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Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Buongiorno a tutti! Mi presento su questo forum dopo essermi iscritta da pochi minuti. Perchè mi sono iscritta? Perchè non ne potevo più di inciampare nei link di questo sito ogni volta che cercavo qualcosa relativa alla scrittura sul motore di ricerca! Oh sì, siete davvero onnipresenti e la cosa all'inizio mi ha alquanto irritato, ma con il tempo, ho imparato ad apprezzarvi. I commenti che ho letto sul vostro forum mi sono stati d'aiuto e si sono dimostrati davvero arguti. Anch'io come voi scrivo perchè non posso farne a meno e leggo perchè mio è indispensabile come l'aria.
Approfitto dello spazio che mi sono ritagliata per chiedere una vostra opinione: leggendo i commenti sul forum ho notato che spesso si sconsiglia la pubblicazione a pagamento, ma per quale motivo? Molti di voi sostengono che un vero scrittore non deve sborsare una lira per essere pubblicato. Ma se non erro Moravia pubblicò a pagamento i primi romanzi come ad asempio gli Indifferenti, Marguerite Yourcenar pubblicò anch'essa i primi racconti a proprie spese, racconti che altrimenti non avremmo mai avuto il piacere di leggere. Ciò che sta accadendo attualmente negli Stati Uniti (sconosciuti che si autopubblicano e diventano bestseller) ne è una conferma, almeno dal mio punto di vista, la bravura non basta.
Mi è sembrato di leggere fra le righe dei vostri commenti che chi pubblica pagando è solo uno sprovveduto o un cattivo scrittore, forse ho capito male ma vorrei sapere cosa ne pensate.
Personalmente, dopo aver inviato il mio racconto a diverse case editrici ed aver ricevuto molte proposte di pubblicazione con contributo, forse influenzata dal vostro modo di pensare ho deciso di attendere. Ora verrò pubblicata senza contributo ma...da una minuscola casa editrice!
Nel dubbio mi domando: vale la pena non pagare o è meglio mettere da parte l'orgoglio e intraprendere altre strade? Ai blogger l'ardua sentenza!

Inviato: 2009/7/21 11:59
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Ciao ladyzenobia e benvenuta.

Citazione:

ladyzenobia ha scritto:
Approfitto dello spazio che mi sono ritagliata per chiedere una vostra opinione: leggendo i commenti sul forum ho notato che spesso si sconsiglia la pubblicazione a pagamento, ma per quale motivo?

Forse perché molte di quelle case editrici (non tutte) pubblicano cani e porci e la qualità non sanno nemmeno dove stia di casa. Ma sanno riconoscere bene il fruscio dei soldi.

Forse perché molte ti promettono delle cose che poi non manterranno (es: distribuzione).

Forse perché molti pseudo autori si fanno prendere dalla "fregola" della pubblicazione a tutti i costi.

Forse perché si dice sempre che il bravo autore prima o poi emergerà (ma di questo non ne sono così convinto).

Forse perché offrirti tu di pagare per pubblicare, significa anche sminuire il valore di ciò che hai scritto.

Questo, grossomodo è lo spirito di OZoz che ci unisce.

Inviato: 2009/7/21 12:20
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Non è un poeta colui di cui nessuno legge le poesie.

Marco Valerio Marziale
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Carissima,
con tutta l'oggettività del caso...umilmente ti confido- per esperienza -che hai fatto benissimo a cedere le tue "grazie" letterarie alla casa editrice piccola ma non vampira.
Pensandoci bene, infatti, il concetto di casa editrice "piccola" è fuorviante e secondo me non si può fare una selezione basandosi sulle dimensioni di un editore. Ma nel momento in cui l'editore decide di pubblicarti e fa il grande gesto di non chiederti un contributo (perchè dovrebbe? non è una tipografia!) e magari di concederti una percentuale sulle vendite (perchè no, anche bassina...ma vabbè...) ti sta già dimostrando sottilmente che farà tutto il possibile per promuovere il tuo lavoro visto che a) non c'è contributo dell'autore, quindi il libro deve "vendere" b) l'obbiettivo del guadagno è un motore decisamente più forte del semplice "pagamento" effettuato dall'autore.
Non spaventarti quindi se il tuo editore è piccolino: nelle sue minime dimensioni, ergo con le possibilità che ha, cercherà di trarre il massimo dall'investimento fatto su di te e sul tuo libro. E' altresì vero che molti autori hanno pagato per le prime pubblicazioni e poi sono stati magari scoperti da case editrici celebri e di dimensioni ragguardevoli: ma, detto fra di noi, sono casi estremamente rari.
Se hai ancora dubbi, pensa che esiste un mercato delle letteratura; se porti la farina al panettiere, perchè mai dovresti pagare anche il pane? Il panettiere non può guadagnare su di te, ma CON te.
In bocca al lupo

Inviato: 2009/7/21 12:45
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Benvenuta!

Citazione:
Molti di voi sostengono che un vero scrittore non deve sborsare una lira per essere pubblicato. Ma se non erro Moravia pubblicò a pagamento i primi romanzi come ad asempio gli Indifferenti, Marguerite Yourcenar pubblicò anch'essa i primi racconti a proprie spese, racconti che altrimenti non avremmo mai avuto il piacere di leggere.


Parli di scrittori nati nei primi anni del secolo scorso. Allora, l'editoria era cosa ben diversa da oggi. Tutti gli editori a pagamento tirano in ballo Moravia, ma nessuno fa mai l'esempio di uno scrittore contemporaneo che ha iniziato la propria carriera pubblicando a proprie spese. Chissaà come mai

Fa attenzione non confondere la pubblicazione con un editore a pagamento con il print on demand. Nel primo cao, l'editore, una volta intascato quanto pattuito (e di solito parliamo di migliaia di euro) non h apiù interesse a promuovere il libro (ha già incassato più di quanto avrebbe potuto ricavare dalla vendita del libro). Nel secondo caso, l'autore non spende nulla, mentre l'editore ha tutto l'interesse a vendere.

In entrambi i casi, comunque, non c'è alcuna scrematura a monte (nel primo caso basta pagare, nel secondo basta spedire il proprio testo).

Nel caso di un piccolo editore che non chiede contributo c'è però il rischio di non ottenere un'adeguata visibilità. In questi casi non è solo l'editore a scommettere sull'autore, ma dovrebbe accadere anche il contrario. Quindi, prima di accettare di pubblicare gratuitamente, valuta le potenzialità dell'editore.

Inviato: 2009/7/21 14:46
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Grazie! Grazie! Grazie!
Confrontarsi è sempre un' ottima cosa!!
Mi rendo conto che la "piccola" casa editrice non potrà pubblicuizzarmi come farebbe un grande editore ma a questo punto credo proprio che mi affiderò a loro. Giustamente loro dovranno darsi da fare ma anch'io dovrò fare la mia parte.
Forse è proprio questo il problema...preferisco spendere fiumi di inchiostro piuttosto di dovermi mettere in gioco in prima persona per farmi 'pubblicità'.
...pigrizia!!
Grazie ancora!

Inviato: 2009/7/21 15:56
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Per la mia piccola-piccolissima esperienza, ti consiglio di 'buttarti': se l'editore è serio, non importa la grandezza della sua casa editrice. Se ha lo spirito giusto ed è onesto, tu e il tuo libro siete in ottime mani!

In bocca al lupo e facci sapere!

Inviato: 2009/7/25 10:20
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Alcuni dicono che quando è detta,
la parola muore.
Io dico invece che proprio quel giorno
comincia a vivere.

Emily Dickinson
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Se proprio devi pubblicare a pagamento, evita gli editori e rivolgiti direttamente in tipografia, tanto il risultato non cambia perché l'editore, nel momento stesso in cui ti consegna le copie, esaurisce il suo compito. Nessuna promozione, nessun impegno, esattamente come il tipografo. Perché spendere di più?

Inviato: 2009/7/25 10:44
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Forse anch'io ho da dire la mia.
Scrivo da qualche anno e in particolare il 2009 è stato finora un periodo molto fruttuoso (due raccolte di racconti e un romanzo breve). Ho fatto girare la prima raccolta da febbraio e adesso stanno scadendo i canonici sei mesi. Qualche risposta è arrivata. Ho ricevuto tre sì e molti no. I sì erano tutti a pagamento (con la consueta formula dell'acquisto di un certo numero di copie). Non ho accettato (benchè con una casa editrice siamo ancora in ballo). Intanto un mese fa circa ho contattato una piccola realtà editoriale, molto disponibili e sopra ogni altra cosa SINCERI. Mi ha detto un no tondo tondo e articolato. Abbiamo avuto modo di parlare a lungo e mi ha svelato alcune cose importanti, inducendomi ad una riflessione:
ad oggi, non ritengo la pubblicazione a pagamento (l'acquisto di copie, s'intenda!) un Male Assoluto, se l'alternativa è una realtà editoriale troppo piccola. Mi spiego: la mia opera può essere presa in considerazione da un piccolo editore che la ritenga buona qualitativamente e fa il suo lavoro con la giusta passione per la letteratura. Ma quali sono i suoi spazi, poi? Se la tralifa è libraio che ordina dal distributore i titoli che predilige, il qual distributore poi ordina dall'editore i titoli che lui stesso predilige, come entrare in questo circolo che appare MOLTO chiuso e limitato ai soliti noti? Come può un piccolo editore accedervi?
So bene che il dubbio che attanaglia tutti gli esordienti è "se pago, il loro incasso è fatto, non rischieranno niente per me", però ho notato una cosa. L'era di Internet, mi si permetta il termine, sputtana i gaglioffi. Basta scrivere il nome di una casa editrice su Google e vedere cosa viene fuori. Se scrivo Feltrinelli o Einaudi, non verranno fuori discussioni di migliaia di autori che ne parlano male. E così sarà per ogni altra SERIA realtà editoriale, anche media. Scrivere il nome di chi ci offre un contratto a pagamento potrebbe svelare l'essenza dell'editore: devono uscire solo LIBRI in vendita, non discussioni su "mi ha trattato così o colà". Ecco cosa rischia una casa editrice. Il Filo Editore, secondo questa logica, potrebbe avere ancora qualche possibilità di raggiro, secondo voi? E allora pagare per una prima pubblicazione con una casa editrice media ma seria non è Male Assoluto. Naturalmente, tutto ciò deve accompagnarsi all'impegno. L'impegno di uno scrittore nell'era in cui i mecenati sono tutti spariti è pensare che senza di lui la casa editrice non lavorerà da sola. Perchè dovrebbe farlo? Parliamoci chiaro e sciogliamo tutti i dubbi: una casa editrice non è un'associazione artistica, è un'azienda. Lo scopo ultimo di un'azienda è il ricavo, senza se e senza ma. Altrimenti non mangi e non paghi le persone che vi lavorano.
Lo scrittore che insegua folli pretese artistiche credo possa scordarsi di trovare spazi in questo tipo di sistema. La casa editrice pubblicherà ciò che è vendibile, non ciò che è bello, esteticamente parlando. Ogni giorno vengono pubblicati 150 libri. Quanti ne leggiamo al mese noi, che sicuramente siamo oltre la media nazionale già solo per il fatto di essere qui, su 4500!?!? In Italia ci sentiamo tutti scrittori (non parlo dell'estero, non conosco la situazione). Tutti convinti che le nostre fatiche (fatiche?? in quanti scrivono per dovere?? chi si accosta alla scrittura con l'indole di un operaio?? non lo facciamo forse tutti per piacere??) abbiano un grande valore, tutti convinti di essere la nuova grande rivelazione. Evidentemente non possiamo esserlo proprio TUTTI, nè da un punto di vista commerciale nè tantomeno da quello artistico. Altrimenti, è molto semplice, vivremmo in una grande nazione, e questo non è. Lo è stato in un passato molto lontano, ed è il motivo per il quale questo Paese vive ancora di rendita, ma è finita. Uno o due di noi, ogni anno, riescono ad avere un ritmo di vendita tale da "emergere". Sapete cosa vuol dire emergere? Che il prossimo libro non sarà a pagamento e riceverà un trattamento migliore. Tutto qui. E il prossimo libro ancora non esiste, perchè tutti gli SCRITTORI italiani sono convinti di aver scritto un buon libro, ma 90 su 100 il secondo non è all'altezza. Chiaro, ora stiamo parlando di cosa è essere scrittori, e ho visto che c'è un'altra sezione apposita su questo forum, ma una piccola definizione provo a darla qui. Se falegname è colui che conosce il legno, lo lavora e sa ogni volta tirarci fuori via via una sedia, un tavolo o un mobile, scrittore è colui che conosce il suo mezzo d'espressione e sa ogni volta tirarne fuori qualcosa di nuovo, con una sua tecnica riconoscibile che sappia andare ben oltre lo sfogo adolescenziale o di mezz'età. Coerentemente con quest'assioma, non ci sono 150 scrittori al giorno, secondo me. E neanche quell'uno/due all'anno. Ognuno di noi conosce e si appassiona a grandi scrittori del passato (sicuramente qualcuno anche più moderno), e spesso si trova in armonia con gli altri. Se li mettiamo insieme, dal loro anno di nascita in poi, non superano uno/due l'anno, appunto.
Un'ultima cosa: lo scorso mese entro alla Feltrinell di p.zza Piemonte a Milano per la mia abbuffata quadrimestrale e, dopo essere accolto da giochi per la Ps3 e strumenti musicali a basso costo, finalmente trovo libri. Insieme a Stephen King (1947), Grisham (1955), Baricco (1958), Benni (1947), Ammaniti (1966) non riesco a trovare qualcuno nato dopo il '70 (avrebbe già quasi quarantanni, eh, non chiedo mica dei bambini!). Allora chiedo al commesso, il quale si guarda attorno spaesato, digita qualcosa sul pc e mi consiglia il nuovo Strega (Scarpa, nato 1963) e un tal Pietro Grossi (1978, finalmente) che pubblica con Sellerio e non conoscevo. Vado nel punto che mi ha indicato e cerco i libri di Grossi. Il commesso mi aveva indicato due titoli, ma non li trovo. Torno da lui e mi da indicazione più esatte. Giro, rigiro, niente. Lo chiamo una terza volta e, giustamente stufo di me e delle mie richieste, è così gentile da venire a prendere i libri lui, personalmente. Arrivato, si blocca. I libri non si trovano. Chiede aiuto ad un altro commesso, il quale ricorda esattamente dove sono, ma dove dice lui non ci sono. "Magari sono finiti", "ma no! mi ricordo benissimo!". Finisce che i due titoli di Grossi sono dietro il bestione di Faletti (1950), non impilato ma in bella mostra col suo faccione idiota, che sicuramente aveva bisogno di quella visibilità per venderne qualche altro migliaio.
Cosa ho imparato? Se hai superato l'ercolico scoglio dell'editore (hai pubblicato, a pagamento o no); al distributore il prodotto è in qualche modo piaciuto; il libraio (Feltrinelli, addirittura!) ti sceglie sul catalogo e finalmente finisci al centro di una grande, grandiosa città; alla fin fine, ciò che conterà sarà solo la tua vendibilità, nient'altro. Lo dico con tristezza ma con accettazione, non rassegnazione. Non posso cambiarlo il mondo e non posso tornare indietro ai bei tempi che furono. Vivo oggi, sono nato pochi anni dopo quel Grossi (che non ho ancora letto e di cui non conosco le vendite) e arrivare dov'è lui sarebbe già motivo di vanto, ma l'unica verità è che se questo Grossi scrive infinitamente meglio di Giorgio Faletti in questo Paese non lo saprà mai nessuno, perchè quel faccione batterà sempre il nuovo Pirandello o il nuovo Pasolini.
Come salutarvi dopo questo sclero, con un "buona vita"??
No, "in culo alla balena a tutti" mi sembra più appropriato.
Perdonate eventuali o incoerenze, non rileggo.
Errore fondamentale per uno "scrittore"!

Inviato: 2009/7/26 13:40
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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Hai detto cose interessanti e facendolo in maniera garbata e intelligente. Complimenti vivissimi. Ciao.

Inviato: 2009/7/26 21:15
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Re: Il dottor Caso e il Signor Belle Speranze.
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1. il mio consiglio a ladyzenobia riguardava gli editori NON a pagamento

2.concordo con boriosi

3. benvenuto Chebobjim: finalmente ne ho trovato uno più logorroico di me! ora mi sentirò meno in colpa!

Inviato: 2009/7/26 21:30
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