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Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Riporto un post scritto da Giulio Mozzi su un argomento che riguarda molti di noi. I blog.

Attraverso un'analisi brillante, Mozzi presenta un punto di vista tutt'altro che entusiastico nei confronti di questo nuovo (tecnologicamente parlando) modo di autopubblicarsi.

[il testo del post lo potete trovare anche qui completo dei commenti dei lettori di Nazione Indiana]

"Nel supplemento del venerdì del quotidiano “La Repubblica” distribuito il 18 agosto c’è, alle pagine 86-89, un articolo di Emanuele Coen intitolato: «Nuovi talenti? Gli editori li pescano con la Rete». Nelle due pagine d’apertura, foto belle grandi di Roberto Saviano e di Valeria di Napoli alias Pulsatilla, e un po’ più piccole di Andrea Bajani e di Marco Rovelli; nella pagina a seguire, una foto di Julie Powers (blogger newyorchese che ha pubblicato un libro di un certo successo) e un banner – praticamente una piccola inserzione pubblicitaria – del blog di Beppe Grillo.
Attenzione: questo non è il solito articolo nel quale si dice che i giornalisti della carta stampata non capiscono niente della rete. No. Qui riassumo un po’ l’articolo, poi cerco di esporre una questione, e di passaggio faccio notare un furto. Il pezzo è un po’ tirato via, sto scrivendo in un internet point con una tastiera impossibile.

L’articolo comincia così: «Mai più senza blog. Per scoprire nuovi talenti, i grandi editori scavano tra i diari on line, spulciano i post, seguono su Internet le furiose polemiche tra i lettori. E alla fine riescono a individuare lo scrittore su cui puntare. […] Per l’Italia il fenomeno è nuovo. Ma non è un caso che tre dei giovani autori più interessanti della loro generazione – Andrea Bajani, Marco Rovelli e Roberto Saviano – firmino regolarmente su Nazione indiana (www.nazioneindiana.com), uno dei blog letterari più fecondi e frequentati della Rete. In modo schietto e diretto, senza retorica, i tre scrittori descrivono la vita dei lavoratori preari, i Cpt, i famigerati centri di permanenza temporanea per immigrati, la mattanza quotidiana tra i clan dell’hinterland partenopeo». Più avanti: «Resta il fatto che senza Nazione Indiana, Vibrisse (www.vibrissebollettino.net), Lipperatura (http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura), Carmilla (www.carmillaonline.com), I Quindici Wu Ming foundation (www.iquindici.org/news.php), Il primo amore (ilprimoamore.com) molti potenziali scrittori sarebbero rimasti nell’ombra. Ed è forte del suo cliccatissimo blog http://pulsatilla.splinder.com che la 25enne scrittrice foggiana Pulsatilla ha trovato la strada della libreria, con La ballata delle prugne secche (Castelvecchi), con una sorta di anti-Bridget Jones di provincia che spopola tra i ventenni. E’ un mondo, quello degli scrittori-blogger, sempre più fertile e popolato». E ancora: «Ma resta un dato di fatto: le vie dei blog sono infinite. Da un diario on line ne nasce un altro, da un libro può nascere un blog. In lageritaliani.splinder.com, Marco Rovelli documenta giorno per giorno il suo viaggio attraverso i centri di permanenza italiani».

Nell’articolo c’è una dichiarazione di Antonio Riccardi, direttore editoriale libri hardcover Mondadori: «E’ la curiosità a orientare il nostro lavoro. I blog rappresentano per la casa editrice un terreno di ricerca abbastanza continuativo, un’area di carotaggio importante e per certi versi necessaria. Però bisogna stare attenti a non cadere nell’equivoco che tutto ciò che viene pubblicato in Rete sia interessante, occorre usare un fortissimo filtro qualitativo». Altra dichiarazione, di Maurizio Donati, editor di saggistica della Bur: «Un testo che produce molto dibattito in Rete ha la forza giusta per sollevare interesse e curiosità. I blog rappresentano oggi un importantissimo spazio di autenticità. La Rete è anzitutto uno strumento e va vissuto come tale. Posso servirmene per tirar fuori stimoli, suggerimenti, sollecitazioni anche editoriali. Ma questo lavoro di acquisizione e registrazione di informazioni ha bisogno di un’idea, di un riferimento e una sensibilità radicata nel mondo in cui viviamo».

Allora: secondo me, non c’è da rallegrarsi tanto se Roberto Saviano o Marco Rovelli o Andrea Bajani scrivono in Nazione Indiana. L’articolo in questione è, come tanti articoli che parlano della rete, un tantinello euforico: ma questa euforia mi pare proprio fuori luogo.

La domanda è: ma perché Roberto Saviano, Marco Rovelli o Andrea Bajani non scrivono in «Repubblica», o almeno nel «Mattino di Napoli» o nel «Secolo XIX» o nella «Stampa»? (Magari adesso ci scrivono, peraltro; adesso). Se questi ragazzi hanno così tanto talento (e nel caso di Saviano c’è un consenso quasi universale), perché per anni e anni hanno dovuto ridursi a pubblicare i loro testi in rete, ossia – in sostanza – ad autopubblicarsi? Sarà stata scelta loro? Va bene: sarà stata scelta loro. Ma se anche è stata scelta loro, perché questa scelta? Non l’avranno compiuta, questa scelta, semplicemente perché i giornali e i settimanali sembravano (risultavano) loro inabitabili?

La notizia è, allora, questa (è la scoperta dell’acqua calda, lo so; ma a me non interessa dare la notizia, che peraltro tutti già sanno; interessa far notare uno dei modi con i quali la si traveste): la grande stampa periodica (ma anche quella media e piccola) ha smesso un tot di anni fa di dare spazio agli scrittori e agli intellettuali. E’ stato messo un blocco:chi c’era c’era, e chi non c’era non poteva più entrare. (In tempi recenti fa eccezione, come noto, certa stampa “di destra”: perché, secondo alcuni, ha bisogno di “imbarcare”; o perché, secondo altri, in quei giornali le pagine di cultura non interessano a nessuno, e quindi ci si può pubblicare qualsiasi cosa; raramente si fa l’ipotesi che, di fatto, nelle redazioni di certi giornali, oggi, ci sia più libertà di parola che nelle redazioni di altri). E quindi, per un’intera generazione - faccio un discorso deliberatamente generico; le eccezioni ovviamente ci sono - l’accesso a certi luoghi autorevoli è diventato semplicemente impossibile.

“Non ci sono più i Calvino, i Pasolini, quegli intellettuali che sapevano intervenire ecc.”: questa è la cantilena. Invece ci sono: solo che un tempo il “Corriere della sera” si onorava di ospitare Calvino e Pasolini (o, se volete: li ospitava per darsi una patina di progressismo, per fare marketing verso le giovani generazioni ecc.), mentre i Calvino e i Pasolini d’oggi devono accontentarsi dell’autopubblicazione in rete, cioè di uno mezzo di comunicazione che li mette, per certi aspetti (non proprio trascurabili), allo stesso livello del ragazzino che si fa il sito o del distinto signore che, vistosi rifiutare da tutti il suo orribile romanzo, lo “pubblica” (osservare le virgolette, please) in formato pdf su tutti i siti di pubblicazione automatica che gli capitano a tiro.

“Questa è la democratizzazione”, si dice di solito a questo punto: e si dice una gran fesseria. L’Italia non diventa più democratica se i mezzi di comunicazione di massa decidono di non dare più spazio a chi può scrivere cose intelligenti e, in quanto intelligenti, disturbanti; o a chi, entrando nel “giro”, potrebbe mettere in crisi la carega di chi è già dentro. “Così oggi l’intellettuale, lo scrittore, la loro autorevolezza se la devono guadagnare da soli, non stanno più nelle gabbie dorate ecc.”, si dice ancora, di solito, a questo punto: altra gran fesseria. Se un intero sistema culturale-industriale decide di sbarcare intellettuali e scrittori, togliere loro credito, proletarizzarli, costringerli ad arrangiarsi, è tutto da dimostrare che questo sia un bene.

Nessuno mi venga a dire, ora, che Saviano Bajani Rovelli non sono all’altezza di Calvino e Pasolini. Io non dico che lo sono. Dico che il confronto è insensato e stupido, perché Calvino e Pasolini (che prendo qui come semplici “campioni”) sono diventati ciò che sono diventati anche perché a un certo punto hanno avuto accesso a dei veri mezzi di comunicazione di massa. Scrivere su un mezzo che raggiunge tutti i giorni un milione di persone è cosa assai diversa che scrivere su un mezzo che raggiunge tutti i giorni forse un migliaio di persone. Scrivere su un mezzo che raggiunge tutti giorni un milione di persone è cosa che ti fa proprio diventare diverso. Scrivere su un mezzo che raggiunge tutti i giorni un milione di persone è esercitare un potere mica da ridere. Certo: un potere che ti è stato concesso. Che non è tuo. Ma sempre potere è. Ed esercitarlo con ardimento e prudenza ti fa diventare altro da quel che eri (non m’interessa se diventi migliore o peggiore; m’interessa che tu cambi).

Alla domanda: “Dove vuoi arrivare?”, rispondo: “Da nessuna parte”. M’interessa solo far notare che una cattiva notizia (l’espulsione degli scrittori dai mezzi di comunicazione “nobili”) viene fatta passare per una buona notizia. L’articolo comparso nel supplemento di Repubblica non è un articolo che - come mi ha detto l’amico che mi ha telefonato per segnalarmelo - “finalmente rende giustizia ai blog”. E’ un articolo che certifica la ghettizzazione degli intellettuali - fatta salva la possibilità per l’industria culturale di prenderne qualcuno al volo, e tirarlo fuori. Ripeto: non è certo cosa che si scopre oggi; voglio solo far notare come l’internet-euforia serva anche a nascondere queto fatto.

[Dicevo che volevo anche denunciare un furto. Nell’articolo, il libro (assai deludente) di Pulsatilla viene descritto come il libro di “una sorta di anti-Bridget Jones di provincia”. Ora, “Il diario di un’anti-Bridget Jones” è il titolo di un libro uscito l’altr’anno, firmato da un’altra blogger, Pornosnob (il blog, trasformatosi in libro, ora non è più leggibile). E il libro di Pornosnob è, a mio giudizio, molto, molto più interessante di quello di Pulsatilla]."

Bhe, che ne pensate?

Inviato: 2006/9/14 18:29
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
La principessa dei Saiyan
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Aaaah, che noia...

(non il tuo thread, Bunkr, parlo della polemica in generale )

L'era del libro, del monopolio della carta, è finita. End. Caput. La forma scritta-stampata non è più l'unico veicolo. E' nato Internet, il mega-ipertesto. E ognuno può diventare, a modo suo, un nodo di quell'ipertesto.

Per me tutte le discussioni sulla democrazia malsana che regna nel web sono solo lo sbadiglio di qualche vecchio bacucco. Prima, tutti provavano a pubblicare e solo pochi ce la facevano. Oggi, tutti pubblicano ma solo pochi raggiungono determinate vette. Dov'è la differenza? Nella maggiore visibilità di chi cerca di scalare la montagna. E allora?

La scrematura rimane. Non tutto ciò che è on-line è necessariamente di qualità. Penso che anche il mio cane afferrerebbe il concetto, quindi non vedo perché intellettualoidi-scrittori-affermati spaventati debbano fare tante storie. Se poi alcune case editrici hanno deciso di tuffarsi nella marmaglia per tirare fuori qualcosa che gli possa far comodo, tanto meglio per loro.

Il pericolo maggiore che vedo in tutto ciò, semmai, è che i futuri scrittori avranno nomi da gioco di ruolo demenziale come Pulsatilla o Pornosnob. Santi numi, ma come si fa???

Inviato: 2006/9/14 19:46
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"And in the end the love you take is equal to the love you make."

The Beatles
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Il blog è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più democratici: è accessibile a tutti e non costa niente a parte la connessione a internet.
Sinceramente sono un po' stanca del monopolio mediatico. Tanto il trash ha sforato abbondantemente sia sulle reti private che - cosa ben più grave - su quelle pubbliche.
Cosa volete che sia mai un blog?

Inviato: 2006/9/15 15:15
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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I Blog.

Questa discussione mi ricorda che la democratizzazione della cultura non è mai un fatto positivo. Ogni livellamento culturale spinge la media verso il basso.

Ricordo un’intervista in cui Eco faceva notare l’involuzione dei nostri tempi. Si sta tornando indietro quando crediamo di correre troppo in avanti.
La tecnologia ci consente di abbattere gli spazi che ci dividono aumentando la rapidità della comunicazione. Questa rapidità spesso fagocita ogni cosa, riducendo tutto ad un impalpabile brusio.

Che sia per questo che ancora oggi abbiamo bisogno del supporto cartaceo per esistere?


Altro è dire quanto questo sia letteratura. Si tratta di una narrativa intimista che spesso vuole solo rompere gli schemi, senza manco sapere di quali sistemi sta parlando. Riporta un sentito che si crede originale solo perché personale.
La letteratura dei grandi cercava di scavare la realtà, qui al massimo ci si trova ad uno scandalo da reality show. Gli stessi pensieri che ci trovi paiono confessionali da reality show. Immaginate un moderno Flaubert bloggista che pubblica in rete una ipotetica madam bovary…. Già mi vedo le orge da scambisti di periferia, o la storia di qualche casalinga alla “Disperate housewife”.

Certo è che Blog è molto cool.

Su quanto i giornali e non parliamo della televisione, non lascino spazio agli scrittori… non so se poi è fatto per tener fuori certi cani sciolti che ti destabilizzano la società, perché chi rompe gli schemi aumenta sempre le tirature.
Certo è che tranne noi nessuno ne sente al mancanza. Siamo un prodotto di nicchia e dobbiamo lasciar spazio agli articoli di costume, quelli magari dove si parla della pruriginosa rete che irretisce con storie sempre spiate attraverso webcam. L’ultima è quel ragazzo coreano (credo) che schitarra per qualche minuto e diventa un divo della rete… fosse pure il nuovo Santana del sol levante, almeno qui in Italia potrebbe lasciar spazio ad un autore esordiente? Così non è.. sempre se anche tu non sei un bloggista che hai avuto un tot incredibile di contatti (ma poi chi li certifica sti contatti?). A me sembra tutto fumo e niente arrosto.

Ritengo i Blog solo dei documenti, e se lasceranno qualche traccia di sé (non è detto), tra un milione di anni saranno conservati nei musei accanto ai papiri egizi. Niente di più.

Inviato: 2006/9/16 14:08
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proprio xké non vuole la pienezza, può vivere appieno senza chiedere altro (Tao Te Ching)
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
Daniela
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Mi chiedo se riusciremo mai ad avere un fenomeno tutto nostro sul web, o dovremo sempre accontentarci di novità di seconda mano
Non riusciamo mai a essere originali, noi patria di Virgilio e Dante (quelli sì che erano bei tempi, in cui facevamo da apripista ) e abbiamo bisogno di importare tutto... pure il fenomeno BLOG.
E poi ci si lamenta che la bilancia va in rosso, il PIL non cresce e...
gli scrittori dovrebbero studiarsi un po' di macroeconomia

Inviato: 2006/9/18 8:55

Modificato da Daniela su 3/10/2006 15:17:33
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Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei. Niccolò Machiavelli
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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A proposito dei bloggers sfigati, nel mio blog ci sono 4 interventi del corso Creare un blog di successo, che parlano proprio di questo. Sono brevi, secondo me vale la pena leggerli

Inviato: 2006/9/18 9:09
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Un uomo saggio disse una volta: "Quando arrivi all'ultima pagina, chiudi il libro".
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Esprimo brevemente il mio punto di vista.

Sono dell'idea che affermarsi professionalmente sia difficile, a prescindere dal mestiere prescelto. Muovendo da questa ormai tragicamente assodata verità, direi che affermarsi come intellettuale è ancor più difficile soprattutto nella società contemporanea. Mancando i punti di riferimento, bombardati, come siamo, da mille informazioni, indirizzi, opinioni, consigli, si rischia di smarrire la retta via per seguire percorsi tortuosi nella speranza di raggiungere il cosiddetto "successo", ovvero, la piena realizzazione del proprio obiettivo.

Considerate le difficoltà oggettive per affermarsi come intellettuali, si può tentare un superamento delle stesse sfruttando il mezzo che offre una "esposizione" potenzialmente illimitata:INTERNET.

Per quanto mi riguarda, ritengo che il BLOG sia un fenomeno di costume superato ed inflazionato:il proliferare di siti internet "personali" ne è una prova concreta. E dubito fortemente che gli Editori spulcino la rete alla ricerca di nuovi talenti! Può capitare che un Editore scopra brillanti sconosciuti on line: può capitare per un caso fortuito e fortunato!

Concordo con bunkr quando scrive che articoli di questo tipo contribuiscano ad una falsificazione della realtà: si cerca di mettere in luce un aspetto, quello positivo, del fatto, adombrando il dato di fatto di per sè negativo. Penso che questo genere di articoli contribuiscano oltretutto ad ingenerare false aspettative negli aspiranti scrittori.

Inviato: 2006/9/18 10:06
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Credo che l'analisi dei blog sia abbastanza noiosa.
Soprattutto se vogliamo vederla dalla parte degli scrittori.

Il blog consente di avere uno spazio dove scrivere ed essere letti. Con tutto ciò che questo comporta.

Il problema lo metterei in altri termini relativamente agli "scrittori".
Mi preoccupa l'ansia di aver successo, il desiderio di avere visite e visitatori, nuovi, vecchi, non importa. Trovare edizioni, pubblicazioni, diventare "un caso", vedere il proprio nome sui giornali e su una copertina. Su una targa.

Mi preoccupa che non si possa fare qualcosa esclusivamente perchè felici di farlo. O talmente concentrati su quel che si sta facendo, vivendo, raccontando,
da non potersi occupare della rincorsa di una visibilità o della soddisfazione di un'ansiosa compiacenza.

Io ho un blog per rubare alle ore che uso per produrre il mio tempo infunzionale: dedicato alla libera condivisione dei pensieri e delle forme che i miei pensieri assumono.
Ho il mio blog nel medesimo senso del mio stare qui.
Ed è lo stesso senso, la stessa motivazione del mio cercar parole. Nei versi e nei racconti. Nei romanzi.

Così scrivo e così leggo anche tantissimi altri blog dove lascio un mio pensiero, senza aspettare qualcosa in cambio.

Incredibile. Non sono il solo.
Probabile. Non siamo in tanti.

A.

Inviato: 2006/9/18 10:31
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"Io mi batto solo per quello in cui credo.."
Il mio romanzo: http://www.wolfsrain.it/wolfsrain/marta.pdf
Il mio blog: http://albardellosport.blogspot.com
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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Sì, Sol, capisco ciò che dici. Pensi che io tenga un blog per ragioni diverse dalle tue? Però. (Vediamo se con un post riesco a giustificare questo però).

Difficile darvi torto. Difficile darvi torto sul fatto che le analisi dei blog siano spesso noiose (per definizione essi si sottraggono, almeno secondo me, a molti degli ingabbiamenti proposti) e ancor più noiosa sia la questione della carte/bit (come diceva shoen).

Ma se il problema non fosse la querelle carta/bit? Se il problema non fosse il supporto ma il riconoscimento sociale che questo mezzo di comunicazione ha?

Faccio un esempio. Vi ricordate di Ruotolo, il giornalista rai? quello con i baffoni? (se vedete la foto son sicuro che fareste: ahhh, sì, lui. Appunto, lui.) Bhe, in tv lo si vede di rado, ultimamente. Ha un blog su splinder. Pensate che abbia la stessa capacità di ascolto? Bhe, no. Assolutamente no.

Un altro esempio, più sciocco ma non del tutto insensato. Pensate davvero che potrei andare da mia nonna ( o mia zia, o mio zio) e rispondere alla domanda "cosa vuoi fare da grande" con "sì, nonna, voglio fare il blogger".

Mi guarderebbe come se gli dicessi che voglio fare il marziano. Segretamente comporrebbe il numero della neuro. Vorrebbe convincermi a mettere una di quelle camicie con le maniche lunghe lunghe che si allacciano dietro la nuca.

Questo accadrebbe. Matematicamente.

E forse lo pensereste anche voi, che siete uomini e donne di (web) mondo.

Dicevo: il problema non è il supporto. Che sia carta, bit o stomaco di pecora, cambia poco. Il problema è che ci sono persone davvero in gamba, i cui blog sono seguitissimi, che hanno migliaia di visite, che hanno una certa influenza in rete ma che sono totalmente sconosciuti al di fuori della rete. E probabilmente rimarranno sconosciuti.

Il problema è diventar famosi? No, il problema, forse, è che i crediti che uno si guadagna su internet nove volte su dieci rimangono su internet. E stop.

Parlo proprio di riconoscimento, non di denaro, o di fama. Riconoscimento. Essere blogger non dà nessun tipo di qualifica. (Mentre scrivere su un giornale, anche se di quartiere, anche se letto da tre vecchietti e un cane, sì. Paradossale, ma è così, secondo me. Ma non per via della carte, ma perchè "scrivere su un giornale" ha un suo riconoscimento sociale.)

Eppure. Eppure, nonostante questo sia lo stato delle cose (se poi per voi è diverso, discutiamone ) i giornali scrivono articoli che parlano di blog (scrivendoci le solite tre cazzate da due anni- li leggo tutti, ve lo garantisco), danno la possibilità di aprire blog con loro, te li segnalano sullla loro home page (vedi espresso/repubblica), altri siti di informazione ti chiedono di collaborare come blogger.

Ma sembra tanto l'anticamera del nulla.

Paolo Mieli, del corriere della sera, dice che i blog sono un fenomeno di volontariato, e che finchè non costituiranno un mercato, non saranno riconosciuto come autorevoli. Tristissimo. Riporto questa opinione non perchè sia indiscutibile- anzi- ma perchè dà la percezione di ciò che è il riconoscimento sociale.

Nullo.

Riguardo poi al fatto che le case editrici guardino i blog (Mozzi lavora per la Sironi, forse lo dice a ragion veduta) non è una consolazione.

Se Pasolini (o Sciascia, o Pavese, o chi volete voi) avesse avuto un blog, anzichè scrivere sul corriere o sull'unità, credete davvero che avrebbe avuto la stessa penetrazione sociale? sarebbe riuscito davvero a intervenire nella realtà, criticandola e analizzandola attraverso un blog anzichè i film, le poesie, gli articoli?

Credo di no.

Ecco perchè forse si può parlare di emarginazione degli intellettuali nei blog.

(ps: quando parlo di intellettuali che scrivono blog, chiaramente non posso pensare a me, nemmeno sotto tortura. Era chiaro, ma non volevo che qualcuno fraintendesse.)

Tutto questo non vuol dire che ciò che hai scritto Sol non abbia per me un significato altissimo e condivisibile.

Ma permettimi di aggiungere: per fortuna quando c'era Pasolini non c'eran i blog.

Inviato: 2006/9/18 12:35
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Re: Blog: ovvero l'intellettuale emarginato
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E permettimi di risponderti: sono d'accordo con te.

Il blog non credo abbiano penetrazione sociale,
come tuttavia non posso non dirti:
ma PPP lo ascoltavano davvero tutti?

A guardarmi intorno, nel mio quartiere, nella vecchia Bari purtroppo devo dirti di no.
E se ripenso ad alcuni confronti proprio qui su ozoz, mi vien da dubitare che sia stato molto ascoltato il Pier Paolo multimediale (che dio l'abbia in gloria sai quanto lo apprezzo).

Detto questo.

Io credo che Mieli non abbia torto, ma non sia triste quel che sentenzia.
Penso che non sia male un impegno gratuito e persino capace di non aspettarsi un riconoscimento.

Perchè scrivere allora, però.

Non te lo ripeto, so che condividi quel che ho scritto prima, inutile ribadirlo.

Come, ripeto, io non posso negare il tuo dispiacere per i molti "blogger" in gamba che il mezzo stesso sembra sottodimensionare.

Forse bu' non è la quantità il problema. La quantità dei lettori o dei riconoscimenti, intendo.

Forse potremmo spostare un minimo l'accento e accorgerci che molte blogstar (da centinaia di visite al giorno per post quanto meno immediati) sono ciarlatani narcisisti. (Ma simpatici eh, ce ne fossero - o no?).

O che i blog d'opposizione "alla beppegrillo" si sviluppano spesso, troppo spesso, con una redazione impersonale: blog solo per struttura o forse manco per quella.
A volte utili. A volte utili a diventar qualcuno.
A volte utili senza sapere a chi.

(esempio: decantare skype come RIVOLUZIONARIO SERVIZIO quando chiamare i cellulari costa 25 centesimi al minuto..Se pensi che a 20 euro ho chiamate nazionali illimitate con quasi tutti i fornitori di servizio (o in alternativa 2000 software analoghi o migliori per la comunicazione da pc a pc) riferendomi a un utente generico .. Non rimangono che le chiamate verso i fissi all'estero. certe precisazioni non sono un dovere ma completerebbero il piacere di ascoltare).

Insomma i blog sono nella rete e come tutte le cose nella rete sono parte della nostra realtà complessa e eccessivamente petulante. Troppe parole, troppi, noi .
Troppi articoli da poter leggere, o troppi articoli invisibili, chissà. Se a quel punto consentirgli una metariflessione non sia un arteficio barocco.

Infine..
Un'ultima considerazione. In amabil contraddizione con me stesso.
Pensavo al fatto che il blog è solo online.
Se uno non è ossessionato dai backup si trova ad avere mesi anni di propri pensieri prigionieri del web.
E quando il web, o quel pezzo di web non ci sarà più?

Copiare su un supporto quel che si scrive su un blog secondo me è come pensare di guardare un film facendo scorrere una pellicola in controluce.

Che non sia questa alienazione da possesso la vera evoluzione della parola nella rete?

(o qualcuno qui su ozoz copia e archivia tutti i propri interventi? )


A.

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