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Fahrenheit 451 di R. Bradbury per riflettere dove ci sta portando la dittatura degli asini
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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury è uno dei titoli che abbiamo visto sfilare davanti ai cortei degli studenti durante i moti di dicembre 2010, contro l’attuazione di una scellerata riforma scolastica. Questo testo merita assolutamente di essere letto o riletto e magari farne proprio una lettura collettiva per riflettere sul difficile momento storico che viviamo, oppressi dalla dittatura degli asini.

Vi voglio proporre subito un estratto del libro che da solo vale l’intero romanzo – Il comandante dei vigili incendiari, Beatty, cerca di convincere il protagonista Guy Mustag sulla bontà della loro azione contro la diffusione dei libri. Queste pagine sono concettualmente le più importanti del libro e ve le propongo nonostante Bradbury non sarebbe d’accordo, in quanto è un’operazione che contribuisce a trasformare i libri in frattaglie elettroniche decontestualizzate. Spero mi perdoni ma quello che vorrei far passare non è tanto la prosa, quanto il pensiero che fotografa esattamente la direzione in cui sta andando la società italiana.

NB: il testo non è integrale ed è mancante del contesto ambientale in cui si svolge il dialogo.

«Quando ha avuto origine questo nostro lavoro, tu vuoi sapere, non è vero? Come si determinò e dove e quando? (…) Il fatto è che la nostra società non ha vissuto bene che quando la fotografia ha cominciato a vivere di vita propria. Poi … il cinematografo nella prima metà del ventesimo secolo. La radio, la televisione … Le cose cominciarono allora ad avere massa. E poiché avevano massa, divennero più semplici. Un tempo i libri si rivolgevano a un numero limitato di persone, sparse su estensioni immense. Ed esse si potevano permettere di essere differenti. Nel mondo c’era molto spazio disponibile, allora. Ma in seguito il mondo si è fatto sempre più gremito di occhi, di gomiti, di bocche. La popolazione si è raddoppiata, triplicata, quadruplicata. Film , radio, riviste, libri si sono tutti livellati su un piano minimo, comune, una specie di norma dietetica universale.

M’intendi? Immagina tu stesso: L’uomo del diciannovesimo secolo coi suoi cavalli, i suoi cani, carri, carrozze, dal moto generale lento. Poi, nel ventesimo secolo, il moto si accelera notevolmente. I libri si fanno più brevi e sbrigativi, riassunti. Scelte. Digesti. Giornali tutti titoli e notizie, le notizie praticamente riassunte nei titoli. Tutto viene ridotto a pastone, a trovata sensazionale, a finale esplosivo.

Le opere dei classici ridotte così da poter essere contenute nei quindici minuti di programma radiofonico, poi riassunte ancora in modo da stare in una colonna a stampa, con un tempo di lettura non superiore ai due minuti; per ridursi alla fine a riassuntivo di non più di dieci, dodici righe di dizionario (…) “Ora finalmente potrete leggere tutti i classici; non siate inferiori al vostro collega d’ufficio!”. Capisci? Dalla nursery all’università e da questa di nuovo alla nursery. Questo l’andamento degli uomini degli ultimi secoli.

Basta seguire l’evoluzione della stampa popolare: Clic! Pic! Occhio, Bang, Ora, Bing, Là! Qua! Su! Giù! Guarda! Fuori! Sali! Scendi! Uff! Clac! Eh? Pardon! Etcì! Uh! Grazie! Pim, Pum, Pam! Questo il tenore dei titoli. Sunti dei sunti. Selezione dei sunti della somma delle somme. Fatti e problemi sociali? Una colonna, due frasi, un titolo. Poi, mezz’ora, tutto svanisce. Il cervello umano rotea in ogni senso così rapidamente, sotto la spinta di editori, sfruttatori, radio speculatori, che la forza centrifuga scaglia lontano e disperde tutto l’inutile pensiero, buono solo a farti perdere tempo.

La durata degli studi si fa sempre più breve, la disciplina si allenta, filosofia, storia, filologia abbandonate, lingua e ortografia sempre più neglette, fino ad essere quasi del tutto ignorate. La vita diviene una cosa immediata, diretta, il posto è quello che conta, in ufficio o in fabbrica, il piacere si annida ovunque, dopo le ore lavorative. Perché imparare altra cosa che non sia premere bottoni, girare manopole, abbassar leve, applicar dadi e viti? La chiusura lampo ha spodestato i bottoni e un uomo ha perduto quel po’ di tempo che aveva per pensare, al mattino, vestendosi per andare al lavoro, ha perso un’ora meditativa, filosofica, perciò malinconica. La vita così diviene un’immensa cicalata senza costrutto, tutto diviene un’interiezione sonora e vuota …

Basterà vuotare i teatri, di tutto ma non dei pagliacci, e fornire ogni stanza di pareti di vetro, con bei disegni policromi che salgono e scendono su queste pareti, come coriandoli, o sangue, o sherry, o borgogna. Ti piace il baseball? E ti piace giocare a bocce? E a golf? Pallacanestro? Biliardo! Boccetta? Palla ovale? Più sport per uno, spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni e tu non pensi, no? Organizzare, riorganizzare, super organizzare super super sport! Più vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni ovunque! La gente assimila sempre meno. Tutti sono sempre più impazienti, più agitati e irrequieti. Le autostrade e le altre strade di ogni genere sono affollate di gente che va un po’ dappertutto, ovunque, ed è come se non andasse in nessun posto. I profughi della benzina, gli erranti del motore a scoppio. Le città si trasformano in auto-alberghi ambulanti, la gente sempre più dedita al nomadismo va di località in località, seguendo il corso delle maree lunari, passando la notte nella camera dove sei stato tu oggi e io la notte passata.

(…) I personaggi di questo libro, di questa commedia, di questo programma della Tv non rappresentano il benché minimo riferimento o allusione a reali pittori, cartografi, meccanici di qualsiasi città o paese. Più vasto è il mercato meno le controversie che ti viene comporre. Tutte le minoranze (etniche) fino alle più infime, vanno tenute bene, col loro bagnetto ogni mattina. Scrittori, la mente pullulante di pensieri malvagi, chiudono a chiave le loro macchine da scrivere … tutto questo è avvenuto! Le riviste periodiche divennero un gradevole miscuglio di tapioca alla vaniglia. I libri, così i critici, quei maledetti snob, avevano proclamato, erano acqua sporca da sguatteri. Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il pubblico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione, lasciò sopravvivere libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a tre dimensioni, naturalmente.

(…) Non è stato il governo a decidere: non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! Ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio! Oggi grazie a loro tu puoi vivere sereno e contento per ventiquattro ore al giorno, hai il permesso di leggere i fumetti, tutte le nostre care vecchie confessioni con i bollettini e i periodici commerciali.

(…) E’ la cosa più logicamente conseguente, che diamine! A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non è familiare. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dall’intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l’anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che uno nasca libero e uguale, come dice la costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo che sono tutti felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?

(…) devi ricordarti che la nostra civiltà è così vasta che non possiamo permettere alle nostre minoranze di essere in uno stato di turbamento e agitazione. Domandatelo anche tu: che cosa preme, in questo paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, non è vero? Non è quello che sentiamo dire da quando siamo al mondo? Voglio un po’ di felicità, dice la gente. ebbene, non l’hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere e i più svariati titillamenti? E tu non potrai negare che la nostra forma di civiltà non ne debba in abbondanza, di titillamenti …

La gente di colore non ama “Little black sambo”. Diamolo alle fiamme. Qualcuno ha scritto un libro sul tabacco e il cancro ai polmoni? I fabbricanti e i fumatori di sigarette piangono? Alle fiamme il libro! Serenità, Montag. Pace, Montag. Le tue battagliee combattile in sordina, meglio ancora, buttale nel forno creatorio. I funerali sono dolorosi e pagani? Annulliamo anche i riti funebri. Cinque minuti dopo la sua morte, un individuo è già a bordo d’uno degli elicotteri per il servizio rapido delle salme ai crematori di tutta la nazione. Dieci minuti dopo la sua morte, lo stesso individuo non è che un granello di polvere nera, un frammento di fuliggine. E non stiamo a perderci in chiacchiere sugli uomini la cui fama va eternata nei servizi funebri. Non ci pensiamo nemmeno! Bruciamo tutto, bruciamo ogni cosa! Il fuoco è la luce e soprattutto è purificazione!

(…) L’ambiente domestico può distruggere gran parte di quello che cerchi di costruire nella scuola. E’ per questo che abbiamo sempre più abbassato l’età minima in cui è obbligatorio frequentare gli asili infantili, al punto che oggi strappiamo il bambino dall’ambiente familiare praticamente quand’è ancora in fasce.

(…) Per fortuna eccentrici come lei (Clarisse) se ne incontrano pochi. Sappiamo come correggerli fin da quando sono ancora piccini. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fa sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa’ che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. Se il governo è inefficiente, appesantito dalla burocraziae in rpeda a delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riemepi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. Chiunque possa far scomparire una parete TV e farla riapparire a volontà, e la maggioranza dei cittadini oggi può farlo, sarà sempre più felice di chiunque cerchi di regolo - calcolare, misurare e chiudere in equazioni l’Universo, il quale del resto non può esserlo se non dando all’uomo la sensazione della sua piccolezza e della sua bestialità e un’immensa malinconia. Lo so, perché ho tentato anch’io; ma al diavolo cose del genere. Per cui, attaccati ai tuoi circoli sportivi e alle tue gite, ai tuoi acrobati e ai tuoi maghi, ai tuoi rompicolli, autoreattori, moto elicotteri, donne e eroina, e a ogni altra cosa che abbia a che fare coi riflessi condizionati. Se la commedia non vale niente, se il film non sa di nulla, se la musica è sorda, punzecchiami col pianoforte elettronico, fragorosamente. Io crederò di rispondere soltanto di una reazione tattile alla vibrazione. Ma che importa? Tanto a me piacciono i divertimenti solidi e compatti.

Ora devo andarmene. La lezione è finita. Spero di aver un po’ chiarito la sitazione. Ma la cosa che devi ricordare, Montag, è che noi siamo gli “Happiness Boys”, i militi della gioia, tu, io, gli altri incendiari. Noi ci opponiamo alla meschina marea di coloro che vogliono rendere ogni altro infelice con teorie e ideologie contraddittorie. Siamo noi che abbiamo messo mano alla diga. Teniamo duro. Non lasciamo che il torrente della tristezza e del pessimismo inondi il pianeta.

(…) Un’ultima cosa. Almeno una volta, nella sua carriere, un milite del fuoco sente un prurito: che cosa dicono i libri? Si chiede. (…) Ebbene ti do la mia parola, Montag, ne ho letto qualcuno, ai miei tempi, per sapere cosa dovessi combattere, e ti posso assicurare che non dicono nulla! Nulla che tu possa credere o insegnare. Parlano di persone che non esistono, frutto dell’immaginazione, quando si tratti di narrativa. E se non si tratta di narrativa, sono cose ancora peggiori, diatribe tra professori che si danno reciprocamente dell’idiota, urla di filososfi alla gola l’uno dell’altro. E tutti corrono affannati qua e là, a spegnere le stelle e ad offuscare il sole. Ne esci, alla fine, perduto. ».

Inviato: 2011/4/4 15:53
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proprio xké non vuole la pienezza, può vivere appieno senza chiedere altro (Tao Te Ching)
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Re: Fahrenheit 451 di R. Bradbury per riflettere dove ci sta portando la dittatura degli asini
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Libro bellissimo e toccante. Che dovrebbe far riflettere sull'importanza di un espressione delle idee libera e internazionale.

Da questo punto di vista, internet è un bene da preservare.

Inviato: 2012/5/10 9:45
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Re: Fahrenheit 451 di R. Bradbury per riflettere dove ci sta portando la dittatura degli asini
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i produttori di ebook a pagamento, se non li mandiamo falliti snobbandoli, alla fine ci manderanno davvero i vigili del fuoco a bruciarci i libri VERI in casa, per aver commesso il GRAVE crimine di POSSEDERLI e poterli potenzialmente PRESTARE o RIVENDERE

Inviato: 2012/5/10 14:25
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