essere carina nella mia nuova pettinatura che non vedevo l’ora di farti una sorpresa, tanto più che era la prima volta che ci vedevamo dopo tanto tempo. E TU NON TE NE SEI NEAMMENO ACCORTO! Ti rendi conto di che vuol dire? Figuriamoci, se è per questo probabilmente non sapresti dire neanche come ero vestita. Ma guarda che io sono una donna. Per quanti pensieri tu possa avere, potresti almeno degnarmi di uno sguardo. Sarebbe bastat poco. Se solo avessi detto, non dico tanto, qualcosa tipo – carina, questa pettinatura – ti avrei lasciato fare come volevi, immergerti nei tuoi pensieri quanto volevi.

Perciò sto per dirti una bugia. Ti dirò che ho un appuntamento a Ginza con mia sorella. Non è vero. Pensando di restare stanotte a dormire da te mi ero portata perfino il pigiama. Sì, se lo vuoi sapere nella mia borsa ci sono pigiama e spazzolino da denti. Mi viene da ridere, se penso a quanto sono cretina. A te l’idea d’invitarmi a casa tua non ti ha nemmeno sfiorato. Ma non importa. Visto che ci tieni tanto a startene da solo fregandotene altamente di me, rimani pure da solo e pensa a tutti i tuoi problemi quanto vuoi senza nessuna interferenza da parte mia.

Il guaio è che non riesco nemmeno ad avercela con te. Mi sento soprattutto sola. In fondo sei sempre stato gentile con me mentre io per te non ho fatto niente. Tu sei sempre chiuso nel tuo mondo e ogni volta che io provo a bussare e a chiamarti tu mi lanci al massimo un’occhiata e subito ti richiudi in te stesso.

Eccoti che torni con la Coca-Cola. Vieni verso di me tutto sprofondato nei tuoi pensieri. QUANTO VORREI CHE INCIAMPASSI! Ma non inciampi, ti siedi accanto a me come prima e bevi la tua Coca-cola. Avevo un residuo di speranza che tornando notassi qualcosa e dicessi – Di’ un po’, ma hai cambiato pettinatura? Invece niente. Se te ne fossi accorto anche in ritardo avrei strappato questa lettera e ti avrei detto – Dai, andiamo a casa tua. Ti cucinerò una cena favolosa e poi andremo a letto felici e contenti - . MA TU SEI OTTUSO COME UN PEZZO DI LEGNO.

Sayonara

PS: La prossima volta che ci vediamo a lezione evita di rivolgermi la parola.”


Questa lettera non è certo una lettera d'amore, ma io l'ho letta un sacco di volte in vita mia... rivolta a me intendo... io nella parte del coglione che non si accorge della nuova pettinatura.

Meditate gente meditate... attenzone alla messa in piega please!

Inviato: 2006/12/28 2:59
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Murakami?Mi inviti a nozze. Eccovi una pagina romantica da "A sud del confine,a ovest del sole"
<p>Mentre assaggiavo i cocktail,osservavo i clienti e ascoltavo il trio jazz.All'inizio il locale era affollato,ma dopo le nove inizi&ograve; a piovere e i clienti diminuirono.Alle dieci,solo pochissimi tavoli erano occupati,ma lei era ancora l&igrave;,in silenzio,a bere da sola il suo daiquiri.Quella donna cominciava ad incuriosirmi.Era evidente che non aspettava nessuno,non guardava mai l'orologio,nè"....</p>

Inviato: 2006/12/28 17:51
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ave; fissava la porta d'ingresso. Alla fine,la vidi scendere dallo sgabello con la borsa in mano.Erano quasi le undici e forse aveva deciso di alzarsi e andare via per poter prendere la metropolitana.E invece,non sembrava voler lasciare il locale.Venne lentamente e con aria disinvolta nella mia direzione e si sedette accanto a me.Sentii una leggera scia di profumo.Si sistemò sullo sgabello,prese dalla borsa un pacchetto di Salem e se ne mise una in bocca.Guardai i suoi movimenti con la coda dell'occhio. "

Inviato: 2006/12/28 19:02
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<p>E' un bellissimo locale!&quot;disse rivolgendosi a me. Alzai gli occhi dal libro che stavo leggendo e la guardai confuso.In quel momento mi sentii come colpito da qualcosa ,era come se improvvisamente l'aria nei polmoni fosse diventata pesantissima.Mi ricordai di quella forza di attrazione profonda che avevo sentito dentro di me anche altre volte,ma non sapevo se si trattasse proprio di quel magnetismo. &quot;Grazie,&quot;risposi.Forse lei sapeva che ero il proprietario.&quot;Sono felice che le piaccia&quot; &quot;S&igrave;,mi piace moltissimo,&quot;sorrise guardandomi profondamente negli occhi.Era un sorriso meraviglioso,con le labbra distese e piccole linee ammalianti che le si formavano agli angoli degli occhi.Mi faceva tornare in mente qualcosa. &quot;Anche la musica &egrave; eccezionale,&quot;disse,indicando il trio con pianoforte&quot;A proposito,ha da accendere?&quot; Non avevo n&egrave; fiammiferi n&egrave; un accendino.Chiamai il barman,mi feci portare dei fiammiferi e le accesi la sigaretta. &quot;Grazie,&quot;fece lei. La guardai dritto in faccia e finalmente la riconobbi. -Shimamoto!-dissi con la gola secca. &quot;Ce n'&egrave; voluto perch&egrave; ti ricordassi di me!&quot;fece lei dopo un po',con uno strano tono di voce.&quot;Pensavo che non mi avresti mai riconosciuta!&quot; La fissai in silenzio,come se mi fossi trovato davanti a un rarissimo macchinario ad alta precisione,di cui avevo solo sentito parlare.Era proprio Shimamoto,eppure non riuscivo a credere che fosse vero:avevo continuato a pensare a lei per troppo tempo,convinto che non l'avrei pi&ugrave; rivista. &quot;Che bel completo hai!&quot;disse&quot;Ti sta proprio bene&quot; Annuii,senza una sola parola.Non riuscivo proprio ad aprir bocca."</p>
<p>Consiglio la lettura di tutto il pezzo e del libro.</p>
<p>Anche se,a dirla tutta,la più bella scena d'amore per me,è quella del film in cui Nanni Moretti è appollaiato su un gigante barattolo di nutella.</p>

Inviato: 2006/12/28 19:04
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Rosalinda per esperienza - seleziona la modalità "Extended DHTML Form", o quando fai il copia incolla le "è" diventano "&grave" eccetera, rendendo la lettura accidentata.

Io ho letto solo Tokyo blues di Murakami, ma avevo giusto bisogno di un altro titolo... grazie!

Inviato: 2006/12/30 2:26
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