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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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no, no non critico assolutamente. Sono abbastanza d'accordo con quello che dici, ma, se vogliamo, neanche le mie poesie sono di...alto livello
ehehehe

Inviato: 2006/10/24 9:53
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Anche i miei tentativi di esprimere in forma chiara le equazioni di coservazione durante la tesi non è che siano stati granchè brillanti!!

Inviato: 2006/10/24 10:33
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Sedrik
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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ecco: son sicuro che adesso uno di voi due mi picchierà. Pace


Io credo che sia la matematica sia l'italiano (o qualsiasi altra lingua) altro non sono che linguaggi. Come tali traducono, attraverso regole proprie, la realtà. Che la matematica descriva la realtà meglio di altri linguaggi...bhe, scusate, ma è un pallino dei matematici


Perchè la relazione che c'è tra  il segno 1 (numero) o il segno uno (parola) e la quantità che indicano è arbitraria. Egualmente arbitraria. In una frase: sia la matematica sia la lingua sono due forme convenzionali di descrivere e analizzare la realtà.


Non solo la matematica utilizza concetti: la filosofia fa altrettanto, utilizzando segni convenzionali diversi. Ma anche la poesia usa concetti. Non solo quelli.


Anche la poesia è una forma di descrizione della realtà: solo che la realtà che contempla è fatta di concetti ed emozioni. Contempla una realtà, cioè, forse più complessa e pertanto inafferabile. Ma sempre realtà è


Ok: cominciate pure con le bastonate


Inviato: 2006/10/24 11:34
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Niente bastonate per carità!!!


Sono in accordo con ciò che dici, solo su un punto non sono convinto: con la lingua e la letteratura si possono esprimere emozioni e concetti che spesso vanno al di là di ciò che si scrive (in breve: la letteratura umana trascende la comprensione umana stessa!) e che sono inesauribili nel senso che possono essere riscoperti e reinterpretati all'infinito.


La matematica di alto livello (non la robetta delle superiori per intenderci, quella sì che è barbosa!) non usa mezzi per esprimersi, si lavora solo con i concetti. I simboli usati per fare matematica sono un codice valido ovunque nel senso che non hanno bisogno di traduzioni per essere accessibili a chiunque se ne occupi (cosa che invece, purtroppo, necessita la letteratura in genere). Per cui, a mio parere, la matematica ha bisogno solo di concetti, mentre la letteratura, per sua intima natura, si deve servire di un mezzo che è la lingua per espletarsi.


Inviato: 2006/10/24 12:13
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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vediamo se ho capito: quindi tu dici che, dovendo necessariamente usare una lingua (che ha caratteristiche particolari: il giapponese rispetto al tedesco e così via), ciò che esprimiamo si "sporca" (detto in senso buonissimo), perde il carattere universale del concetto (cosa che, invece, non accade alla matematica) e offre il fianco a inesauribili intrepretazioni (cosa che non accade alla matematica).


Ho capito bene?



Inviato: 2006/10/24 13:33
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Direi di sì. Infatti, non a caso, si sente dire che traducendo un testo in una lingua più "ricca" di quella originale questo ne esce migliorato (esempiaccio: dall'inglese all'italiano), mentre viceversa ne viene peggiorato (italiano-inglese) senza contrale tutti i problemucci contingenti della perdita di concetti originali e cose del genere.


Cosa che non accade alla matematica, che ha necessità di "purezza concettuale e uniformità di interpretazione": esempio ancor più brutto del precedente: la dimostrazione matematica del Teorema di Pitagora è capito da tutti in tutte le lingue allo stesso modo. Non oso invece immaginare cosa possa venire fuori, chessò in danese, di "La Cavalla Storna" di Pascoli (ho sparato la prima che mi è venuta in mente!).


Ripeto: mio punto di vista, più o meno, ma anche per nulla, condivisible!!


Inviato: 2006/10/24 14:04
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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su queste cose sono d'accordo ma non demoliscono l'assunto di base che la poesia cerchi di descrivere una realtà (una qualsiasi: anche quella della cavallina storna, ovvero concetti ed emozioni) molto complessa.


Ed è un genere di complessità che non si può cogliere attraverso la matematica (che coglie e descrive altre complessità, ma non quelle umane. Non quelle relative alla sfera emozionale).


Nel seicento, mi sembra, un filosofo di cui adesso mi sfugge il nome, propose un linguaggio universale basato, non a caso, sulla matematica. Quella proposta non prese mai campo, perchè avrebbe eliminato dalla descrizione della realtà le emozioni. Possiamo forse sostenere che le emozioni non sono reali? e come parlarne, se non con un linguaggio consono? il linguaggio consono-al di là delle lingue specifiche- è quello poetico. E questo ci riporta a Heidegger.


Non faccio graduatorie di merito (meglio questo, meglio quello). Dipende dalle aspettative. (Un mio amico fisico, più volte ha ribadito: ah se comprendere una persona fosse come comprendere un fenomeno fisico..!)


E poi, in fondo, mica l'ho detto io che ci sono le scienze esatte e quelle inesatte. Solo che, in ambito umano (emozioni, concetti, ecc), non è l'esattezza che conta. Non per me, almeno.


Non è l'esattezza di un'emozione che mi fa riflettere, anzi: quante poesie bellissime si basano sulla contraddittorietà delle emozioni (che ci riporta alla infinità intrepretabilità che dicevi tu). Come si può concettualizzare in maniera inequivocabile lo spleen di Baudelaire?


é impossibile. Eppure, fa parte della realtà. Lo si vive. Ci condiziona, ci fa fare azioni che si ripercuotono nella realtà. 


E, chiaramente, questa è solo una mia opinione.



Inviato: 2006/10/24 14:25
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Hai ragione. Purtroppo sono molto poco esperto di poesia per cui magari non son manco in grado di partecipare appieno alla discussione; mi viene una immagine: ciò che lega matematica e poesia è il tentativo umano di spiegare quel che c'è dentro di noi e che è nell'universo, solo che il poeta lo fa tramite pennellate emotive, il matematico lo fa col rigore logico-deduttivo.


 


Non male come minchiata!!!


Inviato: 2006/10/24 14:43
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Sedrik
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Aspetta Sedrik: nemmeno io sono esperto di poesia. Non penso affatto di saperne più di te, o di altri, in questo forum. Le cose che hai detto mi sono sembrate interessanti, per questo ho continuato a discutere.


Ma su una cosa non transigo: le minchiate, qui, le dico io, ok ?



Mi affascina il mondo matematico, che purtroppo conosco solo a livello liceale (quindi non le conosco ) e se riesci a parlarne in maniera non troppo tecnica, magari riesco a seguirti o meglio: ci metto tutta la buona volontà, ma tu vienimi incontro chissà che non venga fuori qualcosa di coinvolgente


A presto.


Inviato: 2006/10/24 20:10
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Premettendo che nemmeno io sono un sapientone in materia, posso dirti che ho studiato ingegneria per cui ho qualche nozione in più di te a livello di analisi e magari sono un poco più in forma. Ho però un amico laureato e ricercatore in matematica con cui di tanto in tanto parlo proprio di matematica (e che mi consiglia libri sulla materia, divulgativi e a volte leggermente tecnici) ed ho capito una cosa: ci sono talmente tante cose meravigliose in matematica da avere l'imbarazzo della scelta. Purtroppo però, questa "beltade" si può apprezzare solo ad alto livello, mi spiego: a risolvere le equazioni e a esercitarsi sulle derivate alle superiori si è fracassato le scatole anche lui che è un amante della materia! Proseguendo gli studi invece, ci sono campi e branche talmente belli e intellettualmente profondi da lasciare stupefatti: analisi superiore, geometria proiettiva, topologia, teoria dei numeri,.... son tutte cose che non sono alla portata della gente non specializzata (e io sono tra questi!), ma ti posso assicurare che sono di una genialità e limpida bellezza da divertire chi li fa nonostante la loro innegabile difficoltà. Per questo ti ho detto che secondo me è, in un certo senso, più difficile fare matematica che fare letteratura: ci sono teoremi o piccoli lemmi che si esprimono in 2 righe di scrittura, ma che per capirli occorrono ore di intensa concentrazione, e quando ne sei padrone ti lasciano soddisfatto.


Nondimeno ho letto libri, vari, e poesie, molto meno, che mi hanno colpito molto e lasciato felice ed emozionato, ma francamente non ho mai dovuto passare troppo tempo per cercare di capire un verso o un paragrafo, tutto qua!


Comunque ok, ti lascio l'esclusiva delle minchiate, io mi arrangerò col resto!!



Inviato: 2006/10/24 22:00
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