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I luoghi comuni
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Propongo questo argomento che tratta del linguaggio parlato che, spesso, è stereotipato, conforme al modo di comunicare moderno, universale che oggi i media offrono. Allora, massa a cui sono rivolti gli infiniti messaggi attraverso i mezzi di comunciazione (stampa, tv, multimedia), che ne dite di abbandonare il ben pensare e di cominciare a pensare con la propria logica, i propri ragionamenti?
Ecco un articolo molto interessante sul trionfo dei luoghi comuni, pubblicato dal periodico di un'associazione culturale locale (delle mie parti).

L uogo comune è
u n 'e sp r e s s io ne
da l le or igini
a n t i c h e : n e p a r l a
Aristotele nei Topici
quando affronta il
p r o b l e m a d e l l a
formazione del pensiero.
De f in i s c e uno
schema di ragionamento
generale che, partendo da
premesse comunemente
accettate o rese valide
dall'autorità di chi le ha
pronunziate, giunge a
delle conclusioni coerenti
con esse. In origine,
questi ragionamenti tipo
avevano uno scopo ben
preciso, quello di aiutare il
giovane studente di
filosofia a sostenere un
confronto dialettico con i
propri interlocutori.
In pratica erano
utilizzati per insegnare a
ragionare.
Dei luoghi comuni
si appropriarono poi i
retori, i bravi parlatori;
costoro, seguendo il
p r i n c i p i o d e l l a
c o n v e n i e n z a l i
impiegarono per adattare
il discorso alla varietà
delle circostanze e alle
necessità della polemica
nella quale doveva essere
s e mp r e p o s s i b i l e
r o v e s c i a r e
l ' a r g o m e n t a z i o n e
dell’altro.
Divennero così
r a g i o n a m e n t i
preconfezionati, sempre
più speciosi e sottili che
questi bravi parlatori
t i r a v a n o f u o r i e
utilizzavano quando non
riuscivano a sostenere,
con a rgomentazioni
logiche, la discussione
con gli interlocutori.
***
Il ricorso sempre
più frequente, nelle
discussioni e nelle dispute,
ai luoghi comuni da parte
dell'uomo li fa, nel tempo,
decadere; da pensiero
costruito secondo i
principi della logica
diventano affermazioni
banali, prive di qualsiasi
impegno personale. In più
essi si "restringono"
notevolmente fino a
ridursi a semplice slogan.
È questo, oggi, il
luogo comune che impera
n e l l i n g u a g g i o
pubblicitario e politico ma
che intacca anche altre
sfere dell'esistenza
(personale, sociale… e
anche religiosa). I mezzi
di comunicazione di
massa se ne sono appropriati, noi
stessi lo usiamo, ritenendolo pratico
e comodo.
***
Non si vuol mettere in
dubbio che, nell’epoca in cui tutto si
consuma in fretta, far sintesi del
messaggio per rendere veloce ed
efficace la comunicazione, può
essere cosa utile.
Si tratta di capire se questa
azione di compressione del pensiero
sia rispettosa del pensiero stesso, o
estrapoli da esso quella parte che
interessa per rendere efficace il
messaggio che si vuole far passare;
se è dettata dall’intelletto o dalla
volontà. Si tratta di capire, in
sostanza, lo scopo di chi tale
comunicazione gestisce.
È questo l’interrogativo che ci
assilla e che ci porta a fare delle
riflessioni conseguenti.
L'uomo non ha bisogno del
luogo comune per dar forma al
proprio pensiero; ha in sé la
capacità di argomentare e rendere,
quindi, chiara ogni asserzione
perché riesce a dimostrarne la
logicità e la coerenza.
Ragionare, tuttavia, richiede
fatica: il percorso delle idee, infatti,
va costruito con forza, prudenza e
metodo. Ben più agevole e
pianeggiante è il "territorio dei
luoghi comuni", ove basta una
battuta o dove è sufficiente dire ciò
che il “pubblico” si aspetta o
introdurre quel "buon senso" che in
realtà è solo comodità, banalità e
inerzia.
È l’uomo dal pensiero
debole, allora, che parla per luoghi
comuni, contrabbandando idee o
giudizi infondati o per lo meno
parziali, per verità proprio perché
apparentemente logici e accettabili?
È l’uomo “spregiudicato” che
p a r l a p e r l u o g h i c omu n i
manipolando idee o giudizi per il
conseguimento dei propri fini,
talvolta, perversi e vendendoli per
verità?
“Ogni pensatore che vorrà
diventare oratore, ogni uomo che
vorrà diventare ed essere eloquente,
muovere le masse, dominare le
assemblee con la sua parola, non
avrà da fare nient’altro che passare
dalla regione delle idee al territorio
dei luoghi comuni.”
***



Inviato: 2006/5/31 8:11
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Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King
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Re: I luoghi comuni
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La discussione è interessante, anche se l'articolo alla fine, non so se volutamente, cade esso stesso in un luogo comune, quello che per dominare le masse occorrono i luoghi comuni.
La realtà è complessa e penso che tutti, me compreso per primo, utilizzano i luoghi comuni a volte in modo consapevole, più spesso in modo automatico.

Mi piace pensare che la gente abbia la capacità di ragionare con la propria testa, anche se molto spesso la massa dimostra il contrario.
In sintesi, credo che oggi i luoghi comuni stiano trionfando perché ci troviamo in un periodo dove la comunicazione è massificata e non specifica, quindi il luogo comune serve per pescare nel mucchio, ricevere consensi.

Ciao

Inviato: 2006/5/31 8:28
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Re: I luoghi comuni
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Non è che occorrono i luoghi comuni... Però è più efficace anche se ripetitiva e perentoria come maniera di comunicare. E' come se fossimo tanti robots che capiscono solo un codice cifrato come linguaggio. Oppure non hanno in memoria tanti concetti e vocaboli. Ciao a te.

Inviato: 2006/5/31 10:31
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Martin Luther King
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