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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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sì, ok: son d'accordo. Figurati che io ho un avatar con un omino con il sacchetto del pane in testa, figurati se non sono riservato. (ma non critico chi vuol comunicare via rete- altrimenti cadrei in contraddizione con la mia presenza qui.)

Ma il discorso è questo: che differenza c'è tra noi che ci leggiamo e ci commentiamo qui, e coloro che si leggono e comunicano con i blog?

Nessuna.

tecnicamente parlando, non c'è nessuna differenza. Ma perchè qui è legittimo (lo stiamo facendo) e sui blog no?

è questo che non vuol entrare nella mia zucca dura mi date una mano a capire, per favore?


Inviato: 2006/9/18 14:38
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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solaris ha scritto:
e .. perchè il telefono è meglio del blog?
o ancora. perchè le poste sarebbero meglio degli zeri e degli uno secondo me più vicini alla semplice completezza di dio?
A.

fermo restando che ognuno si esprime come vuole, per carità, per me il telefono è meglio perchè ascolto la voce che insieme al messaggio mi dà tante altre informazioni, con le persone presenti ancora meglio perchè ho anche tutta la parte di comunicazione non verbale che mi completa il messaggio. Perchè le poste? Perchè mi piace l'idea della lettera che viaggia attraverso i luoghi, mi piace aprire la buca delle lettere e trovare una busta, mi piace toccare la carta e leggere la grafia di chi scrive, mi piace l'attesa. E' lo stesso motivo per cui quando viaggio prendo pullman e treni invece che aerei, troppo veloci per consentirmi di guardare tutto ciò che c'è fra il punto di partenza e quello d'arrivo. Anche questo fa parte del viaggio.

Inviato: 2006/9/18 14:39
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Che differenza c’è tra l’esprimersi qui piuttosto che in un blog?

Più o meno nessuna, in quanto non ti si fila nessuno comunque. Ed i piccoli editori non è che vivano una situazione differente da quella di un sito letterario.

Il management aiuta, il mercato promuove, essere letti è gratificante, fare un lavoro che ci mantiene a noi e magari ci lasci qualcosa anche per chi ci sta accanto, è ancora più gratificante.

Il blog non è un mestiere e fa bene tua nonna a randellarti il sacchetto di carta vuoto!

Mi pare di averlo già detto, ma non ricordo se qui o altrove ma, insomma – la democrazia alla cultura è nociva. E’ nel contraddittorio che si ha l’opportunità di crescere, è anche la rivalità fa la sua parte, il confronto ci sprona a dare di più. A volte la stessa repressione fa scaturire il talento.

La differenza tra scrivere un blog e scrivere qui sta nel contenitore. Diciamo che è uno step verso il modulo tradizionale, che non per questo deve essere per forza sbagliato. Quanti di noi vengono qua sanno di trovarci gente con le mutande in testa.. cioè, teste pensanti. Quello che posto qui si muove in un contesto che ha delle coordinate precise.
In un certo senso mi pare di far parte di qualcosa che è già pubblico, lettori, anche se siamo tra amici, per carità.

Il blog è uno strumento di servizio, una finestra che da sul mondo. Chiunque può farci quello che vuole, e non importa chi sei. Il blog di Eco sarà sicuramente interessante, ma se non so chi è Eco, non lo conoscerò certo attraverso il suo blog… semplicemente perché non so che esiste. Capace che giro tutta la vita nella rete senza mai incontrarlo. Per questo serve una scrematura, un passaggio che garantisce un livello di qualità. I giornali, a torto o a ragione, fanno da filtro. Gli editor stessi cos’altro sono se non dei filtri. Ora è altra questione cosa ci passi attraverso sto filtro… lasciamo stare. Il punto è che se vado in libreria quel prodotto che compro è letteratura, forse cattiva letteratura, ma sicuramente mi garantisce un livello, un format che posso riconoscere. Se Feltrinelli facesse un sito con una selezione di blog, ma sarebbe cliccatissimo! Perché quel nome garantisce un prodotto. Se facesse mozzarelle non ci andrebbe a vedere nessuno cosa seleziona. Così per il corriere della sera eccetera.

Blog belli ce ne sono sicuramente, ma di andarmeli a cercare proprio non mi va, perché inciamperei in un sacco di diari, oppure prodotti che nella loro foga di emergere finiscono per essere prodotti di massa (parole d’ordine: sangue, sesso e depressione).
Non voglio sostenere che le perle non ci siano, solo che io non ho voglia di cercarle. Vengo qua, magari faccio amicizia e mi vado a leggere il blog di uno di voi, ma è qui che cerco il vostro talento, perché quello che viene postato qui (a volte) è il prodotto del vostro lavoro.

Sedersi davanti al pc è come approssimarsi al ciglio di uno strapiombo, dove i pensieri possono avere un eco e spandersi nell’etere. Lo possono fare tutti, evviva Dio! però… ragazzi, che caciara che si fa!

Io credo nel lavoro, nell’applicazione e penso che una cosa buona non nasca da sé. Dal pensiero che chiude una giornata forse può scaturire un’idea, sì, ma non compiersi in un solo passo. L’arte è artificio, la scrittura è un mezzo attraverso cui l’artista si esprime, al pari del violino o del pennello.. Gli imbianchini sono pittori? e chi costruisce il violino non è detto che lo sappia suonare, così come saper scrivere non fa di noi degli scrittori.

Quello che dici Sol è condivisibile e mirabile. Però siamo sicuri che questo basti ad appagare il nostro bisogno di comunicare? L’arte è un gesto che si compie per gli altri, e senza risposta si riduce a mero onanismo… e non che io abbia qualcosa in contrario, però è sempre un accontentarsi, non soddisfa.

(magari ho solo un ego ipertrofico, ditemelo voi)



Ps: Io, che non sono proprio un pischello, ho sempre scritto al pc... e non per dir male del mio vecchio e glorioso IBM, però oggi è meglio vé... ma moooolto meglio.
La olivetti ancora la usa mio padre, il pirla prima scrive a macchina e poi copia al pc... cioè... boh. Direi proprio che è logica d'altri tempi.


Inviato: 2006/9/18 20:01
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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A momo. Ora, sacchetto vuoto lo dirai a qualcun altro

C'è una pecca nel tuo ragionamento, secondo me. Te la sottolineo.

"Blog belli ce ne sono sicuramente, ma di andarmeli a cercare proprio non mi va, perché inciamperei in un sacco di diari, oppure prodotti che nella loro foga di emergere finiscono per essere prodotti di massa (parole d’ordine: sangue, sesso e depressione)."

Ora: quanto è che non vai in libreria (lo so che ci vai spesso, la domanda è retorica)? sai di quanti libri potrei dire la stessa cosa? Quindi l'assioma della scrematura, scusa, ma non regge. Non secondo me. Nella realtà non regge, non nella discussione. Ripeto: secondo me.

Su questo punto tanto non ci troveremo A me piace cercare. Di link in link. A volte trovo qualcosa di buono, altre volte robaccia. Ma del resto come in libreria.

Update: liberi di "sputare" sui blog, ovviamente. Nemmeno io li difendo a spada tratta, figuriamoci. Tuttavia mi sembra un argomento complesso, che spesso non viene trattato bene sui media- nonostante lo sfruttamento- e quindi circola un'idea abbastanza stereotipata del fenomeno, quando si sa bene che esiste un tipo di blog per ogni persona che ne ha uno.


Inviato: 2006/9/18 20:15
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Riporto anche un post molto interessante trovato su www.apogeonline.com , web zine altamente professionale.

>> "Cresce negli Stati Uniti l’intreccio tra blogger e strategie di marketing, ma è un’arma a doppio taglio e non tutti apprezzano

.
Da incalliti appassionati di motociclette, avete un blog dedicato alle mitiche Harley-Davidson e il concessionario locale vi contatta per farvi provare l’ultimo modello a patto che raccontiate online l’esperienza nei dettagli. Oppure, vi divertite a seguire e scrivere sul web di prelibate faccende enologiche e il produttore di un Prosecco Doc vi propone una cassetta di bottiglie in cambio di una succosa recensione sul vostro blog. Che fate, ci state? Prendete tempo per pensarci su? Oppure, infastiditi, replicate con un secco diniego?

Questioni tutt’altro che peregrine, visti i tempi che corrono. Nel senso che, ce lo ha insegnato alla grande proprio Internet, vanno sparendo le divisioni tradizionali tra settori e soggetti diversi, si mescolano pubblicità e informazione, non siamo un po’ solo consumatori ma anche promotori ed esperti. Con tutti gli inevitabili corollari, nel bene e nel male. Incluso uno dei trend più rampanti in questo contesto, quantomeno negli Stati Uniti: il frequente abbraccio tra marketing e blogosfera, tra PR e social networking (si veda il produttore automobilistico Jeep all’interno di Facebook, con pronto rilancio su Flickr). Mirando cioè a lanciare offerte promozionali, proporre partnership ad hoc, recensire prodotti commerciali e a raggiungere così la propria audience senza troppa fatica, praticamente gratis e con ritorni garantiti.

Non si tratta semplicemente di multinazionali che lanciano i propri blog interni, come ha fatto qualche mese fa la Coca-Cola Company per consentire ai 55.000 dipendenti globali di dire la loro su attività e progetti aziendali. Né di apposite entità online che offrono seminari e informazioni dettagliate su e-marketing e blog consulting, Piuttosto, oggi collaborare con i blogger, soprattutto quelli poco noti che hanno meno di 50 lettori, è il modo più rapido ed efficace per raggiungere uno degli innumerevoli target di nicchia che costituiscono il senso stesso della Rete odierna. Basta aggiungere qualche sagace commento qua e là, inserire i link al posto giusto e lasciar fare al virus della blogosfera. Tagliando altresì gli investimenti, spesso tutt’altro che irrisori, delle tradizionali campagne di marketing. Uno scenario che si va dimostrando valido soprattutto in ambito high-tech.

È quanto accaduto, ad esempio, con il lancio dei primi multimedia smartphone di Nokia: anziché massicce diffusioni di comunicati-stampa e inserzioni ammiccanti, l’azienda svedese fece recapitare dei campioni-saggio a una cinquantina di blogger appassionati di simili gadget. Grazie al passa-parola online veloce ed efficace, quei modelli sono stati richiestissimi, contribuendo in modo significativo al +43% dei profitti raggiunto da Nokia nell’ultimo trimestre. «Vennero segnalati da così tanti blog che il nostro server andò in tilt due volte», spiega Andy Abramson di Comunicano Inc, l’agenzia che ha curato la strategia blog per Nokia. «Ci arrivavano migliaia di hit al secondo. Considerando l’insieme di informazioni generate su quest’unica campagna, ci accorgemmo di aver toccato qualcosa di molto particolare».

La pratica viene comunemente ripresa non solo dalle start-up di Silicon Valley e dagli studios di Hollywood, ma in svariati ambiti dal target tanto ridotto quanto motivato e fedele. Comprese ditte che producono articoli per animali, piccoli editori di libri religiosi e artigiani di specialità culinarie. Anzi, quello dell’enologo-blogger di cui sopra è un esempio tutt’altro che campato per aria. All’inizio dell’estate, Alan Smith, trentenne di Washington, decise di aprire un blog sui vini, Winesmith, per saperne di più sull’industria statunitense. Ottenuta una certa visibilità, nell’ultimo mese almeno quattro distributori gli hanno chiesto di recensire bottiglie di certe marche o suggerire ai lettori di visitare certe enoteche online. «Stanno cercando di avviare accordi con i blogger per raggiungere mercati nuovi e più ampi al di là dell’informazione che copre tradizionalmente l’ambito vinicolo», spiega Smith, il quale si è così prestandosi a qualche recensione di bottiglie (gratuite) onde espandere il proprio bacino di lettori.

Pratica che invece non va giù a buona parte della blogosfera a stelle e strisce, molti altri blogger, come Alex Giron, sviluppatore web il cui blog CSS Beauty in due anni ha raggiunto 80.000 visitatori quotidiani e attira regolarmente proposte commerciali di menzioni o partnership: «Per me è come vendersi, perché io lo faccio per divertirmi. Siti come il mio vengono letteralmente presi di mira dall’industria. Ricevo continuamente offerte di ogni tipo, ma le rifiuto tutte». Finanche più decisa la posizione di Kim Bloomer, gestore di Aspenbloom Pet Care: cancella immediatamente quei commenti del blog che contengono link a qualsiasi produttore di articoli per animali da compagnia.

Una certa prudenza viene consigliata anche dagli esperti di Pr: meglio seguire attentamente i dialoghi e partecipare alla conversazione solo quando è davvero il caso, suggerisce Fionnuala Downhill, responsabile di Elixir Systems, agenzia specializzata nell’ottimizzazione dei search engine. Aggiungendo che «quando un sito commerciale influenza un blog, parecchia gente lo bolla e lo evita». Un’arma a doppio taglio, insomma. Tant’è che inizialmente lo stesso approccio poco convenzionale di Nokia fu accolto da commenti poco lusinghieri. Ma il dibattito comunque innescato portò gradatamente al successo dell’iniziativa, nella soddisfazione generale.

Ovvio comunque che le agenzie di marketing più attente propendano verso azioni più bonarie, offrendo ad esempio materiali digitali strettamente pertinenti con il formato del blog. Nel lancio della prima serie stagionale di Family Guy su Dvd, la Fox inviò alcune clip delle prove dello show a dei blogger selezionati. I quali le trovarono talmente divertenti da ri-diffonderle rapidamente un po’ ovunque - generando un’enorme interesse per il Dvd e dando vita alla pratica di riservare materiale originale esclusivamente alla blogosfera. Identica la mossa di Gotuit Media, portale video recentemente lanciato da San Francisco: oggi oltre il 65% del materiale del sito arriva direttamente dai blog.

Se il marketing dell’era digitale si fa dunque variegato e decentrato, non c’è comunque da stracciarsi le vesti. Basta sapere cosa ci si prefigge con il proprio blog e - soprattutto - stare in campana nel caso, non si sa mai, nella nostra inbox dovesse spuntare una email del concessionario Harley-Davidson.
.Le vie del marketing sono infinite, blogosfera inclusa
Autore: Bernardo Parrella" <<

***

Ecco. Bella o brutta che sia, la blosfera è un po' più complessa di come spesso viene descritta. E digerita.

Fra questo post e il primo di Mozzi, il quadro che vien fuori è lontano dall'esser cordiale. O intellettuali emarginati, o terreno di conquista per squali privi di scrupoli- o quasi.

Ma di sicuro l'immagine complessiva è di una vivacità notevole. Difficile dire se la maggior parte dei blog sono belli o brutti. Uno: è soggettivo. Due: pure. Tre: se uno ha visto tre blog in tutta la sua vita forse non fa testo

La maggior parte delle persone che sono intervenuto sin'ora su questo tread non ha dimostrato una particolare simpatia per questo fenomeno: è una perdita di tempo cercare nella rete. Meglio l'editoria: sia per i nostalgici sia per i post moderni.
Non c'è scampo. Almeno facendo una media delle vostre risposte.

Quindi, concludo: ha ragione Mozzi. Gli intellettuali- "ridotti a blog"- non avranno mai un riconoscimento sociale. (E i blogger, poverini, dovranno stare attenti a non cedere alle lusinghe di qualche squalo in giacca e cravata.)



Inviato: 2006/9/18 20:25
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Dunque, avrei mille cose da dire, ma non credo sia il caso di dilungarmi. Scrivo un pò di cose in modo confuso e disorganico. Abbiate pazienza.
- Prima di tutto, come è già stato detto, esistono molti tipi di blog. Io sul mio non parlo della mia vita privata, perchè non ci riesco proprio. Mi limito più che altro a postare citazioni dai libri che leggo perchè non riesco a scrivere 4 cartelle a settimana. Dipende anche dai periodi, da quello che sto scrivendo al di fuori della rete. Non leggo blog personali, perchè non m'interessano. Leggo quasi esclusivamente blog letterari, in cui si discute di lingua, distribuzione, letteratura italiana contemporanea...in quale altro luogo potrei leggere cose del genere?

- Quanto alla rete in generale, credo che ci sia l'illusione che sia democratica. Non lo è affatto. Ci sono le gerarchie, c'è chi ha potere e chi non lo ha.

- Spesso ciò che nasce in Internet rimane in Internet. Chi conosce le blog-star al di fuori della rete? Già il nome "blogstar" fa un pò ridere, se ci pensate! Hai mille contatti al giorno e sei una star...ma scherziamo?

- Ho iniziato a leggere gli articoli di Roberto Saviano su Nazione Indiana e mi chiedevo come mai 'sto ragazzo che raccontava queste cose perchè le aveva viste e non per sentito dire, e le raccontava così bene, fosse letto solo da poche persone. Dopo pochi mesi mi ha detto che sarebbe uscito un suo articolo sul best off di minimum fax. Poco tempo dopo è arrivata la proposta di mondadori. E sono stata veramente contenta per lui, perchè penso che se lo sia meritato. Ma appunto, come diceva Mozzi, perchè ha dovuto aspettare che qualcuno lo scovasse nella rete?
Lui sui giornali ci scriveva già, ma era difficile che emergesse. Oggi è difficile anche diventare pubblicista in Italia, perchè nessuno è disposto a pagarti degli articoli. Eppure la maggior parte dei ragazzi vuole fare giornalismo (io non sono fra questi, sia chiaro). E allora cosa possono fare alcuni di questi per farsi leggere? Scrivono su Internet, e magari poi qualcuno li nota. Ma il fatto che da Internet passino alla carta stampata non è una cosa positiva...è solo che non c'è ALTERNATIVA! Soprattutto se sei giovane.

Inviato: 2006/9/19 13:08
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"Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?"

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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Intervengo solo per dire che ho sempre parlato di blog pensando ad un prodotto letterario.

Sul mezzo non entro in merito, troppo complicato. Lo vedo un fenomeno ancora magmatico. Qualunque cosa esso sia ora è ancora transitorio, da definirsi.

O magari sono io che non compriendo...

Inviato: 2006/9/24 21:46
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