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Cavie - Chuck Palahniuk
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Cavie - Chuck Palahniuk (Mondatori – piccola biblioteca oscar mondatori) pag. 414

Questo libro potrebbe essere frainteso per un romanzo horror, ma non è così. L’autore cerca di interpretare la vita attraverso la morte, definire la luce attraverso i confini dell’ombra. Quando si racconta della decomposizione del corpo della piccola Cassandra morta nel bosco, ci ho visto Baudelaire, dove la puntigliosità dei processi biologici si fanno versi.

L'autore ritrae la morte in tutte le sue pose, dalle più squallide a quelle più borghesi. Non manca la morte civile, quella che c’infligge la società, a volte.

Palahniuk ci racconta la noia di vivere, ci mostra le strade di quel labirinto chiamato "routine" senza mai indicarci la via d’uscita.

Si parla degli organi del corpo che si ammalano e della cancrena che colpisce l’anima partendo dai suoi arti, quali sono i sentimenti.

No, questo romanzo è molto più complesso di quanto una lettura non abbastanza attenta permetterebbe di far notare, ha moltissimi livelli di lettura, anche grazie alla struttura costruita su una serie di racconti, che s’incastonano su un’intelaiatura che inanella tutte le altre storie fino a giungere a un finale a sorpresa che coinvolgerà anche noi lettori.

La storia è di 17 sedicenti scrittori che rispondendo all’annuncio di un ritiro per artisti, si ritrovano intrappolati in un teatro da un aguzzino e la sua aiutante. Tutti descriveranno se stessi in un racconto, che è poi anche il loro peccato originale. Tutto accade mentre il desiderio del successo da talk show che li aspetta una volta usciti fuori di lì, li spinge a trasporre nella loro realtà le fandonie che costruiscono come fosse un romanzo della loro vita. Si mutilano, si sbranano, perdendo ogni umanità nel miraggio di sé come casi umani da ospitate tv. Tutto sembra una versione grottesca, ma non tanto lontana dalla realtà, di un odierno talent show.

Sotto questa scrittura Palahniuk tesse la sua metafora molto schopenhaueriana: la vita è dolore, il piacere è un momentaneo affrancamento da esso, ma subito dopo ne abbiamo ancora bisogno se vogliamo un giorno espiarlo e tornare di nuovo felici. Tutto questo è condito in una salsa a base di cinismo e scientificità grottesca, chi non ha uno stomaco forte non potrà “gustarla”.

nb:dopo un'esistenza dark sono diventato colore dipendente, non voletemene.


Inviato: 2009/4/23 14:40
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Re: Cavie - Chuck Palahniuk
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Fortunatamente, questa volta hai optato per il grigio: evidenziando tutto il testo, lo sfondo diventa bianco e si riesce a leggere ciò che hai scritto

Casualmente, ho da poco finito di leggere questo libro (mi sono sparato, uno dopo l'altro, gli ultimi libri che mi mancavano di Palahniuk.
Credo che Cavie sia il meno riuscito.

Citazione:
No, questo romanzo è molto più complesso di quanto una lettura non abbastanza attenta permetterebbe di far notare, ha moltissimi livelli di lettura, anche grazie alla struttura costruita su una serie di racconti, che s’incastonano su un’intelaiatura che inanella tutte le altre storie fino a giungere a un finale a sorpresa che coinvolgerà anche noi lettori.


Secondo me, non si tratta di un romanzo costruito su una serie di racconti, ma una serie di racconti messi insieme in modo tale da far credere al lettore che questo sia un romanzo.
Ho come l'impressione che Palahniuk non fosse riuscito a scrivere, nel 2005, nessun romanzo ma che avesse a disposizione dei racconti tutti slegati fra di loro. Pertanto, per guadagnarsi comunque la pagnotta, si è creato una storia abbastanza strampalata per tentare di legarli fra di loro e li ha proposti, sotto forma di romanzo, al suo editore. Il quale, siccome Palahniuk è Palahniuk, gli avrà detto: sei un genio!

Ammetto che l'idea di fondo degli aspiranti scrittori che si divorano tra di loro per diventare famosi sia intrigante, e che alcuni dei racconti siano in puro stile Palahniuk (basti citare il primo, quello si San Vuotabudella, oppure quello di Brandon Whittier), ma altri (come ad esempio quello del Mezzano o quello del Reverendo Senzadio) sono abbastanza "mosci" o inutili ai fini della storia.
E che dire delle poesie? Atroci!

Chuck, meno male che ti sei ripreso con Rabbia e Gang Bang!

Inviato: 2009/4/23 22:23
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Re: Cavie - Chuck Palahniuk
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Riguardo alle poesie, sono... mha, non lo so guarda; ma sono dei versi? Che senso hanno? Perchè?

Sai? anch'io sulle prime ho pensato ad una situazione come ha detto tu, del resto non sarebbe nenache una novità.
I racconti, specie i primi, San Svuotabutella per citare il primo, sono davvero i più riusciti, ma sono anche quelli che non si amalgamano con il resto, sono assestanti. Si sente che sono davvero stati scritti in precedenza, perchè hanno un senso compiuto e, soprattutto, andando avanti i racconti diventano meno articolati, comprono un breve spazio temporale, gli ultimi narrano di una sola vicenda (omicidi ) e sono molto più brevi dei primi; diventano molto finalizzati.
Più o meno l'intreccio narrativo inizia ad articolarsi tra le varie trame dei racconti, quando si delinea la figura della signora Clark, la sua storia prende spazio alle altre fino a diventare un nucleo narrativo separato dal resto; in analessi si risale alla genesi del gioco in cui sono finiti tutti. Tutta la storia della figlia della signora Clark di fatto da il senso al romanzo, la teoria del dolore e la liberazione da esso e la morte come unica via d'uscita da questo gioco perverso.

Probabilmente è come dici tu: in principio c'era solo un insieme di racconti, ma sicuramente leggendo e facendone qualche stesura di troppo, ne è nata una storia diversa da tutte le altre. Quando dico di diversi livelli di lettura mi rendo conto di aver parlato di un'organizità che, di fatto, questo romanzo non ha; però intendevo dire che c'è molta carne al fuoco, diciamo che più che essere una gran ricetta, trattasi di un saporito fritto misto.

Invece nel gioco sadico, io ci ho visto un po' di compiacimento nelle scene di cannibalismo eccetera, ma va riconosciuto a Palahniuk che trova sempre lo spunto originale, il grottesco più grottesco, non è mai banale.

A me il racconto del Santo (nonsocosa) è piaciuto, ma devo dire che li ho trovati tutti ottimi.

Ora sto per iniziare a leggere Invisible Moster

NB: Allora cercherò di misurare la mia cromonomia (cromofobia? Cacocromia! Colorospasmosincopatia?!) e userò solo il fondo grigio e le lettere bianche... ma la dipendenza è dura, spero solo di ricaderci.

Inviato: 2009/4/28 16:44

Modificato da momo70 su 28/4/2009 20:16:49
Modificato da momo70 su 28/4/2009 20:41:22
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