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Re: Chi ce l'ha fatta?
Just popping in
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Wakefield, così dai una pugnalata al mio cuore di prossimo esordiente (per il momento mi accontento di tale stato, nella speranza di non ritornare a essere un aspirante scrittore).
Ad ogni modo, io sono comunque contento di poter dire un giorno che il mio romanzo è stato nelle librerie (se poi vende anche non è che mi dispaccia).

Resto in attesa dell'ok di Ozoz per raccontare la mia esperienza.

Saluti.

Inviato: 2007/3/8 9:09
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Re: Chi ce l'ha fatta?
Just popping in
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Seguo il vostro forum da qualche mese.
Non ho mai trovato l’opportunità d’inserirmi nelle discussioni, preferendo sempre limitarmi a leggerle e trovando in esse parecchi informazioni interessanti e diversi spunti di riflessione sul mondo dell’editoria e sulle rotte impervie che noi aspiranti scrittori in cerca di editore tracciamo alla ricerca dell’approdo dei nostri sogni (la pubblicazione).
Intervengo in questa discussione adesso perché l’argomento trattato penso sia cruciale per ogni aspirante scrittore. Il mio post vuole essere un motivo di sprone nei riguardi di chi pensa (teme) che essere pubblicati da editori che non siano lestofanti buoni soltanto a spillare soldi al malcapitato di turno, con contratti capestro e garantendo al romanzo una visibilità pari a zero sia un’impresa impossibile.
Per rispondere alla domanda del post, io posso dire di avercela fatta.
Non citerò qui il titolo del mio romanzo e la casa editrice che entro questo mese lo pubblicherà, da una parte per quanto stabilito insieme ai moderatori del forum, dall’altra perché – a prescindere da ozoz - darei altrimenti l’impressione di essere piombato qui al solo scopo di farmi pubblicità.
Non è così, credetemi. Ritengo che chi condivida con altri l’entusiasmo della scrittura e il desiderio (mica tanto segreto) di vedere un giorno almeno una propria opera pubblicata (perché, inutile menarcela, ragazzi, scriviamo sì perché ci piace farlo ma la gratificazione massima resta sempre quella della pubblicazione) gioisca pure del successo di chi, fino a poco tempo prima inedito come lui, raggiunge quel risultato ambito che è la pubblicazione. O almeno a me è sempre accaduto, perché vedere un esordiente pubblicato mi ha fornito la speranza che forse dopo tutto c’è una meta alla fine della navigazione e che anche la mia piccola barca, le cui vele non sono spinte dai venti impetuosi di sponsorizzazioni illustri o da quelli infidi del contributo alla pubblicazione, potesse approdare da qualche parte.
Io ce l’ho fatta, se con questa espressione intendiamo essere pubblicati da un editore medio (e in forte espansione sul mercato), che ti offre un contratto dove non c’è alcun obbligo all’acquisto di copie invendute o clausole similari, che ti garantisce le tue royalties sulle copie vendute, la presenza del tanto ambito codice ISBN e dei bollini SIAE, la garanzia di prima edizione dai numeri (per un esordiente assoluto come me) importanti, una distribuzione capillare nelle librerie d’Italia e un’efficace opera di promozione (la scorsa settimana mi ha chiamato una giornalista di un quotidiano regionale che, dopo contatti con l’ufficio stampa della casa editrice, mi ha sottoposto a un’intervista che apparirà sul magazine che esce allegato una volta al mese al quotidiano stesso).
Ce l’ho fatta dopo un lungo percorso simile a quello che molti di voi hanno tanto bene raccontato in questo forum. Mi sono posto l’unico paletto di escludere a priori l’invio alle case editrici a pagamento. Badate bene: non sto dicendo che, almeno nel caso di quelle serie (che sembrano esistere), questa sia una via da scartare a priori. Per me però lo è sempre stata. Se i miei romanzi valgono qualcosa, ho sempre ripetuto a me stesso, troveranno qualche editore serio che sarà capace di apprezzarli e deciderà di rischiare a proprie spese su di essi.
È accaduto nel modo più inatteso (o sotto sotto, forse, più atteso?), a seguito di un invio spontaneo a una casa editrice che accettava di visionare romanzi di esordienti. È arrivata la fatidica proposta, la firma del contratto, un lungo e (gratificante) lavoro di editing, la scelta delle veste grafica. E ora, a breve, la pubblicazione.
Questa esperienza (a corollario di quelle precedenti sfortunate) mi ha insegnato che i tempi dell’editoria (di quella seria almeno) sono lunghi, molto di più di quanto la nostra ansia di avere risposte a volte renda sopportabile. Le risposte tante volte sono scontate o non giungono affatto; i dubbi sulla bontà di quello che si è scritto possono – dopo numerosi tentativi frustrati – diventare atroci.
Io, attraverso tutto questo ci sono passato. Ho avuto a che fare con agenzie letterarie (qualcuna seria, qualcun'altra per nulla); ho appreso dalle esperienze vissute cercando di migliorarmi di volta in volta sia nel modo di rapportarmi con gli editori, sia nel mio modo di scrivere (approfittando dei rari consigli che ti giungono da qualche editor buon samaritano o da quelli, a caro prezzo, degli agenti letterari); ho sofferto di fronte ai dinieghi ma mi sono alzato il giorno dopo ancora più risoluto di prima, deciso a non arrendermi.
E alla fine del mio lungo perigliare sono giunto a destinazione. Non ho la pretesa di essere arrivato sulle rive dell’isola del tesoro (in Italia quasi nessuno vive di solo scrittura); mi basta però sapere che non ero partito alla ricerca dell’Isola che non c’è.
Tra qualche settimana potrò trovare il mio romanzo in libreria e sfogliarlo, sapendo che se anche soltanto qualche lettore avrà la bontà di acquistarlo e divertirsi a leggerlo quanto io mi sono divertito a scriverlo avrò coronato il mio sogno (certo, se poi lo comprano in molti è meglio, non credete?).
Chiudo qui questo mio post (che è diventato chilometrico, scusatemi) con l’invito a tutti voi a non arrendervi e a continuare la navigazione perché se la barca è ben costruita e l’intento saldo si può giungere alla meta. Senza pagare soldi o avere amici altolocati (almeno per me è stato così).
Ciao a tutti e alla prossima.

Inviato: 2007/3/16 8:52
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Re: Chi ce l'ha fatta?
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Grazie del contributo, demiurgo. Posso sapere come contattarti via e.mail? Grazie.

Inviato: 2007/3/16 8:59
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Re: Chi ce l'ha fatta?
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Aggiungo il mio grazie: è bello leggere di queste esperienze positive.
E rinnovo il mio in bocca al lupo!

Inviato: 2007/3/16 16:14
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L’onestà nel raccontare compensa moltissimi difetti stilistici, mentre mentire è il peccato irreparabile in assoluto.
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Grazie della tua esperienza demiurgo,già il nick è tutto un programma.
condivido i dubbi sulla qualità di ciò che si è scritto e mi solleva sentirti dire che hai trovato gratificante la rielaborazione.
Sono lietissima di sentirti dire che speri che il lettore si diverta a leggere come tu ti sei divertito a scriverlo.
Peccato non sapere quale sarà il tuo libro.
Sarebbe bello poterlo leggere sapendo che è tuo.
Io invece ho deciso di affidarmi ad un'agenzia,credo che per una persona totalmente digiuna del mondo editoriale sia una forma di cautela.
Però mi sono informata bene,ho letto quello che fanno e mi sembrano persone serie ed impegnate.
Spero di avere un riscontro positivo,sono ancora in attesa di risposta,però nutro l'aspettativa di crescere e migliorarmi.
So bene quanto alle case editrici interessi la commerciabilità di un libro,ovviamente anche a me farebbe piacere essere letta,ma nutro l'ancor più forte speranza che quello che scrivo piaccia veramente,che abbia un qualche valore,piccolo magari(che tale io mi ritengo: una piccola persona che ama scrivere ed inventare storie e non una Scrittrice nel senso proprio del termin),ma che ci sia.

Inviato: 2007/3/19 9:45
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Re: Chi ce l'ha fatta?
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Come accennato in un passaggio del mio post, Rosalinda, anch'io ho avuto a che fare con le agenzie letterarie (quattro nello specifico).
In base alla mia esperienza personale, distinguerei (per almeno tre di esse; la quarta, bè, lasciamo perdere) riguardo alla loro utilità due aspetti.
Sotto il profilo di quanto una scheda di valutazione possa consertirti di migliorare la tua opera, individuandone i punti deboli e fornendoti indicazioni di metodo, io le ritengo utili (e quindi i soldi richiesti ben spesi). Per quel che concerne invece lo sbocco che potrebbero (dovrebbero) offrire a un'opera di narrativa valida, permettendole di giungere su scrivanie su cui altrimenti non potrebbero mai approdare, le mie esperienze sono state deludenti.
Anche a seguito di schede di valutazione estremamente positive, nessuna mi ha mai garantito reale visibilità (nè tantomeno, in qualche caso, ha indotto l'agente a propormi un contratto di rappresentanza).
E bada bene, Rosalinda, almeno due erano di nome e in un caso parliamo di valutazione dell'opera che ora è approdata in libreria (col che non voglio dire che l'opera sia necessariamente e solo per ciò stesso valida) ma che uno sbocco sul mercato avrebbe potuto (com'è accaduto adesso) trovarlo.

Inviato: 2007/3/19 11:00
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Re: Chi ce l'ha fatta?
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Caro Demiurgo,parli così perchè eri già sicuro della qualità della tua opera.
Pur scrivendo da sempre,invece,ho avuto molta ritrosia a tentare la strada delle case editrici.
Anni fa telefonai ad una di esse,importante, e parlai con una gentile responsabile,raccontandole di un romanzetto che avevo scritto.Sembrò entusiasta e mi propose di inviarlo.
Mi sentivo elettrizzata,non vedevo l'ora.Invece poi non l'ho spedito più.
So perfettamente il motivo,è lo stesso che oggi mi fa preferire un'agenzia,dalla quale non mi aspetto un 'immediato contatto con un editore,ma principalmente una valutazione professionale ed una guida.
Ovviamente spero vorranno prendere in considerazione la possibilità di rappresentarmi,ma spero anche vorranno aiutarmi a migliorare la qualità di ciò che scrivo.
Non ho mai fatto corsi,ne sto facendo uno on line,ma il contatto con persone competenti non l'ho mai avuto.
Mi fa paura l'idea di pubblicare qualcosa che non sia qualitativamente valido,mi fa paura più che non non pubblicare.
Mi sentirei marchiata,preferirei mi si dicesse chiaro e tondo di lasciar perdere,piuttosto che essere incoraggiata per poi fare una pessima figura.
Ti faccio un esempio:ho messo qui sul sito un unico racconto.
Ho ricevuto dei pareri,alcuni positivi altri no.Ne ho fatto tesoro,se non li condividevo non mi toccavano,se mi insinuavano qualche dubbio mi facevano riflettere,anche un po' risentire e pensare che forse ero stata precipitosa a volerlo pubblicare.
Poi ho visto le letture che ha avuto e mi ha dato molta gioia.
Ma,se avessi avuto un po' più di pazienza e forse di umiltà,mi dico,sarebbe stato bellissimo leggere più+ commenti positivi.
ed ora basta,che mi sto aprendo un po' troppo,eh?

Inviato: 2007/3/19 18:02
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Per riagganciarmi all'inizio del tuo post, Rosalinda, ti confesso che neanche per me è stato facile.
Fiducia nella bontà del mio romanzo ce l'ho avuta sin dall'inizio (anche perché avevo ricevuto una scheda di valutazione estremamente positiva da un'agenzia letteraria) ma da qui a credere che per tale motivo soltanto avrei trovato un editore ce n'è sempre passata.
Ho tenuto duro, mi sono beccato qualche bel rifiuto (uno in particolare molto doloroso proprio perché mentre da un lato rilevava in dettaglio le qualità dell'opera, dall'altro motivava il rifiuto con scelte di carattere editoriale - poco spazio agli esordienti) ma alla fine ce l'ho fatta.
Questo non vuol dire che l'opera, ipso facto, piacerà a tutti. Mi aspetto anche recensioni negative ma sono convinto che saprò non crucciarmene più di tanto.

Come dicevo nell'altro post, l'ho scritta in maniera onesta nei miei riguardi e di conseguenza anche nei riguardi del lettore. Il resto come verrà lo prenderò.

Inviato: 2007/3/20 8:52
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