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Fahrenheit 451 – Roy Bradbury /Mondadori, 195 pag.
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Fahrenheit 451 – Roy Bradbury /Mondadori, 195 pag.
Abbiamo rivisto questo titolo durante i moti studenteschi di dicembre 2010, era davanti ai cortei stampigliato sui Book-Block, e più di tutti gli altri aveva motivo di essere lì. Chi non lo dovesse aver ancora letto è una fantastica occasione di regalarsi un’esperienza straordinaria. Questo testo, come pochi altri, è capace di individuare i danni di un modernismo che tende a semplificare la vita fino ad annullarla, tema particolarmente attuale nel momento storico – politico che stiamo vivendo in Italia.

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza scritto da R. B. nel 1953, ben lungi dalle rivoluzioni tecnologiche avvenute durante questi ultimi trent’anni, eppure ne riesce a intuire l’avvento e coglierne gli aspetti degenerativi attraverso l’osservazione dell’animo umano. Il titolo del romanzo indica la temperatura di combustione della carta, nella fattispecie dei libri. La storia, infatti, racconta di Guy Mustag, membro di una caserma di vigili del fuoco, che nel futuro non spengono bensì appiccano gli incendi allo scopo d’impedire alle persone di leggere i libri. Il protagonista vive una profonda crisi interiore che lo porta ad abbracciare le ragioni della dissidenza.

Il simbolismo allegorico e il continuo ricorso a mezzi come la similitudine e la metafora rendono la prosa di R. B. molto letteraria. R. B. pur narrando attraverso una focalizzazione esterna, non serve mai sul piatto d’argento la spiegazione di quanto sta accadendo. Le descrizioni degli ambienti sono sempre indirette e il ragionamento esposto attraverso i dialoghi.

Il romanzo è ripartito in tre sezioni: Il focolare e la salamandra, Il crivello e la sabbia, La fiamma splendente; ma è nella prima parte che si coglie appieno l’intuizione intellettuale della metafora che ci propone R. B..
Il romanzo si apre con la sezione narrativa che io trovo la più riuscita. L’incipit è quasi una citazione in frontespizio: “E’ una gioia appiccare il fuoco”. Gli occhi onniscienti del narratore fotografano la quotidianità dei gesti di Guy Mustag, descrivendo l’abbaglio che la fiamma produce nei sensi del protagonista. L’impressione che ha il lettore è di avere a che fare con un romanzo noir che ci presenta il suo eroe piromane, piuttosto che un libro di fantascienza.
Il protagonista smonta dal lavoro e fa ritorno a casa, nel tragitto incontra Clarisse, un’adolescente che si presenta così: “Ho diciassette anni e sono pazza; mio zio dice che queste due cose vanno sempre insieme”. Il personaggio di Clarisse è forse il più affascinante del romanzo, tuttavia si fa fatica a collocarlo nel contesto del racconto.
Clarisse incontra Mustag per caso mentre passeggia a notte inoltrata, un particolare che lo stesso autore sente la necessità di spiegare, ma lo fa semplicemente richiamando l’eccentricità della ragazza. Clarisse è sicuramente un personaggio molto importante, tuttavia pare che la sua funzione principale sia quella di fare da spalla al protagonista, passargli la battuta.
Truffaut nella sua trasposizione cinematografica fa interpretare Clarisse alla stessa attrice che dà il volto all’amata moglie di Mustag: Mildred. In effetti, Clarisse potrebbe anche essere solo una proiezione mentale attraverso cui Mustag dialoga con lo spirito giovane della moglie, quando s’innamorò della sua straordinaria voglia di vivere. Tant’è che spesso Mustag fa dei paralleli tra questi due aspetti di Clarisse e Mildred; tuttavia nel proseguimento del romanzo ci saranno riferimenti che negano questa tesi e fanno di Clarisse una persona del tutto reale.


Il secondo nucleo narrativo della prima parte del romanzo, inizia con un lungo “piano sequenza” di Mustag che entra in casa e trova la moglie in fin di vita. Si tratta di suicidio volontario o di un semplice incidente dovuto alle troppe pillole cui Mildred ricorre per sopportare la sua scialba esistenza? Questo non si sa perché Mildred fino alla fine è convinta di essere serena e felice della sua vita trascorsa davanti alle pareti TV del salotto, con i suoi personaggi virtuali che lei chiama “la famiglia”. Va detto che la famiglia e gli schermi Tv super 3D, sono sinceramente una sorta d’internet ante litteram che R. B. riesce a descrivere quando ancora concepire la società consumistica della televisione, richiedeva un grande sforzo di fantasia.
Gli infermieri del pronto intervento somigliano a dei meccanici dell’Automobilclub e nell’immaginifico allegorico di R.B. , il tubo della lavanda gastrica diventa un serpente che aspira dal corpo di Mildred la sua inquietudine, ristabilendo quel vuoto asettico che la farà tornare serena. Mustag ama profondamente Mildred, anche se solo alla fine del romanzo riuscirà a ricordarsi il giorno in cui se n’innamorò. Sarà l’affetto che lo lega a lei che inizierà a fargli dubitare della bontà del loro modo di vivere. Domande come quella del perché non hanno mai pensato ad avere un figlio, spingono Mustag a una rivalutazione critica di un’esistenza trascorsa in maniera perfetta, così perfetta da non produrre neanche un ricordo.

Il dubbio inizia a logorare Mustag: E se le risposte che cerca si trovassero in quei famigerati e temuti libri? Clarisse gli ha raccontato del passato e di un tempo in cui le persone vivevano in modo diverso. La paura che il capitano Beatty si accorga dei suoi pensieri sovversivi inizia a farsi paranoica, specie per l’esistenza del Segugio. Il segugio è un mostro “lovecraftiano”, una sorta di aracnide meccanica capace di subodorare il pensiero egli esseri umani, per poi dargli la caccia e ucciderlo attraverso un’iniezione di morfina e procaina.

La sequenza narrativa drammatica dell’anziana che pur di non separarsi dalla sua biblioteca clandestina decide di bruciare con essa, scardinerà le ultime remore che frenavano la fame di conoscenza di Mustag. Quando torna a casa, inizia a fagocitare le parole di quei libri che giorno dopo giorno ha sottratto all’incendio e nascosto, senza però trovare il coraggio di aprirli e leggerli.
Cercherà di dissuadere anche Mildred dal suo oceano di elettronica in cui è immersa anche quando dorme attraverso degli auricolari, ma non ci riesce. La paura di una società che ha demonizzato l’individuo a favore del pensiero unico consumistico, è un concetto molto intrigante perché elaborato nella società che si contrappone al comunismo.

Mustag non si presenta a lavoro dandosi malato, un fatto che insospettisce il capitano Beatty che va a fargli visita. Il capitano intuisce il dubbio che sta logorando il suo pupillo e decide di spiegargli il senso del lavoro che svolgono. Queste pagine sono concettualmente le più importanti del libro e ve le propongo nel link delle letture collettive, anche se R.B. non sarebbe d’accordo in quanto è un’operazione che contribuisce a trasformare i libri in frattaglie elettroniche decontestualizzate, spero mi perdoni ma quello che vorrei far passare non è tanto la prosa, quanto il pensiero che fotografa esattamente la direzione in cui sta andando la società italiana.

La seconda e la terza parte del romanzo risultano piuttosto superficiali se rapportate all’intuizione intellettuale contenuta nella prima. Tuttavia R.B. riesce ancora a proporre delle immagini che fanno riflettere, come quella del salotto delle amiche di Mildred, cui Mustag costringe ad ascoltare una poesia che le scuote dal loro conformismo. Qui però s’inizia a sentire una certa forzatura nei ragionamenti, ad esempio R.B. individua nel parto cesareo il principio della disaffezione materna per la prole; un concetto decisamente discutibile.
Nella seconda parte troviamo solo un altro personaggio degno di nota, esso è Faber, un professore in pensione logorato dal rimorso di non aver abbastanza coraggio di portare avanti le sue idee. Faber come e più di Clarisse serve da spalla al protagonista nei suoi dialoghi, tanto che R.B. lo riduce presto solo a una voce in un auricolare nascosto nell’orecchio di Mustag, facendolo involontariamente somigliare a una sorta di fenomeno schizofrenico.

Tutta la seconda parte ruota sulla paura che scorre sotto l’immagine di una società apparentemente perfetta, paura di svegliarsi in un mondo in guerra, naturalmente si riferisce al conflitto strisciante della terza guerra mondiale, quella definita “fredda” perché mai esplosa e che, nonostante ciò si è combattuta come tutte le altre.
Questa sezione si chiude con un colpo di scena da romanzo d’appendice che rimanda il seguito della storia al prossimo numero della rivista su cui è pubblicato. Mustag arriva con la sua squadra per fare un intervento incendiario, proprio davanti casa sua!


La terza e ultima parte sembra la trama di un film d’azione hollywoodiano, visto che da quelle parti stanno realizzando un nuovo film ispirato a questo romanzo, sono certo che finiranno per sceneggiare questa inutile appendice di un romanzo bellissimo.
Questa sezione narrativa si apre appunto con l’incendio della casa di Mustag. Mildred lo ha denunciato e questa è la chiara rinuncia a seguirlo sulla strada della dissidenza. Le scene che seguono sono molto cariche, troppo direi. La scena in cui Mustag uccide Beatty con una bocca di fuoco è a dir poco truculenta. Segue un inseguimento estenuante, corredato da un nuovissimo modello di Segugio aracnide meccanico che si mette sulle sue tracce.


Truffaut per il suo film quasi ignorò queste due ultime parti del romanzo. Cancellò l’inutile Faber e, invece, chiuse il film con l’immagine meravigliosa degli uomini libro. R.B. pare non accorgersi della bellezza di alcune sue figure come Clarisse, cancellata di punto in bianco e specie degli uomini libro cui dedica poche pagine. Nel romanzo ricordano i vagabondi che durante la grande depressione giravano per gli Stati Uniti lungo le sue strade ferrate. In realtà qui sono sì vagabondi, ma anche dissidenti per lo più ex professori universitari e quant’altro che decidono d’imparare a memoria ognuno un testo letterario, diventando così il libro stesso che cammina sulle loro gambe parlando attraverso le loro bocche, senza che nessun vigile incendiario potrà mai bruciare. Peccato che R.B. per il suo epilogo preferisca invece infilarsi nella guerra per un finale decisamente più “actual” all’epoca in cui il libro è stato dato alle stampe, ma proprio per questo oggi risulta datato, nonostante le guerre ci siano ancora e il pericolo nucleare è ben lungi dall’essere stato definitivamente superato.


In conclusione v’invito a leggere questa storia che pur giungendo dal passato ci parla del nostro presente con una lucidità superiore a tante parole d’illustri opinionisti che dalle pagine dei giornali volano bassi come tante mosche cieche. Viva la letteratura, viva i libri! Book block contro la dittatura degli asini.

Inviato: 2011/4/4 16:06
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