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Il Verismo e quel che ne è seguito
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Ciao, sono richard77 ed ho scelto questo spazio perchè mi sembra il più adatto per iniziare una discussione nuova ed informale. Sono un patito della letteratura verista, ma anche degli scrittori che sono venuti dopo e che ad essa si sono ispirati, per poi staccarsene e creare qualcosa di nuovo, come è stato per il grande Luigi Pirandello. Mi piacerebbe scambiare idee e giudizi diversi sull'argomento.
Grazie e bye!

Inviato: 2013/6/22 7:39
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Re: Il Verismo e quel che ne è seguito
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Non ricordo dove. ma avevo letto, da qualche parte che, per limitarci all'Italia, l'ultimo periodo della sua attività di scrittore, il Verga, avendo dato fondo a tutte le miserie umane e casi strazianti, nonché scandalosi, possibili e immaginabili, non sapeva più come riempire le pagine. Zola veniva accusato di non capire alcunché di stile, e di averne egli stesso uno pessimo, e che la gente si interessava alle sue scritture solo per i soggetti morbosi (nanà prostituta [Nanà], la madre Gervaise che beveva, si imbruttiva, si rovinava, passava da un uomo all'altro e finiva per adescare, in miseria, le persone per la via [l'assommoir], l'alcolismo come origine della follia omicida [la bestia umana], i faccendieri corrotti [l'argent], l'egoismo dei commercianti che arrivano a denunziare un parente per quieto vivere [il ventre di Parigi] ecc...

inoltre i minatori si sentirono diffamati all'uscita di Gérminal, e i dotti aggiungevano che Zola era un incolto che non potendo scriver bene, doveva cercare il soggetto sensazionalistico

quando è una scusa per la mancanza di buon stile, veramente questo che chiameranno verismo, di modo che gli studenti potessero poi ripeterlo a pappagallo, è uno squallore unico

mai come oggi però, avendo gli editori, per abbassare il livello generale di cultura dei clienti ex-lettori (ora considerati solo come compratori), gravemente minato la salute della vera letteratura (dopo aver distrutto la poesia propinando i non poeti coi loro non versi in non metro - perché incapaci di usarne uno qualsiasi -), così da poter spacciare in giro della esclusiva spazzatura verbale

Inviato: 2013/6/22 20:33
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Re: Il Verismo e quel che ne è seguito
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Non ero a conoscenza di queste cose riguardanti Verga. Sapevo, invece, come sanno tutti, che solo la morte gli impedì di portare a termine il suo ciclo della ‘Marea’ (meglio conosciuto come ‘ciclo dei vinti’). Era un ciclo che avrebbe dovuto iniziare coi ‘Malavoglia’, a cui avrebbe fatto seguito ‘Mastro Don Gesualdo’ per poi proseguire con ‘La duchessa di Leyra’ (di cui scrisse solo il primo capitolo e qualche frammento), ‘L’onorevole Scipioni’ e infine ‘L’uomo di lusso’.
Per quel che riguarda Zola, invece, il suo era certo un modo di scrivere molto particolare, se così si può dire. Del resto i punti fermi della corrente letteraria di cui faceva parte erano quelli, stabiliti da tutti coloro i quali vi aderirono, e lui non fu da meno. Ma trovo che tutta la letteratura francese, da Victor Hugo ad Alexandre Dumas, sia connotata dallo stesso indulgere in tragedie e fatti di sangue. Se si pensa che i francesi, a livello popolare, amavano recarsi a teatro per vedere le orride rappresentazioni del ‘Grand Guignol’, in cui imperversavano teste mozzate, squartamenti e sangue che scorreva a fiumi. E che dire dei ‘feuilleton’, gli angosciosi e crudeli romanzi di appendice? Poi è venuto il cinema, ed anche in quello il carattere francese non si è smentito, grazie ai film di Jean Gabin (‘Alba Tragica’, ‘Il bandito della Casbah’). Fino ad arrivare ai giorni nostri, con le storie narrate da Jean Pierre Melville, con Lino Ventura ed Alain Delon e con titoli emblematici come ‘Grisbi’ e ‘Rififi’. È la loro natura, non ci si può far nulla.
Vorrei soffermarmi, invece, sul discorso della contemporaneità italiana. Quando parli della letteratura attuale ti riferisci per caso al Neorealismo, che ebbe in Alberto Moravia il suo maggiore rappresentante? Fu un movimento che ebbe una sua collocazione storica e politica ben precisa, giustificata dal periodo travagliato appena vissuto dal paese con il fascismo. Se oggi vi sono scrittori che cercano di descrivere con eccessiva crudezza la realtà sociale, spesso fatta di emarginazione, devianza e criminalità, questo è un altro argomento. Trovo anche io che, in quei casi, si assecondino troppo le mode del momento per una questione di mercato. E tuttavia si tratta pur sempre di generi letterari che come tali vanno considerati e collocati criticamente, che piaccia o no.
Quando parlo del Verismo, quello vero e proprio, invece, e dei suoi vogliamo chiamarli ‘figli’ più dignitosi mi riferisco a Pirandello, che dal Verismo prese spunto con le sue ‘Novelle per un anno’ per poi staccarsene completamente. Scrivendo della sua Sicilia e della sua gente egli aveva scoperto la chiave di tutta la sua tematica narrativa: l’individuo e la sua personalità, percepita dal punto di vista interiore e dal punto di vista di chi lo guarda, il suo sentirsi qualcuno che non è la stessa persona che gli altri vedono. È il discorso di ‘Uno, nessuno e centomila’e di opere teatrali celebri come ‘Così è, se vi pare’ e ‘Come tu mi vuoi’.
Un altro modo di reinterpretare il Verismo, dal punto di vista storico e politico, ritengo sia, anche, quello di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, col ‘Gattopardo’, che è un affresco che ritengo inimitabile di un’era e di un territorio in particolare.

Inviato: 2013/6/23 10:06
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