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Io ci sto - Marco Zarfati
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Premessa: “Fermento” è una casa editrice indipendente che insieme ad altre, dopo anni di festival della piccola editoria, mi è capitato di trovare in uno scaffale della grande libreria della Stazione Termini (Roma); un vero e proprio espositore dedicato a editori dai nomi originali e, alcuni, fantomatici come le edizioni “Il Filo”. Tomi di tutto riguardo su ogni genere letterario in meno di 3 o 4 metri di esposizione su tre piani di libri in vendita. Sono posti praticamente in un sottoscala, ma ci sono, esistono. Ho anche visto qualcuno curiosare, però nessuno comprare – perché? Allora mi sono sentito in dovere di farlo io, nel senso che – se non ci si legge tra aspiranti autori, se non usiamo la forza di quel tam tam tra lettori che distingue la letteratura da ogni altro genere artistico… Quindi eccomi qua a recensire il primo dei libri liberato dalla sottile patina di polvere del sottoscala al Borri Books di Termini.

Io ci sto – Marco Zarfati (ed. Fermento – collana: Gli speciali) pag. 242

Questa è la storia di tre ragazzi che… balle. L’autore vorrebbe farci credere che questa sia la storia di tre ragazzi: Tito, Lele e Matteo, che iniziano un’amicizia all’insegna della parola d’ordine che dà il titolo al romanzo - Io ci sto. In realtà sono una serie di vicende che coinvolgono solo il protagonista Matteo, il quale racconta in prima persona (focalizzazione interna più che fissa – a senso unico), le proprie vicende personali. Sia chiaro che Zarfati vale bene un Brizzi o un Fabio Volo (non è un complimento). Il suo genere mi fa venire in mente l’equazione “Muccino:Letteratura=Moccia:Cinema”; nel senso che fa parte di quella commistione tra letteratura (scrittura in prima persona) e cinema (voce narrante) che ha il suo epicentro nei quartieri bene di Roma nord, vedi Ponte Milvio (il ponte più brutto di Roma), vedi i quartieri che hanno dato i natali sia a Muccino, sia a Moccia, che amano tanto indossare la maschera della romanità verace, che di verace ha solo l’idea romantica.

Tornando al romanzo di Zarfati, esso si divide in tre macrosequenze sancite da separazioni nette: prima parte, seconda e terza parte. Sulla terza di copertina si legge che l’autore prima di questo romanzo ha scritto solo racconti, e si sente subito. I primi capitoli sono delle vere e proprie storie con un inizio e una fine. L’incontro con i due nuovi amici avviene d’improvviso, mentre il protagonista scende per spostare la macchina. Si tratta di un caldo pomeriggio estivo che il protagonista finisce per trascorrere in spiaggia con i suoi due nuovi compagni di giochi. La sintassi e il lessico sono di una semplicità disarmante, incapace di incidere la realtà dei fatti che scorrono via con inquadrature da fiction televisiva. I tre ragazzi pur essendo oramai neo matricole universitarie, si divertono giocando a biglie sulla spiaggia o a fabbricare barchette da fare arrivare in Sardegna. C’è una certa fisicità che fa capolino di tanto in tanto e stuzzica, però rimane sempre abbozzata. Tuttavia l’autore è sincero e si sente che parla di fatti vissuti concretamente. Zarfati racconta la famigerata normalità che tutti credono di vivere, ma che in realtà è più eccezionale di ogni altra anomalia. Fa anche un po’ invidia leggere quanto sia facile vivere ed essere felici.

La seconda parte deraglia completamente dal tema del romanzo, i due amici diventano dei personaggi secondari, entrano in scena: Stella e Ludovica. Stella è la ragazza di Tito, il quale farà conoscere Ludovica a Matteo. Dialoghi e situazioni mozzafiato, nel senso che si rischia di tirare le cuoia nella loro torpedine. Ludovica è descritta come un personaggio alternativo, quindi giù con i luoghi comuni: vestiti etnici, fermacapelli di feltro e naturalmente di sinistra (anche se non è mai detto esplicitamente). Unico brivido? Quando la Ludo mentre fa l’amore con Matteo gli mette un dito interposto, ma tranquilli, a lui è piaciuto.

Terza parte: C’è del buono in Zarfati, lo voglio ribadire prima di chiudere questa recensione. Stella ha tradito Tito con Lele! La Ludo ha lasciato Matteo. Matteo bacia (sulla guancia) Lele. Stella si presenta a casa di Matteo, immagine da spot pubblicitario: Lei bagnata di pioggia inizia a spogliarsi e in pratica smutanda il protagonista, segue ultimo tango a Parigi; fine. Ecco, qui Stella appare un personaggio che varrebbe bene un po’ di attenzione, almeno un prosieguo… macchè. A questo punto arriva quello che ho definito il capitolo più brutto che io abbia mai letto in vita mia. Trattasi del capitolo 25 – La festa di capodanno. Per dirla con il ragioniere Fantocci dell’Ufficio Sinistri: E’ una cagata pazzesca.

Seguono due stralci di dialogo (tratti a caso):

- Ma io il mio biglietto l’ho lasciato in macchina! - Ma sei un faggiano!

- E che ne sapevo che serviva per mangiare! - C’è scritto sopra!

Altro esempio tratto a caso: - Ma non hai freddo in pantaloncini?

- No. Ti ricordo che non sono io la femminuccia!

- Ah, questo è un sì praticamente!

- Praticamente sto gelando. No, scherzo, non ho freddo, oramai sono abituato: sulle gambe non sento niente” - “Quanto sei fico!”

- “Lui si che è un vero uomo!”

- “Certo però te col cappotto…”

- Ma io infatti non nego la mia tendenza verso l’altra sponda!”

- “Ahh, allora lo ammetti!”

- “Non solo lo ammetto ma ne vado anche fiero!”

Questo strazio va avanti per ben 39 pagine, da strapparsi le vene a morsi. Da notare che nel secondo stralcio c’è un abbozzo di humour (!). Insomma, dopo aver letto questo capitolo, mi sono reso conto che c’è tanto ciarpame (sì ciarpame, ciarpame [viva Veronica]) travestito da cultura, che in realtà non si distingue dai reality e talent show televisivi (tra l’altro ormai gravidi di nuovi titoli pronti da sfornare in libreria).

Visto che il nome del correttore di bozze è riportato sulle informative del libro, ci terrei a chiedere alla signora Carlotta Cerva quale regola grammaticale applica per i punti esclamativi. Per carità, non voglio fare lo spocchioso, convengo che oramai il punto esclamativo è straripato nell’uso comune di rafforzare un’affermazione; ma immaginare questi che parlano intonando un’esclamazione continua è a dir poco grottesco.

Il libro si conclude nel vano tentativo di raccapezzare il tema che dà il titolo all’intero romanzo, chiudendosi proprio con le parole “IO CI STO”, ma a fare cosa? Viene da domandarsi. L’autore si sbraccia in ringraziamenti per la sua editor, certa Valeria Botta, che sicuramente aveva in mente qualcosa di molto leggero, direi superficiale, quando ha pensato di pubblicare questo romanzo. Secondo me l’editor è una figura davvero importante e può determinare la fortuna di un’opera, perché ne vede gli aspetti più fruibili o quelli più interessanti, da approfondire. Tutto quello che non ha fatto la signora Botta, che sembra proprio preoccuparsi solo che il discorso non prosegua mai nella direzione dell’approfondimento. C’è la viva sensazione che alcune parti siano state addirittura tagliate. In conclusione ritengo questo romanzo un occasione perduta, nel senso che al posto suo si poteva pubblicare qualcosa di meglio.

 


Inviato: 2009/5/23 16:53
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Re: Io ci sto - Marco Zarfati
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Caro Momo,

mi sembra che tu abbia toccato un punto dolente della piccola editoria e dei scrittori esordienti.

Io, il libro che tu citi, non l'ho letto, ma ne ho letti altri di esordienti pubblicati da piccole case editrici per i quali ho provato la stessa cocente delusione che tu hai espresso bene.
Testi scritti male, trame banali o confuse, privi di una vera idea da esprimere e comunicare.

Sarà questo un motivo (oltre alla concorrenza delle grande editoria) perché la piccola editoria non decolla?
Allora perché continuare a comprare questi libri? Allora perché provare a publbicare proprio con queste piccole case editrici che pubblicano testi di qualità scadente?

Ti (Vi) lascio con questa domanda.

Cari saluti

AM

Inviato: 2009/5/25 8:16
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Paul Auster
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Re: Io ci sto - Marco Zarfati
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Cara A.M.

Io sono del parere che bisogna crederci nell'editoria indipendente, anche solo per il fatto che solo loro, forse, leggono i lavori di autori "non referenziati". Certo non conosco tutte le case editrici indipendenti, ma so per certo che ci sono anche quelle animate da qualcosa di più dell'incasso di una pubblicazione a pagamento.

Quello che mi preoccupa è la professionalità di questi operatori. Zarfati ha delle qualità ma viene impacchettato, piallato, uniformato alla media, per renderlo commerciale. Questo mi spaventa, se mai dovessi trovare un editore (non l'ho mai cercato), e questi mi chiederebbe di rendermi più fruibile con tagli e modifiche, deturpando il lavoro di una vita per trenta sporchi denari...

cioè, ma siamo sicuri che non ci siano autori validi, e piuttosto che questi siano gestiti da gente inetta e incompetente (aggiungerei anche un po' ignorante)?

Inviato: 2009/5/27 19:38
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Re: Io ci sto - Marco Zarfati
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Caro Momo,

sono d'accordo con te sulla critica agli operatori dell'editoria. Basta andare in libreria per toccare con mano la tendenza a uniformare i testi pubblicati. Basta una rapida lettura al risvolto per collocare la storia in un determinato solco tematico. Ne abbiamo visti tanti libri di pornololite e di giovani Holden.

Tutto questo a scapito di autori che avrebbero realmente qualcosa di nuovo da far leggere. Citavo in un altro post il caso di "Dieci" di Andrej Longo. Libro straordinario che ha ricevuto 11 rifiuti prima di venire pubblicato (da Adelphi). Probabilmente la logica commerciale delle case editrici preferisce andare sul sicuro e pubblicare solo storie e temi già rodati.

Questo mi fa pensare che ci potrebbero essere molti capolavori che giacciono nei cassetti, rifiutati in nome del commercio.

Che peccato.

Cari saluti

AM

Inviato: 2009/5/28 9:11
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Re: Io ci sto - Marco Zarfati
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......e Scalfaro disse "Io non ci sto".....

Traspare in maniera preponderante...la noia mortale subentrata nel leggerlo....speranzoso magari, di scovarci qlcosa di interessante.......

Purtroppo la vita va così.....geni incompresi...talenti abbandonati x avverse sorti della vita......

Il raccomandato di turno.....il compiacente...seppur x poco tempo.....trova il suo spazio......a scapito degli altri.

Inviato: 2009/5/28 12:35
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