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E ades la vegna bela: essendo la nostra programmazione già satura per i prossimi ANNI ...
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offeso io?

ho già chiarito [spero tu l'abbia letto] che la questione dei meccanismi [editoriali] mi era al contrario piaciuta molto, non vedo quindi come potrei essermi offeso

tornando alla PIEMME di Casale Monferrato, la lettera datata 25 agosto dice testualmente

"siamo spiacenti ... (omissis) ... essendo la nostra programmazione già satura per i prossimi ANNI"

beh, hai ragione, con le tue perplessità: a cosa serve mai, allora, scrivere agli editori se è tutto chiuso per i prossimi ANNI?

anche qui però io procederei con le molle

un'altro editore, ricevuta la lettera con tanto di sinossi, mi ha invece scritto invitandomi a mandargli il manoscritto per intero, SCUSANDOSI tuttavia anticipatamente del fatto che la sua programmazione è chiusa fino a tutto il 2006

certo, non ha escluso in assoluto che, qualora il mio fosse un romanzo straordinario, poteva ipotizzarsi un'eccezione, però al momento la sua programmazione è quella

peraltro ... mi ha anche spiegato come mai, con ciò dimostrando:

1 - una grande professionalità

2 - che non è vero che in assoluto gli editori non hanno bisogno di nuovi autori

non è facile trovare spazio

ma uno spazio c'è

non è detto che arrivi io ad occuparlo, ma qualcuno ci arriva perché gli editori hanno bisogno di scrittori, anche giovani

Biagi, per citare un nome a caso, vende

ma alla lunga i ventenni si rompono le palle, del modo bacucco di pensare di Biagi e, invece di acquistare libri, vanno al cinema

quanto alla PIEMME, rimane il fatto che il mio non è un romanzo a sfondo storico

per cui forse è vero che hanno la programmazione chiusa per ANNi

o forse, più semplicemente, non sono interessati ad un romanzo che esce dalle loro scelte specializzate

tutto come da regole e meccanismi prevedibili

resta il fatto che, gentilmente, rispondono, interloquiscono

e mi/ci insegnano che, la prossima volta, sarà meglio provarci con un romanzo a sfondo storico

appunto


Inviato: 2005/9/3 12:28
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Re: E ades la vegna bela: essendo la nostra programmazione già satura per i prossimi ANNI ...
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(chiariti )


se per romanzo a sfondo storico signica che uno scrittore lo scrive oggi e poi lo glielo pubblicano tra 20 anni

tutto

acquista un senso

sto scherzando. Non sono un editore (purtroppo) e le mie competenze economiche sono pari allo 0 assoluto.
capisco che una casa editrice debba fare dei programmi
darsi una linea riconoscibile, in modo tale che il lettore acquisisca fiducia in essa e possa quindi comprare anche un libro di uno scrittore che non conosce.

e capisco anche che, come conseguenza logica, i tempi editoriali-di pubblicazione- siano più dilatati di quanto un aspirante scrittore immagini.

e soprattutto, desideri.

tuttavia...

l'esempio che fai tu (biagi) è chiaro, mi trova d'accordo.
non sono un esperto di marketing, ma credo ci sia del piacere, per il lettore, a leggere, a "scoprire" un autore nuovo, o quanto meno che non è molto conosciuto

come scoprire una spiaggetta poco frequentata
o un locale prima che diventi di massa
almeno per me è così. non sono snob
(anche se è vero che sono senza nobiltà genealogica)
forse sono avanguardista (in un senso tutto personale del termine)

belli li classici, ma non ci sono solo quelli.

apparterrò anche io ad una categoria che il marketing si sarà preoccupato di catalogare (spero non con una definizione offensiva. ma se anche fosse, chissenefrega)

Editore, uh-uh!- ci siamo anche noi. Pochi- forse- ma acquirenti/lettori indefessi
Dateci del nuovo



vogliamo sangue fresco


Inviato: 2005/9/4 18:50
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Re: E ades la vegna bela (il dattiloscritto è fratto, è gratto, è ratto, è tratto)
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Un paio di settimane fa, un giovane scrittore (o aspirante tale non ho ben capito) ha pubblicato sul suo blog la lettera ricevuta da.... Giunti, sì, direi proprio Giunti.
Una lettera abbastanza lunga, motivata, con cui veniva respinto il suo manoscritto, troppo infarcito di volgarità.
E quindi... per caso che alla Giunti facessero i furbi?

Inviato: 2005/9/20 12:08
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E ades la vegna bela: tramonta AZIMUT, ma tanto di cappello al Signor con S maiuscola Guido basquiat
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A che punto siamo?

Riassumendo:
• 78 case editrici contattate, delle quali 74 con lettera e sinossi, 4 con invio manoscritto per intero;
• 5 “colpi a vuoto” per trasferimento delle stesse (rispetto al precedente aggiornamento, si è aggiunta Moretti & Vitali di Bergamo)
• 3 cortesi risposte negative per specializzazione estranee alla narrativa (Piero Aldo Vola, Art Edizioni, RCS libri);
. 1 (nuova) cortese risposta negativa perché “la nostra collana di narratori italiani esordienti è chiusa da quasi quattro anni” [editore DeriveApprodi di Roma]
• 1 cortese risposta da Milano di disponibilità che porterebbe a pubblicazione con condivisione economica (grazie, ma al momento non mi interessa);
• 4 dichiarazioni di “curiosità” pervenute tra fine luglio e agosto con invito a spedire il manoscritto per intero (tutte “evase” ed una già con risposta [AZIMUT]);
. 2 telefonate settembrine da Roma e da Pescara con invito ad inviare il manoscritto per intero (l’ultima lunedì scorso mentre salivo sul treno per Parma), entrambe in attesa di “evasione”;
. 4 ulteriori e-mail tutte nel mese di settembre (l’ultima è del 21) con richiesta di invio del manoscritto per intero (tutte in attesa di “evasione”)
. 1 cortese risposta negativa (semplicemente sulla lettera con sinossi) perché “il piano editoriale, non prevede nuovi inserimenti riguardanti la narrativa italiana” [Giunti editore di Firenze];
• 1 cortese risposta negativa (sempre in base all’invio della sola lettera con sinossi) da PIEMME di Alessandria perché “le proposte già selezionate garantiscono la loro programmazione per i prossimi anni” (sic!);
. 1 cortese ma grave (perché basata sulla lettura del manoscritto per intero) risposta negativa da parte di ADELPHI (semplicemente non rientra nelle loro linee editoriali [vai a sapere perché, voglio dire che un minimo di approfondimento, di motivazione, forse non faceva male e comunque non faceva pensare come ora penso che forse in realtà manco c’è stata, una vera e propria lettura data la velocità della risposta]);
. 1 risposta [dopo la lettura del manoscritto per intero] negativa (ancorché molto lusinghiera) che definirei al confine tra la … generosità quasi amicale e la grande professionalità da parte della piccola AZIMUT di basquiat, al secolo Guido Farneti, autore, scrittore, poeta, editore, per "una programmazione già definita per tutto il 2006 come imposto nella fase di trattativa per il passaggio dalla distribuzione regionale a quella nazionale".

Non posso dunque esimermi da un formale ringraziamento a Guido, non come “amico” ma come editore di grande disponibilità e professionalità.

Per i giudizi estremamente gratificanti sul merito dell’opera.

Per le poche, marginali osservazioni (poche ma utili e preziose).

Per la disponibilità nella spiegazione (non richiesta e non dovuta) dei problemi editoriali che hanno determinato la chiusura della programmazione per il 2006.

Per il consiglio di attendere un attimo per acquistare il volume fotografico sui Beatles data la possibilità di un ritocco … al ribasso del prezzo (quale editore si segherebbe così la possibilità di un guadagno odierno più alto rispetto a quello di domani?).

Tanto dovevo, grazie basquiat.

Dunque, riassumendo in concreto, 16 risposte nel giro di circa 70 giorni con ferragosto di mezzo.

Ricordate? Ne avevo messe in conto 20 in tutto entro Natale: siamo in media.

Con i 5 colpi a vuoto, restano 57 case editrici per ora assolutamente silenti.

E il giuoco continua, la palla e la speranza giocano ancora a rimpiattino.

A la prochaine fois

[sorriso di speranza senza esagerare]

Inviato: 2005/9/22 23:36
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Re: E ades la vegna bela: tramonta AZIMUT, ma tanto di cappello al Signor con S maiuscola Guido basquiat
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Accidenti, Arzy... Così mi arrossisco tutto.
Vabbeh, sono io a doverti ringraziare, comunque. Per lo scambio franco e onesto. Con osservazioni e controsservazioni che -magari qualcuno non ci crede- ma portano a crescere me, prima di tutto.
Riuardo alla nostra trasparenza... mi sembra quantomeno dovuta: per poter creare qualcosa di nuovo, e quindi provare a ritagliarsi uno spazio, nel sovraffollato mercato editoriale attuale, è necessaria una strategia nuova. E spero di trovarla nell'interazione editore-scrittore.
Inoltre, mi sembra quantomeno doveroso rispettare il lavoro e la fatica di chi ha scritto un romanzo con una precisa e chiara risposta.
Un caro saluto.
Guido


Inviato: 2005/9/23 7:13
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Re: E ades la vegna bela: tramonta AZIMUT, ma tanto di cappello al Signor con S maiuscola Guido basquiat
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Non è che 56 case editoriali stanno seguendo questo thread?

Complimenti, gran lavoro certosino. Avvisami quando potrò acquistare una copia.


Inviato: 2005/9/23 20:29
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che significherà cose grandi"
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E ades la vegna bela: ien dès i speransi chi fan bat al cor
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Lo dicevo il 5 agosto

Dopo aver contattato 78 case editrici, l’attesa “programmata” era che 20 di queste avrebbero avuto (per selezione mia o per richiesta loro) il manoscritto per intero

Di queste 20 l’attesa era:
a) 5 si sarebbero dichiarate disponibili alla pubblicazione con contributo più o meno oneroso;
b) 5 avrebbero dato una risposta (negativa) di pura cortesia;
c) 4 avrebbero ringraziato ma risposto che il manoscritto non rientrava nelle loro linee editoriali;
d) 4 avrebbero risposto con commenti più articolati e complessi ma comunque, con svariate motivazioni, si sarebbero negate alla pubblicazione;
e) 2 infine … [ e qui si giocavano le aspirazioni dell’aspirante scrittore, come dire: corna, bicorna, aglio e frattaglie ]

Ora

Sabato ho spedito il 12° manoscritto per intero [ quindi ho mancato l’obiettivo dei 20, ma va comunque bene ]

Particolare non secondario: in tre mesi ho speso quasi 200,00 euro all’insegna del fatto che tutto ha un costo, che fare un libro prima di tutto è comunque un costoso investimento quattrinifero, a prescindere dalla questione “contributo si” o “contributo no”, “agenzia letteraria si” o “agenzia letteraria no”:
· 60,00 euro sono andati in francobolli e buste per spedire 78 lettere con sinossi;
· 80,00 euro per spedire 10 pacchi postali con manoscritto intero (per mia fortuna 2 case editrici si sono accontentate della spedizione via web);
· 20,00 euro per l’acquisto delle scatole per pacchi postali (fa ridere, ma alla fine in realtà tutto costa);
· 40,00 euro non so dove ma se ne sono andati anche loro (fotocopie, listine per rilegatura, varie)

Date queste spese, con tanto di onerosa famiglia a carico, per me si chiude qualsiasi altro discorso di ulteriori esborsi [ almeno per quanto riguarda la narrativa, visto che sulla poesia il discorso è stato un altro per mille motivi che non sto qui ad evidenziare ma che comunque hanno esaurito ogni mia disponibilità ].

Quindi o la mia opera vale oppure tanto vale.

Non ci sarebbe nulla di male e sicuramente ne vale comunque la pena l’averlo scritto per tenerlo in un cassetto salvo inviarne copia via web ad alcuni preziosi amici (Solaris, bunkr, matemati, tanto per citarne alcuni e senza far torto alle tante altre che comunque lo riceverebbero, tipo tutti quelli e quelle che fanno ozzyoz, naturally).

Detto questo, ad ormai 3 mesi dall’inizio dell’operazione, dicevo che ho inviato 12 copie del manoscritto di cui:
· 4 di mia sponte;
· 8 su richiesta delle case editrici in base alla lettura della sinossi.

E tutto procede secondo “meccanismi”, come previsto e come peraltro argutamente osservato dal nostro sacchettacio toscano, l’attentissimo bunkr.
Finora è arrivata la risposta “il romanzo non rientra nelle nostre linee editoriali” (caso “c”, da ADELPHI di Milano, dopo circa un mese dal ricevimento del manoscritto intero inviato “di mia sponte”).

AZIMUT di Roma, invece, si è inserita nella categoria “espressione di un utilissimo [ e generoso ] commento con tuttavia la precisazione che, essendo in atto il passaggio dalla distribuzione regionale a quella nazionale, la programmazione delle uscite è già chiusa per tutto il 2006 (caso “d”).

Per quanto alle altre 3 selezionate “ab origine” per l’invio dell’intero tutto tace ed io non ho elementi per fare previsioni (pare comunque che un manoscritto debba essere considerato “perso”, rifiutato, in caso di mancata risposta dopo otto-nove mesi).

Restano le 8 case editrici che hanno richiesto l’invio dopo aver esaminato la sinossi.

Curiosità: nessuna di queste mi ha risposto utilizzando le poste.

6 hanno utilizzato e-mail inviandomi la richiesta all’indirizzo indicato nella lettera
2 addirittura la via telefonica, utilizzando il numero di cellulare personale pure indicato nella lettera.

Altra curiosità.

Provenienze di estrema diversificazione: Milano, Torino, Firenze, Pescara, Roma e addirittura Bari.

Grazie al web ho potuto “curiosare” nei siti di ciascuna di loro, esaminando il catalogo, il “modus operandi”, il tipo di distribuzione, più o meno le zone di “influenza”.

In libreria, nella mia città, ho verificato quali sono conosciute e quali addirittura presenti. Appena mi capita di andare a Milano farò una verifica analoga.

Sono convinto che 5 di queste si inseriranno nella categoria “a”, cioè chiederanno un contributo.

Comunque gratificante [ ma non è questa la sede per riaprire una “vessata questio” che ci porterebbe di nuovo in un binario morto ].

Ne restano 3.

Cioè siamo nella categoria “e”.

Quella dei … puntini, puntini.

Quella del batticuore e del fiato sospeso.

Quella che sembrava già tanto prevederne 2.

Tre case editrici.

2 importanti, nazionali, con diffusione diffusa e presenza financo nei supermercati, una delle quali relativamente giovane, l’altra di grande tradizione.

1 giovanissima, con diffusione concentrata nel nord ovest, catalogo ridottissimo ma di grande interesse, collegata con un gruppo del quale risulta capofila un importante editore insediato nel centro-sud.

Insomma, ho giocato le mie carte (mi ha fatto sorridere, a questo proposito, dotterel che si è complimentata per aver avuto il coraggio di affrontare l’eventuale delusione).

Per ora la palla gira.

E se si fermasse?

Nessun problema.

Cioè, quasi.

Nel senso che ho ancora 4 editori che, pur disponibili a riceve manoscritti come verificato in web, ho tenuto “di riserva”.

E si tratta di “gente” del calibro di Maximum fax, ad esempio.

Insomma, chi vive sperando … [pubblica cantando?].



Inviato: 2005/10/3 11:53
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Re: E ades la vegna bela: ien dès i speransi chi fan bat al cor
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io penso che ci sia un dato evidentemente desumibile.
occuparsi di una simile operazione, condotta con indubbia razionalità e attento pragmatismo dal carissimo claudio,
costa soldi, fatica, fiducia.

E' giusto. giustissimo occuparsi di questi aspetti come claudio fa
per mostrare che le scorciatoie ci sono. l'importante è sapere che escludendole con onestà intellettuale,
la via è faticosa e dispendiosa.
prima di arrivare là dove poi tutto potrebbe esser sancito come vano o un vano successo (e dico questo con l'ironia di chi invece nella gente che legge ha fiducia -purtroppo però se il mercato lo fanno i nonlettori, il mercato che può diventare "successo" comunemente inteso, quelli che comprano uno due libri all'anno, c'è poco da aver fiducia: scelgono per posizione negli scaffali o per l'"ha venduto milioni di copie, nuovo caso letterario", sentenziato in copertina o sul giornale/magazine/canaletv di turno, risultato spesso conseguito prima che il volume sia reso disponibile nelle librerie e questo è bello tanto da sembrar miracoloso).
Insomma a metà strada la strada pare già tremendamente lunga ed impervia.
ma forse si sapeva già, forse no.

preso l'assunto, sì non tanto geniale la mia considerazione, mi chiedo.
se questo tempo e questi soldi sì onestamente guadagnati
valgano l'obiettivo.
sì lo dico sempre, lo dico spesso.
ma insisto.
la distribuzione in rete può essere importante proprio perchè lo scrittore potrebbe non dover necessariamente rincorrere il lettore. PROBLEMA SERISSIMO qui su ozoz spesso messo in evidenza dall'ansia della pseudo "pubblicabilità" di cui agli editori spesso, sempre, quando vengon qui si chiede nume.
quel che c'è, di alternativo alla stampa tradizionale, come ci si arrivi ci si arrivi, spesso però pare troppo poco, troppo "diverso", troppo distante dal lettore.
Non sono d'accordo. insisto ancora, a costo di sembrar noioso.
Arrivare in libreria non vuol dire essere più vicini ai lettori, almeno non automaticamente. ci vuole promozione. sì, sicuro. ci vuole accordi di distribuzine nazionali. sì sicuro. ci vuole la recensione di tizio la prefazione di caio e le illustrazioni di sempronio. sì come no. ci vuole..e ci vuole. ogni anno non so quante case editrici vogliono capire il CI VUOLE più decisivo. ogni anno. e ogni notte chi ci lavora, meglio chi le dirige, se lo chiede fino al mattino facendo onestamente il suo pur nobile lavoro.
insomma..
assodato ch non esiste nulla di ontologicamente vicino al lettore io penso che quell'urgenza e quella voglia che porta ai sacrifici di claudio possa essere convogliata in altro modo.
possa portare a immaginare un modo per rendere rivoluzionaria la rete come ancora ha solo fatto intendere di poter essere. quando arrivarono i caratteri mobili si misero le premesse per la distribuzione.
adesso potrebbe essere arrivata l'ora di impegnarsi per salvare l'idea stessa di scrittura dalla distribuzione.
e l'idea che si possa essere scrittori. ed editori. senza per questo doversi alambiccare tra uffici postali ecc, senza dover gabbare la gente grazie alle sue illusioni.

e non sto proponendo il me lo scrivo e me lo pubblico in rete. no. perchè se c'è una cosa che ho A DURO PREZZO capito qui su ozoz che la rete permette troppo facilmente di SENTIRSI SCRITTORI. o ancor più precisamente di SENTIRSI ASPIRANTI SCRITTORI. perchè il falso pudore rimane. ma senza offesa per nessuno. è falso. e gli scrittori, si sa , mentono sempre.
rimane la necessità di arrivare al libro: al libro in cui convergono una linea editoriale, un'atteggiamento editoriale in primis creativo, una autorialità autonoma, spiccata, su cui l'editore, o chi metonomicamente per lui, decide di voler investire. cambiare tutto o forse soltanto riportare tutto alla sua essenzialità. l'editore sceglie un romanzo perchè crede che quel romanzo può essere importante per i valori, le prospettive artistiche che raccoglie, che apre. lo scrittore cerca di scrivere. soltanto. di scrivere quel che si pone come obiettivo. quel che non sa dire.

immaginare una maniera diversa per fare arrivare il proprio lavoro ai lettori.
e non inseguire il modo giusto per essere merce da non lettori.

è una questione serie e impegnativa.
anche questa. e sono sicuro che non escluda le case editrici dalla necessità di essere percorsa. strasicuro.

io la scelgo.
(un inciso: non metto in dubbio che raggiungere un risultato pur minimo di vendite regionali, locali, o cmq di nicchia sia possibile senza "rincorrere" la pubblicabilità, ma in questo caso non vedo la differenza con l'invio e la pubblicazione online sic et simpliciter).

mi rendo conto che qualcuno potrà dire, anche giustamente. io no, nn spedirò come claudio, non proverò a immaginare altro come antonio.
scrivo e impiego tutto me stesso in questo scrivere perchè la vita già poco mi lascia.
a costui non saprei davvero come dargli torto.

A.


Inviato: 2005/10/3 12:44
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Rilancio, anche se un pò esco dal tema del thread, sull’interessantissimo intervento di Antonio Solaris, tema carta stampa o web.

Il web è … un’emozione intensa.

Io non capisco quanti scrivono e gelosamente conservano le loro opere per
concorsi o altro.

Difficile dar conto delle intense emozioni di quanto clicco il tasto invio
e spedisco una poesia in web.

Ad ozzyoz, ad esempio.

Come descrivere l’ansia dell’attesa della pubblicazione?

Le sbirciatine per verificare se è giunta l’ora, la delusione, il rinvio
ad un momento più propizio.

La soddisfazione di quando alfine, bontà loro di Daniela o Maurizio, mi vedo
in linea, allineato in buon ordine nella prima pagina del sito.

Come descrivere l’appagarsi nella rilettura.

Perché un conto è stato leggere e rileggere il file originale.

Altra cosa il testo pubblicato, reso pubblico, offerto alla pubblica lettura.

Come descrivere ancora l’ansia dell’attesa successiva?

Quanti lo leggeranno, chi lo leggerà, chi lascerà commenti.

L’attesa del parere di princess Shelly, le riflessioni per le immancabili
puntualizzazioni di Autie e le argute osservazioni di xamav, la sorpresa
per un commento chilometrico di enrirex, le prove che non vengono giudicate
all’altezza delle tue aspettative.

La gioia di aver colto nel segno, ancora una volta.

Ovvero i ripensamenti, il riprendere le sudate carte della composizione e
procedere ad una prima importante revisione per poi ripubblicare su un altro
sito e attendere ancora commenti di altri amici, di altre amiche.

Che dire quando poi trovi citate le tue composizioni in altri thread, in
altri siti?

Addirittura le trovi riportate, in altri siti.

Poco fa, sfrugugliando le pagine di google, mi sono ritrovato citato con rinvio al sito “Al bar dello sport”: sapevo già della generosa citazione dell’amico solaris, ma è stato … comunque gratificante trovare l’indicazione in google.

Ovvero redattori di fanzine on line ti chiedono il consenso per l’utilizzo,
o ti invitano alla collaborazione.

Oppure, appunto, navighi in google e ti ritrovi e ti rileggi.

Sì, è una grande emozione, il web.

Ma la carta stampata è altra cosa.

Non migliore, non peggiore.

Semplicemente è un’emozione uguale e diversa.

Semplicemente un altro mondo.

Il web porta lontano, tra gente che vive lontano, che ha le mie stesse pulsioni,
le mie stesse illusioni.

La carta stampata mi porta all'uomo che vive nell'appartamento di fianco
al mio.



Inviato: 2005/10/5 16:51
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Re: E ades la vegna bela: l'uomo dell'altro mondo e quello della porta accanto
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L'ho già scritto per qualcun altro, credo Xamav.

Ma mi ripeto....chemmefrega


Uno è bravo mica a caso!

E' stata una chicca splendida, leggere l'incedere delle emozioni che si provano a fare ciò che facciamo qui su ozoz, ma non così facili da riportare.


Inviato: 2005/10/5 17:10
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