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Re: opinioni di un tecnico
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Andros: "si dice "la gente non legge", vestendo la cosa di urgenza culturale, quando quello che infastidisce è che non compra abbastanza libri, se li comprasse senza leggerli nessuno si lamenterebbe. Infatti, non si tiene conto di quelli che leggono libri di seconda mano, o presi in prestito da amici o biblioteche, perché non portano soldi all'editoria"
Ci sono due tipi di statistiche: 1) quelle che considerano il numero di copie vendute 2) quelle che parlano di lettura, e permettono di monitorare il mondo della lettura in base all'età, il grado di istruzione, la professione, la distribuzione geografica, il sesso ecc. Le seconde tengono conto non di libri acquistati ma di libri letti. E il risultato di queste è che nessuno legge. Non è una lamentela sterile, è la constatazione di un dato importante del quale bisogna tener conto

Inviato: 2008/3/16 14:34
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Re: opinioni di un tecnico
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Davide, non metto in dubbio la buona fede tua e di chi sostiene questa tesi, ma non ci credevo 20 anni fa e ci credo ancora meno oggi.

Quando vedrò i negozi di libri con qualche quintale di carta in meno e un paio di colossi dell'editoria convertirsi alla produzione di cellulari e/o preservativi, forse comincerò a crederci.

L'unico segnale che potrebbe avallare questa teoria è la chiusura delle piccole librerie, ma in realtà questo non vuol dire nulla; tutti i piccoli negozi stanno chiudendo, anche le macellerie, perché la grossa distribuzione sta schiacciando tutti. Questo non vuol dire che non si compri più carne, anzi, se ne compra più di 30 anni fa.
Se dovesse chiudere una delle tante librerie-supermarket, allora...

Inviato: 2008/3/17 8:19
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Re: opinioni di un tecnico
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Andros: "Davide, non metto in dubbio la buona fede tua e di chi sostiene questa tesi, ma non ci credevo 20 anni fa e ci credo ancora meno oggi."
Posto, premesso e sottolineato che i pochi lettori non sono la sola causa del problema, io faccio fatica a credere che le statistiche che ho a disposizione siano false.

Inviato: 2008/3/17 21:59
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Re: opinioni di un tecnico
Guest_
Non sono sicuro di capire benissimo quello che sostiene Andros.

Inviato: 2008/3/18 7:59
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Re: opinioni di un tecnico
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Ma se pochi in Italia comprano libri perché non passa giorno che arrivi sul mercato una casa editrice o un'agenzia letteraria?
Sarà che pochi leggono e troppi scrivono... di conseguenza i potenziali clienti sono gli scrittori e non i lettori.
Gli scrittori esordienti poi sembrano avere parecchi soldi da investire sulle proprie opere.
Non so, a me le pubblicazioni a pagamento ricordano il ragionier Fantozzi che, dopo la pensione, tornava a lavorare però pagava lui l'azienda.
bah che tristezza

Inviato: 2008/3/18 9:16
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Re: opinioni di un tecnico
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A mercurio:

butto là un'ipotesi, un riflessione che faccio senza alcun dato alla mano.

Stipulo un contratto con un editore che mi chiede un contributo (parziale o totale). Vengono stampate 500 copie. 300 vengono "distribuite" dall'editore. 200 vengono acquistate dall'autore, il quale le rivende soprattutto al giro di persone che gli gravitano intorno e magari ne piazza qualcuna in presentazioni, librerie locali, ecc.

Senza una seconda ristampa il libro ha terminato la sua storia sul mercato.

Alla fine è come dici tu: lo scrittore diventa il maggiore acquirente di se stesso. Io stesso ho acquistato da qualche collega che aveva seguito questa strada (anche se sapevo già che il libro aveva un suo valore).

Colgo l'occasione per lanciare una domanda al nostro tecnico. Spesso su questo sito si è affermato che presentarsi ad un grande editore con in curriculum alcuni libelli stampati con editori a contributo può essere controproducente: come a dire che le proprie opere non valgono un accidenti perché hai dovuto pagare per fartele pubblicare. Premesso che credo che anche nell'editoria con contributo ci siano delle distinzioni da fare, chiedo al nostro tecnico cosa ne pensa... Pubblicare a pagamento equivale a etichettare un'opera come squallida e un autore come di serie B? Esistono editori con contributo che hanno un "nome", garanzia di serietà, qualità (nella selezione, prima di tutto)?

Inviato: 2008/3/18 11:15
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"In un mondo che non si crede più capace di affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito la loro forza di conclusione logica."
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Re: opinioni di un tecnico
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Io distinguerei tra due punti di vista diversi, quello degli editori e quello della qualità. Dal punto di vista della qualità non c’è nessuna equazione tra pubblicazione e pagamento e squallore: sappiamo tutti quanto sia difficile pubblicare, sappiamo che anche un bel testo fa fatica a essere pubblicato, quindi uno scrittore può affidarsi agli editori a pagamento anche sa ha scritto una bella opera. Dal punto di vista delle case editrici il discorso è diverso. Faccio un esempio: invio il mio romanzo ad una casa editrice. Non ho mai pubblicato niente, quindi sono un esordiente. Sarò trattato da esordiente (cioè con un po’ di diffidenza, dovuta al timore che la mancanza di “Nome” possa pesare sulla promozione; oppure con interesse se la mia vita sociale fa sperare in una buona promozione: A PARITA’ DI QUALITA’ si pubblica meglio il romanzo di uno sconosciuto o di uno sconosciuto che lavora, ad esempio, in RAI? A parità di qualità, meglio un fabbro o uno che collabora con un giornale?...). Dal momento che gli editori a pagamento pubblicano tutto (ma proprio tutto), se io presento un libro pubblicato pagando è come se non fossi mai stato pubblicato, dunque sono un esordiente, quindi sarò trattato da esordiente. Non vedo il vantaggio (a parte una veste grafica migliore che non i fogli sparsi) di spedire alle case editrici un libro pubblicato a pagamento.
Non ci sono vantaggi, d’accordo, ma ci sono svantaggi?
L’editore serio dovrebbe andare oltre, disinteressarsi dei precedenti (pubblicazione a pagamento), leggere il testo e valutarlo, dal punto di vista estetico e commerciale. Se un editore rifiuta un libro già stampato è perché ha dei pregiudizi, non fa l’unica cosa che dovrebbe: leggere e giudicare.
I pregiudizi sono giustificati? È ovvio che chi pubblica a pagamento non ha bisogno di scremare, perché guadagna sullo scrittore, non sulle vendite, è ovvio che un editore di quel tipo ha meno bisogno di promozione, perché i soldi li ha già presi prima di vendere. È altrettanto ovvio che un editore può essere furbo o stupido: se è furbo, non si accontenta dei soldi presi, fa promozione, cerca di addomesticare la distribuzione, in definitiva cerca di vendere più copie possibile; in questo modo guadagna di più e fa anche un buon servizio allo scrittore. L’editore stupido si ferma, intasca subito un po’ di soldi e poi finisce lì. Le case editrici a pagamento serie si distinguono dalle misere per queste caratteristiche: bella veste grafica, scelta accurata della carta, editing accurato, tentativi di vendita prolungati nel tempo, tentativi che si traducono in una costante attività promozionale (da svolgere in tutti i modi e canali possibili), nello sforzo di essere “accettato” dalla distribuzione, scrittura chiara nel contratto di come si intende operare per la promozione, rendiconti periodici delle vendite.
In sostanza, la casa editrice a pagamento è seria quando si comporta nello stesso identico modo in cui si comporta una casa editrice non a pagamento, e seria, ovviamente. La sola differenza sta nel fatto che chiede un contributo per le spese. Io credo che se tutte le caratteristiche elencate (qualità, distribuzione e promozione, TUTTO SCRITTO NEL CONTRATTO) vengono rispettate e se il contributo è onesto, l’ipotesi non è da scartare sempre e a priori, ma da valutare.

Inviato: 2008/3/18 11:55
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Re: opinioni di un tecnico
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Risposta impeccabile, direi...

Inviato: 2008/3/18 14:05
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Re: opinioni di un tecnico
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eh già.

cos'aggiungere? libertà al tibet, forse. liberta al kosovo e al curdistan.

non so proprio cos'altro dire sulle case editrici a pagamento. aparte che il fatto che alcuni non hanno l'isbn. il che è un pò come fare la prostituta senza avere una vagina. ma se ci vai sei scemo tu, mica loro.

Inviato: 2008/3/19 9:54
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Re: opinioni di un tecnico
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Accidenti, bellissima discussione ma arrivo tardi.

Non avendo tutto il pomeriggio libero, mi tocca saltare da pagina 3 a pagina 11 e sperare di non ripetere ciò che già è stato detto/scritto. Nel tal caso, me ne scuso.



Prima, vedendo che il topic s'è spostato verso il discorso della pubblicazione a pagamento, vorrei dire la mia in merito.
Dunque, io mando il mio manoscritto all'editore X che mi dice "Bellazzio, spacca troppo sto libbro!", poi mi spiega che per farlo rientrare dalle spese editoriali devo parteciparvi acquistanto le prime n copie del mio lavoro.
Ok.
Quel che non ho mai capito, però, è perchè soventemente tali copie sono da pagare AL PREZZO DI COPERTINA. Il problema è che all'editore quel libro non è costato al prezzo di copertina, ma meno. Il prezzo di copertina è quello a cui il libro è venduto dalla libreria, ma a te è costato meno, altrimenti che ci guadagni?
Quindi, se tu ti acquisti le prime tot copie, non solo l'editore è già rientrato dei costi, ma ha avuto un guadagno. Allora, mi domando io, un editore con la pancia piena che interessa ha di sbattersi per promuovere il mio lavoro e venderlo?
Ho discusso di queste cose a lungo, un mese fa, circa, sul forum di una casa editrice che mi aveva fatto una proposta editoriale del genere. Le risposte sono state evasive. Molto evasive.
Tra l'altro io non condivido questo modo di procedere nemmeno da un punto di vista filosofico. Cioè, l'attività imprenditoriale è ontologicamente soggetta a rischi. Tu impegni i tuoi soldi in un'attività che, si presume, te ne porterà altrettanti (se sarai bravo a svilupparla). Il rischio lo puoi calcolare, ridimensionare, prevenire, puoi decidere se il gioco valga la candela, ma non lo puoi eliminare. Pretendere di far l'imprenditore senza rischiare nulla è una follia. E se così fosse, penso che faremmo tutti gli imprenditori.
Per come la vedo io, se proprio vogliamo entrare in quest'ottica di ridurre al minimo i rischi per l'editore, sarebbe più onesto proporre una cosa di questo tipo: io ti pubblico il libro, ma tu non percepisci nulla sulle vendite finché io non sono rientrato dalle spese di produzione.


Tornando invece al discorso delle agenzie letterarie, come ho detto nell'altro topic, ne avevo sentito parlare ma non avevo mai approfondito l'argomento.
La cosa che più mi solletica è l'idea di avere qualcuno che, in base a quanto ho scritto, possa aiutarmi a rivolgermi a qualche editore adatto a me.
Come avete giustamente detto, non si può pretendere che una casa editrice di romanzi rosa pubblichi un fantasy. Il mio problema, prima dell'editing ecc... è proprio questo.
Premetto che odio classificare un'opera in un determinato genere, come fossero comparti stagni. Per esempio, voi un Evangelisti in che accidenti di genere lo mettereste, tanto per dire? O un Palahniuk?
Fatto sta che è essenziale capire che cosa pubblica una casa editrice, prima di contattarla. Penso di aver spedito diverse volte cose del tutto estranee agli orientamenti delle case che ho contattato. Il punto è che pure loro non ti aiutano molto in questo. Diverse volte leggi "pubblichiamo poesie, saggi, romanzi". Bene, romanzi, ok, mi fa piacere, ma romanzi in che senso? E' come se hai la gastrite e vai a farti curare da uno che non conosci solo perchè si fregia del titolo di "dottore". Se è un dottore in legge, campa cavallo...
Il mio problema è legato all'aspetto economico della faccenda. Non so se sia possibile parlarne apertamente su un forum, ma le tariffe, in media, su quanto si aggirano?
Ho letto che alcune di queste agenzie guadagnano con le percentuali derivate dalle vendite delle opere degli scrittori da loro assistiti, mentre altre fanno pagare ogni singolo servizio. Credo che alla fine sia giusto, vorrei solo capire se sono servizi abbordabili da uno studente universitario o se, come detto nell'altro topic, è il caso di ripassare tra quindici anni.



PS: stica, quanto ho scritto!

Inviato: 2008/3/22 13:22
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