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Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Il calcio è malato...la società è malata...l'uomo è malato...un altro uomo è MORTO.


cerchiamo di:


1) analizzare tutte le cause(proprio tutte ..logicamente con una motivazione)per una visione più chiara del problema calcio,società,uomo etc..si perchè è tutto collegato..


2)quali possono essere le possibili soluzioni percorribili


Vai,mettiamo a fuoco..


Inviato: 2007/2/4 14:07
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Io credo che si sia ormai allargata a dismisura la forbice tra condizione di marginalità e ricchezza.

Quotidianamente siamo bombardati dalle immagini e dalla cultura della ricchezza. Lo scopo della vita? Accumulare denaro per accedere al modo di vita dei "giusti".

Da un certo modello culturale ci viene inculcato il principio che quel che conta è l'avere sempre più: il più avanzato modello di cellulare, l'auto più grossa e più veloce, la bellezza più esposta e più dirompente.

Traguardi che naturalmente solo pochi possono raggiungere per cui inevitabilmente la società crea masse di frustrati e chi più è frustrato (in quanto escluso) più diventa marginale ed emarginato.

A questo punto ha un solo modo di farsi protagonista in un mondo (televisivo e culturale) ammalato di protagonismo: o la distruzione di sè (attraverso l'alcol, la droga, le corse assassine in macchina) o la violenza selvaggia e distruttiva.

Il calcio, la partita allora diventano fattori strumentali in quanto ciò che conta è il momento aggregante della banda, l'opportunità per scatenare lo scontro contro il nemico (qualunque esso sia), l'opportunità per diventare protagonisti.

La pagina del quotidiano che riporta la notizia di scontri tra opposte tifoserie in autogrill (con devastazione dell'autogrill) o la notizia dell'uccisione di un poliziotto durante una notte brava in piazza, diventano cimeli delle proprie gesta da appendere sulla parete in camera, per poter far sapere "questo l'ho fatto io": ragazzi senza speranza alcuna di passare sul video o di diventare qualcuno, in quel momento diventano qualcuno, protagonisti, nella società globalizzante che annulla le individualità improvvisamente esistono.

No, non è il calcio, il problema. Non serve a nulla sospendere le partite. Il gruppo si ritroverà su un cavalcavia e l'indomani acquisterà il quotidiano per leggere quale nuovo trofeo di vendetta ha conquistato. Quale maledetto ricco della società altra, quella benestante, il sasso ha colpito sfondando parabrezza e testa.

Poi magari si scopre che era la testa non di Berlusconi o di Olivetti o di Totti o di Maldini o di Pippo Baudo (simboli dei sorrisi sterotipati e della cultura del denaro che scorre a fiumi), ma di un anonimo commesso viaggiatore che tornava a sera dal lavoro per pochi denari.

Pace all'anima sua.

Intanto per diversi giorni qualcuno potrà vantarsi che quei titoli sui giornali sono causati dalle sue gesta di angelo vendicatore protagonista.

Faccio casino, piscio sui muri, ergo sum!

Inviato: 2007/2/4 17:09
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Quello che dici per me è giustissimo...sai mi trovavo nella curva del Napoli nella partita Avellino-Napoli quando morì Sergio Ercolano..e credimi ci sono delle situazioni in cui anche il "bravo" ragazzo che era andato a vedersi la partita trovandosi nel casino della folla e di una centinai di  teste di cazzo finisce col dover scavalcare qualche muro e...beh voglio cercare di elencare secondo me qualche motivo di tutta questa situazione malata..il BORBANDAMENTO MEDIATICO DI MODELLI FACILI E FELICI non aiuta nè ADULTI ne GIOVANI;IL VERO PROBLEMA E' CHE VI E' l'INCAPACITA' di molti ragazzi di riuscir a trovare qualche strada d'ESPRESSIONE CHE VIEN QUASI NATURALE VISTA INCAPACITA'  di chi dovrebbe essere EDUCATORE e quindi GENITORI,INSEGNANTI,SACERDOTI,PARENTI E OGNI ADULTO DI BUONA VOLONTA' ..EDUCATORE ALLA CONVIVENZA,EDUCATORE PER POTER FARCI ESPRIMERE....il problema forse è che questi stessi educatori vivono la contraddizione di questa società..credimi,sono un ragazzo ed è difficile inserirsi nella società ed esprimersi,è  DIFFICILE vivere le contraddizioni che essa presenta,è difficile perchè sembra delle volte una GIUNGLA,ma ad ognuno di noi sta la CAPACITA'  di RIUSCIRE AD ESPRIMERCI CONVIVENDO..questa capacità è una continua acquisizione e non un dono...di sicuro LEGGI PIU' ADEGUATE e che soprattutto SIANO FATTE RISPETTARE devono essere messe in atto(perchè se ci fossero state più forze dell'ordine e se a chi non aveva il biglietto non fosse stato permesso di andare in trasferta con maggiori controlli..cazzo quei delinquenti con manganelli e faccie bendate erano arrivati con un pulman di linea..E SE..)ma non servirebbero a nulla se OGNUNO DI NOI NON RIUSCISSE AD ESPRIMERSI NELLA SOCIETA' PER ESSERE POI EDUCATORE DELLA CONVIVENZA...cazzo,sono solo parole..eppur credo che è proprio dal modo in cui ognuno di noi si rapporta all'altro sia nel rapporto tra genitore-figlio,professore-studente,padre-figlio,nel RAPPORTO UOMO-UOMO CHE PARTE IL TUTTO...e la crisi dell'uomo è alla base della crisi del rapporto tra uomini...cazzo,non solo filosofia...parlavo con un mio amico che diceva di dover ringraziare un semplice uomo(è il presidente-allenatore-giocatore...insomma il tuttofare della squadra in cui gioco) che da solo ha messo in piedi una squadra di calcio in terza categoria togliedolo da una brutta via che lo stava portando a droga etc..cazzo,non solo parole..


Inviato: 2007/2/4 19:32
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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scriverò velocemente perchè ho poco tempo:E' impossibile fare un'analisi delle tendenze di tutte le curve in italia, considerando la marea di persone che sarebbero incluse sotto un unico giudizio, le quali sono diverse tra loro quantomeno per motivazioni, moventi, idee, azioni; cioè per tutti i fattori in questione.

è possibile al massimo indovinare una tendenza più  o meno larga alll'interno di questo mondo variegato. ogni tanto vado a vedere il Pisa in curva nord, più di una volta (me ne ricordo almeno 6) mi è capitato di finire in mezzo a incidenti con la polizia, e solo una volta erano presenti anche i tifosi avversari. l'antagonista dei gruppi ultras è in generale la forza repressiva, mentre la tifoseria avversaria, anche nei casi in cui è ostile, è sempre più rispettata della celere. Per i pisani il nemico è il livornese -e viceversa-, e l'ostilità fra queste due tifoserie è assoluta (trova radici in fatti storici di secoli fa ma tutt'oggi il rapporto è tesissimo anche fuori dagli stadi) ma qualche anno fa (quando il livorno era ancora in c) durante pisa-livorno la celere entrò in curva sud per caricare i livornesi che stavano tirando roba in campo. mi sarei aspettato un applauso da parte dei pisani, "festeggiamenti" o cori di scherno. ma furono solo singoli casi isolati, subito sovrastati dai cori, cantati a squarciagola da tutta la curva, "celerino pezzo di ...".

la rivalità fra ultras arriva fino ad un certo punto, quella con la polizia è totale.

credo che alcune volte si eviterebbero incidenti sgombrando il campo dalle forze di polizia, ma è naturalmente una soluzione difficile da attuare per i motivi che non c'è necessità di spiegare.

se si intendono analizzare i motivi profondi della violenza negli stadi, credo che si debba ricorrere a spiegazioni sia genetiche che culturali.

La violenza è un inclinazione distribuita da madre natura piuttosto largamente nella nostra specie: dopo migliaia di anni in cui si verificano scontri e ribellioni, non ci si aspetterà mica che il braccio armato dell'autorità -nella nostra epoca polizia- cessi di avere nemici!

una buona parte dei caratterialmente violenti viene inglobata dalle "forze dell'ordine" e dall'esercito, un'altra finisce negli ultrà, altre finiscono da altre parti. Non credo poprio che sia eliminabile culturalmente o tramite legge pisanu la tendenza violenta umana, e da qualche parte esplode sempre. l'auspicio dello stato sarebbe che fosse racchiusa appunto in organizzazioni governative come polizia ed esercito, ma neanche la tendenza umana alla ribellione e al dissenso sono eliminabili e risultano del tutto antagoniste allo stato in quanto autorità, così come non sono eliminabili quella tendenza al rispetto dell'autorità e all'obbedienza che incanalano individui violenti all'interno delle forze governative. Il violento-ribelle finisce nei gruppi eversivi, il violento-obbediente finisce nelle forze governative. con ciò intendo parlare per linee generali della destinazione delle frange culturalmente o geneticamente violente all'interno di una popolazione, e in nessun modo sto dicendo che la totalità dei tifosi o delle forze dell'ordine/esercito siano composte da violenti. Qualsiasi analisi attuale non può prescindere da fattori "storici/evolutivi" : può andar bene dire -come arzy- che la causa sta in uno squilibro o problema della società, ma credo che sia necessario prendere atto del fatto che in ogni epoca si è avuta una tendenza violenta, che quindi non può nascere -ne morire- per fattori culturali attuali. La violenza che esplode allo stadio ha ragioni sociali particolari legati all'attualità, ma in quest'ottica la ragione particolare è il "pretesto" che permette alla violenza ribelle di manifestarsi nella nostra epoca così come si è manifestata secondo "pretesti" diversi in tutte le altre epoche (o c'è mai stata una popolazione senza dissidenti/eretici?). del resto il gergo, le regole non scritte e la "ritualità" degli ultras denotano in maniera evidente la sublimazione di un conflitto fisico, si tratta di una "guerra" parzialmente mascherata: prendete i nomi dei gruppi organizzati: brigate, warriors, drughi, fedayn, commando, rangers, ecc ecc, e se conoscete la mentalità ultras sapete benissimo che la "guerra" si combatte solo fino ad un certo punto in campo, perchè la battaglia è anche quella del tifo: l'orgoglio della curva è quello di essere numerosi, rumorosi e spettacolari rispetto ai sostenitori avversari, non soltanto di fare risultato in campo. Fin qui le sublimazioni, che non sempre bastano: quando si passa dalla violenza sublimata a quella diretta l'esercito del tifo deve saper tirare fuori i muscoli, se vuole farsi rispettare dagli altri eserciti. Questa è la mentalità ultras, che io mi sforzo di comprendere con gli elementi psicologici e sociologici che ho a disposizione, partendo dalle esperienze dirette. gli stessi siti e forum ultras sono materiale interessante.

nell'essere rapido e conciso avrò certamente perso chiarezza, mi auguro non troppo.

quanto all'analisi di michelespi, nulla di personale ma se quelle che proponi sono le soluzioni, io mi tengo le frange violente. parli di incapacità dell'educatore cioè di genitori-insegnanti-sacerdoti? non sono capaci di indirizzare tutti sulla loro strada? beh sai c'è anche chi vuole trovarla da se, oppure chi si infastidisce a tal punto di queste pressioni sociali da metterglisi contro a prescindere, ogni volta che capita. puoi anche prendere i bambini da piccoli e tartassarli coi tuoi valori, ma una percentuale di loro smetterà comunque di cagarti ad un certo punto, ed un'altra percentuale ancora farà proprio il contrario di quel che hai detto, per il fatto che sei stato così insistente nel dirglielo. quando hai parlato nel tuo intervento di "rapporti sociali" ne hai citati tre: genitore-figlio, insegnante-studente, padre-figlio. tre rapporti e tutti dello stesso genere: autorità-coluichedevesottostareall'autorità.

è questa è la tua idea di società, uno che guida l'altro dall'alto del proprio ruolo perchè questo non faccia "errori" (cioè perchè non assuma un altro punto di vista, sottraendosi al proprio ruolo e di conseguenza facendo crollare l'autorità per il giochetto della dialettica servo-padrone)?









Inviato: 2007/2/5 14:49
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Meglio essere un folle di propria iniziativa che un saggio a discrezione di un altro.
(F. Nietzsche)
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Dico la mia.
Che il calcio sia malato, non c'era bisogno di dimostrarlo.
Tuttavia, quello che è successo venerdì non c'entra con la malattia del calcio.
La partita è solo l'esca, lo stadio è solo il campo di battaglia, la curva è solo il punto di incontro di un esercito, la polizia è il nemico da combattere, la partita serve solo a schierare i due eserciti nel campo di battaglia.
Il calcio non c'entra niente, la gente vuole la testa di chi comanda, e la polizia rappresenta chi comanda, la polizia è la legge, la legge è lo stato.
La gente non ne può più, la gente del sud non ne può più di essere sempre lasciati indietro. Si sentono abbandonati, si sentono oppressi dalla legge (dallo stato).
Quelli che hanno trasformato un dopopartita in una guerriglia non sono solo i tifosi di una squadra di calcio. Sono quelli che vogliono la guerra. Sono quelli che vogliono la RIVOLUZIONE.
Il problema del calcio è che riesce a radunare migliaia di poliziotti in un unico posto, dove possono essere bersaglio dei rivoluzionari.
Fermarsi questo weekend penso fosse doveroso. Continuare a stare fermi è la strada sbagliata. Per una volta non è il mondo del calcio a dover riflettere. La guerriglia di venerdì era tutta politica.

Inviato: 2007/2/5 15:58
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Un uomo saggio disse una volta: "Quando arrivi all'ultima pagina, chiudi il libro".
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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La tua riflessione è interessante e intelligente...è vero,nell'uomo c'è una tendenza alla violenza,ci sono motivi genetici,naturali( non è falsificabile e quindi è scientificamente vero..la nostra natura vive di pulsioni contrapposte..e sicuramente ogni individuo ha delle "tendeze" maggiori) ed è anche vera la psicologia della curva che hai interpretato...ad esempio tu parli di odio tra pisa e livorno,dalle mie parti è famoso quello tra avellino e salernitana..mi trovo d'accordo anche con la psicologia della curva che hai descritto..l'ultima partita che ho visto è stata Napoli-Juve,ero in curva A,lì non si vede la partita,si tifa fino a perdere la voce..e so stato 10 minuti con lo striscione in mano senza vedere un cazzo..e fin qui ci siamo..ma figurati non solo c'era lo sfotto ai cellerrini,agli juventini(hanno fatto un tiro in porta e hanno pareggiato,mannaggia a loro)..ma addirittura una freddezza con il resto dello stadio e in particolare con la curva B..cazzo tifano Napoli anche loro..però sono quasi dei nemici.."vai vagliu noi simmo a curva A, facimmolo trema sto stadio"....io non ho soluzioni ma cerco di cogliere dal mio vissuto aspetti che forse potrebbero migliorare le cose...tu hai detto che ho parlato di rapporto padrone-servo..in realtà intendevo solo chi ha più esperienza con chi ne meno..presupponendo che chi ha più esperienza dovrebbe essere più responsabile..ma ciò non sempre è vero,anzi;e poi alla fine ho detto rapporto tra uomo e uomo(..rapporto tra uomini);mi sembra che nel discorso che ho fatto non ho parlato di valori(non ho mai citato questa parola) ma solo di capacità di essere educatore di se stesso e dell'altro,capacità di crescere;credo che ognuno di noi debba poter trovare da solo la possibilità d'esprimersi e d'essere,altrimenti non ha trovato proprio nulla..cosa può saperne un altro?.. eppur ciò non è in contraddizione con quello che ho detto;per me non è educatore chi ti costringe a mangiare dei valori,faresti solo indigestione e il mal di pancia ti passerebbe solo dopo averli...e quindi li rifiuteresti apriore(è scientificamente dimostrato chele cose che mangiamo e che ci disgustano tendiamo a non rimangiarle,anzi la sola vista ci fa venire il vomito);l'educatore è chi ti stimola a crescere,è chi in maniera disinteressata di svela delle possibilità e poi ti fa capire che tu e solo tu devi capire cosa fare...ma almeno un pò di nebbia se ne va e più chiaramente posso decidere cosa diavolo fare;la cosa più importante dell'educatore è farti capire che vivi insieme agli altri,è di farti capire che ci sono altre possibilità(e credimi non tutti i ragazzi sapevano che c'era un altra possibilità,un altra via)..il valore non si insegna,i valori uno li acquisisce vivendo,tutte quelle stramaledette parole che da piccoli ci dicono(fratellanza,libertà,etc) non hanno significato,non le si può comprendere se qualcosa non nasce dentro e quindi per un pò le afferri..il rapporto di cui sto parlando è tra uomo e uomo in generale;sulle regole e sul pugno duro come avevo già detto sono d'accordo perchè comunque lo stato in qualche modo deve tutelare la vita di un povero disgraziato..il problema è complesso;la società ideale per me è quella che permette ad ogni individuo d'esprimersi;il presupposto però è fare in modo che non venga messa in pericolo la vita altrui..credo che un ideale è di per se irrealizzabile(e meno male così nessuno può comprarlo)e credo che realizzare un ideale non è possederlo ma viverlo ovvero tendere ad esso;cazzo so che il discorso è complicato e ci sono troppe variabili..e già più volte ho vissuto la contraddizione di quello che ho detto(ovvero la capacità di mantenere un certo rapporto con gli uomini..)..ma in fondo(e l'hai detto anche tu)ognuno la propria strada se la deve scegliere da solo e quindi io quell'ideale continuo a viverlo e credo che dal  rapporto uomo-uomo nasca il tutto..ti ripeto che non ho soluzioni assolute(ma chi ce le ha?) ma è nel vivere che cerco di fare qualcosa,forse ho fatto un pò di casino nell'esprimere le mie idee..in ogni caso se vuoi,continuiamo la discussione..e cerca di dire le tue soluzioni per migliorare questa società...


Inviato: 2007/2/5 16:12
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Giosp per me  quello che dici è in parte giusto...non credo sia un problema solo del Sud;se veramente quegli individui fossero consapevoli della situazione del Sud impegnerebbero le loro forze in un' altra maniera;il fatto che siano contro lo Stato rientra nella loro mentalità..lo Stato è chi opprime la loro "libertà"(non è questa la libertà)e i poliziotti sono chi rappresenta lo stato..in questo senso allora la loro è una guerriglia politica..ma secondo me il loro agire nasce dal bisogno di difendere quella dimensione della propria curva,del proprio gruppo,in cui hanno costruito la propria individualità,è un mandare affanculo tutta la società per difendere la propria società,quella della curva,fatta di rispetto,capo ultrà e coraggio...ci sono stato in curva e finchè si rimane nello sfotto e nel ruolo di tifoso sono d'accordo,ma quando si gioca con la vita altrui allora li manderei io affanculo..che poi ci siano delle curve con un credo politico questo è un altro discorso..fate quello che diavolo volete ma la vita degli altri,quella non dovete metterla in pericolo..ecco che deve entrare in campo la politica e forse proprio per difendere i voti di quelle curve molti politici(quelli che giocavano in casa ovvero quelli che venivano eletti propro nelle città dove le pressioni della curva sono maggiori) sinora hanno tintinnato..anch'io sta' domenica non sono andato a giocare(in terza categoria)e credimi la violenza anche ai miei livelli è facile,molto facile(e quante volte si è rischiato di venire alle mani..)..vedi il dirigente di terza categoria ucciso poco tempo fà...mi so quasi stancato di gioca a pallone,ma a maggior ragione voglio continuare.

Inviato: 2007/2/5 19:37
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abbonato in curva a per un anno. san paolo, napoli.

il mio ricordo e' limpido. centinaia di ragazzi erano li' per fumare spinelli, e fare cosino. mentre la partita era in svolgimento molti di loro guardavano altrove, e se ne sbattevano. poi appena c'era da far casino tiravano le bottigliette nel settore ospiti. prima che ergessero una gabbia come una piccionaia.

mio fratello gioca a basket. ad un metro dai giocatori ci sono gli atleti. ho sempre assistito ad uno spettacolo sportivo, e se la squadra di casa per dire perdeva, si applaudiva i vincitori, senza storie.

il rugby e' uguale. la pallanuoto e' uguale.



quello che voglio dire e' che manca completamente la concezione della cultura sportiva negli appassionati di calcio, e quelli che ce l'hanno restano a casa per evitare problemi.



il problema e' semplicemente impedire che cdei teppisti accedano allo stadio. e stop. perche' a loro del calcio non frega  un cazzo.



rispettosamente



sanchez

Inviato: 2007/2/5 19:45
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Premesso che di psicologia e di sociologia sono un perfetto ignorante, trovo che nelle analisi di ciascuno di voi ci sia un pezzo di verità. Probabilmente avete ragione tutti, sottolineando ognuno un aspetto particolare di un problema alquanto complesso.

La visione dello stadio e spazi limitrofi come campo di battaglia – proposta mi pare da Psiconauta – mi pare interessante e mi trova d’accordo. Mi sembra di notare un’inquietante analogia tra esercito romano e reparti di celere, e tra orde barbariche e gruppi di ultras. Le legioni si muovevano compatte al riparo degli scudi, privilegiavano la manovra coordinata e collettiva, salvo accanirsi sui singoli una volta spezzato il fronte nemico (e vogliamo parlare del passo cadenzato, della percussione degli scudi?). I barbari agivano a folate, si sgranavano facilmente, premiavano le sortite individuali come manifestazione di eroismo dei singoli. Eccetera eccetera eccetera. Questo per dire che di domenica spesso si mette in scena una battaglia “moderna”, ma pur sempre battaglia. Voglia di menare le mani, di distinguersi per coraggio, di provare l’adrenalina della guerra e dello scontro fisico, laddove lo scontro tra masse amplifica e moltiplica all’infinito l’ebbrezza dell’azione militare.

Succede nel calcio, e non in altri sport, come dice giustamente Sanchez. Ma non c’entra il tipo di sport in sé, bensì: l’ampiezza dei luoghi, la possibilità di mettere insieme tanta gente, la possibilità di affrontare l’avversario più appetibile (la polizia).

Credo meno nelle accennate questioni di lotta di classe: a Catania, come altrove, c’erano i cosiddetti esponenti della “città – bene” (orribile espressione classista). E questi figli di medici avvocati poliziotti, contro chi protestavano, contro se stessi?

Il credo politico, poi, per me è solo un paravento (magari ben orchestrato dai politici “veri”). Penso che molti di quegli ultras non sappiano nemmeno che cosa sia un parlamento, un partito, un’ideologia. E’ un pericoloso gioco di slogan, simboli e rituali. Come nel caso dei due Idioti del calcio italiano, Lucarelli pugno chiuso e Di Canio braccio teso, che si son fatti l’immagine di eroi dei loro tifosi scherzando con il fuoco. E questi scrivono pure libri. Mica con gli editori a pagamento.


Inviato: 2007/2/5 22:14
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Re: Il calcio è malato..la società è malata..l'uomo è malato.
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Se non ricordo male sabato in tv è stato intervistato uno degli ultrà della mia città (era di spalle, col cappuccio alzato sulla testa).

Piacenza ha avuto l'onore dell'intervista dopo che è apparsa la scritta "Catania -1" sigla ACAB. Piacenza ha anche l'onore di una forte presenza di forze politiche che predicano o comunque ammettono la violenza (Forza Nuova) o comunque propagandano valori, usano toni e affermazioni crude di disprezzo nei confronti di altri (Lega Nord).

L'ultrà intervistato (non é nemmeno un capo) è un lavoratore senza particolari qualifiche, non ha una cultura rilevante, ha spiegato che la domenica è come giocare a guardie e ladri.

E lo scontro fisico fa parte della logica naturale.

Naturalmente è un cretino (per i concetti espressi).

Ma credo ancora piò cretino il responsabile televisivo che gli permette di dire cose cretine davanti all'intera platea nazionale.

E se le tv la smettessero di fare da cassa di risonanza a questi imbecilli, censurando le immagini degli scontri "eroici"?

Non è antidemocratico mettere il bavaglio agli imbecilli. Come è giusto cancellare le scritte idiote che ogni tanto qualche cretino scrive nel suo isolamento intellettuale e civile sui muri.

Inviato: 2007/2/6 0:33
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