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Re: opinioni di un tecnico
Guest_
Parlando di intrattenimento o non intrat. poi, eccovi un bel punto di vista...

http://www.fernandel2.it/rivista/inde ... &task=view&id=85&Itemid=1

Inviato: 2008/3/15 12:45
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Re: opinioni di un tecnico
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A Jeff:

sinceramente non sono in grado di valutarlo. Sarebbe interessante sapere quanti editori e pubblicazioni annuali c'erano 50 anni fa, e confrontare il tasso natalità/mortalità degli editori negli ultimi decenni.

Una cosa mi pare di notare: che molti degli editori piccoli e medi che si possono trovare in rete (a pagamento e non), e che probabilmente messi assieme coprono una buona fetta dei 98 libri al giorno pubblicati, non accedono alla distribuzione classica che per molti è ancora quella delle librerie. Nella libreria Feltrinelli della mia città, che è la più grande e la più frequentata (sebbene sia 1/3 o 1/4 di quella milanese) certi editori non li trovi sugli scaffali, e se li richiedi capita che i commessi scoppino a ridere sguaiatamente o ti guardino con malcelato disprezzo . Quindi forse esiste questo meccanismo di filtro che "pareggia" le cose.

Comunque invito chi ne sa di più a rispondere, mi sembra una domanda interessante quella di Jeff. Anche se allarga il dibattito alla questione della distribuzione...

Inviato: 2008/3/15 13:51
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Re: opinioni di un tecnico
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Dico la mia su prosopon, poi rispondo a jeff
Sulla scuola.
Non mi trovi d’accordo (ammesso che tu mi abbia cercato). Non si dovrebbero guardare gli studenti (i quali, dici giustamente, si propongono come sempre, chi bene chi male) ma la scuola. Io vedo un netto peggioramento dell’offerta formativa. Se ci fermiamo al solo discorso lingua italiana, si fa fatica a trovare un professore che faccia ancora analisi logica. Non vorrei fare la parte del nostalgico ottuso, ma che lo studente di oggi legga meno di quello di un tempo è un dato. Chi usciva da un liceo negli anni settanta (e prima, ovviamente) aveva una cultura media nettamente superiore ad oggi. Oppure, se vuoi, oggi la cultura media si è spostata su altri fronti, ma nel trasloco ha dimenticato di portarsi dietro le basi.
Sul passato
La tua analisi della fruizione dell’arte nel passato è precisa, esaustiva e puntuale. Però non mi sembra utile ai fini della discussione. Se vogliamo parlare di lettura oggi possiamo farlo paragonandola alla lettura degli ultimi cinquant’anni; ha senso parlare di medioevo?
In ogni caso: ammettiamo di poter sfruttare la tua analisi, anzi sfruttiamola pure per capire come siamo arrivati all’oggi (ché, effettivamente, non ha senso parlare di una società senza capire i meccanismi che nel corso della storia l’hanno generata); bene, abbiamo capito come funziona la fruizione della cultura, abbiamo capito la necessità di intrattenimento. Siamo d’accordo sul fatto che ciascuno ha bisogno di approcciarsi a una letteratura che lo accolga e non a una che lo respinga con le proprie difficoltà, siamo d’accordo sul fatto “che le opere d’intrattenimento devono comunque essere prodotte in quantità superiore a quelle impegnative”. Siamo d’accordo su tutto.
Però, ribadisco, io sottolineo che la discussione non dovrebbe essere su impegno/svago ma su svago ben fatto/svago scritto male.
Quello che ho sempre detto è che un romanzo di intrattenimento ha diritto di esistere come uno impegnato. Anzi, per democrazia, aggiungo che quello di intrattenimento ha più diritto, perché soddisfa bisogni e desideri ti tutti, non è riservato a pochi. Ma perché un testo leggero deve essere scritto male? Perché un testo concepito, scritto e commercializzato con l’unico (sacrosanto) intento di divertire, distrarre, alleggerire, svagare, non può anche essere scritto in maniera decente? Perché c’è gente che scrive “il granello di sabbia srotolava”?
Noi possiamo stare giorni a chiacchierare sul testo ben fatto, sulla costruzione dei personaggi, sull’abilità nello sfruttare il linguaggio, i registri, le figure retoriche ecc, sulla capacità di emozionare, di tenere viva l’attenzione, sul sapiente uso dei flashback, sulle descrizioni proposte con l’azione anziché in modo narrativo, insomma possiamo divertirci un mondo a parlare di scrittura. Però, io ho lavorato in casa editrice, ho letto centinaia (e non sto esagerando) di manoscritti e vi posso assicurare che per molti il problema è la lingua italiana.
Jeff
Indubbiamente oggi si pubblica molto di più che in passato (dovrei avere da qualche parte una statistica dell’AIE ma non credo parli anche dei decenni passati, bisognerebbe consultare qualche testo di storia dell’editoria, appena ho tempo cerco, scartabello e riferisco) però bisogna tener conto degli argomenti. Immagina quante migliaia di titoli oggi riguardano la medicina, il turismo, l’agriturismo, la cucina, le medicine alternative ecc. Ci sono decine e decine di argomenti che tempo fa non si trattavano o che perlomeno riguardavano pochi titoli. Quindi bisognerebbe fare il paragone solo tra titoli di narrativa pubblicati oggi e allora, non tra titoli e basta.
Il discorso distribuzione è interessante da trattare. Sapete quanto costa distribuire un libro?
Se non lo sapete chiedetemelo dopo, intanto pensate ad una cifra e moltiplicatela all’infinito.

Inviato: 2008/3/15 14:14
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Re: opinioni di un tecnico
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A Davide:

Non avevo capito. Mi trovi d'accordo. Quando ho parlato di romanzo d'intrattenimento, davo per scontato che fosse anche scritto decentemente. Anche perché, se scritto male, a mio avviso fallisce la funzione di intrattenere.

A questo livello, tanto per capirci, metterei un testo come Baudolino di Eco o La liberazione del gigante di De Wohl, che sono romanzi storici, ma semplici, lineari, leggibilissimi anche senza laurea in storia, proprio perchè la lingua è padroneggiata splendidamente.

Quindi, se la questione è intrattenimento scritto bene/intrattenimento scritto male... voglia Iddio che l'intrattenimento sia scritto sempre bene, almeno formalmente. Un testo NON ha diritto a essere scritto male.

Riguardo alla docenza... mumble... questione interessante. Ho visto molti docenti impegnarsi (avendole a cuore) proprio sulle basi. Io pure sono sempre stato fortunato a incontrare insegnanti scrupolosi (generazione anni '80). Ai miei tempi si davano ancora le (odiate) liste di libri da leggere per l'estate, con relative schede. Oggi, sai cosa noto negli studenti? L'indifferenza per la lingua in sé, come supporto alla comunicazione: cioè ritengono che si possa comunicare a prescindere dalla lingua, le sue strutture, le sue potenzialità connotative. Una volta che l'informazione è passata, COME è passata è per loro irrilevante (un esempio? il modo in cui sostengono le interrogazioni: sembrano tanti piccoli wikipedia. Chiedigli poi di parlare di questioni personali, affettive, ovvero di argomenti che richiedono uno sforzo espressivo maggiore: catastrofe...). Che sia colpa della tecnicizzazione della società? Per esempio, i medici sono una categoria fortemente limitata dal punto di vista linguistico: e certi docenti (che credo abbiano studiato le basi 40-50 anni fa) si esprimono con la competenza linguistica di uno studente Erasmus. Ma vorrei essere uno storico o un sociologo per esaminare più a fondo questo aspetto.

Inviato: 2008/3/15 14:41
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Re: opinioni di un tecnico
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Ma è splendido! Erano anni che non leggevo un "mumble"! Il discorso scuola è vasto, bello e triste, merita una discussione a parte.
per ora, quindi, direi che siamo tutti d'accordo sulla necessità e la bellezza di un buon intrattenimento?

Inviato: 2008/3/15 16:39
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Re: opinioni di un tecnico
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Ho sempre sostenuto, però, che se dopo qualche anno e una casa piena di rifiuti uno sta ancora a menarsela (e a menarla agli altri)
sull'editoria bastarda, allora forse qualche dubbio sarebbe umano gli venga, no?


Ci mancherebbe che non sia così. Ma ti invito a considerare anche un caso come il mio: ho ricevuto due proposte di pubblicazione non a pagamento e le ho entrambe rifiutate (non sono pazzo nè mi interessa frequentare Ozoz per raccontare frottole, ho avuto i miei motivi), normale che se ciò è accaduto è perchè il libro è tutt'altro che non pubblicabile. Capisci quindi che non ho molta voglia di pagare 200 euro per ottenere una scheda di valutazione o 1000 euro per un editing (un'agenzia veneta piuttosto stimata su questo forum mi avanzò questa proposta e non temo smentite neanche su questo), che il libro non sia brutto lo so già, se ricevi una proposta di pubblicazione senza contributo può essere un caso o magari hai pescato un editore che non ha gusto o competenza, quando ne ricevi una seconda cominci a pensare che ciò che hai scritto non sia proprio da buttare, senza pretendere che sia un capolavoro, mai avuto un ego particolarmente grande, conosco i miei limiti e so fin dove posso arrivare, semplicemente penso che il libro sia pubblicabilissimo e che non meriti una distribuzione precaria.
Disponibilissimo a un eventuale editing perchè è migliorabile come qualsiasi opera, ma senza certezza di futura pubblicazione non mi interessa farlo e credo che mi si possa comprendere. Continuo a non esordire e a lamentarmi, ma ho anche avuto dei riscontri, non è che mi lamento e basta perchè non mi rendo conto di aver scritto un brutto libro.
Può darsi comunque che entrambe le case che mi hanno cercato abbiano cattivo gusto e non ne capiscano nulla, lo stesso può valere per l'agenzia che magari ha preso un granchio, considererò anche queste ipotesi ma per il momento io ci credo ancora e ho i miei buoni motivi per non smettere di sperare.

Inviato: 2008/3/16 8:05
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Re: opinioni di un tecnico
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Sull'onestà dei costi che ti hanno preventivato per l'editing e la scheda sei può discutere (se vuoi posso farti qualche esempio) ma se hai già ricevuto due proposte di pubblicazione hai fatto benissimo a non accettare; è evidente che la tua opera piace così com'è, quando accetterai di essere pubblicato l'editing ce l'avrai gratis!

Inviato: 2008/3/16 10:30
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Re: opinioni di un tecnico
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Alco: "Non confondere quel che viene pubblicato con quel che in effetti viene stampato e arriva in libreria".

Sì, è vero, ci avevo pensato; ma anche se riduciamo i 98 libri giornalieri a un terzo ne abbiamo una trentina, che sono uno sproposito. Pensa che anche se li riduciamo ulteriormente a un terzo ne abbiamo 10: dieci nuovi titoli al giorno per me non sono troppi, sono TROPPI! Soprattutto per un mercato che tutti definiscono "in crisi" da decenni. Anche questo è un lamento inutile, che addossa tutta la colpa a quei cattivoni dei lettori che non COMPRANO abbastanza. Perché c'è anche questa ulteriore ipocrisia: si dice "la gente non legge", vestendo la cosa di urgenza culturale, quando quello che infastidisce è che non compra abbastanza libri, se li comprasse senza leggerli nessuno si lamenterebbe. Infatti, non si tiene conto di quelli che leggono libri di seconda mano, o presi in prestito da amici o biblioteche, perché non portano soldi all'editoria.

Alco: "Verissimo, e sta qui la concretezza e conoscenza che deve "anche" avere un autore. Uno dei consigli che viene dato spesso (a vuoto) è di verificare le linee editoriali delle case editrici perché, e non è una leggenda metropolitana, c'è ancora una valanga di gente che manda romanzi erotici alle Edizioni Paoline e biografie di Padre Pio a Pizzo Nero. Altro problema investe le tematiche; potrò anche essere un novello Hemingway dal punto di vista stilistico, ma se scrivo romanzi basati solo sui miei problemi esistenziali difficilmente troverò porte spalancate".

Concordo in pieno. Però quando parlavo di "categorie" non mi riferivo alla linea editoriale di una singola casa editrice, che bisogna certamente tener presente quando si invia un manoscritto, ma alle correnti trasversali che attraversano tutte le case editrici (potremmo chiamarle mode), che possono rendere un testo impubblicabile anche se di buona o anche ottima qualità.
Non intendo neanche fare una distinzione tra letteratura alta e bassa, che mi sembra un po' ridicola (come mi sembra ridicolo che esista ancora il concetto di "letteratura di genere", a dire il vero).
A causa di queste mode, per esempio, ho quasi smesso di leggere narrativa. Trovo molto più interessante, e persino divertente, leggere Dawkins, Hauser o Barrows che uno dei soliti romanzi cloni.

Tutto questo però, come ho detto, mi sembra quasi inevitabile, e la mia è solo una considerazione.
Anzi, per fugare eventuali incomprensioni (mi riferisco soprattutto a Prosopon), ci tengo a dire che non mi stavo e non mi sto lamentando affatto.
Non mi interessa il lamento e tanto meno il pianto; l'unico pianto l'ho fatto al funerale di mio padre e dopo quello neanche la morte di mia madre è riuscita nell'impresa, figuriamoci se piango per l'editoria...
Inoltre sono scultore, non scrittore; sono contento se pubblico, ma quando non pubblico campo bene lo stesso. Almeno, per quanto si possa campare bene su questo pianeta stercoraceo. :)

Inviato: 2008/3/16 10:47
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Re: opinioni di un tecnico
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La mia speranza è proprio questa, ma alle grandi case ormai ho rinunciato, cerco più che altro un contratto onesto, non importa con chi, che mi dia delle prospettive, qualcuno che anche se non ha molti soldi da investire abbia un progetto editoriale serio, l'importante per me è soprattutto questo. Anche volendo non potrei tornare a breve da una di quelle due case perchè la prima quando ha capito che i contratti li sapevo leggere si è volatilizzata, l'altra nel frattempo si è accordata con altri scrittori (la maggior parte credo dietro pagamento, nel mio caso fecero un'eccezione perchè credevano veramente nel libro, non so se poi abbiano cambiato strategie) e per quest'anno il suo piano editoriale è completo, perciò al limite se ne riparlerà nel 2009 ma non è detto, nel frattempo spero sempre di trovare altro, ma più passa il tempo e più le chance diminuiscono.Il rischio è quello di non pubblicare più per nessuno, ma l'avevo già preventivato.

Inviato: 2008/3/16 11:27
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Re: opinioni di un tecnico
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Grazie della precisazione, Andros, ho riletto il tuo post per sicurezza, ma non mi stavo riferendo a te... era tutt'altro che lamentoso!

Inviato: 2008/3/16 11:45
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