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Cronache d'un libro poetico: nella biblioteca comunale ergo poeta nell'eterno destinazione posteri
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Praticamente il viaggio a Milano da Andros il 4 gennaio segna un confine: la fine della prima fase della vita del libro pargol del cor e la ricerca ipotetica, tutta da inventare della seconda fase.

Tra ottobre e dicembre si sono sviluppati i diversi momenti di uscita verso il mondo esterno: i cinque “eventi” di presentazione programmati, la cura e la ricerca della presenza sulla stampa locale, la presenza nelle librerie della provincia.

Da questo punto in poi si brancola nel buio, ci si muove senza rete, alla ricerca di entrature in ambienti nuovi, non direttamente gestiti.

Tutto procede molto più all’insegna dell’incertezza e della casualità. Il libro pargol del cor e il suo autore navigano sull’onda dell’ignoto, prua rivolta verso terre sconosciute.

Eppur [per fortuna] ancor si muove.

Morale sottintesa: mai disperare.

Giovedì 5 gennaio nel web, sito ViviPiacenza (LINK) viene riportata l’intervista apparsa sulla rivista “Piacentini” e comincio a sospettare di avere qualche compiacente amico che, a mia insaputa, mi dà una mano. Del resto dove puoi mai sperare di andare se amici non hai?

Amici disinteressati, che credono e ti affiancano nelle tue battaglie, nei tuoi impegni “aperti al mondo intero”.

Gli amici.
Naturalmente i figli sono invece cosa diversa.
Fabrizio ed Edoardo, autori dei disegni di copertina, venerdi 6 gennaio, giorno della Befana, a tavola presentano il conto e la mettono in monera: 50,00 euro cadauno. Ne nasce un contenzioso, una disfida familiare, una saga di cappa e spada che durerà settimane, mesi, forse anni.

Dipende dalle vendite, sentenzio.
Così, all’indomani, tutti in libreria in piazza Duomo: sullo scaffale residua sempre una copia, la copia fatidica della mia temporanea salvezza, mi viene conseguentemente concessa una dilazione.
A data da destinarsi, nelle mie giuste e motivate intenzioni.
Di qualche giorno, secondo i pressanti ingenerosi figli, degni del titolo di befanoni.

Ancora internet, domenica 8 gennaio, per scoprire che sono in catalogo nel sito del polo delle biblioteche piacentine (una trentina nei diversi paesi della provincia). Con il saggio sulla diffusione di droghe edito nel 1982, presente nella Passerini Landi di Piacenza e a Monticelli d’Ongina, la “capitale dell’aglio” italiana, il paese dove di certo non passerà mai le sue vacanze il Conte Vlad, più noto come Conte Dracula.

Ma ecco citato anche “E’ severamente proibito”, in catalogo nella biblioteca di Fiorenzuola d’Arda, il paese dei miei natali, il paesello lunga la via Emilia dove son nato. Peccato sia alla categoria “canzoni di soldati” ed io sia indicato come “autore secondario”: appunto come fosse una semplice raccolta di vecchi canti altrui e non un insieme di poesie, canzoni, ballate tutte opera dell’ingegno mio.
Ma comunque quel che conta è la presenza.
Sono nella biblioteca comunale, destinazione l’eterno temporale. Ai posteri il giudizio finale sull’odierno verseggiare del sognante poeta.





Inviato: 2006/2/25 12:41
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Cronache d'un libro poetico: ormai al limite dello stress il poeta fai da te
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Francesco.
Compagno di Rita, una delle tante colleghe di lavoro che, non più tardi di un anno fa in lacrime accusava il buon direttore capufficio di inverecondo mobbing minacciando di scatenare sindacati e avvocati.
Telefona, Francesco, all'esimio direttore ormai più noto in veste di giovin orante poeta.
Consigliere comunale in un paese della provincia, Pontenure, Francesco telefona per verificare l’ipotesi di un nuovo evento nella suggestiva cornice della storica e padronale villa Raggio, praticamente un monumento di fasti d’altri tempi.

Solo chiacchiere? Fumo senza arrosto? In primavera si vedrà, comunque dopo l’appuntamento da Andros in quel della grande metropoli, Milano.

In realtà Francesco (che parla all'esimio Direttore con il Lei ossequioso meritato dal rango) non è una nuova conoscenza: aveva voluto un racconto (“Ma cosa diavolo sta succedendo?”) per farne un cortometraggio per poi non farne nulla.

Del resto, inevitabile: di cento che ne pensi, son forse dieci quelle che vanno in porto, destino miserello dell’aspirante artista fai da te isolato nell’eremo della beata provincia marginale.

Senza comunque escludere gratificazioni: sabato 14 gennaio la libreria in piazza duomo finalmente finisce le cinque copie lasciate in conto vendita dalla piccola casa editrice in forma cooperativa.

(Canto del poetello di fronte al fatto bello)

Esulto. In silenzio.
In cuor mio.
Senza far sapere,
senza che il fatto trapeli,
senza che n’abbiano notizia
Edoardo e Fabrizio,
figli impietosi, figli ingenerosi,
portatori d’esosa rivendicazione,
a cadauno 50 soldoni
per due schizzi di copertina
per due schizzi miserelli
neanche fatti d’acquerelli.

In silenzio, con un fil di voce affinchè nessun se n'avveda, vien chiesto il resoconto dell’editore.
Per, ahinoi, dolor del poeta, trovare una situazione un tanto al metro, di conti non se ne parla, in fondo s'ha da capire, qualche problema in società, l’odioso editor che se n’è andato, il poeta fai da te si trova di mezzo ad una piccola bufera di equilibri anche organizzativi da riassettare.

Invano vien richiesto un piccolo sforzo per ricontattare il distributore regionale, quello che potrebbe riattivare il canale I.B.S., ovvero gli acquisti via internet: la poesia, dice l’editore, secondo il distributore non tira per cui a nulla serve che alcuni abbiano chiesto copie.

Non ci si sposta per poche copie, vitali per l’autore, insignificanti per il distributore abituato a ben altri numeri.

Soluzione? Utilizzare la vendita diretta tramite la casa editrice con spedizione via plico postale.

Resta perplesso il buon poetello che s’allontana mesto col suo pesante fardello ma tranquillo, nell’ombra v’è chi veglia e da un lontano paesello pensa un po’ per te.

Domenica 22 gennaio Maura di ozzyoz (mauraga) pubblica nel web un curioso ed interessante articolo sulle avventure editoriali degli autori di belle speranze cosicché la “Doctor Arzy poetical rock band” a sua insaputa si ritrova citata in www.bombacarta.com/bombasicilia/bs5.doc (pagina 43).

Una sortita … esplosiva, una bomba, anzi una bombacarta che ridà fuoco alle speranze e, ancora dal sito internet, il poeta alla ricerca della quadratura dei conti della lunga avventura, coglie un’altra bella pensata.

Segue l’esempio di Smoje, inviando proposta di acquisto (e di organizzazione evento) alle pubbliche istituzioni locali: esimi ed attenti (si spera) assessori alla cultura e responsabili di biblioteche comunali di dieci importanti realtà territoriali della provincia ove si svolgono le gesta in versi narrate nel libro pargol del cor.

Caro et illustrissimo (anzi, illustrissimissimissimo) direttore dell’alma bibliotecarum dello paisi di ello comunorum, inizia (si fa per dire) la lettera di proposta (e di supplica) con allegate copie di interviste e recensioni ottenute oltre indice delle poesie raccolte nel libro avverochè gli esimi possano correttamente orientarsi verso lo acquisto di cento, mille, due milioni di copie et capillarmente diffonderle nello loro territorio comunale.

Insomma, dopo i fasti dei primi mesi, da ottobre a dicembre, quelli dell’uscita del libro, gennaio è il mese del riposo, il riposo del giusto, il riposo del poeta fai da te al limite dello stress.

Riposo.
Meglio, andamento lento.
In realtà con nuova semina.

Nel silenzio ovattato dell’aria fattasi gelida in attesa dei primi copiosi fiocchi d’una stagione come non si ricordava da venti e più anni, il poeta ha lasciato scivolare a terra i semi del suo destino.

E mentre nella notte un inatteso manto bianco arriva a coprire la silente pianura, tra le zolle della terra maturano frutti che chi vivrà vedrà.





Inviato: 2006/2/28 19:09
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Cronache d'un libro poetico: dal buon Federico il poeta è lusingato, ma il direttore mortificato
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Nel lavoro quotidiano il poeta ha l’onere e l’onore d’attendere all’attività di 120 persone poste al servizio dell’esimio cittadino, l’utente della pubblica salute.

120 tra operatori di centralino, addetti all’accoglienza e informazione, impiegati di sportello, di segreteria, di reparto ospedaliero, di distribuzione referti.

120 individualità, ciascuno col proprio essere, ciascuno con la propria vita, le proprie storie.

F. (ovvero diciamo che lo chiamiamo Federico) è un ragazzo alto, ben piantato, ormai alla soglia dei trentanni, posto al servizio di lavori amministrativi di supporto ai reparti ospedalieri.

Alto, ben piantato, cresciuto nell’ovatta d’un mondo interiore “semplificato”.

Così, semplicemente, così Federico è nato.

Questioni, sostengono le schede in cartella al servizio gestione del personale nelle note dal medico vergate, questioni di standard intellettivo.

Un bel dì (addì 8 febbraio, di mercoldì) il grande direttore viene informato che Federico ha da essere rimproverato: con una borsa grande un sacco è stato visto entrare in ospedale con materiale di cancelleria da lui medesimo in cartoleria acquistato.

Ennò, prego, cerchiamo di non barare!
Il materiale si sa al settore pubblico lo s’ha da sottrarre, non di certo a proprie spese portare!
Così del resto, così fan tutti, così è se vi pare.

“Ma vede, signor direttore, quel reparto voleva stampare le schede dei pazienti su carta pesante, cartoncino da 120 grammi ed io che non sono intelligente, che non sapevo come fare, io l’ho comprato con i soldi miei”.
“Del resto le assicuro, quel reparto ne aveva davvero bisogno, che cosa potevo fare?”
Lei lo sa, dice Federico umile e supplico a fronte del grande importante direttore, io non sono intelligente, io non sapevo che cosa fare.

“Ma caro Federico, lei e i suoi soldi,
l’Azienda il 27 generosa li paga
affinché li usi per sé,
se del caso per la sua mamma,
ma non certo per gli stampati.”

“La sua mamma di notte piange,
si lamenta se i soldi li spende male,
ci son tante bollette da pagare,
non ha senso spenderli per altri.”

“No, non mi dica,
che han bisogno
dei soldi per i loro figli,
gliel’assicuro non sono fatti suoi,
quei soldi vanno in amanti”.

“Io lo so caro Federico
che ci sono mille farabutti,
che ci sono colleghi suoi
che acquistavano audiocassette
e televisori e addirittura videoregistratori
e lasciavano debiti a suo nome,
io lo so caro Federico che questo mondo
è pieno di avidi squali ,
di squali senza etica senza morale,
che sanno solo subdolamente succhiare
alla fontana della generosità e della
altrui illimitata debolezza.”

“Io lo so caro Federico della sua bontà,
della sua ben nota disponibilità,
io lo so che dir di no non fa per lei,
che i problemi altrui sono problemi suoi,
ma io non voglio più che si continui
ad approfittare dei soldi suoi”

“Per questo il capo del settore,
con tutte le sue colleghe
per mia apposita disposizione
sono ben attente il giorno del 27
a chi furtivo l’avvicina,
per questo sono attente al ritiro della busta
con i contanti suoi e solo suoi;
perché è incredibile ma
nella grande Azienda
triste verità di grama umanità
tra i tremila e più dipendenti
a trovare non si fa fatica
qualche lurido delinquente,
un gatto zoppo, malandrina volpe,
che approfittano della sua debolezza,
della sua limpida generosità.”

“Questo difetto l’abbiamo superato,
anche in accordo con l’amico poliziotto
quel che dalla guardiola
bada bene ai percorsi suoi.”

“Ora però lei Federico caro,
non può superare l’ostacolo
e donare anche addirittura all’Azienda,
si rivolga per cortesia al capo settore
della carta pesante, chieda l’acquisto,
siamo forse ridotti male
ma non ci faccia vergognare.”

“Va bene signor direttore, io le chiedo scusa, ora apprendo che l’Azienda non vuole i soldi miei”, dice mortificato Federico ormai già in piedi con la mano sulla maniglia della porta del loculo dell’abate nell’antico convento ove oggi ha sede l’ufficio del nostro grande importante direttore.

“Va bene signor direttore e a proposito, sa, io ho acquistato il suo libro”

Ecco, sorpreso, ammutolito, senza parole.

Il direttore sveste la giacca, indossa il maglioncino del giovin poeta di ardite speranze.

Ecco, incredibile, uno dei pochi che è andato in libreria, ecco com’è che sugli scaffali della libreria in piazza Duomo il libro pargol del cor è ormai esaurito.

Chi avrebbe mai potuto pensare che proprio Federico avrebbe acquistato?

Marco, l’esimio primario no.

Federico ultima ruota del carro, ultimo stadio dei livelli stipendiali, scolarità appena di base, Federico non ha esitato il libro pargol del cor ad acquistare nonostante il costo non proprio popolare.

“Non sono abbastanza intelligente per capirle, le sue poesie, ma da una, Terza età, ho capito che anche lei è solo, anche lei circondato da squali.”

Così il grande direttore si commuove.

Tutto, Terza età, rappresenta tranne quello.

Ma poco importa.

Federico così ha percepito ed ha sentito l'anima del grande direttore, l'ha percepito non direttore ma essere umano simile ai problemi suoi ed il grande direttore ne esce sol che onorato.

Essere acquistato da Federico, entrare nel mondo di Federico, essere ammesso nel mondo ovattato di Federico, il mondo di un q.i. ben lontano dalla media della norma, il mondo diverso ben lontano dal mondo dove chi conta vale e chi non conta si perde.

Così per un istante, ammesso nel mondo marginale, nel mondo ove non conta il denaro, il successo, il punto d'arrivo nella scala sociale, così il poeta è felice.

Il libro pargol del cor trasforma l’arida giornata del direttore in una bandiera che scalda un istante della vita semplice di Federico e scalda il cuore del poeta.

Il poeta esternato, il poeta accettato, ora è commosso, ora è felice.

Nulla più importa dei soldi spesi,
grazie al libro di carta stampata
il poeta la chiave ha trovato
per il cuore della sua gente.

Il poeta è commosso.

Il direttore invece è mortificato, perché quel libro andava regalato.





Inviato: 2006/3/4 11:12
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Cronache d'un libro poetico: febbraio tempo di neve, di nespole, di rose che se son fiori foriranno
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Febbraio è il mese della neve, delle cinquantadue candele azzurre spente dal poeta, dell’attesa di eventi nuovi.

Venerdi 17
con Fausto siamo tornati sul luogo del delitto, alla Libreria Cardano di Pavia dove il 16 dicembre organizzammo l’evento di presentazione numero cinque, il primo fuori porta, lontano dalla provincia dove viviamo.

Piacevole scoprire che copia del libro fa bella mostra di sé in vetrina e poco importa se naturalmente di vendita si fa zero. Basta la presenza per attestare il rapporto di stima con Fausto Pellegrin, libraio che certo non ha spazio da regalare se non per convinzione, per amicizia nata, per simpatia letteraria.

Sono poi queste le cose che scaldano il cuore del poeta.
Poco importa se la distribuzione è quella che è, se la dimensione è molto ridotta.
Quello che conta sono i rapporti che, grazie e per il tramite del libro pargol del cor e dei suoi contenuti, sono nati.

Così, se l'intento era quello di far di conto, di ritirare per conto della piccola casa editrice in forma cooperativa la percentuale sulle due copie vendute alla presentazione, alla fine si rinvia ad altra data, non ci si immiserisce in fatti di vil pecunia.

Ma non basta.
Nella stessa giornata squilla il cellulare, si presenta la bibliotecaia di Carpaneto, tale Simona: ha ricevuto la proposta di acquisto libri e di eventuale “spettacolo” della doctor arzy poetical rock band e vuole conoscere … i costi!!!

Dunque.
Non solo ospitati.
Addirittura compensati in vil denaro.

Preso alla sprovvista sparo 150 euro senza musica, 400 euro con accompagnamento musicale: penso scoppi in un’allegra risata.
Invece ... si riserva di contrattare con l’assessore alla cultura, ci si sentirà.

Allibisco.
Avevo spedito la proposta prendendo spunto dall’esempio di Smoje. Allegando copia degli articoli apparsi sulla stampa locale.
Non speravo però davvero tanto.

Allibisce anche Fausto.
Poi chiede qual è la sua quota.

21 Febbraio, martedì, spedisco 3 copie del libro per un concorso a LaSpezia, per una volta pagando la quota di partecipazione, 20 euro.
Non poco ma, nel mio intimo affettivo, se Parigi val bene una Messa, LaSpezia può valere un contributo.
Come dire: rispetto al quesito se valga la pena pagare o non valga comunque la pena la mia filosofia di vita è quella del caso per caso.
Non esistono regole assolute e nemmeno criteri validi sempre e comunque.
Venti euro per “giocarmi” la possibilità di un viaggio a LaSpezia li spendo.
Fosse stato a Bologna non l’avrei fatto.
A Milano, neppure.
Sarà forse il fascino dell'aria del mare.

Lunedì 27 febbraio, infine, stacco un assegno di 450 euro a favore della piccola casa editrice in forma cooperativa, tutti frutti delle vendite dirette.
Si aggiungono ai 600 euro versati al momento della stampa (fine settembre) che le vendite dirette, a fine febbraio, ovvero dopo cinque mesi dalla nascita del libro pargol del cor, non hanno ancora completamente restituito (anche se non siamo distantissimi).
Resta dunque un residuo di 150 euro ma conto sulle vendite in libreria, semmai l’editore si decidesse a chiedere i resoconti.

Pur rinviando ad altri momenti le considerazioni finali, insomma tuttosommato l’investimento ritorna.
In termini di gratificazione personale e culturale siamo al duemila per cento.
Un po’ più arrancante ma non è un dramma anche in termini economici.

Diciamo, per ora, danni limitati.

E l'avventura continua.





Inviato: 2006/5/10 16:58
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Re: Cronache d'un libro poetico: febbraio tempo di neve, di nespole, di rose che se son fiori foriranno
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Da Alcadia
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non ti risulti ingrato il mio dire.

ma in invidio un po'.

a stento riesco a trova' il tempo per andare a fare le pubblicazioni di matrimonio,
men che meno a muovere il sedere in un viaggio che non sia
legato al dovere/piacere di qualche familiare in necessità d'affetto (da condividere).

persino col primo romanzetto avevo più energie che ora con il ben più amato/lavorato "Marta".

mi affido alla rete ma nella maniera più sbagliata: passivo e stanco.

che vita è.
boh.
meglio di tante altre, lo so .
ma fa pensare quanto poco basti.

in grande amicizia,

A.



Inviato: 2006/5/11 13:36
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"Io mi batto solo per quello in cui credo.."
Il mio romanzo: http://www.wolfsrain.it/wolfsrain/marta.pdf
Il mio blog: http://albardellosport.blogspot.com
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Cronache d'un libro poetico: corre dritta la locomotiva, riporta a casa il belli mùndaris
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Una mattina ben coperto ad affrontare il freddo pungente d’un tuttavia generoso giorno di febbraio che, quantomeno, non dispensa pioggia.

Nuvole, quelle sì.
Ma le nuvole in cielo non fanno male.
Se poi sono ammirate dal finestrino chiuso del treno regionale per Alessandria diventano coreografia.

Giovedì 23 febbraio, corre dritta la locomotiva lungo i binari della ferrovia.
Talvolta serve una giornata di stacco.
Per ritemprarsi, per ritrovarsi.
Destinazione langhe.

Stupenda Alessandria alla mattina,
la gente di Alessandria che si affanna
alle mille occupazioni d’una giornata
qualunque, d’ordinario lavoro.

Sotto i portici a due passi dalla stazione un banco di libri usati.
Curioso: trovo il primo libro di Remo Bassini, “Il quaderno delle voci rubate”, quasi come un segno a caratterizzare l’intera giornata.

Sosta ad un bar, caffè e brioche, un’occhiata al quotidiano locale, l’orecchio teso incuriosito ad ascoltare le chiacchiere di un uomo ed una dama in pausa lavoro.

Il poeta, il narratore?
Ladri di storie, calamite d'emozioni, di sogni, di speranze, di dolori, d'amori nascosti, amori sacri, amori profani.

Attenta occhiata alle vetrine della libreria in piazza, infastidito dai vicini manifesti della Lega, quella separatista che dell’Italia unita vorrebbe far orrendo sfacelo.

Inevitabile la visita alla mostra d’arte pittorica “I sogni, visioni tra simbolismo e liberty”.
Per individuale piacere, per lustrare gli occhi,
perché arte richiama arte
e i sogni di pittori ormai morti
artisti ormai morti e defunti
possono ispirare sogni e visioni
del poeta dei giorni nostri.

Con inevitabile acquisto di una Pigotta, bambola di stracci che porta fondi per i bambini dell’Unicef. Anche in un giorno di pace e abbandono del quotidiano impegno, la coscienza solidale non abbandona il poeta.

Di nuovo ferrovia, l’altoparlante gracchiando annuncia, il treno per Vercelli parte dal binario 6, affrettarsi prego.
Signori in vettura, si parte.

Fuor dalla linea principale, si segue una tratta di collegamento verso la direttiva da Milano a Torino.
Tra campi sommersi dal velo d’acqua donde spuntano le piantine del riso.

Oh care mamme, le vostre figlie ien arivà.
Chiude gli occhi, il poeta vagabondo, ascolta i canti delle mondine che salgono da antichi casolari ormai abbandonati, circondati dall’acque emergenti, persi lontani nella pianura infinita.

Niente poesia.
Le mondine tornavano con le gambe rovinate, mangiate dai moscerini e dalle zanzare.
L’artrite nelle ossa.
Eppur era festa, quando dopo mesi tornavano a casa.
Con la paga, nel fagotto delle poche cose da lavare.

Vercelli, città del riso all’apparenza un po’ decaduta.
All’uscita della stazione una grande abbazia.
Il vecchio ospedale riconvertito in facoltà universitaria, dal bisturi medico alla penna della letteratura.

Controllo in borsa la presenza della copia del libro poetico pargol del cor.

Son quasi le 13,00 ora del pasto, difatti s’affaccia un leggero languorino mentre nelle vie si diffondono profumi di tavole apparecchiate, rumori di posate e piatti.

Cerco nella rubrica del cellulare il numero di Remo Bassini, alias Luca Baldelli.
Luca Baldelli, protagonista del libro di narrativa “Il quadreno delle voci rubate”.
Remo Bassini, autore, direttore della Sesia, storico bisettimanale di Vercelli, amico virtuale via ozzyoz.

“Pronto, Remo? Sono arrivato a Vercelli, appena sceso dal treno”.




Inviato: 2006/5/12 0:07
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Re: Cronache d'un libro poetico: corre dritta la locomotiva, riporta a casa il belli mùndaris
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Il modo di raccontare di Arzy è... poetico. Nelle sue parole è racchiuso un piccolo mondo antico che viene alla luce leggendo. Di notte, si sa, i pensieri viaggiano meglio, indisturbati e quel treno, sempre, menzionato, che viaggia lungo pianure estese che d'inverno sono coperte di nebbia, l'estate , brillano al sole per la loro copertina acquitrinosa e pullulano di zanzare, le risaie, che testimoniano l'esistenza della gente di campagna di una volta . Un personaggio si aggira tra un cambio di scena e l'altro. E' uno che ama scrivere di tradizioni e di vecchie culture, di mondi incantati, fantastici, fiabeschi... E' un po' romantico e un po' fuori moda, un po' da fumetto... e' Arzy.

Inviato: 2006/5/12 7:10
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Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King
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Re: Cronache d'un libro poetico: corre dritta la locomotiva, riporta a casa il belli mùndaris
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riana ha scritto:
... E' un po' romantico e un po' fuori moda, un po' da fumetto... e' Arzy.


Come noto batte già il mio cuore da tempo immemore per princess Shelly e da ultimo, dopo la parentesi di Rannydoll purtroppo sparita nel nulla virtuale, m'ha preso lo stesso cuore Dottybell.

Ma dopo una frase, dopo una descrizione sì poetica di me medesimo, non me ne vogliano le altre che pur vantano in esclusiva il mio eterno amore, ma ... aggiungiamo un posto, or è anche tuo questo mio vecchio cuore di poeta viandante e vagabondo






Inviato: 2006/5/12 23:43
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Re: Cronache d'un libro poetico: corre dritta la locomotiva, riporta a casa il belli mùndaris
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Ah dimenticavo, nelle tue poesie rivivono le epiche leggende cavalleresche medievali e gotiche dell'Inghilterra all'epoca di Re Artù e i cavlieri della tavola rotonda... A Piacenza poi si mangia il prosciutto... e i tortellini.
La mia cara, dolce amica Ranuncolo, dov'è finitaaaa? Peccato non si colleghi più...Spero stia bene.

Distinti salumi a tutti.



Inviato: 2006/5/13 9:50
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Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King
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Cronache d'un libro poetico: impareggiabili emozioni, a Vercelli s'incontrano poeta e narratore
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Il libro poetico pargol del cor, gioia e dolori.
Un po’ come donne e motori.

Preoccupazioni economiche ma gratificazioni infinite.
Speranza dell’omo nudo che faccia un buon inverno.

Speriamo che Dio me la mandi buona, diceva il poeta investendo nella pubblicazione del libro poetico pargol del cor.
Speriamo che Dio me la mandi buona, gli faceva eco il parroco aspettando la perpetua nuova.

E via così, di lardo in lardo finché la gatta non ci lascia lo zampino, di libreria in libreria finchè il poeta non esaurisce il borsellino, ma in fondo il cielo è sempre più blu.

Camminare sull’onda d’un sogno di poesia, con la sporta di speranze ed illusioni, con la borsina e la Pigotta, piccola bambola di stracci, acquistata ad Alessandria, fatta da bambini per portar fondi via Unicef ai bambini meno fortunati.
Camminare, con la copia del libro poetico pargol nel cor al tepore nella stessa medesima borsina blu.

Cosa non si fa per vendere una copia in più?
Camminare per le strade vecchie d’una Vercelli antica, tra palazzi di recente ristrutturazione e vecchie case coi balconi a ringhiera oramai diroccate, forse rifugio di zingari clandestini in rassegnata attesa di un qualche naziskyn.

Camminare e riconoscere a prima vista quell’uomo con sigaro e spolverino che ti viene incontro.
Sorridere ed indicarlo con l’indice.

“Tu, tu, sei tu, proprio tu”.

Remo Bassini, direttore della Sesia, giornalista, scrittore, autorevole frequentatore di ozzyoz.
Una conoscenza virtuale, approfondita attraverso la lettura del suo primo romanzo, “Il quaderno delle voci perdute”.
Quanto basta per riconoscerci al volo, il poeta e il narratore, mentre l’uno si dirige verso l’altro, poco dopo le 13 d’un giovedì 23 febbraio, in una vecchia strada dell’antica Vercelli.

Confronto d’idee, d’esperienze diverse, di sogni, di progetti, camminando alfin rivelando che data l’ora non sarebbe male badar anche alla soddisfazione dello stomaco (non si vive di sola aria, di sole speranze).

E lungo la strada ci raggiunge Francesca, dama consorte di Remo, coi suoi capelli neri, col suo sorriso che ricorda la prossima primavera.

Basta un bar.
Non ci sono bistecche e patatine e del resto poeta e narratore non sono Tex e Kit Carson, per cui van benissimo un panino col salame industriale, una fetta d’un dolce fatto in serie, chi una birra, chi acqua minerale perché attenzione, per farsi largo nel mondo dell’editoria potrebbe essere richiesto di non essere troppo larghi: magro … vende meglio, facilita il passaggio nel piccolo schermo, ad esempio.

Scrivere? Certo, serve saperlo far bene, ma spesso serve altro e tutto fa.
Fortuna, intraprendenza, talvolta anche l’aspetto.
Così incontri l’editore che ti chiede un contributo ma non è escluso incontrare l’editore che ti chiede di sacrificare dieci chili.

Funeste, magre prospettive per il buon poeta amante dei tortellini!

Sì, perché con Remo ci si scambia esperienze.
Racconti di storie di ozzyoz, amici e antipatie sul sito, il tutto infarcito dai ricordi di ciascuno di serate organizzate, di copie vendute, di contatti con editori, di tribolazioni economiche, chi di Fiere del Libro, chi di fiere di paese, chi di banchetto alla sagra del cotechino.

Chiacchiere.
Sul mio “Manoscritto sepolto” ancora dattiloscritto, dei miei rapporti con Mursia, con Fazi, con ARPANet.
Su Clelia, la protagonista del secondo romanzo di Remo che Mursia ha tenuto nel cassetto per oltre un anno e che praticamente precede in libreria di pochissimo tempo il terzo romanzo, stavolta con Fernandel, la casa editrice del fantasmagorico Giulio Mozzi.

Giunge l’ora della consegna della copia del libro poetico pargol del cor al prezzo scontato di 10,00 euro anziché 12,00.
Ma come, il Remo paga? Certo, perché, comunque, i libri degli amici si comprano e si pagano. Sempre.
Tristo il destino dei libri regalati, posti in qualche angolo a raccoglier polvere dopo una fugace occhiata alla prima svogliata sfogliata. Dimenticati ed alfin relegati su uno scaffale in solaio o in cantina.

Salvo casi rari, e Remo, nel mentre arriviamo nel suo studio, l’ufficio del direttore del giornale, dalla confusione della scrivania riesce a far emergere la lettera di quell’ammiratore che, dalla lontana Sicilia, scrive del piacere che avrebbe nel leggere di Clelia ma, purtroppo, non ha i soldi per poterselo permettere.
“Con Mursia non c’è trippa per gatti, rivela Remo, non è editore che ti regali copie, così quella copia l’ho acquistata io e l’ho spedita giù al sole della Trinacria”.

Ah, buon cuore di noi sognanti artisti di penna!

Parliamo ancora di possibile incontro alla Fiera del libro di Torino, di un divenire di Remo e Francesca a Piacenza, “a mangiar tortellini e lambrusco”
Ah, l’infamia!
Remo nol sa, è vera eresia, l’emilia piacentina non bene lambrusco ma barbera e gutturnio che son ben più tosti e non coca cola di vino come la sciaquetta d’acqua del vin d’emilia dell’est, lambrusco e sangioves, appunto, vinelli da signorinelle.
Ma, ospite, imparerà.
Promessa di poeta errante.

Parliamo di amici virtuali che talvolta per ciascuno di noi sono diventati reali.
Ranuncolo, dotterel, autie76, eagle, fiorderica, matemati, solaris per citarne alcuni, e Remo mi mostra il romanzo di Mario Bianco, me ne racconta la storia, di quando a sua volta Mario è venuto a Vercelli, mi racconta degli autorevoli commenti che Mario per anni ha ricevuto per rigettare romanzi scritti in stile troppo vicino ora a Fenoglio, ora a Pavese.
Finché un giorno come per caso ecco l’incontro tra il Mario e “L’Ambaradan”, piccola casa editrice torinese che, senza contributo alcuno, ha alfine dopo decenni d’attesa pubblicato il manoscritto.

Ma il tempo, inclemente ed inesorabile, passa, scandisce il cucù la mezzora delle 14 e giunge l’ora della riunione di redazione, il direttore mi saluta, pretende l’autografo sul libro poetico pargol del cor.
Affettuosa stretta di mano e il poeta ritorna sui propri passi, si perde nelle strade d’una città mai vista, una città che chissà mai se rivedrà mai.

Portici, piazze, studenti che ridono e fanno i pagliacci per colpire coetanee studentesse nella speranza di raccogliere istanti d’amore e concreti baci profondi.

Adulti cresciuti, passanti frettolosi con la borsa portadocumenti con all’interno la copia del quotidiano, la banana e lo yogurt per tenere la linea, non disdegnano un’occhiata alla minigonna d’una avvenente ucraina in pausa dal lavoro notturno nei viali della periferia.

Panni stesi a terra sotto i portici con la mercanzia taroccata di un emigrato nigeriano e slavi con lo sguardo perso attaccati al collo d’una bottiglia di Heineken nella speranza d’un lavoro legale e regolare che invece di certo non passa nei bar.

Ancora il tempo per entrare in libreria, acquistare un libro sui mille modi per cucinare il riso alla vercellese e il viaggio riprende, signori in carrozza, la stazione è già alle spalle, riprende il lento sferragliare sulle rotaie della prateria padana.

Il poeta errante dirige la prua verso il ritorno nella baia del porto dove l’attende la sua dama, Dalila, e sissamai nella pentola stia bollendo l’acqua per un buon risotto.

Di cero costa caro, pubblicare un libro delle visioni oniriche del cuore d’un poeta.
Ma regala incontri, esperienze, emozioni impareggiabili.





Inviato: 2006/5/13 13:31
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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