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Re: opinioni di un tecnico
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Sandoz:
invitare in 9 interventi su 10 queste persone a lasciar perdere perchè se sono stati rifiutati fino ad ora è perchè valgon poco e non saranno pubblicati mai. Si presuppone che in questo "luogo" ci si debba aiutare, consigliare a vicenda, non fare i corvi e tentare di demoralizzare gli
altri.
[...]
Un'opera prima va letta e poi giudicata, non si può partire dal presupposto che se non viene pubblicata allora per forza di cose non è valida.


Ok, questa è l'ultima volta, giuro, poi rinuncio.
Quindi, per te, se uno sostiene che piuttosto che prendersela sempre con qualcun altro prima sarebbe il caso di capire "perché" un determinato lavoro viene rifiutato in continuazione, attivarsi per migliorare, confrontarsi seriamente con qualcuno (non il commento di Pinzillacchero99 in un forum), magari trovare la strada per fare due chiacchiere con un editor o un agente
professionista che sa fare il proprio lavoro, vuol dire fare il corvo e demoralizzare?
Guarda, se c'è proprio una malattia di cui gli autori nostrani non soffrono è la demoralizzazione.
E tanto per chiarire, se uno non viene pubblicato non è detto che il suo lavoro non vale. Ho sempre sostenuto, però, che se dopo qualche anno e una casa piena di rifiuti uno sta ancora a menarsela (e a menarla agli altri)
sull'editoria bastarda, allora forse qualche dubbio sarebbe umano gli venga, no?
Io ho scritto un po' di cose. Alcune mi sono state pubblicate, altre no. E allora, dove dovrei essere collocato secondo le tue brillanti teorie sul sottoscritto?
Però ti assicuro che è una faticaccia dover demoralizzare se stessi.

Inviato: 2008/3/15 10:01
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"Se la smetteste di spedire romanzi a caso..."
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Re: opinioni di un tecnico
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Jeff:
cazzo però...98 libri al giorno è pazzia.


No, se pensi che la stragrande maggioranza sono con contributo.

Citazione:
Andros:
E meno male che non si legge... se si leggesse quanti ne uscirebbero? 800 al giorno?


Non confondere quel che viene pubblicato con quel che in effetti viene stampato e arriva in libreria.

Citazione:
Andros:
ma è anche vero che a volte si viene scartati perché il testo non rientra in una delle "categorie" che hanno qualche possibilità di vendere; anche se il lavoro è più che dignitoso, e magari anche qualcosa in più


Verissimo, e sta qui la concretezza e conoscenza che deve "anche" avere un autore. Uno dei consigli che viene dato spesso (a vuoto) è di verificare le linee editoriali delle case editrici perché, e non è una leggenda metropolitana,
c'è ancora una valanga di gente che manda romanzi erotici alle Edizioni Paoline e biografie di Padre Pio a Pizzo Nero. Altro problema investe le tematiche; potrò anche essere un novello Hemingway dal punto di vista stilistico, ma se scrivo romanzi basati solo sui miei problemi esistenziali difficilmente troverò porte spalancate. Vi ricordate, un bel po' di anni fa, quando l'Alfa Romeo e un'altra casa giapponese produssero l'Arna? La qualità
della macchina non si discuteva, peccato che non si potesse guardare per quant'era brutta.
Attenzione, non voglio demoralizzare i novelli Hemingway suggerendo loro di dover frenare le pulsioni interne e scrivere mattoni adolescenziali perché oggi va di moda quello, ma solo che è possibile mettere la propria
sensibilità, il proprio stile e il proprio talento (quando c'è) al servizio di storie che possano avere un riscontro maggiore verso un pubblico che spesso è "semplice" per definizione, senza violentare la propria passione per la scrittura (che, alla fine, è sempre voglia di essere letti potendo comunicare qualcosa). Se poi uno è convinto di aver scritto la nuova Recherche in dolce stil novo con riverberi sociali seicenteschi e non viene pubblicato per ingiustizia o perché il cattivo di turno lo vuole convincere che tutto 'sto gran Hemingway non è, allora
state tranquilli perché non dovrete andarlo a cercare ma spunterà nei forum inalberandosi contro il sistema e contro chi cerca di fargli un favore stomolandolo a pensare diversamente per crescere, non per mollare.

Inviato: 2008/3/15 10:04
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Re: opinioni di un tecnico
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Davide, faccio alcune precisazioni.

Graham Greene non ha mai vinto il Nobel, ma è senz'altro allo stesso livello di molti che l'hanno vinto, e il discorso vale per altri autori. Ho tirato in ballo il prestigioso premio solo per indicare una categoria di scrittore "non plus ultra", e per ribadire che se si pubblicassero solo testi di qualità elevatissima avremmo forse un solo editore nazionale, e un pubblico limitatissimo. In ogni generazione c'è lo scrittore da Nobel, e centinaia di altri autori che compongono lo sfondo culturale. Questa composizione è per me non solo naturale, ma necessaria. Quindi non si può attaccare gratuitamente gli editori perché mettono in circolazione autori medi e mediocri. Penso che anche le scelte editoriali rispettino la distribuzione gaussiana: tante opere nella media, poche eccezionali e poche davvero pessime. Perché questa è la ricettività del pubblico: molti hanno una preparazione culturale e una sensibilità conseguente che li rende consumatori di opere di medio calibro. Non credo che la nostra epoca soffra di una condizione particolare: il livello di preparazione del pubblico è sempre stato questo, e gli editori giustamente si allineano. E non ci vedo nulla di male.

Seconda cosa: io non attacco le opere d'intrattenimento. Proprio perché svolgono ottimamente la loro funzione... Io stesso le consumo. Cioè, per intendersi: se a l'una di notte voglio leggere un paio di pagine per rilassarmi non leggo "Ulisse" di Joyce, ma un romanzetto. La differenza, se proprio vogliamo trovarla (semplificando fino alla banalità), è che un opera alta mi richiede una lettura lenta, concentrata, e alla fine mi "lascia qualcosa" che l'opera leggera non mi sa dare. L'opera leggera, di contro, si lascia divorare, mi svaga, e mi dà l'intrattenimento e nulla più, ed era esattamente quello che cercavo. Se poi il pubblico preferisce queste ultime, perché mi devo lamentare? Tutti i campi artistici vedono questa modalità di fruizione. Ripeto, credo che la stratificazione sociale della cultura nella nostra epoca non sia particolarmente insolita. Certo, quando poi penso che a mia cugina di 13 anni hanno dato da leggere un libro per Natale (con relativa scheda) e lei ha scelto un libro di racconti, e tra i racconti ha letto solo quello più corto (2 pagine) mi dà da pensare... :'(

Terza cosa: io non ci penso proprio a demoralizzare gli esordienti, e invitarli a desistere dal tentare di pubblicare. Li invito a desistere dal pensare che se non pubblicano la colpa sia SOLO del mercato e SOLO degli editori. Troppo spesso questo atteggiamento porta l'autore a non riconsiderare il suo stile e il suo lavoro, e quindi a non tentare nemmeno di migliorarsi. E trovare soluzioni che, senza compromettere la sua ricerca artistica, gli permettano di comunicare col pubblico che si trova di fronte, nell'epoca in cui vive. Esattamente quello che ha detto Alco nel suo ultimo post. Credo che l'autore abbia diritto a lamentarsi solo quando ha lavorato scrupolosamente per preparare se stesso, per trovare il compromesso, e per conoscere a fondo il mercato. Allora, se non riesce a farsi pubblicare, è il caso di dare il via ad una autentica autocritica. E può anche decidere di limitarsi alla passione...

Inviato: 2008/3/15 10:57
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H. U. VON BALTHASAR, Gloria.
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Re: opinioni di un tecnico
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Preciso un paio di precisazioni di prospon.
La mia parentesi sul nobel non serviva a parlare di nobel, ma solo a proporre una eventuale discussione futura. Sono d'accordo con te per tutto il resto.
Il mio riferimento alle opere di intrattenimento era dovuto al fatto che, dall'andamenteo del discorso, mi pareva di aver capito che ci fosse una equazione, intrattenimento = poco valore, siccome non la penso così, ho voluto aggiungere che un'opera di intrattenimento può essere scritta bene o male. Per il resto sono d'accordo con te. Nella sostanza condivido il tuo post, ma permettimi un dubbio: "il livello di preparazione del pubblico è sempre stato questo"; credi che la preparazione scolastica di oggi sia uguale a quella del passato?

Inviato: 2008/3/15 11:08
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Re: opinioni di un tecnico
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Ma buongiorno a tutti.
Mi fa piacere che & sabato mattina noi siamo qui a scervellarci. Siccome Davide fa eccezione da tanti presunti scrittori quali noi siamo - per quanto ne so, almeno - spero che non ti sia di peso.

Per Davide :
quello che volevo dire con le vendite on-line è che è una buona cosa per le case ed. e anche se non è una valida alternativa alla distribuzione, che diamine, è sempre un modo valido di farsi conoscere e vendere direttamente agli utenti. Io compro spesso online, e non so ne meno se i libri che compro vengano distributi nella mia città. Solo questo.

Per il resto: è sbagliato, l'ho già detto, contrappore Presunti Scrittori V Presunti Editori. Abbiamo lo stesso obiettivo. Sia noi sia loro però spesso famo delle scelte discutibili. Ma da qui ad arrivare a dire che c'è una "guerra" in atto...

Morozzi è un buon esempio di intrattimento, no? Nick Hornby pure. Qualcuno vorrebe criticargli per questo?

Inviato: 2008/3/15 11:24
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Re: opinioni di un tecnico
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sono d'accordo in tutto con questo post mdi 99. se ad ogni lettera di rifiuto corrispondesse un miglioramento del testo sarebbe un buon inizio.



Ok, questa è l'ultima volta, giuro, poi rinuncio.
Quindi, per te, se uno sostiene che piuttosto che prendersela sempre con qualcun altro prima sarebbe il caso di capire "perché" un determinato lavoro viene rifiutato in continuazione, attivarsi per migliorare, confrontarsi seriamente con qualcuno (non il commento di Pinzillacchero99 in un forum), magari trovare la strada per fare due chiacchiere con un editor o un agente
professionista che sa fare il proprio lavoro, vuol dire fare il corvo e demoralizzare?
Guarda, se c'è proprio una malattia di cui gli autori nostrani non soffrono è la demoralizzazione.
E tanto per chiarire, se uno non viene pubblicato non è detto che il suo lavoro non vale. Ho sempre sostenuto, però, che se dopo qualche anno e una casa piena di rifiuti uno sta ancora a menarsela (e a menarla agli altri)
sull'editoria bastarda, allora forse qualche dubbio sarebbe umano gli venga, no?
Io ho scritto un po' di cose. Alcune mi sono state pubblicate, altre no. E allora, dove dovrei essere collocato secondo le tue brillanti teorie sul sottoscritto?
Però ti assicuro che è una faticaccia dover demoralizzare se stessi.

Inviato: 2008/3/15 11:31
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Re: opinioni di un tecnico
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Allora siamo d'accordo, l'intrattenimento va bene, ok?
per jeff, insisto, l'unico modo per farsi conoscere è stare in libreria (possibilmente non di taglio, e con un libraio che consiglia la nostra creatura). Non faccio eccezione, scrivo, anche se ho voluto partecipare al forum in qualità di "altra faccia della medaglia", tanto per infuocare un po' gli animi! No, scherzo, sono qui perchè credo che solo guardando un oggetto da tutti i punti di vista lo si posssa analizzare bene. Mi sono iscritto ad un forum di scrittori, come può essermi di peso il fatto che qui sia pieno di scrittori?!!!

Inviato: 2008/3/15 11:31
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Re: opinioni di un tecnico
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ok.
sei uno dei nostri, un altro dannato... :) :) :)

io dico questo, e spero che...abbia qualche fondamento.

se prima si vendevano 100 libri di X, tutti in libreria, adesso magari si vendono 100 in libreria e 10 online, per cui sono 110. forse è un mio modo utopico di concepirlo così, non lo so, ma diciamo che è pur sempre un elemento che è meglio aver che non avere.

poi, ao, c'è anche chi vende & così e mi trova d'accordo. che ne pensate?

http://www.terre.it/strada/articoli/12.html

Inviato: 2008/3/15 11:38
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Re: opinioni di un tecnico
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Rispondo a davide

Io ho avuto la possibilità di stare dietro la cattedra, e mi pare che l'andamento generale ripeta quello delle classi da me frequentate come studente. Pochi "secchioni" che valorizzano le materie e se ne lasciano formare, pochi "somari" impermeabili a tutto, e tanti nel mezzo, che vanno dal "faccio quello che devo fare" a "cerco di farlo meglio che posso". Nonostante, a volte, l'impegno dei docenti.

Se poi estendiamo ancora di più lo sguardo al passato, oggi c'è senz'altro una maggiore disponibilità d'accesso alla cultura, ma le esigenze del pubblico tendono a ripetersi. Anche nel medioevo o nel rinascimento, col fiorire delle università e col nascere del teatro di professione, per quanti studenti andassero ad ascoltare Tommaso d'Aquino alla Sorbona o Ficino all’Accademia, pochi ne consumavano le opere, e chi poteva pagare per fruire di un prodotto artistico preferiva andarsene teatro per una commedia dell'arte, per un medio intrattenimento (per quanto ottimamente recitato), non per assistere ad una disputatio teologica. Pure ai tempi di Aristotele e Orazio, di Eschilo e Seneca, non erano tutti letterati, intellettuali e filosofi, e godevano senz'altro di più delle facezie di Aristofane e Plauto. Credo che la storia del teatro sia esemplare in questo senso: a fronte di pochi autori prestigiosi (che ritroviamo nei manuali di liceo, come Ariosto, Macchiavelli) e che si occupavano di redigere testi di spessore, il cui consumo era limitato alle corti, il popolo affollava le piazze davanti ai saltimbanchi e in seguito i teatrini delle compagnie itineranti. Se oggi mandano ancora in onda il Grande Fratello, significa che gli indici d’ascolto ci sono…

Senza contare che il contadino greco-romano, o l’artigiano medievale, o l’impiegato di oggi, dopo aver lavorato tutto il giorno, non ha sempre voglia di farsi sconvolgere la vita da un’arte sublime e inaccessibile o perfino tormentata. Allora si rivolge a opere che lo intrattengano, e perché ciò sia possibile bisogna che sia in grado di capirle, che siano a suo livello. Quando avrà tempo e voglia, cercherà qualcosa di più alto, e allora troverà anche quello sul mercato. Ma una cosa è leggere una poesia di Montale per leggerla, una cosa è farlo con un apparato critico che ti introduca alla poetica di Montale: questo ti dà maggiore accesso al testo, te lo fa godere di più, ma richiede un certo sforzo. Chi si sforza, incrementa la sua formazione. Potrà in futuro accedere o prediligere altri testi. E via così…

In altre parole… credo che il livello culturale di oggi sia superiore a quello del passato, ma che, in proporzione, la stratificazione della cultura nella società riproponga le stesse modalità di ogni epoca. E non credo che analizzare la situazione cercando di individuare un colpevole sia metodologicamente corretto. Poi c’è il fattore “svago”: fruisco dell’opera d’arte per farmi emozionare, ma anche per di-vertirmi, diciamo con un rapporto 1:5. Chi ha un livello culturale alto può avere anche un rapporto 1:3, chi più basso 1:10, è irrilevante – e magari per chi ha 3 lauree intrattenimento può essere lo Zibaldone di Leopardi, e che per chi ha solo la licenza media l’intrattenimento è un Harmony – la cosa significativa è che le opere d’intrattenimento devono comunque essere prodotte in quantità superiore a quelle impegnative. Se mettiamo in conto anche la personale responsabilità o “voglia” di migliorarsi nella propria formazione e nelle scelte d’acquisto di un libro, allora l’etichetta “colpa degli editori” non regge più. In Italia si pubblicano (e si ristampano) opere di valore: se uno le vuole, le trova. Un esempio? Nel 2008 “La Carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica” di Praz, ed. BUR. La Mondadori ha ristampato il “Fattore umano” di Greene. La Feltrinelli ripropone le traduzioni di Saffo fatte da Quasimodo. Quante copie venderanno?

Inviato: 2008/3/15 12:16
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Re: opinioni di un tecnico
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Mi sembra che ci sia anche un altro fattore Prosp.

Mi sembra che si pubblica molto di più di decine di anni fa, mentre il numero dei lettori, sostanzialmente, non è cambiato, almeno non in + . Può essere?

Inviato: 2008/3/15 12:43
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