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Le rane di Ko Samui - Paolo Agaraff
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Le rane di ko samui – Paolo Agaraff \ edizioni “peQuod” – 63 pag.

Sono pepite come questa che gratificano i cercatori d’oro che amano rovistare tra gli scaffali delle librerie e scorticare sassi nella speranza di trovare quel bagliore così speciale. Questo libro scivola giù come una bevanda ghiacciata sotto l’ombrellone, se siete in partenza dovete assolutamente procurarvelo. Certo non vi sarà facile trovarlo, ma la lettura vi ripagherà della fatica; se poi siete di transito per la Stazione Termini, saltate giù dal treno e correte alla Borri Books, scaffale “Editori Vari” al piano terra, sotto le scale chiocciola, lato che da sulla parete a vetro dirimpetto alle biglietterie, ultimo ripiano in alto; tempo stimato: 10/15 minuti (tenente 6€ spiccioli a portata di mano).

Ma di cosa parla questo libercolo?

Filippo, Giulio e Alessio sono tre vecchi brontoloni male in arnese che trascorrono una vacanza godereccia in Thailandia, almeno lo è nelle intenzioni. Si pungolano continuamente come degli “Walter Matthau e Jack Lemon”; impietosi e politacally scorrect, non hanno peli sullo stomaco quando si tratta di sbirciare un party piccante che sembra celebrarsi nel villaggio turistico accanto al loro scalcagnato hotel. Si cacceranno nei guai. Uno di loro finirà preda delle fameliche pronipoti delle sirene mediterranee. Gli altri due assai "cinicamente" cercheranno di tirare fuori dai guai il compagno di sventura, muovendosi in una Thailandia caotica e assai poco raccomandabile, ma anche affascinante e lontana da quella spacciata dai promoter turistici. Leggende locali e horror all’occidentale, l’autore ci serve un piatto saporito condito da un humour eccellente. La sola pecca è quella delle 60 pagine complessive (scritte però con caratteri piccoli e pochi sprechi di spazio): scorrono via troppo velocemente. Vorremmo davvero rimanere in compagnia di questi brutti ceffi per almeno altre 100 pagine.

Paolo Agaraff (ma chi si nasconderà dietro questo cognome che somiglia troppo a un anagramma?), scrive con la dimestichezza di uno scrittore professionista, la trama semplice è impolpata da un lessico e una sintassi gradevolissima. Le descrizioni danno sapore e odore alla storia senza mai una parola di troppo. I dialoghi anche in forma diretta sono irresistibili.

Un complimento all’editore perugino per aver pubblicato questo bel libercolo. Ora sta a noi non lasciarlo ammuffire in qualche scaffale. Invoco il Tam tam letterario per rendere giustizia a questo Sam Savage italiano!

A completare questa mia critica “promozionale” a seguito pubblico la terza di copertina.

 


Inviato: 2009/7/23 21:02
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Re: Le rane di Ko Samui - Paolo Agaraff
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Terza di copertina a “Le rane di Ko Samui” di Paolo Agaraff

Se mi avessero detto che un tema lovecraftiano si sarebbe potuto tradurre in un racconto esilarante, non ci avrei creduto. Eppure il mostro è la che incombe, mucillaginoso come si conviene: una narrativa fantastica di tono umoristico. Ce ne erano stati alcuni esempi e non mi avevano persuaso. Questo mi persuade, eccome. Mi da anche qualche preoccupazione. La narrativa fantastica, nel nostro paese, è stata allungo emarginata, ma molto peggio è capitato a quella umoristica. Ci sono voluti anni per sdoganarechille Campanile, tanto che per farlo si è dovuto aspettare che fosse morto. A Stefano Benni è andata meglio, però spesso, nell’elencare i migliori scrittori italiani, il suo nome viene dimenticato. Dario Fo ha avuto il Nobel, ma in patria una folla di critici ancora mugugna. E nessuno ricorda Carlo Manzoni, e altri eutori che ebbero il torto di far ridere chi leggeva. Gli unici scritti comici ammessi sembrano essere solo quelli prodotti da attori di varietà, e unicamente presso il grande pubblico. Questo ambiguo Agaraff, sospetto fin dal nome, mette dunque assieme due tabù consolidati presso la nostra critica: l’uomorismo e il fantastico, oggetto di condanna fin dai tempi di Croce. Il presente libretto è dunque condannato in partenza all’insuccesso più disastroso. Tenetevelo stretto: siete tra i pochi che lo leggeranno. La comicità condivide con la pornografia un effetto negato al resto della narrativa: provoca nel lettore visibili reazioni fisiche, che nello specifico si concretizzano nell’atto del ridere (gli effetti secondari della pornografia li tralascio). Ciò è disgustoso. Nascondete dunque le giocose pagine di Agaraff (ma che cognome del piffero!) sotto il letto, e ridete piano, senza farvi scoprire. L’avvertimento è rivolto soprattutto agli adolescenti: la lettura di Agaraff, se insistita e ripetuta, provoca cecità e altre vergognose malattie, che non nomino nemmeno. Mio Dio che orrore! (del resto si tratta di un Horror).

Valerio Evangelisti

(Io sposo appieno la tesi esposta da Evangelsiti, voi cosa ne pensate?)

 


Inviato: 2009/7/23 21:05
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