logo
 
OzBlogOz

Link sponsorizzati

Pubblicizza un corso o un concorso Vuoi pubblicizzare un corso di scrittura o di editoria o un concorso letterario su OZoz.it? Clicca qui!

Concorsi Letterari

Writers' Rooms




Naviga in questa discussione:   1 Utenti anonimi



(1) 2 3 4 »

Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Home away from home
Iscritto il:
2009/1/5 13:35
Da Bologna e dintorni
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 960
Livello : 27; EXP : 52
HP : 0 / 663
MP : 320 / 21033
Offline
Era da un po' che mi frullava nella testa di lanciare questo spinoso argomento e vedendo che in altre discussioni, si è fatto cenno alla cosa, vorrei qui riunire i vostri pensieri in materia.

Anche se OZoz è contrario all'editoria a pagamento come del resto molti di voi, io non mi pongo limiti e vedo nella cosa un'opportunità, una possibilità da non precludersi a priori...

Inviato: 2009/2/13 22:53
_________________
Non è un poeta colui di cui nessuno legge le poesie.

Marco Valerio Marziale
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Just can't stay away
Iscritto il:
2007/7/14 15:58
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 249
Livello : 14; EXP : 75
HP : 0 / 343
MP : 83 / 12399
Offline
è una forma di lucro

- discutibile
- condannabile
- pericolosa

discutibile, perché non assicura la stessa qualità dei libri propriamente detti, controllati e ricontrollati più volte, mentre chi è che non sa di quante sviste tipografiche siano pieni i libri degli editori a pagamento?

condannabile perché fa leva sulle debolezze delle persone o non tanto brave, o negate per lo scrivere e li illude di poter diventare venduti e famosi e bravi

pericolosa perché appesta il mercato editoriale con paccottiglia d'ogni genere, costituendo un precedente pericoloso che fa sì che ogni casa si senta autorizzata a chiedere soldi invece di darne come è normale, giusto e logico

un editore non chiede soldi, ma questa verità non verrà mai accettata da due categorie di persone:

- i pubbligagaeditori
- i rancorosi senza qualità che smaniano di sfogare la loro grafomania

è un po' come se ad un settarista religioso gli toglieste la chiesa; dove altro potrebbe andare a fare comunione d'invidia verso le persone con buone qualità? dove a sfogare il suo occulto rancore in forma di codici e formule segrete? (le preghiere).

Inviato: 2009/2/14 11:11
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Home away from home
Iscritto il:
2009/1/5 13:35
Da Bologna e dintorni
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 960
Livello : 27; EXP : 52
HP : 0 / 663
MP : 320 / 21033
Offline
Sono d'accordo con tutti i tuoi punti ma penso che ne esistano anche di positivi:

1) dietro a certi editori a pagamento esistono anche realtà serie e professionalità di tutto rispetto.
2) penso che di tutti quelli che pubblicano, una parte siano autori seri e validi che però non hanno mai avuto un'occasione per mettersi in mostra.
3) ci lamentiamo del fatto che in Italia non si vendono libri, allora io non trovo niente di strano che degli editori chiedano dei contributi.
4) la grande e media editoria non rischia con gli esordienti, allora perché dovrebbero farlo le piccole realtà. Ogni rischio ha un suo prezzo e per il piccolo, non cautelarsi con un contributo, significherebbe cessare l'attività (esistono sempre le mele marce che ne abusano per campare sulle spalle dell'autore).

Inviato: 2009/2/14 11:28
_________________
Non è un poeta colui di cui nessuno legge le poesie.

Marco Valerio Marziale
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Just can't stay away
Iscritto il:
2007/7/14 15:58
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 249
Livello : 14; EXP : 75
HP : 0 / 343
MP : 83 / 12399
Offline
uno bravo davvero non pagherebbe mai. Svilirebbe la sua arte. è un po' come andar con le prostitute: se sei bello , colto, afascinante, non ne sentirai mai il bisogno, viceversa...

Inviato: 2009/2/14 11:36
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Home away from home
Iscritto il:
2009/1/5 13:35
Da Bologna e dintorni
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 960
Livello : 27; EXP : 52
HP : 0 / 663
MP : 320 / 21033
Offline
Chissà perché allora esistono le ESCORT...

Come fai a capire di essere veramente bravo? se sei uno presuntutoso e molto sicuro di te stesso, sentirai di esserlo ma altrimenti a chi lo chiedi? alla mamma, ai parenti, agli amici?
Altrimenti cosa fai, aspetti che qualcuno prima o poi si accorga di te? seee, buonaseeera. C'è gente validissima che tiene tutta una vita le sue cose nel cassetto, soltanto perché non si sente e non si sentirà mai all'altezza.

Inviato: 2009/2/14 11:37
_________________
Non è un poeta colui di cui nessuno legge le poesie.

Marco Valerio Marziale
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Not too shy to talk
Iscritto il:
2006/3/18 16:22
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 88
Livello : 8; EXP : 35
HP : 0 / 183
MP : 29 / 7335
Offline
Interessante questione.
Non posso che ribadire il parere in merito già espresso in altro post.
Parere di lettrice prima ancora che di autrice.
Esiste un certo tipo di letteratura che non vende e che non venderà mai, per questo guardata con poca attenzione dall'editoria, che sia quella delle grandi o delle piccole e medie case editrici.
Ci sono opere per nulla "commerciabili", per nulla "piacevoli" né adatte all'intrattenimento del lettore medio... aspetti dei quali non può non tenere conto un editore che guardi giustamente al suo bravo riscontro economico.
Quale spazio, quale possibilità possono avere opere di questo tipo, magari di autori sconosciuti o semisconosciuti, nel mondo editoriale attuale?
La mia piccola esperienza di lettrice abbastanza interessata alle nuove leve e alla letteratura "underground" mi ha portata spesso a constatare come non sempre le opere pubblicate senza contributo siano effettivamente buoni prodotti "letterari"; al contrario, ho trovato ottime cose anche tra le opere pubblicate con contributo:
opere di esordienti (parola assai vaga e assai mistificante) che non avrebbero mai potuto suscitare l'interesse dei vari, piccoli o grandi, imprenditori dell'editoria, perché non rispondenti alle richieste di un pubblico sempre più eterogeneo, troppo spesso influenzato dalle mode e ancor più spesso neppure tanto colto (e istruzione e cultura non sempre coincidono...)
Poi, è solo la mia umilissima impressione di lettrice onnivora e
(ap)passionale/ta.
ciao

Inviato: 2009/2/14 16:38
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Home away from home
Iscritto il:
2009/1/5 13:35
Da Bologna e dintorni
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 960
Livello : 27; EXP : 52
HP : 0 / 663
MP : 320 / 21033
Offline
Concordo pienamente.
La poesia ad esempio non è commerciabile ma ciò non deve comportare una sua condanna a morte. A volte quegli editori a pagamento rappresentano una vera o propria "campana di sopravvivenza".

Inviato: 2009/2/14 18:19
_________________
Non è un poeta colui di cui nessuno legge le poesie.

Marco Valerio Marziale
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Not too shy to talk
Iscritto il:
2008/12/15 12:06
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 81
Livello : 7; EXP : 95
HP : 0 / 173
MP : 27 / 5541
Offline
Ciao Panzer, ti ringrazio per l'invito e ti faccio un "incolla" di un post che ho scritto nell'altra discussione che ben conosci. Non si tratta di un'esperienza vera e propria di editoria a pagamento, ma penso possa aprire un ulteriore sentiero in questo difficile dibattito.

"Vorrei inoltre raccontare un retroscena della pubblicazione del mio libro. Mi direte poi se può essere interessante o utile a tutti voi in qualche maniera.
Prima di ottenere il contratto col Maestrale (giusto qualche mese prima) vinsi un concorso (che veniva definito di livello nazionale) con un altro romanzo. Al vincitore spettava la pubblicazione per mezzo della casa editrice che indiceva il concorso stesso. Saputo dell'interesse del maestrale, e non ancora uscita quella pubblicazione relativa al concorso, chiamai i tipi della casa editrice in questione spiegando la situazione. Data la grande occasione che mi si stava prospettando, e benche il maestrale pubblicasse un opera diversa da quella vincitrice del loro concorso, avremmo potuto accordarci in questo senso: se il maestrale mi avesse richiesto un altro libro (cosa che poi ha fatto) avrei potuto proporre quello vincitore della gara e chiedere di farlo uscire con una bandella dove si dicesse "Opera vincitrice del concorso tal dei tali".
Lì per lì, i tipi della casa editrice si dissero entusiasti. Poi, evidentemente fatti i loro buoni calcoli, azzardarono nel chiedere il 40% dei fututi diritti se il maestrale pubblicava quell'opera. A quel punto ho messo la cosa in mano alla mia agente, e ometterò per ora il come, a livello legale, si sia evoluta la questione.
Domenica scorsa, quando è uscita la recensione delle "Prugne" (il mio libro) sul sole 24 ore, al giornale è arrivata una lettera della casa editrice del concorso che puntualizzava come io non fossi un esordiente del maestrale, ma lo avessi fatto con loro. Dopo varie telefonate tra il sole 24, il maestrale e la mia agente, tutti hanno capito che questi tipi sono solo arrampichini che avendo fiutato il colpo intendono ricavarne qualcosa. Tant'è che domani, sempre sul sole 24 ore, troverete la pubblicazione di quella lettera con relativo commento (almeno così mi han detto).
Morale: ho rischiato, e rischio tutt'ora, di compromettere la vendita del mio secondo libro col maestrale (poichè con la casa editrice avevo firmato una sorta di contratto. La mia agente ha poi rilevato che si tratta di fogli perlopiù dilettantistici, che omettono cioè, gran parte dei punti necessari in un vero contratto di edizione)
Vale la pena, chiedo adesso, spedire a concorsi patrocinati da enti o editori di dubbia provenienza? So che è difficile immaginare una situazione come quella che ho raccontata. Uno spedisce a un concorso e basta, senza fare troppi calcoli. Di certo non si può indagare o sapere con certezza chi siano realmente i personaggi che lo organizzano. Però oggi direi a me stesso: a che scopo spedire a chicchessia? Se devi farlo, fallo dove davvero vale la pena."

Anche se diverso nei contenuti, l'episodio può essere riconducibile a quando, come qui si è detto, si pensa che certi tipi che si definiscono editori possano magari, in qualche modo, portarci beneficio. Un piccolo editore, ma editore, per quanto piccolo possa essere, non chiede contributi. Altrimenti è uno stampatore. E credo sia del tutto casuale incontrare nel cataloghi di editrici a pagamento buone opere. Anche Moravia pagò per pubblicare il suo primo libro, poi però lui è diventato Moravia, e quell'editore è rimasto dove doveva stare: nell'oblio. Nella mia esperienza nel campo editoriale, non ho mai conosciuto, nè conosco ora, un editore a pagamento che sia riuscito a nobilitarsi. Quelli che ho conosciuto son rimasti tutti lì, a chiedere soldi.

Inviato: 2009/2/14 19:41
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Just popping in
Iscritto il:
2009/1/29 22:36
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 18
Livello : 2; EXP : 97
HP : 0 / 49
MP : 6 / 1559
Offline
L'editoria a pagamento, secondo me, come ho già detto altrove, è un male necessario (ma quanto veramente?), specie se si considerano i pochissimi libri venduti e la quasi totale indifferenza dei medi e grandi editori nei confronti degli esordienti. La Pinco Pallino editore (è un nome di fantasia, se esiste davvero mi scuso per averla citata!) può essere utile laddove si domostri seria, e funga da trampolino di lancio (pubblicare un testo a pagamento non può certo essere visto come un traguardo, semmai come un punto di passaggio), per il giovane scribacchino.
Detto questo, ribadisco di essere TOTALMENTE CONTRO questi individui spesso abbietti ai limiti dello sciacallaggio (se non erro, in Italia ci sono circa 1500 case editrici... ma vi rendete conto?).
Un editore è un'imprenditore, e, in quanto tale, dovrebbe investire di tasca propria e far fruttare anche la terra incolta, se necessario.
L'importante, a questo punto, e scegliere con scaltrezza l'editore adatto alle proprie esigenze/ ambizioni, senza rimanere impigliati nelle maglie della rete di qualche farabutto... Un'impresa in cui sono periti molti giovani scrittori... Buona fortuna!

Inviato: 2009/2/14 21:16
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci


Re: Editoria a pagamento: un bene, un male, una necessità
Home away from home
Iscritto il:
2009/1/5 13:35
Da Bologna e dintorni
Gruppo:
Utenti Registrati
Messaggi: 960
Livello : 27; EXP : 52
HP : 0 / 663
MP : 320 / 21033
Offline
Posso rispondervi che i farabutti esistono in qualsiasi settore e alle volte, tenere gli occhi ben aperti non basta.

Inviato: 2009/2/14 21:36
_________________
Non è un poeta colui di cui nessuno legge le poesie.

Marco Valerio Marziale
Trasferisci l'intervento ad altre applicazioni Trasferisci






Puoi vedere le discussioni.
Non puoi inviare messaggi.
Non puoi rispondere.
Non puoi modificare.
Non puoi cancellare.
Non puoi aggiungere sondaggi.
Puoi votare.
Non puoi allegare files.
Non puoi inviare messaggi senza approvazione.

[Ricerca avanzata]


Login
Nome utente:

Password:


Hai perso la password?

Registrati ora!

Newsletter

Se vuoi ricevere la segnalazione di 1.000 bandi di concorsi letterari l'anno, iscriviti alle nostre newsletter Corsi&Concorsi!


Novità
  O  I  S 
Iscritti212140
Oggi · Ieri · Settimana

Utenti Online 53 utente(i) online (22 utente(i) in Forum)

Iscritti: 0
Utenti anonimi: 53

Altro...

Membri Membri:
Oggi: 21
Ieri: 22
Totale: 5808
Ultimi: Rudolph576

Utenti Online:
Ospiti : 53
Membri : 0
Totale: 53
Lista Utenti [Popup]

© 1999-2017 OZoz.it