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Re: A Jazz History
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su alcuni dischi i brani possono sentirsi male anche perchè le incisioni originali sono ormai vecchie e rovinate anche se il digitale fa miracoli. Per capire un artista è bene seguire un percorso ordinato. Faccio un esempio: che senso ha una compilation di Miles Davis per capire il suo pensiero ed il suo sviluppo musicale? Nessuno. Davis ha vissuto per 70 anni ed ha attraversato e segnato il mondo musicale dagli anni 50 ai 90, su una sua compilation trovo brani cool, bop, fusion, elettronici, classici, hip hop, ecc. un guazzabuglio che non mi fa chiarezza sul percorso che ha seguito e sull'influenza che ha avuto nella nascita di nuovi stili. Poi possiamo discutere all'infinito se è bello, se piace, se si può ancora chiamare jazz, ecc.

Inviato: 2006/9/27 18:43
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Re: A Jazz History
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la mia difficoltà era proprio seguire ''il percorso ordinato'', praticamente impossibile, se è vasta la storia del jazz immagina come posso sentirmi al cospetto di ogni singolo artista: completamente disorientata

aspetto la prossima lezione :)

Inviato: 2006/9/27 21:56
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Re: A Jazz History
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Scusate l'intromissione, ma ho letto nel giornale che proprio oggi sono passati 15 anni dalla morte di Miles Davis e che quest'anno avrebbe compiuto 80 anni.
Ho visto che l'avete citato allora mi son permesso.
Con attenzione, continuo a prendere appunti.

Inviato: 2006/9/28 13:32
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Se a OzBlogOz imbocchi il vicolo giusto, puoi trovare di tutto... Di tutto di più.
(citazione di Sin City... rivisitata )
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Re: A Jazz History
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Citazione:

Manuel ha scritto:
Scusate l'intromissione, ma ho letto nel giornale che proprio oggi sono passati 15 anni dalla morte di Miles Davis e che quest'anno avrebbe compiuto 80 anni.
Ho visto che l'avete citato allora mi son permesso.
Con attenzione, continuo a prendere appunti.

esatto, e credo che si celebrano anche i 40 anni di Kind of Blue. Ci sono stati concerti dedicati un po' in tutta Italia.
Ma avremo modo di parlare diffusamente di Davis più avanti nel tempo.

Inviato: 2006/9/28 15:15
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Re: A Jazz History
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Nessuna intromissione Manuel :)

Inviato: 2006/9/28 16:29
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Re: A Jazz History
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La storia continua.

NEW ORLEANS – DIXIELAND - CHICAGO

Agli inizi del 900 New Orleans era un coacervo di etnie e, insieme alla gente si mescolarono diversi generi musicali dal momento che per le sue strade si eseguivano musiche popolari inglesi, marce militari, marce francesi e musiche spagnole mescolate con i canti religiosi di chiese battiste, metodiste e cattoliche. Nelle strade si esibivano poi le Marching Band durante i funerali e durante il carnevale mescolando sacro e profano. Si aggiungono a queste le worksong dei lavoratori (schiavi) delle campagne, gli spirituals e i blues.

Era una citta' famosa per le sale da gioco, i bordelli di lusso, i locali notturni, i battelli fluviali da crociera, il carnevale del Mardi Gras, ma anche per la folla di mendicanti, vagabondi, imbroglioni e prostitute che brulicava nelle sue strade e per i bugigattoli fumosi dove si beve birra ("Dixie") a ritmo di boogie, frequentati dalla teppaglia locale e da marinai di passaggio. Nel primo Ottocento era la citta' piu' musicale del continente, l' unica a poter vantare continuamente spettacoli d' opera, concerti classici e balli sociali. La popolazione era di circa 30.000 persone, delle quali almeno 12.000 di colore.

Unica nel Nuovo Mondo, la citta' aveva una rigida struttura di caste: bianchi, mulatti e neri appartenevano a tre classi sociali nettamente separate.
Le bande di ottoni di New Orleans erano una delle attrazioni pittoresche della citta'. Picnic nei parchi, parate cittadine, funzioni religiose, celebrazioni patriottiche e ogni sorta di manifestazioni pubbliche, erano sempre accompagnate da una banda marciante, una tradizione ereditata dai francesi. Anche queste bande erano composte di poche unita', al piu' una dozzina, ma preferivano i fiati agli archi (trombe, cornette, corni, tromboni, tuba, clarinetti) e facevano uso di percussioni. In occasione dei balli di societa' comunque molte di queste bande si trasformavano velocemente in orchestre da ballo, sostituendo gli strumenti a fiato con quelli ad archi.

La piu' pittoresca delle tradizioni di New Orleans era il funerale. La bara veniva accompagnata al cimitero da una banda (come in Europa) che suonava qualche inno religioso. Dopo la sepoltura invece la banda, a debita distanza dal luogo sacro, intonava un ragtime e i passanti si aggregavano alla marcia danzando in mezzo alla strada. Spesso il ragtime era un inno sacro rifatto in maniera sacrilega. La funzione religiosa veniva cosi' irrisa e la morte esorcizzata. Le due bande piu' famose del tempo furono l' Excelsior e l' Onward. Non esiste alcuna incisione, ma si ritiene che esse suonassero uno stile molto prossimo al blues.

Al principio del secolo si diffusero le competizioni fra le varie bande cittadine. Durante queste "olimpiadi" si mettevano in luce i suonatori piu' originali. Alcuni divennero leggendari per la loro bravura. La tromba di Charles “Buddy” Bolden fu certamente la piu' riverita. Bolden batte' la concorrenza grazie ad un sound piu' originale che mischiava elementi di blues e ragtime e che consentiva ai musicisti di improvvisare. Il codice di segregazione del 1894, che ghettizzo' anche i creoli, e l' istituzione di Storyville del 1897 sconvolsero gli equilibri della citta': i creoli, che sapevano leggere la musica, vennero a contatto con i negri, che suonavano d' istinto; Storyville indusse una selezione naturale, perche', grazie ai suoi alti salari, attiro' tutti e soli i musicisti migliori. "Basin street" divenne il centro della musica di colore, e la "Tuxedo Hall" la sala da ballo per eccellenza.

Lo stile cosi detto New Orleans nacque nello Storyville (quartiere dei bordelli e dei locali) dove i musicisti si ritrovavano ed avevano modo di esprimersi ed iniziare la loro carriera oltre che guadagnare quel poco che occorreva per sopravvivere. Questo stile è caratterizzato da improvvisazioni su semplici armonie e le band erano formate prevalentemente dalla sezione ritmica (rullante e poi batteria, washboard o banjo e poi chitarra, contrabbasso) e da tre strumenti a fiato importanti (cornetta sostituita poi dalla tromba, trombone e clarinetto) che eseguivano la parte improvvisata. Lo schema generale prevedeva che la cornetta conducesse la melodia, il clarinetto suonasse una contro-melodia, il trombone facesse il contrappunto piu' basso.

Gli esponenti principali di questo stile furono:
Jelly Roll Morton (pseudonimo di Ferdinand Joseph LaMenthe) che comincio' a suonare il pianoforte a Storyville all' eta' di diciassette anni. Dal 1904 decise di portare in giro per il Sud il suo stile barrelhouse. Per vent' anni fu quindi un vagabondo della musica. Compose "Frog-I-More-rag", "The naked dance", "Kansas City stomp", "King Porter stomp", "Wolverine blues" e (forse) "Tiger rag". Poi vennero i classici che lo imposero come il primo vero compositore di jazz. Fu certamente uno dei primi a saper scrivere la musica.

Joe King Oliver aveva suonato in un po' tutte le principali brass band, ed aveva esordito nell' orchestra di William Johnson, la New Orleans Original Band che si esibiva al Royal Gardens dal 1917. La Creole Jazz Band l' aveva formata nel 1920, gia' famoso per il suo stile alla cornetta. Nel 1922 Oliver aveva chiamato al suo fianco Louis Armstrong, stabilendo una formazione con due cornette, clarinetto, trombone, banjo, piano e batteria. Quel complesso tenne per cinque anni il primato del jazz. Lo stile di Oliver divenne leggendario per il suo accanimento nell' usare bottiglie, bicchieri, tazze e persino secchieli nella campana dello strumento per ottenere suoni sempre piu' emotivi. Il declino ebbe inizio nel 1926, quando il complesso mutò nome in "Dixie Syncopators".

Louis Armstrong cantava da bambino per qualche penny sui marciapiedi di New Orleans. Nel 1914 si iscrisse ad una scuola di musica ed apprese a suonare diversi strumenti, dimostrando una spiccata propensione per la cornetta. Fu con tale strumento che si mise in evidenza nella brass band Home prima e in diversi nightclub poi. Nel 1918 prese il posto di Oliver nell' orchestra di Kid Ory e nel 1922 Oliver lo chiamo' a Chicago a suonare la seconda cornetta nella Creole Jazz Band. Con lui incise "Dipper mouth blues". A partire dal 1924, quando lasciò Oliver per trasferirsi a New York e suonare con Fletcher Henderson, Armstrong si rivelò come il primo grande solista del jazz, subito adorato dal pubblico ed imitato dai colleghi. Incise altri suoi classici, come "Copenaghen". Torno' a Chicago nel 1925, conquistando rapidamente il carisma del più grande jazzista vivente, fino a diventare simbolo vivente della musica negra a livello mondiale. "Cake walking babies from home", "West end blues", "Weather bird", "Mahogany hall stomp", "When the saints go marchin in" furono alcuni dei più grandi successi dell' epoca.

Sin dalle origini il jazz non è stato prerogativa dei neri. Già sul nascere, infatti, numerose "bands" bianche suonavano alla maniera di New Orleans. La mitica figura di Papa Jack Lane ci rivela, anzi, che erano frequenti le "gare" tra bands bianche e nere. Il modo di suonare dei bianchi era più razionale, più costruito, più individuale, anche se, in molti casi, meno spontaneo ed istintuale rispetto al modo di suonare dei neri. I bianchi del Dixieland rafforzarono la ricerca del suono pulito, la completezza e la linearità delle linee melodiche dell'improvvisazione, la riconoscibilità dei temi, la cantabilità degli a solo e, soprattutto, l'individualità e l'espressività del solista. Le orchestre come la Original Dixieland Jazz Band o la New Orleans Rhythm Kings si esibivano con regolarità nei grandi locali ed avevano più possibilità di quelle nere di accreditare l'immagine del jazz presso il grande pubblico. Con il termine Dixieland viene quindi definito il particolare modo di suonare lo stile New Orleans da parte dei bianchi.

Quando i confini tra bianchi e neri, almeno a livello musicale, si attenuarono, con la nascita delle bands miste, venne finalmente alla luce la vera peculiarità della musica jazz, ovvero il fatto di essere una musica nata dall'incontro di due diverse espressioni culturali americane, quella nera e quella bianca, nel cui tracciato si è sviluppata. Uno degli esponenti più importanti di questo stile fu certamente il cornettista Bix Beiderbecke (morto a soli 29 anni) che è stato unanimemente riconosciuto come il più grande cornettista bianco.

Chicago divenne, alla fine del primo decennio del '900, il rifugio dei musicisti che, rimasti senza lavoro a causa della chiusura dello Storyville di New Orleans (voluta dalle autorità militari statunitensi all'entrata in guerra degli U.S.A. per non turbare i militari di leva nella città), vi trovarono ospitalità nei numerosi club, music-hall e locali.
Nella southside di Chicago, il quartiere nero, si sviluppò una fervente attività musicale e jazzistica. Qui vennero incisi i primi capolavori del jazz da parte delle bands guidate da King Oliver, poi da Louis Armstrong, Johnny Dodds, Jelly Roll Morton, Jimmie Noone .
Contemporaneamente a questa massiccia affermazione dello stile di New Orleans a Chicago, un gruppo di musicisti bianchi, dilettanti e professionisti maturò una propria interiorizzazione del jazz suonato dai neri, dando vita ad uno stile proprio, lo stile di Chicago.

Partendo dal modello di improvvisazione collettiva dello stile New Orleans, a poco a poco, la sensibilità bianca derivata dai modelli musicali europei e folcloristici dello hillbilly e shiffle introdusse soluzioni armoniche più raffinate e sempre crescendo, la valorizzazione dell'elemento solistico che all'apice dello stile di Chicago, si tradurrà nella preponderanza dell'improvvisazione del singolo e nella dominazione del sassofono, nonché nella nascita delle grosse formazioni (Big Bands ), annunciando il jazz degli anni trenta e lo stile Swing. Tra i solisti di spicco: Bix Beiderbecke, Bud Freeman, Pee Wee Russell, Muggy Spainer .

Chicago fu, dunque, un centro che segnò profondamente l'evoluzione del jazz e rimase costantemente un importante punto di riferimento per i musicisti, tanto è vero che, negli anni '60, diverrà uno dei più importanti luoghi in cui si cristallizzeranno le tendenze d'avanguardia musicalmente e politicamente più radicali della cultura nero-americana.

Discografia minima: risulta complicato fornire i titoli degli album, per alcuni musicisti le incisioni o non ci sono o sono molto danneggiate mentre per Armstrong la produzione è sterminata, si danno pertanto i nomi degli esponenti più significativi di questo genere lasciando ad ognuno la scelta dei titoli con la solita avvertenza di evitare, per quanto possibile, l’acquisto di compilation. Un acquisto interessante riguarda Armstrong: esiste un cofanetto dal titolo “A musical autobiography” composto da 3 CD ed un bootleg nel quale Louis è voce narrante che introduce i brani in modo cronologico dagli inizi fino a tempi più recenti. Dà sicuramente una panoramica dell’evoluzione di questo genere.

Buddy Bolden
Joe“King”Oliver: Working man blues
Kid Ory
Jelly Roll Morton: The Piano Rolls
Louis Armstrong
Bix Beiderbecke: Singin' the blues

Inviato: 2006/9/30 10:26
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Re: A Jazz History
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LE GRANDI ORCHESTRE E LO SWING

Il periodo delle grandi orchestre (Big Band) può essere considerato come quello dell’era classica del jazz in quanto fu un periodo di grande stabilita' e di maggior benessere economico. Le Big Band erano più piccole dell' orchestra di musica classica, ma rappresentavano un' espansione rispetto ai gruppi di 5-6 elementi di New Orleans e si cominciò ad arrangiare i pezzi lasciando comunque spazio all' improvvisazione.

La prima Big Band nacque a New York nel 1931 grazie a Fletcher Henderson e Don Redman, provenienti dal conservatorio. Seguirono Cab Calloway, Duke Ellington, Jimmie Lunceford, Chick Webb. Nel 1926 aprì' il Savoy Ballroom di Harlem che divenne il punto di riferimento per questo genere. Famoso anche il Cotton Club di cinematografica memoria. Chick Webb “inventò” la prima star vocalist: Ella Fitzgerald. A Chicago successe la stessa cosa con Earl Hines, Charles Cooke, David Peyton ed Erskine Tate.

Le sale da ballo nate durante la depressione e sviluppatesi durante al ripresa divennero il posto di esibizione ideale delle Big Band e cominciarono a diffondersi anche i balli latini quali la rumba, il tango, il mambo, la samba e il cha-cha introducendo nelle Band nuovi elementi di ritmica.

Nei bar si diffuse invece una versione ridotta della Big Band, il cosiddetto "combo" di cinque o sei strumenti con un jazz più soft. Il cool jazz ebbe origine da questi combo. I rivali dei combo nei bar furono i pianisti solisti in quanto molti bar preferirono continuare la tradizione dei saloon e dei bordelli nata a New Orleans

Duke Ellington nel 1932 scrisse "It don't mean a thing if it ain't got that swing" e fu la nascita ufficiale del genere. Due anni dopo nasce la prima rivista dedicata esclusivamente al jazz, Down Beat e Commodore e Blue Note furono le prime etichette discografiche dedicate interamente al jazz.

Lo swing comincia a delinearsi verso la metà degli anni venti in quanto gli stili degli anni precedenti sembravano essere superati e cominciava a crearsi un nuovo stile che, mescolando la musica di New Orleans e quella di Chicago diede origine a questo nuovo modo di fare jazz.

Molti musicisti si spostarono da Chicago a New York che divenne il centro di questo genere. La caratteristica principale dello swing è costituita dalla formazione di grandi orchestre dovuta alla esigenza di creare un rilevante volume sonoro sufficiente a ”riempire di musica” i grossi locali da ballo.

Dal 1925 al 1929, ad Harlem e Kansas City, le grandi orchestre di Duke Ellington, Fletcher Henderson e Count Basie impostarono un radicale rinnovamento del jazz, con la messa a punto del linguaggio orchestrale. Queste grandi orchestre fissarono le fondamentali caratteristiche strutturali delle orchestre stesse, formate da tre distinte sezioni di fiati: trombe, tromboni e sassofoni in numero variante dai tre ai cinque strumenti per sezione, oltre ad una sezione ritmica comune anche ai piccoli complessi, formata da pianoforte, chitarra, contrabbasso e batteria.
Le orchestre suonavano la loro musica e si caratterizzavano per la personalità del loro leader il quale definiva l'impostazione del suono della band attraverso gli arrangiamenti scritti. Completavano il quadro gli interventi improvvisati dei solisti.

La crisi economica del 1929 costituì una grossa battuta di arresto per il jazz; in quella occasione molti musicisti furono costretti a cambiare mestiere o a trovare qualche impiego nei locali gestiti dai gangsters locali dediti al controllo della prostituzione ed al traffico clandestino di alcoolici durante il proibizionismo. Grazie a ciò il jazz continuò a sopravvivere, specialmente a Kansas City, dove la vita notturna non ebbe praticamente interruzioni e crisi nei locali gestiti dai boss della malavita bianca e nera. A Kansas City si affermarono alcune delle più importanti grandi orchestre, come quella di Count Basie, e trovarono il loro momento di gloria i grandi solisti quali Ben Webster, Coleman Hawkins e Lester Young, o le grandi cantanti come Billie Holiday . Kansas City vide nascere una vera e propria scuola solistica che formerà alcuni dei grossi nomi del jazz moderno come ad esempio Charlie Parker. Bisognerà comunque attendere il superamento della crisi economica per assistere al rilancio del jazz, quando, verso la metà degli anni trenta, raggiunse con lo Swing il suo culmine commerciale e la cosa proseguirà fino al dopo guerra.

Discografia minima:

Alcuni di questi musicisti hanno cominciato, spesso, suonando nelle grandi orchestre per poi prendere la loro strada e incidere dischi con la loro formazione o collaborando fra loro in incontri rimasti storici nella storia del jazz:

Red Allen, Buck Clayton, Roy Eldridge, Hot Lips Page, Cootie Williams, Harry Sweet Edison, Kid Ory, Vic Dickenson, Juan Tizol, Trummy Young, Johnny Dodds, Sidney Bechet, Barney Bigard, Benny Carter, Johnny Hodges, Coleman Hawkins, Lester Young, Ben Webster, Jo Jones, Earl Hines, Art Tatum, Fats Waller, Oscar Peterson, Billie Holiday, Ella Fitzgerald

Orchestre nere: Duke Ellington, Count Basie, Fletcher Henderson, Chick Webb
Orchestre bianche: Benny Goodman, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Artie Shaw

Inviato: 2006/10/1 14:01
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Re: A Jazz History
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Cari miei, sperando che tutto funzioni visto che è la prima volta che tento un simile esperimento, proverò a mettere on-line un paio di brani di Scott Joplin per rendervi "sonoramente" cosa s'intenda per rag.

- Bethena.
- Maple leaf rag.

Ammesso che vi riesca, portate pazienza e non sparate sul pianista che, sebbene vetusto, è ancora alle prime armi.

Statemi bene.

Inviato: 2006/10/6 11:57
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Re: A Jazz History
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Be Bop

La parola Be Bop (a volte Re Bop) è un suono onomatopeico che imita una frase di due note dell’intervallo di quinta diminuita tipico delle nuove armonizzazioni usate dai Boppers, ma fa riferimento, nel linguaggio gergale anche ai termini di rissa, coltellata o rivolta.
Rivolta nei confronti dello swing commerciale che si manifesta suonando senza un programma, un fraseggio nervoso, frammentato e velocissimo con nuove soluzioni armoniche e ritmiche indiavolate.

L’obiettivo dello swing e delle grandi orchestre (e soprattutto delle case discografiche) era stato quello di non far pensare alla guerra e ai problemi sociali con una musica allegra, spensierata e da ballo.

I musicisti neri che militavano in queste orchestre avvertono però l’esigenza di svincolarsi dagli arrangiamenti rigidi delle Big Band e di esprimersi più liberamente per manifestare la loro ribellione a quel mondo di finta allegria.
Ecco allora che alcuni di loro, dopo il lavoro in orchestra si riuniscono in piccole formazioni (combos) formate da tre/sette elementi per sperimentare nuove soluzioni armoniche e nuovi arrangiamenti. Questo tipo di formazione (tromba, sax e ritmica con l’aggiunta a volte del trombone) permette di suonare senza arrangiamenti scritti basandosi su un canovaccio e sviluppando la capacità di interazione ed empatia fra i musicisti. Si raggiungono così due obiettivi, uno ideologico in quanto la piccola formazione di neri si opponeva alle Big Band dei bianchi e l’altro era la possibilità di suonare in locali piccoli con compensi ridotti.

I boppers danno così vita ad un movimento culturale, elitario, nero e di nicchia che si oppone al mondo borghese, razzista e perbenista e che si manifesta non solo con la musica ma anche attraverso l’immagine (occhiali neri, baffetti, pizzetti, linguaggio) e uno stile di vita senza regole e limitazioni. Il jazz diventa rivoluzione, movimento intellettuale e impegno sociale.
Tutto ciò nasce nella 52^ strada di New York nei locali di Monroe’s e Minton’s con l’arrivo da Kansas City di un ragazzo di 19 anni che sperimenta nuove sonorità suonando ad un ritmo velocissimo: era Charlie Parker che diventerà un punto di riferimento per tutti i musicisti. In questi locali, di notte, si riuniscono insieme a Parker, Thelonious Monk, Dizzy Gillespie, Kenny Clarke e Charlie Christian per sperimentare nuove soluzioni e “riprendersi” la loro musica usurpata dai bianchi.

Il Bop è l’esatto contrario dello swing, non c’è nulla di banale, scontato e ballabile. I brani prevedono l’esposizione del tema (a volte nemmeno quello per non pagare i diritti d’autore) seguita da improvvisazioni molto lunghe con frasi scattanti, velocissime, nervose e dissonanti con abbondante utilizzo di accordi diminuiti o aumentati (banditi nelle composizioni di periodi precedenti), dissonanze e nuove scale su cui improvvisare. Si stavano gettando le basi per un jazz molto più vicino alla musica delle radici (africane) e che avrebbe portato dopo la parentesi del Cool all’Hard Bop ed alla rivoluzione del Free. Ma questo è oggetto della prossima puntata.

Discografia minima:
Art Blakey
Max Roach
Kenny Clarke
Charlie Christian
Dexter Gordon
Charlie Parker
Bud Powell
Thelonious Monk
J. J. Johnson
Miles Davis (primo periodo)
Dizzy Gillespie
Fats Navarro

Inviato: 2006/10/7 12:08
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Re: A Jazz History
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In questo excursus storico del jazz ho dato indicazioni di discografia minima con i nomi dei musicisti senza indicare titoli di dischi. Se a qualcuno interessa, al termine della narrazione, posso dare una discografia essenziale (ad esempio i 50 dischi imperdibili) fornendo anche alcuni titoli.

Inviato: 2006/10/8 12:23
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