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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
La principessa dei Saiyan
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Panzer ha scritto:

Mah... io ho quasi l'impressione che sia maggiormente impattante per l'ambiente la carta igienica, che lo stampare libri..


Sì ma quella almeno serve a qualcosa... E' lo spreco "tanto per" che non sopporto.

Inviato: 2009/3/3 16:17
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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Shoen ha scritto:

Sì ma quella almeno serve a qualcosa...


...mi hai regalato un sorriso...

Inviato: 2009/3/3 16:27
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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[piccolo fuori tema:


ma come si fa a non amare questa ragazza?!?!

shoen, mi propongo per interpretare il tuo lowell!! ho di meglio che non prendo un raffreddore dal 2005...]

Inviato: 2009/3/3 16:28
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
La principessa dei Saiyan
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Eh eh mi fate arrossire



PS Floyd, se ben ricordo alla fine Lowell comunque sposa un'altra! Comunque sono una giovane australiana piena di energia, sopporterò... E sia!

Inviato: 2009/3/4 8:58
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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beh, certo, ma io non farò la fine di lowell! e poi lì è stata la famiglia di lui a rompere le balle!


occavolo, piena di energia? meno male che non sono malaticcio, ma nel pieno, ehm, della vigoria...

Inviato: 2009/3/4 9:57
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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Da editore, ho sempre trovato interessanti le vostre discussioni, se non altro è interessante capire quale idea ha "il pubblico", come si direbbe oggi, del mondo editoriale; ed il pubblico, quando si parla di libri, è sempre stato ristretto, persino quelli che entrano a sbafo si fanno pregare, ragion per cui, da voi, pubblico in qualche modo "interessato" mi aspetto sempre considerazioni importanti, ma più vi leggo, più mi convinco che i meccanismi editoriali, tutto sommato, sfuggano anche a voi.

All'amico che parlava di distribuzione - tanta e bella - vorrei, senza spocchia far notare che la distibuzione oggi è concentrata in poche mani [sempre le stesse che controllano tutta la filiera editoriale], e sono:

1) Il gruppo messaggerie, efficientissima piovra che controlla messaggerie libri [praticamente oggi, per volume, il primo distributore italiano], la fastbook [primi nella vendita all'ingrosso], ibs [primi nella vendita online], le informazioni editoriali [il nucleo d'informazioni venduto a carissimo prezzo ai librai] nonché, di mancia, qualche casa editrice [la garzanti, o longanesi, tanto per fare nomi noti], e qualche catena di librarie [melbookstore e altre], oltre che lampidistampa, specializzata nel printondemand, più altre minuzaglie varie.

2) Il gruppo mondadori, le cui ramificazioni probabilmente conoscerete [editoria librerie distribuzione].

e poi ci sono gli altri, che separiamo, perché pur coi conti in regola, hanno delle carte molto poco chiare [il futuro, cioè come cacchio possono svilupparsi in un contesto come quello sopra indicato].

3) Il gruppo pde, conti in regola, unico vero distributore [in realtà sono tanto distributori] organizzato su base regionale, con resposabili, agenti e blablabla; un parco editori in sofferenza da qualche anno [a gennaio di quest'anno ha perso due delle perle più preziose della corona, b. mondadori e f.angeli] e una grande specializzazione nel comparto libreria che ne hanno reso sempre incerto il futuro [le librerie, nel caso non ve ne foste accorti, non ci son più, ci sono le grandi catene che acquistano in forme e modi diversi dai tradizionali]. Ad ottobre è praticamente stata acquisita dal gruppo feltrinelli, probabilmente per iniziare un percorso simile a quelli visti sopra.

4) La deohnianalibri, stesso discorso di sopra, ma senza feltrinelli.


5) La distribuzione rcs che citavi non è un "unicum", è una specie di bolgia infernale, gestita a livello regionale da tante diverse aziende, ognuna con i propri standard e il proprio modo di lavorare. Peraltro, visti i cambiamenti in atto, ci si domanda [almeno io me lo domando] quando rcs [non se] metterà mano al comparto distribuzione e per farci cosa.

Chi ha letto con attenzione avrà oramai chiaro che il problema "distribuzione" non esiste, esiste un problema di filiera che si traduce in pochi attori che controllano [e fanno ovviamente blocco] e condizionano tutto il mercato, che hanno sterminato le librerie [oggi, quelle che rimangono, piccoli laboratori ultraspecializzati], e hanno creato un mercato [fiorentissimo] che vive di eventi e vanità. [vi sento spesso farci domande circa la distribuzione di questo o quell'editore, dovreste domandarvi invece a chi andrebbero le copie distribuite..a chi ?in feltrinelli ? andate avanti voi che a me vien da ridere].

Di editoria di vanità [roba vecchia e nota come il cucco, altro che vanity press], e di print on demand se volete parleremo un'altra volta.

di fretta [lavorare lavorare lavorare], vi saluto.

ps: da incorniciare quelle parole di Maurizio J. Bruno.

Inviato: 2009/3/4 14:18
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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Salve a tutti.
Mi intrometto nell'eterna discussione per rilanciare alcuni punti, a mio avviso importanti.

Vorrei tralasciare il discorso degli editori a pagamento "truffatori" (che si intascano i soldi e non fanno nulla), e la questione "alcuni son seri"/"sí, ma sono lo 0.1%"/"Forse son di piú" ecc.

Se il terminte "truffatori" (che apposta ho messo tra virgolette) è forte e poco condivisibile (di lá da visioni egocentriche di varia sorta), di certo è chiaro che se un editore si prende degli impegni che non mantiene, o promette cose che sa essere false, non è un bel soggetto.
Ma è una questione di onestá e morale, che con l'editoria in sé c'entra poco. Un disonesto è tale che sia un editore, un professore, un porcaro, un calciatore, o chicchessia.
Che poi di editori cosí ce ne siano tanti, pure questo c'entra poco.

Detto questo, mi scuso in anticipo per l'intervento lungo e (per questo e altri motivi) probabilmente noioso, dopodiché posso cominciare, esaminando, come quasi sempre si fa, la questione dal punto di vista dell'autore, ma da un'altra prospettiva.

Mi sembra che ci sia un troppo forte pregiudizio rispetto a chi pubblica con contributo. Quando, diverso tempo fa, mi sono imbattuto in questa realtá (da autore), sono rimasto sorpreso e turbato... anche perché la prima offerta di pubblicazione ricevuta chiedeva nulla di meno che 3500 euro.
Prima di tutto ho chiesto a destra e a manca, e mi è stato piú volte sconsigliato di firmare, spesso perché (succo del discorso) l'autore che pubblica con contributo viene malvisto.
Anche dai commenti su questo foro, mi pare, si nota come i piú ritengano chi pubblica con contibuto "non scrittori" o simili.
Per caritá, non tutti sono "scrittori" (e ci mancherebbe), e sicuramente saranno in molti a pubblicare cosí perchè, semplicemente, il loro materiale è scarso e nessuno si sognerebbe mai di pubblicarlo.
Tuttavia mi pare assurdo che l'essere "scrittore" o "non scrittore" (e il presunto alone di nobiltá che ne deriva o no, su cui non mi esprimo perché non voglio parlare qui della mia visione della scrittura) dipenda dal fatto di pagare o no per essere pubblicati.
Perché, fondamentalmente, essere scrittore o no dipende dagli scritti (e direi che ci sono pochi dubbi su questo), e una volta completato il testo, lo scritto rimane quello (revisione dell'editore a parte, ma questo è un'altro discorso). L'autore (sia da considerarsi un vero scrittore o no), il suo lavoro l' ha terminato. Punto.
Le sue qualitá (come scrittore) sono da valutarsi per quello che è stato fatto finora. Il resto non conta.
Che il tizio in questione pubblichi il suo libro con la Mondadori, che lo pubblichi con la Pinco Pallino senza pagare nulla, che lo pubblichi con la TiSpennoEditore pagando 3000 euro, che lo pubblichi da sé, che lo usi come carta igienica (per salvaguardare le foreste di cui si parlava piú sopra, messe in pericolo dai troppi strati dei nuovi rotoli), o che lo usi per alimentare il camino (con lo stesso fine di cui sopra, risparmiando legna), cosa cambia?
O meglio, cambiano tante cose (la sua situazione economica, lo stato delle foreste, la sua comoditá durante l'espletamento di funzioni biologiche fondamentali) ma... com'è che questo influenza il suo essere autore?

E se magari semplicemente vuole avere un libro pubblicato, vuole mostrarlo a amici, parenti, figli e nipotini, chi se ne frega? Non è che uno diventa scrittore, o diventa un bravo scrittore, se aspira a volteggiare negli immacolati cieli dell'arte scritta.
Se scrive bene è un bravo scrittore, se scrive male non lo diventa se pubblica senza contributo (vedi le giá citate donzelle sforna diari porno).

Quindi: se l'autore è consapevole di quel che fa, se la cosa lo soddisfa, e se si adempie ai doveri presi di qua e di lá (chiedo venia, era solo per continuare la rima... intendo, da ambo le parti, qualora non si capisse), l' editore a pagamento non fa niente di male.
Offre un servizio. Punto.

Quindi non è né un bene né un male. È un servizio offerto, e basta.
Aumenta l'offerta e la libertá di scelta (e se questo è una cosa positiva o no non mi dilungo, ché poco c'entra), e non costringe l'eventuale cliente ad alcunché.

Qualcuno ribatterá che fa leva sulle debolezze del soggetto, o altro.
Beh, sinceramente io ho fatto il venditore, e mi sembra che questo, in un modo o nell'altro, si applichi a qualsiasi impresa.

Preciso ora, a scanso di equivoci, che io non promuovo né gradisco l'editoria a pagamento, né, casomai qualcuno se lo chiedesse, faccio parte della categoria (sí, sono un editore; no, non pubblico a pagamento, bensí cerco di seguire altre strade, spesso diverse da quelle degli editori tradizionali).
Sono anche un autore, ho ricevuto diverse offerte di pubblicazione a pagamento e non le ho accettate. Per inciso, sono stato deluso, talvolta arrabbiato. Pazienza. I due di picche mica li danno solo le ragazze, nella vita. :D

Ma non vedo nessuno scandalo. Ho ricevuto un'offerta (talvolta precisa, talvolta meno, e questo è, secondo me, un punto importante davvero), a me non stava bene e l'ho rifiutata.
Altri non avrebbero rifiutato. E questi editori a pagamento esistono proprio perché ad alcuni sta bene.
Nel mondo ci sono tanti servizi e tante offerte di cui personalmente, presumo, non usufruiró mai. Alcuni di questi magari mi infastidiscono anche, o mi disgustano.
Ma non per questo posso tacciarli di essere un male, o un cancro.

È un sistema malato? Mah, forse... Ma se c'è, vuol dire che a qualcuno sta bene (la selezione naturale regna sovrana). E non sono (solo) gli editori. Anzi, la ruota del sistema sono proprio gli autori (quelli che pubblicano con contributo, arricchendo l'editore di turno) e i lettori (come diceva qualcuno, ricordando che troppo spesso l'autore esordiente non viene considerato).

Inviato: 2009/5/13 6:15
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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Ciao, mi intrometto per dire la mia su questo argomento

Sono contraria all'editoria a pagamento e il motivo è l'eccessiva tendenza a pubblicare QUALSIASI COSA purchè l'autore sia disposto a pagare. E per qualsiasi cosa parlo di, scusate il termine, vere e proprie schifezze, testi scritti con i piedi, con orrori grammaticali da scuole elementari, con trame a dir poco deboli o con evidenti contraddizioni.

Chiaro che NON TUTTI i libri pubblicati in questo modo sono ad un livello così basso, ce ne sono sicuramente di buoni (non so se avevo letto qui che il Gattopardo è stato pubblicato a pagamento!), ma una buona parte di essi sono obiettivamente di qualità molto scarsa. Ne ho letti almeno un paio che in tal senso erano imbarazzanti.

Cosa comporta questo?
Semplicemente un progressivo ma inevitabile abbassamento della qualità.
Bisogna mettersi nei panni di chi legge. Credo che moltissimi lettori non conoscano le dinamiche del mercato e il fenomeno dell'editoria a pagamento.
Mi immagino il signor Rossi che si trova per caso in libreria, vede un libretto, il titolo lo intriga, un minimo anche la trama, e ha dieci euro che gli avanzano nel portafogli. Ecco che si compra il libretto, torna a casa, comincia a leggere, e ci trova congiuntivi sbagliati, trame inesistenti etc etc etc.
Ecco che il signor Rossi probabinlmente NON COMPRERA' PIU' libri di sconosciuti. E questo è un danno per NOI, autori emergenti, nel caso in cui dovessimo riuscire a far pubblicare un qualcosa di nostro

Inviato: 2009/6/22 14:57
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Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
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A tal proposito, questa è fresca fresca. A metà della scorsa settimana ho spedito un pò di manoscritti. La maggioranza degli indirizzi li ho presi su questo blog, tranne un paio. Uno lo avevo preso da una tizia conosciuta per caso che mi aveva regalato il suo libro. Visto che ci trovavamo a parlare di queste cose le ho chiesto: "ma sinceramente, lo hai pubblicato a pagamento?". Lei mi ha giurato e spergiurato di no, ma figurati, e che era scema lei a dare i soldi così!
Quando ho letto il libro mi sono detta che al 90% mi aveva mentito: una serie di cretinate messa una dietro l'altra, errori grammaticali, incongruenze, contraddizioni, nomi sbagliati... comunque nel dubbio che fosse solo una mia impressione e magari se non era piaciuto a me non significava che non fosse piaciuto ad altri, glielo mando lo stesso.
Mi ha chiamato questa mattina, e credo che non ve lo devo neanche stare a raccontare cosa mi ha chiesto vero?

Inviato: 2009/7/2 13:47
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