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Il carosello mangia i bambini
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Sì, lo so che lo slogan “ Loro mangiano i bambini” in quanto tale è un luogo comune, del resto abusato da ogni tipo di detrattore. Però stavolta vi prego di prenderlo sul serio, anche perché sarà anche vero che dire: “Le mezze stagioni non ci sono più” è fare qualunquismo, ma è anche vero che l’Antartide si sta sciogliendo veramente!

Il punto è che una delle fasce più bersagliate dalla pubblicità è quella che va dai 5 ai sedici anni. Essa è ritenuta la più reattiva e, commercialmente parlando, sensibile alle innovazioni del mercato. Ora capirete che stiamo parlando della fascia d’età in cui un essere umano si forma, allora qualcuno si è interrogato sugli effetti che l’utilizzo di messaggi subliminali (legali) hanno sui ragazzi. Gli spot pubblicitari usano artifici quali l’uso del colore, la rapidità d’immagine, il suono, ma non solo perché in questa fascia d’età si può parlare anche di modello culturale indotto.

Il bambino è un essere umano molto particolare. Tanto per cominciare è molto più capace ad immagazzinare nozioni; per sua natura è predisposto all’apprendimento, e può elaborare più linguaggi simultaneamente. E’ questo a renderlo più appetibile ai pubblicitari. Egli è più ricettivo, ma la controindicazione sta nel fatto che il bambino è totalmente privo ci capacità critica.
Il bambino è totalmente vulnerabile, incapace di distinguere la stessa realtà dalla fantasia. Gli mancano i termini di paragone, specie se consideriamo che viene bombardato continuamente da input commerciali: tv, cartellonistica, radio, per non parlare degli sponsor, oramai anche nelle scuole, per non parlare delle associazioni sportive. Il mondo ai loro occhi è a foggia d’etichetta, e la differenza tra una croce e la virgola della nike è praticamente annullata.

Tornando al nostro slogan: “Carosello mangia i bambini”. Sarebbe più giusto usare un tempo verbale più appropriato: il carosello mangiò i bambini. Sì, perché la generazione fagocitata dalla tv è la mia, quella degli anni ottanta. Quelli che della propria infanzia ricordano solo i minipony, le tartarughe ninja e i paninari.

Si è vero; sto parlando di malessere giovanile.
Sì, è vero, anche questo è un luogo comune: il malessere giovanile.
Non voglio sostenere d’essere giunti all’apocalisse, però credo che “oggi” questo tema offra nuove problematiche da riconsiderare. Siamo alla seconda generazione svezzata dal consumismo di massa. Un movimento a- culturale che nel suo vuoto di contenuti è riuscito ad uniformare il mondo in un unico mercato globale.

Non voglio elencare quegli inquietanti fatti di cronaca giovanile che periodicamente finiscono sulle prime pagine dei giornali. Voglio proporre una seria riflessione su fenomeni sociali più generali che coinvolgono fasce d’individui sempre più giovani. Per esempio: la prostituzione minorile, che non è quella della violenza del pedofilo, ma proprio la mercificazione del corpo volontaria da parte di minorenni inferiori anche ai 14 anni. Non sto nemmeno parlando del tradizionale mercimonio della prestazione sessuale, ma più semplicemente considerare quei perizomi spuntare dai jeans a vita bassissima ad età pre puberale, ma anche culetti di ragazzini guarniti da mutande targate dolce&gabbana.

Lo so che qualcuno già pensa: ecco il solito pistolotto moralista. No! Perché quanto dico è corredato da statistiche che abbassano l’età dei rapporti sessuali (badate, non del primo rapporto sessuale), sotto la soglia dei 14 anni. Età in cui per il nostro ordinamento giuridico s’incorre nel reato di pedofilia.
Pedofilia autoinferta in questo caso.

Le mutande firmate sono un fenomeno nato negli anni ottanta, e sono certo che quella prof filmata al videofonino col perizoma a vista, mentre non curanti alunni la palpeggiavano… ahimé, appartiene alla mia generazione. Però oggi assistiamo anche alla pubblicità delle bevande alcoliche travestite da innocui succhi di frutta (bracardi, lemon o le stesse bevande iper caffeiniche come Redbull servite in lattine come aranciate).

Vi voglio far riflettere solo su un fatterello di cronaca, ma solo perché a differenza degli altri è passato totalmente inosservato alla stampa. Il quale, invece, è la prova di come i minori vengono traviati dalle campagne pubblicitarie.
“3”, la nota azienda telefonica, ha un target molto giovane. I suoi prodotti sono innovativi, in quanto si propone all’avanguardia d’ogni novità mediatica, dalla tv alle cumunity virtuali. Uno di questi servizi prevedeva un’autoricarica di 30 cent per ogni contatto avuto da un proprio video messaggio registrato. E' facile capire che tipo di video erano i più contattati, ed anche chi più ha avuto bisogno di un’autoricarica di 30 Cent.
Unico filtro era un codice d’attivazione che, badate bene, non era attivato in automatico, ma doveva essere introdotto dall’utente (un po’ come accade col parental control di un PC). Prima che ci si accorgesse di tutto questo si è dovuto aspettare che 3 tentasse di farsi quotare in borsa, intanto centinaia di videomessaggi permettevano a chiunque di sbirciare sotto le mutandine di adolescenti non solo consenzienti ma artefici di prodotti sempre più spinti.
Questa è una metafora perfetta di una percezione distorta del proprio corpo, sempre più oggetto e non soggetto. Diventa il mezzo legittimo per raggiungere uno scopo.

La famiglia, di cui si sparla tanto in questi giorni, non solo è incapace da fare da filtro, ma è veicolo di questo sistema di mercificazione dell’individuo. Lo dicono gli insegnanti delle scuole inferiori: i genitori incentivano questi comportamenti; prima di tutto negandone la pericolosità, secondo perché essi stessi vittime di un sistema che confonde la meritocrazia con l’acquisto dei simboli del successo.
Le griffe, il telefonino, la micro macchina a 14 anni, i genitori vogliono imprimere sul volto dei propri figli l’immagine del successo, affinché essi stessi diventino accessori del proprio.

Ascoltavo un’intervista a Castelvecchi (Sì, quello dell’omonima casa editrice), nella quale interrogato sul tema, auspicava il ritorno ai paletti, al recinto culturale in cui poter far crescere l’individuo senza le influenze nefaste del mercato.
Io aggiungo che il sale della vita è il divieto, il desiderio nasce da una privazione. Se mangio cioccolata a tutte le ore, ci rimetto i denti e non proverò mai la gioia di gustarmela, come fa un bambino che, invece, la può mangiare solo a merenda.
Il punto è: chi deve imporre questi steccati, quelli che una volta superati distinguono il bambino dall’adulto?

Visto che prolisso orami lo sono già stato, aggiungo il dettaglio che è stata abbassata l’età di somministrazione degli psicofarmaci, nella fattispecie “antidepressivi”.

In conclusione, in relazione al gusto della vita relativo non alla quantità ma alla qualità, vi rimando alla bella storia zen del monaco inseguito dalla tigre che cade in un dirupo. Rimasto appeso ad una radica, sopraggiungono due topolini che iniziano a rosicchiarla. In quel momento si accorge di una fragolina che cresce lì vicina. La coglie e la mangia: quella ha il sapore più buono mai gustato in tutta la sua vita.

Inviato: 2007/5/19 12:37
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Re: Il carosello mangia i bambini
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momo, il tuo discorso è allarmistico e sinceramente un po' confuso: parti parlando della pubblicità e sembra quasi che il risultato di questa sia una sorta di prostituzione delle marche, poi passi per gli alcolici i cellulari ecc, e sinceramente ci troviamo bombardati da informazioni peggio che se stessimo veramente guardando la tv
all'inizio parli di messaggi subliminali legali, cosa intendi? l'uso del colore di immagini accattivanti ripetitive ecc che serve a far presa sulla gente è quello che mi hanno insegnato a fare al liceo, solo che invece di cartelloni pubblicitari erano chiamati pannelli decorativi. è ovvio che qualcosa d'impatto, visivo o sonoro, ottenga più attenzione di una scritta che annuncia tutte le qualità o gl'ingredienti d'un prodotto, la questione se questo sia legittimo o se i colori accecanti siano fuorvianti credo non si esaurirà mai, e forse è anche inutile intraprenderla
tutte le mammine ( con gli occhiali faschion e la maglia con le scritte d'oro ) si mostreranno sconvolte scoprendo che la pubblicità si rivolge ai bambini perchè sono più facili da corrompere, ma i bambini sanno anche che loro sono i più bravi a corrompere le mamme
a chi vogliamo dare la colpa? genitori che elargiscono denaro, figli esigenti e viziati, nonni che viziano, pubblicità, film americani, sistema scolastico fallimentare, scarsa cultura ed autocritica, consumismo, globalizzazione?
o non è semplicemente la moda?
probabilmente la moda oggi da molto più lascito alle pulsioni sessuali, la controindicazione è che chi non ne ha per essere alla moda deve stare al gioco
parto dall'inizio: io faccio parte di quella che tu chiami la seconda generazione fagocitata dalla tv ( o almeno credo, o comunque vedo i ragazzi un po' più piccoli di me ), ma di persone che hanno avuto rapporti sessuali sotto i 14 anni ne conosco solo una. uno mi sembra un po' poco per scandalizzarsi, e comunque, essendo sviluppati sessualmente non credo ci sia nulla di male a farlo a quell'età
però non è questo il problema, il punto sta nella mercificazione: forse c'è qualcuno in più che invece di ritenere il sesso una cosa intima e personale ne fa proclama e vanto con gli amici, allora filma con il supercellulare costato 300euro e lo manda direttamente in internet da lì
( dimenticavo, io ho un nokia 3310, in giallo e nero e con una bella suoneria monofonica, era nuovo 7 anni fa, ma io l'ho comprato da due )
se il cellulare non fosse diventato il simbolo per eccellenza che fa di una persona qualcosa di rispettabile forse invece che depilarsi con la vibrazione qualcuno lo userebbe per telefonare, come faccio io. invece è essenziale, essenziale è averlo bello nuovo costoso con la 'musicheria' di spidermen3 e sopratutto averlo appeso al collo in modo che tutti lo vedano e che oltre al cancro al cervello ce ne marcisca uno allo stomaco
in fondo è impossibile sottrarsi all'influsso della moda, come fa un ragazzo delle medie alto 1.80 e col sedere che non sta dentro ad un sedile dell'autobus a volersi sentire parte di un gruppo gigantesco? se non segui la moda ( o almeno una corrente alternativa a quella principale, ma pur sempre moda ) non vieni considerato dagli altri, questo me lo ricordo bene
credo Adler ( ma forse il pio Freud ), teorizzò il romanzo famigliare: i bambini tendono a sostenere che i propri genitori siano più ricchi di ciò che sono in verità ed appartengano ad una classe sociale superiore
e forse la chiave di tutto il discorso sta proprio in questo: oggi se non hai addosso la cintura DG presumibilmente non hai i soldi per comprartela

senza

ps: una delle cose più bizzarre è che si dice che tenere il telefono in tasca aumenta le probabilità di diventare sterili

Inviato: 2007/5/20 12:25
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Re: Il carosello mangia i bambini
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Momo, ti parlarò da padre di bambino di 4 anni e da facente parte della "generazione fagocitata dalla tv, quella degli anni ottanta" :

il bombardamento (qui davvero con bombe intelligenti) c'è e da diversi anni, come sottolinei tu si arriva oggi (un po' meno ngli anni '80) ai 5 anni. Beh, ho provato a guardare con mio figlio i cartoni animati e sono rimasto male: in un cartone da 20 minuti 2 interruzioni pubblicitarie, tra loro diverse solo nella scaletta dei prodotti offerti che, si badi bene, pubblicizzano non solo giocattoli, ma scarpe, scarpe, scarpe (le pubblicità per bambine surclassano quelle per i maschietti) magari associati all'uso di trucchi!!!!!
Il target rivolto ai bambini non è nato ieri e l'uso di messaggi accattivanti colorati e sonori non è nuovo, ma nuovo è il linguaggio: parole come trendy, fashion, alla moda vengono sparati a iosa in questi spot, non so se per già iniziare a lavorare sulla psiche malleabile dei bambini o per accaparrarsi i "voti" dei genitori IN che non possono permettersi di vedere il proprio figlio uno straccione.

E qui, ti parlo di esperienza diretta, sta il punto: diamo colpe alla TV (giusto) diamo la colpa alle scuole (mettiamoci pure l'asilo nido) diamo la colpa ai costumi, ma la base di tutto è l'educazione che i genitori danno ai figli: i bambini, come si è ben sottolineato vedono i propri genitori come esseri straordinari e da loro assimilano, anche con la semplice imitazione della gestualità, i comportamenti che a loro giudizio (ovvio non hanno ancora capacità di scelta) sono giusti; quello che papi e mami dicono è vero e giusto (tranne quando io bimbo vengo sgridato o non mi si dà ciò che vuole).
Ecco l'esempio: una grossa percentuale della crescita corretta di un bambino sta in questo.
Ma non basta: il piccolo vogliamo farlo un poco piangere o ci regaliamo tutto affinchè "povero lui bimbo che quando crescerà dovrà soffrire e allora non gli nego niente oggi" ci si lavi la coscienza?
Capisco siamo impegnati a sopravvivere ad una vita costosa (anche senza mirare al lusso), il lavoro ci consuma, ma cari i miei genitori se volete rimandare un problema che prima o poi si presenterà (il rispetto e una vita quantomeno serena) è meglio pensare ai soldi e non a fare figli: un bambino richiede attenzione, considerazione, chiede (provando a fare dispetti) di capire quali sono i limiti entro cui stare
poi questa non è la ricetta del perfetto giovine educato, non è con la sola privazione o l'autorità e il pianto che si risolve tutto, anzi è un difficilissimo gioco di equilibri e sinceramente quando si torna a casa immaginando una poltronata di tre ore e invece ci si ritrova un (magari due!) marmocchio che a mitragliante ripetizione vuole giocare con te ad ogni costo, non si ha voglia di fare il perfetto genitore...
Poi arrivano le esperienze esterne, i gruppi, la smaniosa e sofferente ricerca della non esclusione, i professori che si limitano al recitare la loro lezione, la cultura trash, ecc.
Beh, credo, sarebbe bene cominciare dal principio: si dice che bimbi piccoli, problemi piccoli - bimbi grandi, problemi grandi, chi vuol intendere...

In un bambino è già presente una personalità innata che a prescindere da contesti e genitori va in una certa direzione ma necessita di risposte, di limiti, di attenzione.

Al di là di risposte da perfetto genitore quale ovviamente sono, ti dico che è difficile, soprattutto da chi viene dagli anni '80, non cedere alle lusinghe consumistiche, ma se può fa' anche perchè abbiamo dalla nostra (se si associa un minimo d'intelligenza) una coscienza critica che può servire da strumento per i propri figli: l'importante, nei limiti del possibile, è esserci, con sacrificio con rinunce ma esserci, fin dai primi mesi di vita.

Se manca già di base la presenza dei genitori, auguri...

Enrico

Inviato: 2007/5/21 11:01
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Non ho scelto la ragazza più bella, nemmeno quella più sexy o intelligente.
Ho scelto la ragazza che rideva più delle altre.
Che rideva con me.
E me la sono sposata.

E.Z.
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Re: Il carosello mangia i bambini
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Caro Momo,
non credo che il tuo sia un discorso allarmastico, al contrario, credo che sia fondato. Ho 26 anni e, non vivendo in Italia, ho modo di vdere come crescono i bambini stranieri all'Estero. Faccio una premessa:frequento persone che, come me, vivono in un contesto caratterizzato da livelli di istruzioni medioalti, standard economici molto buoni, ovvero, trattsi di persone "privilegiate". In questa realtà, tutti i problemi che tu hai mirabilmente esposto non esistono. I bambini guardano poca televisione o, comunque, canali di Paesi diversi; non hanno pretese in termini di abbigliamento nè di giocattoli nè di telefonini. Sono bambini che, all'età di 2 anni, parlano benino almeno un paio di lingue, sanno come comportarsi, giocano tra loro, intendendosi, pur avendo educazioni di tipo diverso. Seppur molto più avanti dei coetanei italiani, sono più "indietro" rispetto ai ritmi che avrebbero vivendo nei Paesi di origine o in Europa. In altre parole, non avendo molto in comune, creano un terreno comune di scambio fondato sulle loro vere esigenze e non suq uelle indotte dalla tv; ho capito, in questo modo, che i piccoli hanno bisogno davvero di poco:gioco ed affetto. Purtroppo, in italia, non si fanno figli perchè, convinti di dover dar loro tutto, o meglio, quel "tutto" che la società dei consumi impone, si teme di affrontare spese insostenibili. Nei fatti ciò avviene perchè i bambini chiedono sempre di più ed i grandi non si tirano indietro.

Comunque, il problema non è solo la televisione ed i modellic he essa propone; il problema è la mancanza di regole. I genitori devono tornare ad educare i figli:poche, semplici, inflessibili, regole. Bisogna che i genitori tornino ad insegnare cosa è il pudore senza scadere nel bigottismo; cosa è il rispetto del proprio e dell'altrui corpo senza mortificare la sessualità; cosa è l'amore vero per una persona e cosa è il semplicedesiderio senza colpevolizzare nè l'uno nè l'altro.

Personalmente, ciò che mi spaventa non è la pubblicità nè la tv ma gli stupri d gruppo, i videofonini usati per diffondere le immagini pornografiche...Mi preoccupa quest'adolescenza in cui si fanno cose da grandi con il cervello da piccoli...ecco cosa mi spaventa!

Inviato: 2007/5/21 19:32
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Re: Il carosello mangia i bambini
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Vi ringrazio per l’interesse e l’umanità che mi avete dato in queste risposte.

Leggendovi mi è sembrato di leggere gli stessi “luoghi comuni” in cui anche io mi sono imbattuto. Allora mi chiedo, non è che a forza di parlarne ci siamo assuefatti a queste problematiche. Che sia il tanto temuto relativismo che ci sta fregando?

Parliamo di TV ma i dati statistici ci dicono che le fasce più giovani stanno abbandonando questo “elettrodomestico”. In media un ragazzino degli anni novanta trascorreva davanti al televisore dalle 3 alle 4 ore al giorno, oggi pare che i bambini mediamente ci transitano davanti non più di due ore al dì (anche perché a casa i ragazzi ci trascorrono sempre meno tempo).

La pubblicità è uscita dal tubo catodico ed ha invaso le strade, ci insegue sul lavoro, la troviamo ovunque.
A Roma hanno installato schermi al plasma nelle stazioni delle metropolitane, e vi giuro che è uno spettacolo inquietante vedere questa massa informe di persone con le teste rivolte verso gli schermi, mentre aspettano il metrò. Ci sono schermi anche sugli autobus. La stazione Termini è invasa da schermi al plasma che mandano spot pubblicitari ad anello. Sotto Natale si devono essere inceppati, e per un paio di giorni è andato a ripetizione lo spot della cioccolata Lind, era una tortura cinese! Ancora oggi appena sento due note di quel giungle rabbrividisco!
E poi i mega cartelloni che mettono sui palazzi in ristrutturazione. Spiderman e madonna stanno stampati su tutti gli autobus… e poi fanno le leggi contro gli writers, ma sta mondezza è forse meglio?

Voi mi direte che questo è il futuro, io vi rispondo che questo futuro ci fotte il cervello.

Senza ci parla giustamente della naturale funzione dei colori, sappiamo che il verde rilassa, il rosso eccita… qualcuno dice che il marrone induce all’omicidio, ed il rosa shocking al suicidio, ma insomma stiamo nell’ambito naturale delle cose. Il problema sorge quando si finalizza il tutto per ottenere uno scopo commerciale.

Prendiamo il clown della Mcdonalds, recentemente ne è stato proibito l’uso nelle pubblicità. Voi mi direte, che male c’è in un clown, esiste forse una figura più innocua? (IT di King a parte)
In quel caso il mezzo, cioè la figura bonaria del clown, studiata nei minimi dettagli dai pubblicitari per renderla più accattivante, serviva non per divertire i bambini, ma per indurli a ingozzarsi di schifezze. Il mezzo si fa strumento del fine che si vuole raggiungere.
Il fine della pubblicità è vendere, ogni strumento che usa è finalizzato a questo scopo.
Seguendo questa traccia si arriva al nocciolo della questione, cioè il prodotto.

Si vende il superfluo, il quale ha bisogno di stereotipi irraggiungibili. Le modelle taglia 38, ma esistono veramente? sì, qualcuna schiatta anche, ma nella realtà quanti denari muove questo desiderio (o frustrazione)? Miliardi di euro in cosmesi, cure mediche per anoressia e bulimia, solarium, palestre e via discorrendo. Tutto per aderire ad un immagine che come ci dice Senza è fondamentale perché è quella accettata dal gruppo.

Il gruppo è la vera famiglia di un adolescente, lo era anche ieri ma oggi il ragazzo non ha più l’alternativa. Gli adulti sono troppo impegnati a rimanere giovani, perché il mercato non ci vuole vecchi, in quanto essi non sono consumatori appetibili.
I figli vengono sempre più lasciati soli, ma non davanti al televisore, bensì nei centri sportivi, azione cattolica, o nei tanti centri per le feste di compleanno preconfezionate, in tutti questi luoghi si vende qualcosa (per inciso: nell’azione cattolica si vende il cattolicesimo). Le stesse piazze si sono trasferite nei centri commerciali!
I giovani trovano nel gruppo il surrogato di quei valori che almeno ipoteticamente dovrebbero trovare a casa. Valori che si confondono con le aspirazioni, ed inseguono immagini di successo, o almeno presentate come tali dai media: Paris Hilton ne è l’emblema.

Inviato: 2007/5/21 21:47
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Re: Il carosello mangia i bambini
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Momo, tu scrivi che siamo noi a ragionare per "luoghi comuni" ma mipermetto di afrti notare che tu fai la stessa cosa parlando di figli abbandonati difronte alal tv, campagne pubblicitarie tese a coartare la nostra volontà, modelle anoressiche presentate come forme di belelzza stereotipata...e chi più ne ha più ne metta!

La tua denuncia, sentita da tutti noi, condivisa, sostenuta nelle argomentazione, è un'accusa generica alla televisioone. Credo, invece,che non oggi non si possa più addtare come negli anni '90 il potere mediatico del mezzo come fonte di tutti i mali sociali:dobbiamo, in altre parole, rassegnarci all'idea che non è la tv la causa principe di tutti i nsotri problemi ma l'uso erroneo che, a livello sociale, ne viene fatto! Parliamoci chiaro:abbiamo tutte le alternative del mondo all'uso continuo della tv...Possiamo leggere, svolgere attività manuali, uscire liberamente, incontrare amici, ccucinare...Della tv non avremmo alcun bisogno se non fossimo tanto pigri; e non ne avrebbero bisogno neppure i piccolis e offrissimo loro delle alternative. il aftto èc he spesso siamo troppo stanchei per fare altro e per offrire altro ai bambini, così ci buttiamo a pesce sul divano, accendiamo la tv e lasciamo libera la mente di assorbire in amniera a critica tutte le informazioni.

La mia esperienza di bambina, cresciuta guardano i Puffi, Giorgie, Pollon, Kiss me Licia e cartoni simili, mi fa ricordare le estati trascorse alla casa al mare:lì non avevamo latelevisone eppure non ci mancava affatto perchè avevamo mille altre cose bellissime da afre. Tornati in città, tuttoq uel rumore catodico, i acrtoni, le immagini che scorrevano veloci, le voci acutedei personaggi,q uasi, ci infastidivano e servivano giorni per riabituarci all'uso della tv. Niente, men che mai la tv, è indispensabile; inutile denunciare i mali del nostro tempoc ome frutto del plagio mentale messo in atto dalla tv e dalle grandi compagnie quando non si fa niente per arginare codesto problema.

Personalmente, ho smesso di guardare la "tv generalista" a afvore di canali tematici.i programmis onos empre demenziali ma, aogni tanto, ci imparo qualcosa...meglio che niente...

Inviato: 2007/5/25 6:59
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Re: Il carosello mangia i bambini
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in effetti quando sono venuta a Roma ho rabbrividito nel vedere degli schermi che mandavano solo pubblicità e cartine stradali negli autobus, ma ora alla stazione di Venezia ci sono televisori a cristalli liquidi e chermo piatto ad ogni binario più o meno ogni venti metri, con audio.
"Gli adulti sono troppo impegnati a rimanere giovani, perché il mercato non ci vuole vecchi" frase santa Momo, ed i figli di questi genitori giovani ( che in verità hanno partorito a 35 anni ) non possono che emularli, allora madri e figlie fanno 'shopping' insieme ecc
questo voler restare giovani ha qualcosa a che fare con l'immaturità che prolifera tra i miei coetanei? all'università sento discorsi del tipo "come si chiamava la tigre dell'Era glaciale?", fioi, quello era un cartone animato!
forse invece che aumentare il numero dei vecchi aumentano gli anni di durata dell'infanzia...
altra cosa: perchè il tipico sedicenne di Mestre dovrebbe uscire di casa il pomeriggio? per passeggiare tra le automobili? la cosa non mi sembra molto allettante, quindi deve trovarsi uno scopo, e quando non è andare al cinema o in palestra è l'andare a comprare qualcosa

senza

Inviato: 2007/5/25 13:00
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Re: Il carosello mangia i bambini
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Sicuramente, il tempo delle mele si è allungato ma non per colpa della televisione! E' un segno dei tempi, tutto lì. Si può contrastare questa tendenza ma i più non lo fanno...Molti vanno a vivere da soli all'età di 30anni e danno le chiavi alla mamma perchè vada afre le pulizie! Molti si sposano, spesso, aiutati dai genitori per le spese della vita quotidiana; molti restano comodamente a casa. essere indipendenti è un sacrificio; in Italia, non si è indipendenti mai nè economicamente nè affettivamente...E' così e si va sempre peggio.Alla base del problema, credo, vi sia l'educazione ricevuta in famiglia:i bambini sono stracoccolati, straviziati, strasollazzati...La mia esperienza, come già vi dicevo, mi porta a credere che solo i bambini italiani, che poi diventeranno adulti, vengono allevati in uno stato di benessere totale. Il bambinoitaliano non ha responsabilità; comunemente si ritiene che, cometale, il piccolod ebba solo giocare, dormire, mangiare e non farsi la bua...E'chiaro che la tv non haresponsabilità in merito. Un cartone animato può esser la giusta ricompensa, una partita con i video giochi idem, un'ora di intrattenimento pomediriano difronte allo schermo è più che accettabile; quando la tv sostituisce il gioco, glia mici i rapporti con i genitori diventa pericolosa. Personalmente, credo che un uso corretto del mezzo giovi persino alla mente:documentari, minitelegiornali, corsi televisi di lingua, programmi di bricolage e miniserie sono utilissimi allo sviluppo dell'immaginazione edella creatività.

Inviato: 2007/5/27 13:09
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Faccio una piccola chiosa per rispondere a Laura:

Citavo i luoghi comuni non imputandoli a voi, o non solo a voi. Quando cerco di argomentare questo tema ho riscontrato l'inpossibilità di evitare quelle tematiche ritenute qualunquiste.
Allora mi chiedevo se questo non fosse l'effetto di quel "relativismo" contro cui si scaglia il Papa.
Cioè: prendere per partito preso quello che ormai è un dato di fatto.

Sulla televisione io credo che sia proprio un problema superato. I bambini, anche i ragazzi oramai ne vedono poca, e quel poco è mirata ai programmi che si vogliono vedere.

Il problema di oggi è la playstation, è quel mondo di cui parla anche Senza. Io avverto una cultura vuota che ci occlude il libero pensiero.
So di fare la figura del veterocomunista, ma credo che con il socialismo si sia buttato il bambino insieme ai panni sporchi.
Il neoliberismo che vuole far entrare il mercato in ogni istituzione, porta ad una merceficazione totale della società.
I bambini sono diventati un target da crescere, sollecitare all'acquisto.

Quando si legge delle baby gang, di bullismo, stupro di gruppo, non ci vuole un sociologo per riconoscervi le tracce di quegli imput che ricevono dai falsi modelli del consumo di massa.

Desiderare. Questo è l'imperativo categorico della società moderna.

Del resto basta leggere uno di quei modelli che ti fanno compilare prima di un colloquio di lavoro. Ti chiedono che progetti di vita hai. Se vai a messa la domenica. Se hai sogni nel cassetto.
Provate a dire loro che sei deluso dalla vita, e non hai sogni da relaizzare. il tuo hobby è girarti i pollici e che sei ateo. Magari aggiungete che sognate di diventare scrittore... manco vi ricevono.

Chi desidera è disposto a fare gli straordinari. Chi vuole la macchina di lusso s'indebita e avrà bisogno di lavorare di più. Se t'inginocchi in chiesa è più facile che sei disposto a farlo anche col padrone.
Chi non desidera non è ricattabile.

I ragazzi di oggi emulano Corona, uno che si è fatto da solo. La moralità, l'etica sono diventati zavorra.. specie in italia.
Ma ecco di nuovo il qualunquismo riaffiorare...

Che vi devo dire... secondo me se continuiamo così moriremo berlusconiani.

Inviato: 2007/5/30 16:00
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Re: Il carosello mangia i bambini
Guest_
Caro Momo,
credo che il male della nostra società non sia "desiderare" ma "pretendere"; se il desiderio si associa alla naturale spinta verso il conseguimento di un bene, materiale e non, fa parte dello sviluppo individuale...se al desiderio si sostituisce la pretesa di avere ciò che si vuole in barba alle leggi che regolano la competizione, anche con noi stessi, ebbene, il problema diventa macroscopico!

Credo che il problema non sia desiderare di più ma pretenderlo, a scapito della propria dignità e, a volte, d ella propria salute. La violenza è lo strumento atto ad imporre la propria presenza per soddisfare quella pretesa di qualcosa che spinge i giovanissimi a comportamenti criminali. Si pretende di avere una vita sessuale quando non si ha la testa per averla; si pretende la sottomissione dei professori e dei compagni quando non si ha il carisma per farlo; si pretende scarpe di marca e abiti griffati q uando non si ha l'età per lavorare nè per permettersi quelle cose.

Momo, noi dobbiamo indignarci perchè le strade sono piene di gente che ha la pretesa di esser qualcuno senza merito alcuno. La cultura, che tu definisci vuota, è il prodotto della nostra società vuota; non è la non-cultura ad occludere il libero pensiero ma il libero pensiero a non esser capacedi contrastarla!

Il problema, a mio avviso, non la tv come tale nè l'uso improprio dei mezzi(internet, cellulari, etc), quanto, semmai, quella tendenza che ci spinge a criminalizzare il libero mercato! Imputare al consumismo imperante tutti i malid ella nostra società puzza di vecchio!!!

Perchè non imputare alle istituzioni la colpa diq uesta degenerazione? Perchè non puntare il dito contro tutti coloro che, invece di sostenere università pubblica, mostre, spettacoli, , dibattito, iniziative giovanili, fanno come Ponzio Pilato?

Inviato: 2007/6/7 20:41
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