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Cronache d'un libro poetico: in libreria a Pavia, lo definiranno un flop ma the show must go on!
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Squilla il telefono in ufficio.

Pronto, chi parla?

Mah, tiriamo a sorte.

O facciamo un po’ per uno.

Ehm.

Squilla il telefono ed è la mattina del 16 dicembre anno Domini 2005, venerdi.

Lodovico Gaiuffi: l’avevo atteso con ansia nei due eventi a Piacenza ed era stata notevole, la delusione per una delle tante sedie vuote, quella virtualmente sua.

“Ascolta, vengo a sentirti a Pavia. Hai modo di darmi un passaggio o devo prendere il treno?”.

Effetti del diffondersi della notizia.

Degli articoli sulla stampa locale, dei richiami sulle televisioni locali, dei biglietti invito circolati, del pour parler, del passa parola.

Come circola la notizia? Impossibile controllarlo, per il diretto interessato. Resta il fatto che, vengo a sapere, si mormora positivamente delle mie poesie. Cosicché cresce la curiosità di sentirle e Lodovico salta sull’ultimo carro possibile, il “treno” diretto a Pavia per l’ultimo evento in programma, la fine del tour della Doctor Arzy poetical rock band.

Due macchine, si parte poco dopo le 15, sull'una Fausto e la lettora, Tiziana.

Sull'altra io, l’ormai poeta conclamato alla guida, Dalila, regina consorte, Lodovico, pensionato attualmente impegnato con un corso da gondoliere a Venezia.

Scusa?

Gondoliere?
Essì, l’attività da vinaiolo per ora è finita.

Vinaiolo?

Certo che sì.
A settembre sul quotidiano era apparso un articolo sul fatto che mancava mano d’opera nelle campagne per la vendemmia.

Preso l’elenco telefonico, individuata un’azienda agricola, chi è che si è presentato all’alba in campagna con le migliori intenzioni di apprendere un’arte nuova?

Così il Lodo viene associato d’ufficio tra gli effettivi della band, poetical più che mai.

Alle 18, dunque, entriamo nella Libreria Cardano in quel del centro di Pavia.

Libreria Cardano ovviamente in via Cardano, defilata rispetto alle grandi arterie piene di luminarie, alle vetrine sfavillanti con le pellicce di AnnaBella, ma comunque di gran classe, piccola, specializzata in libri d’arte, due stanze, un retro con vetrina, mostra di quadri alle pareti.

Nel retro dove, nel deserto, ci mettiamo.

Imbarazzo di Fausto Pellegrin, qualcosa non ha funzionato ma the show must go on, lo spettacolo deve proseguire, la recita và ad iniziare.

Brevi framezzi da parte mia ad introdurre il senso di ogni poesia.

Poesia è impegno, poesia è valori, poesia è amore, poesia è struggenza interiore, poesia è pace, poesia è no ai dittatori ma anche no alle guerre e in specie alle guerre unilaterali basate sugli interessi economici del petrolio e della ricostruzione a seguire appaltata alle imprese della nazione dell’invasione.

Ed ogni volta Tiziana attacca a recitare i versi scelti.

Il pubblico.

Ovvero Fausto, libraio, Lodovico, amico da Piacenza, Dalila, consorte, gradisce.

Al suo turno attacca con l’analisi letteraria Fausto e cita Gregory Corso, cita De Andrè, Ginsberg, cita Holderlin: ad ogni intervento Fausto me ne tira fuori uno e, nei giorni successivi, mi costringe a ricerche letterarie, a scoprire ogni volta i nuovi poeti che, a suo dire, m’avrebbero ispirato, naturalmente a mia insaputa.

Di nuovo i miei collegamenti parlati, di nuovo Tiziana e tutto scivola al meglio.

Nonostante il silenzio della stampa locale, nonostante l’assenza dei pavesi, nonostante non ci sia traccia del rinfresco che il Fausto libraio aveva ipotizzato.

Nonostante tutto.
Alle 18.30 arriva Stefano Canepa, drakul in scrivi.com, poeta collocato tra il dark e il decadentismo.

L’aveva promesso e, arrivato alla stazione da Milano, pendolare con lavoro in banca, eccolo in centro, eccolo alla Libreria Cardano.

Tutto e tutti in piedi, meno Dalila, appollaiata su uno sgabello, tra i quadri in un retro piccolo piccolo, i rari passanti che gettano un occhio, un po’ alla vetrina con i suoi libri, un po’ a noi, alle nostre mosse, a Tiziana che col libro pargol del cor in mano declama versi ormai quasi imparati a memoria.

Tornati a casa, all’ordinario quotidiano, la definiranno la serata del flop.

Ed invece per noi è splendida, intensa, partecipata, entusiasmante, una recita appassionata con tanto d’inchino finale e applausi, veri, sinceri, calorosi.

Grazie, messer lo pubblico.

E Lodovico, con la voce rotta, Lodovico ringrazia, sinceramente letteralmente commosso, emotivamente stupefatto dai versi, dai pensieri, dalle immagini evocate dallo spettacolo, l’intenso spettacolo d’una band scalcinata ma profonda, straordinaria nel suo essere.

Due libri venduti ma l’incasso resta alla libreria, per ora (quindi non rientrano nella contabilità con il conto che resta fermo a 77 copie vendute direttamente).

Quattro amabili chiacchiere a seguire, poi in piazza in pizzeria.

Con crollo di tensione, caduta emotiva, la grande avventura è finita, Pavia saluta l’ultimo concerto, l’ultimo evento, l’ultima rappresentazione della band, ragazzi grazie di tutto.

Les jeux sont terminée, cala il sipario.

Il libro pargol del cor [ forse ] è giunto al capolinea.

Si ritorna a Piacenza alle 23.

Curioso su internet, esploro con google e mi ritrovo.

Citato.

www.piacentini.net, sito collegato ad un mensile, rivista patinata deluxe a diffusione tutta locale, propone “I Piacentini XL”.

Con riferimento non tanto alle mie comunque considerevoli misure ma a quei piacentini extra.large, capaci di portare la città e se stessi oltre gli angusti confini della città e della provincia.

Piacentini che fanno grande Piacenza, che la portano fuori porta.

Il Vescovo,
il preside del liceo artistico,
un famoso pittore che espone a New York,
una scultrice,
un luminare della medicina,
in tutto 17 famosi.

Ed io!!!!!!

Citato per il libro pargol del cor, citato per la presenza nel web, da ozoz a scrivi.com.

Poco prima della mezzanotte Drakul lascia un messaggio nel web.

Per una splendida serata.

Con il libro sul comodino.

Peccato che a Fabrizio nell’esame di ieri abbiano offerto un 18.

Non ne valeva certo la pena e l’ha giustamente rifiutato.

Cosicché dovrà passare Natale a studiare.

The job must go on.





Inviato: 2006/2/3 17:35
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Cronache d'un libro poetico: non le liriche fanno il poeta, la citazione dei mass media, quella sì!
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La conclusione degli “eventi organizzati” non significa la fine dell’avventura.

Anzi.

Fatto tesoro dell’esperienza di Smoje pubblicata su ozoz abbozzo una lettera da inviare a Comuni, Biblioteche pubbliche e Regione per proporre l’acquisto del libro e magari l’organizzazione di un evento visto che ormai quelle che erano semplici presentazioni sono diventate un vero e proprio spettacolo.

Decisamente gradito.

Lo sostiene, mercoledì 21 dicembre, con tanto di sorriso e bacio (sulla guancia) Palma, intervenuta alla serata in Sant’Ilario.

Cosa ancora più bella,
ne approfitta per raccontarsi,
per confidare al poeta
(ormai come tale riconosciuto)
di come a sua volta
anche lei trascende
fugge via
dalla grigia realtà quotidiana.

Non scrivendo versi ma dipingendo.

Un mondo di sognatori, un mondo reinterpretato attraverso il filtro della poesia, dell’arte, della fantasia.

Ed il libro pargol del cor è lo strumento per riconoscersi, per confrontarsi, per dirsi cose di sé che altrimenti mai verrebbero rivelate.

Chi mai poteva pensare che quell’io incontrato cento, mille, un milione di volte,
quell’io
nascondessi un io
poeta?

Già, e quando mai Palma,
quella lei conosciuta
negli anni ottanta,
quando mai quella lei
poteva sospettarsi
ispirata sognante
alle prese con colori
e languidi pennelli?

Complimenti anche alla festa di Piero Molinaroli, a pochi giorni dalla pensione.

Da Pietro Marchetta e da Enrico Veluti.

Un tempo fattorino oggi a sua volta pensionato, cantante per passione, eletto consigliere comunale delegato alla biblioteca nel suo paese in zona pedemontana, Pontedell’Olio.

Dove arrivavano i liguri con l’olio caricato sul dorso dei muli
e sul ponte che attraversa il Nure
facevan mercato con quelli saliti dalla bassa,
la pianura padana.

Ho letto di te e delle tue poesie
che invece confessa naturalmente
non ha letto
ma di certo dichiara
son stupende
visto che lo dice il giornale,
e se l'afferma il quotidiano
che ne dici ipotizziamo
d’un evento da organizzare
lassù tra i monti al paesello.

Vedremo, chi vivrà vedrà.

Complimenti, giovedì 22, da Antonio Farinotti, docente di materie letterarie al liceo artistico dove studia Edoardo. Un buon figlio, dice ad udienze, degno di cotanto padre. Davvero apprezzabili, sostiene convinto e lusingante, le liriche che invece lui, all'opposto di Pietro e di Enrico, ha sentito al primo evento, nel salone della piccola casa editrice in forma cooperativa. Senza dimenticare una citazione di merito per Tiziana, meravigliosa, convincente, coinvolgente lettora.

Suona il telefono, nel gelido tardo pomeriggio d’un inverno da ricordare.
Ciao, sono Ivano.
Ormai perso nell’impegno per sostenere il suo libro fresco di stampa sulle vicende storiche di Emilio Canzi, comandante partigiano, anarchico e libertario.

Vendute, sostiene, 250 copie nelle prime settimane.
Ma come accidenti fa?

Comunque un successo per ciascuno che non fa male a nessuno.

Per Ivano il botteghino,
al poeta il baldacchino.

Nel senso rieccomi di nuovo agli onori della cronaca stampata.

In edicola esce “Piacentini” in formato rivista patinata deluxe.
Di fatto numero speciale natalizio, con a pagina 54 spazio ai libri “Freschi di stampa” e 2/3 della pagina dedicati alla “mia” intervista, riproduzione della copertina del libro compresa.

Acquisto due copie e passo in piazza Duomo nella mia libreria preferita.

Ancora complimenti.

Dall’ex primario della neurologia, da qualche mese in pensione, divoratore di carta stampata (tranne che dei miei versi che non ha acquistato ma ha letto siano straordinari e non ha dubbi nel crederlo).

Da Ennio, autore a sua volta un paio d’anni fa di un libretto con contributo con casa editrice simil tipografia distribuzione zero, sieropositivo, autore e regista di uno spettacolo teatrale sull’Aids messo in scena a Pontenure tra calorosi applausi di pubblico e di critica. Ennio, cosa che non guasta, dichiara di aver acquistato, in libreria.

Nel pomeriggio, sul cellulare, Carlo Cammi, per auguri e per esprimere rammarico per l’assenza ai diversi eventi. Poi, semmai mi calasse una copia da fargli avere, lui gradirebbe.

In serata, vivi complimenti alle due edicole di via Farnesiana.

La forza della poesia?

Mah, piuttosto l’effetto onda della citazione sulla carta stampata.

L’era dei mass media manipolatori.

Sono citato, poeta dichiarato, ergo sum.






Inviato: 2006/2/8 19:05
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Cronache d'un libro poetico: viaggio in zona estrema alla ricerca dell'Andros ancora sconosciuto
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Alle 11 del morning squilla il cell mentre sono impegnato in accorata riunione.

Ciao, sono Antonella.

Antonella Fornari con davanti la pagina cultura e spettacoli del quotidiano locale, Libertà.

A piè di pagina, 5 colonne su 6, con tanto di foto d’accompagno, Salvatore Mortilla racconta della serata di poesia, musica e pace del 2 dicembre in Sant’Ilario.

Contenuto di altissima considerazione.

Citazioni di tutto rispetto per Stefania: “Claudio è un regista di poesia” e vai col rimando a Truffaut.

Gran risalto anche ai poeti citati a paragone da Fausto: Gozzano, Pascoli, la beat generation.

Insomma, un grande regalo di Natale.

La consacrazione finale che giunge dalla carta stampata.

Nulla sarà più come ieri.

Da oggi il mondo sa che girando un angolo di via della mia città chissà magari incappi in un poeta riconosciuto, conclamato.

A prescindere dal fatto che per pubblicare ha pagato una forma di contributo e a prescindere anche dai conti della spesa, dal venduto e dal fatto che quasi nessuno, fuor del confine di “casa”, ha saputo.

Diciamo che
chi ha saputo
ha riconosciuto.

Venerdi 23 dicembre,
da quell’articolo stampato
sul foglio culturale
del quotidiano provinciale
finisce la storia dei desiderata
della gloria aspirata
della gloria sognata,
inizia il percorso agognato
d’un poeta conclamato.

Inedita situazione che apre a non si sa bene quali nuove azioni.

Sono riflessioni che m’accompagnano mercoledì 28 dicembre mentre in treno con Dalila attraverso l’appennino, direzione Genova, nel bel mezzo d’una bufera di neve da far pensare per un attimo d’essere saliti in vettura sul Polar Express destinazione il paese di Babbo Natale.

Viaggio per puro diletto personale a visitare la mostra sul “Romanticismo e i macchiaioli”, a cercare ispirazione per prossimi futuri versi magari dedicati a chi per un’Italia unica ed unita, per un’Italia finalmente Nazione non ha esitato a mettere in gioco la vita stessa.

Così insomma nasce la consapevolezza che scrivere non è più puro diletto ma forma di vita, parte essenziale del vivere quotidiano di chi ormai non può più negarsi al ruolo imprevisto di poeta in qualche modo nel suo piccolo mondo affermato.

E da cosa nasce cosa.

In rapido alternarsi di luci e di ombre.

Venerdi 30 dicembre, in piena notte, apro nel web la pagina di www.ozblogoz.it e leggo di tale Andros che affitta sala per presentazione di libri in quel di Milano.

Scrivo subito e mi propongo.

Non passano che poche ore ed ecco la risposta, perché no?

Intanto passo in libreria, in piazza Duomo: del libro pargol del cor resta sullo scaffale una copia soltanto.

Novità anche in International Book Shop (I.B.S.): nella scheda del libro appare la scritta “difficilmente reperibile”, indice che la piccola casa editrice in forma cooperativa non è il massimo quanto a capacità di sostegno.

Certo ha inserito il libro in catalogo, ha tanto di codice ISBN, è presente in internet ma … non ha passato il libro al distributore regionale ed anzi il distributore non vuole libri di poesie. Dunque sono arrivate diverse richieste ad I.B.S. (ed altre potrebbero arrivare) che invano le gira al distributore e dunque giacciono inevase.

Un gatto che si morde la coda.

Anzi, un gatto imbecille.

Anzi, diciamo il vero.

Appena fuori dai confini di “casa” la piccola casa editrice in forma cooperativa, vale proprio zero.

Non che non lo sapessi.

Magari m’aspettavo qualcosina in più.

Ma diciamo che va bene così, la facciamo andare bene così.

Della serie comunque un servizio l’ho avuto e per il resto aiutati che il ciel t’aiuta.

Il cielo in questo caso lo chiamiamo Andros.

Meglio.

Lo chiamiamo Ozoz.it, il sito attraverso il quale ho avuto l’opportunità di conoscere Andros e di scoprire quindi, navigando in internet, che la sua sala è una piccola galleria d’arte in periferia nella grande metropoli milanese, che lui stesso è un artista dalle … diciamo curiose ed interessanti performance.

Così ordunque, mercoledì 4 gennaio di prima mattina con Fausto saliamo sul treno, direzione la grande metropoli.

Passiamo la mattinata a rimirare i quadri della mostra “dipinti tra le righe del tempo” sui macchiaioli toscani allestita alla Biblioteca di via del Senato.

Segue un frugale pasto in un bar con saletta sotterranea ricavata nella vecchia cantina all’insegna dell’ottimizzazione degli spazi a disposizione, arte nella quale son maestri questi lombardi.

Finalmente il lungo viaggio in metrò, oltre la fermata di Giovanni, quel delle Bande Nere, fino alla periferia, fino a dove finiscono i binari, il convoglio stridendo si ferma poco prima dell’ultimo muro, all’ultima stazione, al capolinea, Bisceglie.

Giusto il tempo di acquistare gli ultimi due biglietti della lotteria, per poi incamminarci nelle grandi vie tra due colonne di enormi moderni palazzoni cresciuti come funghi attorno a qualche vecchio casolare contadino che paradossalmente resiste a ricordo d’epoche e d’equilibri abitativi ormai andati.

Alla ricerca dell’Andros ancora sconosciuto.





Inviato: 2006/2/11 12:51
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Re: Cronache d'un libro poetico: viaggio in zona estrema alla ricerca dell'Andros ancora sconosciuto
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Scusa arzy,
ma pur rischiando di sembrare fastidiosamente permaloso, devo a tutti i costi dire due parole.

Prima di tutto non c'era da scoprire nulla, nei messaggi inseriti su Ozoz avevo specificato che lo spazio era in zona periferica, ma non ai confini del mondo come lo fai sembrare tu. Posso capire che per una persona non avvezza a Milano, possa fare questo effetto, e posso anche capire che, volendo dare una coloritura poetica al tutto, le tue parole risultino più che suggestive. Ma tu dovresti capire che con una descrizione così a me potrebbero girare i cosiddetti come in un frullatore

Sulla galleria piccola... che dire... a parte il fatto che non la considero e non la presento come galleria, devo dire che a Milano tante gallerie gli oltre sessanta metri quadri del mio spazio se lo sognano... ci sono gallerie storiche e importanti qui a Milano che si accontentano di 20 o 30 mq.
Solo lo spazio per le presentazioni, dove anche tu presenterai, è 30 mq abbondanti, con oltre 30 posti a sedere. Tanto per la cronaca: è la stessa grandezza della sala presentazioni della Rizzoli nella galleria in Duomo qui a Milano... con la differenza che lì i posti a sedere sono poco più di 20...
Ma magari sei abituato a spazi più ampi e quindi cerco di capire anche questo...

Ma la cosa che mi infastidisce realmente è che io non "affitto" un bel niente!
Nè agli scrittori nè tantomeno agli artisti.

Ci si dà tanto da fare, avendone in cambio poco o niente, per poi vedersi messi nel mucchio con tutti gli altri "affittacamere"...
Non puoi immaginare quanto questo mi dia fastidio...

Ripeto, bella descrizione, molto poetica e ben scritta...
Ma io sono un po' deluso.
Nel mio spazio, benché in "affitto", "piccolo" e "tra i casolari", sarò felice di ospitarti comunque, semplicemente perchè apprezzo e rispetto il tuo operato...

E tu, rispetti il mio?

Inviato: 2006/2/12 10:40
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Re: Cronache d'un libro poetico: viaggio in zona estrema alla ricerca dell'Andros ancora sconosciuto
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Non conosco te n'è la persona che in "Cronaca di un libro poetico" descrivi cosi', stroncando la sua iniziativa in modo vergognoso:

Finalmente il lungo viaggio in metrò, oltre la fermata di Giovanni, quel delle Bande Nere, fino alla periferia, fino a dove finiscono i binari, il convoglio stridendo si ferma poco prima dell’ultimo muro, all’ultima stazione, al capolinea, Bisceglie.

Giusto il tempo di acquistare gli ultimi due biglietti della lotteria, per poi incamminarci nelle grandi vie tra due colonne di enormi moderni palazzoni cresciuti come funghi attorno a qualche vecchio casolare contadino che paradossalmente resiste a ricordo d’epoche e d’equilibri abitativi ormai andati.

Alla ricerca dell’Andros ancora sconosciuto.

Lui ha reagito da "signore" a mio modo di vedere... Offre uno spazio gratuito mi pare di capire in un mondo quale quello artistico dove tutto si basa solo sul "quantum" per essere poi deriso proprio da uno dei suoi fruitori.
T'avrei detto ben altro caro Arzy... anche perchè non ti sei proprio risparmiato nel denigrare lui, i suoi spazi, la casa editrice e, non ultimo Milano!

Dammi il titolo di un tuo libro, edito da Mondadori o da Rizzoli o Feltrinelli o ancora meglio da Adelphi e ti giuro lo vado a comperare!
Quanto a Milano, cito (arte nella quale son maestri questi lombardi) facciamo quel che possiamo con quello che abbiamo.
E tu?

Villageboy










Inviato: 2006/2/12 16:37
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Re: Cronache d'un libro poetico: viaggio in zona estrema alla ricerca dell'Andros ancora sconosciuto
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Sono davvero esterefatto [ e mortificato ] per aver indotto interpretazioni che sono l’esatto opposto del mio sentire.

Probabilmente è proprio per questo che Mondatori, Feltrinelli, Rizzoli e Adelphi non hanno mai pubblicato nulla di mio ed altro probabilmente non sono che un misero scrittorucolo.

Alcune precisazioni sono d’obbligo.

Ci tengo a precisare che per me “grande” effettivamente s’accompagna spesso a valori che non condivido.

Il grande rischia di andare a discapito della centralità della persona e dell’individuo.

Invece “piccolo” è più bello.

E’ giusto.

Secondo un concetto di dimensione a portata umana.

Per questo definendo “piccola” la galleria d’arte di Andros volevo intendere qualcosa di giusto, di accogliente, di simpatico.

Come del resto volevo complimentarmi con i lombardi per la loro capacità di reinventare una vecchia cantina trasformandola in uno spazio utilizzabile.

Come del resto volevo esprimere ammirazione per il fatto di un quartiere capace di far convivere vecchi casolari contadini testimoni di tempi passati con la modernità dei palazzi pensati dagli architetti di oggi.

Quanto poi al concetto di periferia, potremmo aprire una discussione infinita.

Credo che Milano non sia una realtà unica ma, come tutte le grandi città, sia un insieme di realtà spesso diverse, ciascuna con una propria identità, con una propria specificità (e Milano, alla fine, nasce dalla somma di tutte le specificità, non di una sola, quella magari del centro).

Conosco abbastanza bene la Milano del centro e non mi pare sia la stessa cosa del “popolo della Bovisa”, dei pittoreschi caseggiati che seguono i Navigli (che adoro): nella mia visione non esiste una sola verità, ma Milano ha mille anime, mille storie, mille quartieri, tutti diversi, tutti degni di essere conosciuti, di essere scoperti.

Per questo, abbastanza spesso, prendo il treno e porto le mie stanche ossa a girare per Milano, magari senza meta precisa, magari per scoprirne (con i miei occhi e le mie visioni poetiche) sempre aspetti nuovi, sconosciuti, spesso da ammirare (senza tuttavia chiudere gli occhi di fronte a quelli da criticare).

A Bisceglie sta il capolinea, l’ultima fermata di una delle linee del metrò. Poco dopo finisce il territorio del Comune di Milano e nello stesso tempo siamo a qualche chilometro da piazza Duomo e a molti chilometri (credo dai 12 ai 16, sbaglio?) dall’opposto confine est della stessa grande città. Dirlo non voleva in alcun modo essere un giudizio e men che meno un giudizio negativo.

Una semplice presa d’atto per chi, venendo da realtà molto diverse, può fare molta fatica a capire una realtà così complessa come appunto Milano (discorso che comunque vale anche per Roma, Genova, Torino, Palermo, Napoli, città dove i poli opposti distano chilometri e chilometri e naturalmente vedono convivere situazioni assolutamente diverse delle quali non sempre è facile trovare il collante, l’amalgama finale).

Mi spiace davvero aver ingenerato interpretazioni assolutamente opposte a quello che era ed è il mio pensiero.

Pensiero che già avevo avuto modo di esprimerti, carissimo Andros, all’indomani di quel viaggio, quando via mail ti ho scritto delle impressioni mie e di Fausto sulla tua arte (che ci ha lasciati a bocca aperta, sinceramente colpiti dall’inventiva e dalla profondità del messaggio) e sull’ipotesi di organizzare una serata gentilmente ospitati in quell’ambiente.

Dove per ambiente si intende la tua galleria d’arte e naturalmente la città.

Essere ospiti di Andros,
della sua galleria d’arte,
della grande Milano?

Niente altro che motivo di orgoglio.

Di una cosa comunque mi sento colpevole.

Di aver scritto che Andros affitta la sala.

Mi sarei corretto nella successiva tappa delle cronache: nessun affitto.

Andros offre e mette a disposizione uno spazio a favore di chi crede nell’arte o ha qualcosa da dire.

In conclusione, come ho già scritto in privato al diretto interessato, non solo ho un grande rispetto, dopo averla toccata con mano, per l’attività di Andros.

Soprattutto ho una grande stima dell’artista e della persona Andros.

Per questo davvero capisco d’essere un poetucolo che potrebbe darsi tranquillamente all’ippica, se ho generato l’interpretazione opposta.

E ribadisco il rammarico in primis nei tuoi confronti, carissimo Andros.




Inviato: 2006/2/12 23:38
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Beh Arzy apprezzo quanto hai scritto sopra. Facciamo cosi' se ti va: tu forse ti sei espresso in modo un pò "sbrigativ" e io ho capito male. I fraintendimenti, online, sono all'ordine del giorno. Quindi "pace"!?

Anzi, un sincero augurio per la presentazione che farai da Andros (ho capito bene qui?) e ... raccontaci tutto (se vorrai).
Quanto a Milano... mi rendo conto di essere assolutamente campanilista e chiedo perdono per questo. Ma amo la mia città.

Smack

Inviato: 2006/2/13 9:02
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Re: Cronache d'un libro poetico: viaggio in zona estrema alla ricerca dell'Andros ancora sconosciuto
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Non discuto più di tanto i concetti di "piccolo" e "periferico", perché troppo relativi e soggettivi, e in fondo mi avevano appena sfiorato.

È stata proprio quella parola a farmi saltare sulla sedia: "affitta".

A volte, sulle cose che ci stanno a cuore, che rappresentano una parte del nostro lottare in questa vita, si finisce per essere suscettibili. Forse troppo, lo ammetto.

Era solo una parola, anche se le parole possono far nascere un amore, possono scatenare odio, possono costruire interi universi e persino distruggerli.
Forse noi stessi siamo parole, parole tridimensionali.

Una parola può fare la differenza.
Nel caso specifico, fa la differenza di un bel po' di euro che potrei incassare affittando lo spazio, cosa che, rischiando molto, ho scelto di non fare.
Memore di un tempo ormai per fortuna passato, quando oltre a non avere uno spazio mio per esporre, nessuno era disposto a credere in me e in quello che facevo e nessuno mi offriva di esporre, neanche a pagamento...

Il sogno di costruire un mondo un po' diverso non dovrebbe mai morire...

Bando alle tristezze e alle prolissità; per me l'episodio finisce qui.
Ti ringrazio per aver chiarito l'equivoco e mi scuso per la reazione che, mi rendo conto, può apparire eccessiva.
A breve ci sentiremo per cominciare a preparare la tua serata.

Inviato: 2006/2/13 11:34
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Re: Cronache d'un libro poetico: viaggio in zona estrema alla ricerca dell'Andros ancora sconosciuto
Daniela
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Ieri ho tremato leggendo queste belle "cronache" e mi sono molto dispiaciuta dell'equivoco che si è creato...

Ora, come potete immaginare, sono molto felice che pace sia stata fatta!

Bravi! E teneteci aggiornati sull'evento

Inviato: 2006/2/13 11:54
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Cronache d'un libro poetico: un gallo dalle penne color del rame e il gatto nero dal lungo pelo
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Un parco, un’isola nel mezzo di un quartiere della Milano cresciuta negli anni del boom economico, metropoli orientata alla mittle europa del futuro prossimo venturo.
Prati delimitati da lunghi viali che sembrano quasi ricordare le immense Prospektive di San Pietroburgo, la città cara agli zar.

Una Milano che non ti aspetti.
A passeggio tra i campi e gli orti nel cuore di un moderno quartiere della grande metropoli, quartiere sconosciuto, quartiere impensato.

In piena città, costeggiamo, con Fausto, il muro di cinta d’un antico casolare contadino (forse Cascina Barocco?).
Lasciate alle spalle le luci dei negozi d’una periferia che è tale perché distante dal centro storico ma che in realtà è città tra le tante città che, unite, ancorché diversissime, formano Milano.
Diretti verso i monumenti alla modernità rappresentati dalla stazione delle corriere e dalla stazione subway, della metropolitana, ormai giunta l’ora del ritorno a casa.

Attraversiamo il piccolo parco con tanto di fattoria contadina, testimonianza della coesistenza del passato a vocazione agricola e del futuro dei grandi complessi abitativi orientati allo spazio infinito, quello siderale.
Passato e futuro diversissimi che trovano un sorprendente equilibrio nel presente.

Costeggiamo il muro di cinta, dove si crogiola al calore del sole un gallo (forse) messicano dal fiero aspetto, con le penne color del rame.

Gallo guerriero,
fiero del proprio essere libero nell’isola del parco cittadino.

Si alza sulle zampe, allarga le ali, nel vederci avvicinare.
Lancia stridulo il suo avvertimento al sole:
badate o voi, incauti pellegrini,
di portar rispetto a ciò che testimonia
d’antiche culture.

Monito imperioso e a rafforzare il già greve tono del gallo
giunge un bellissimo gatto nero dal lungo lucente pelo
a far capolino con gli occhi giallo verdi,
a sua volta ad avvertire,
non v’è trippa per chi non sapesse capire.

Casa colonica contadina nel centro cittadino, territorio indiano, ipotesi di convivenza tra nazione antica e moderne compassate giacche blu.

Segni anormali, segnali fuor di norma, messaggi dal mondo dell’ignoto magico, segnali di buon auspicio per l’evento eventuale prossimo futuro, lo sbarco della Doctor Arzy poetical band nella capitale industriale del Regno.

“L’arte, caro amico, è un pozzo irto di trappole e la patacca è sempre in agguato. Rischi di non riconoscere il pezzo pregiato e di pagare a caro prezzo il pezzo squalificato.”

Chi dice cosa sia arte, chi dice quale sia l’arte che vale:attenzione, occhio vigile e attento, il mondo è pieno di mercanti pronti a rifilare la bufala del caso.

Esaltare pataccari, sopravalutare gente destinata all’oblio: sono lesti ed affabulanti gli imbonitori del pezzo raro made in Taiwan.

L’arte non è altro che un valore assolutamente opinabile, occorre grande attenzione e, al minimo dubbio, meglio lasciare stare.

“Ma questo ragazzo
non è uno qualunque, questo ragazzo
con la sua arte ha talento da vendere.”

Parole di Fausto e Fausto se ne intende, di questo s’è certi.
In casa sua fan bella mostra sulle pareti quadri di primo novecento, statue bronzee di fine ottocento e, di dubbia provenienza (quanto ad ammissibilità legale), un vaso d’origine etrusca.

Non amo, non mi identifico, dice Fausto, mentre il gallo lancia il suo grido al sole, "non mi riconosco nell’arte moderna e contemporanea".

"Eppure quell’opera, così carica di significato, sarebbe splendida, in equilibrio tra passato e proiezione futura, sulla parete del mio studio", ribadisce l'esperto Fausto.

“Sì, quel ragazzo, te lo dico io, farà un giorno parlare di sé.”

Veramente, di quell’Andros e delle sue opere, caro Fausto, già si parla su importanti riviste, su “Arte”, su “Glamour”.

"Nessuno stupore, caro Claudio".

Frammenti di conversazione nel mentre, superata la casa colonica con i suoi orti, ritorniamo verso il metrò, per tornare alla stazione centrale dopo il sopraluogo nella “curiosa” galleria di Andros, scoperta attraverso Ozoz, il "luogo d'arte" dove potrebbe essere la tappa milanese del poetical magical tour for a dream, a dream of peace.

Abbiamo visitato "Sciorum", un posto per riflettere.
Nel senso che le pareti, i soffitti, i pavimenti , tutto è rivestito a specchio e, ovunque guardi, inevitabilmente … rifletti.
Simpatico gioco, di specchi e di parole.

Inventiva.
Come le opere conservate nel sotterraneo, dove è allestita la stanza per la presentazione dei libri e dove, su un tavolo, sono esposti volumi di una minuscola ma combattiva casa editrice, “Alba libri”.

Andros, artista d’arte moderna, organizzatore d’una galleria che mette a disposizione ("Sciorum", appunto), autore di una raccolta di racconti e di un romanzo, insomma artista poliedrico, ci racconta la semplice storia dell’amico albanese giunto nel BelPaese che, volendo pubblicare, stanco di sentirsi proporre contributi da sborsare, ha deciso di aprire una casa editrice personale.

Per pubblicare opere di valore senza richiesta di contributo: non per far soldi ma per convinzione editoriale.

Così ecco una dozzina di titoli in esposizione, racconti, romanzi, poesie con appunto anche due volumi opera di Andros [ e, nota bene, uno lo ritroveremo nella centralissima libreria Rizzoli, in piena Galleria in piazza Duomo ].

Forse Andros ospiterà la poetical band: gli lasciamo copia del libro pargol del cor con l’avvertenza che non sono liriche anonime, che sono liriche con chiara scelta di campo, quanto ai valori che rappresentano per cui se, come padrone di casa, non volesse far parte dello spirito del libro, tante grazie lo stesso: è stata comunque un’emozione conoscere l’artista e l’uomo Andros.

Dunque ce ne andiamo senza sapere come finirà.

Ma il fiero gallo mexicano dalle penne color del rame
che insieme con
il misterioso gatto nero dal lungo fluente pelo
e dagli occhi verdi e gialli,
uniti nel comune intento, la difesa
d’un angolo di mondo carico di valori,
la antica casa colonica con gli orti di coltura contadina,
sono un segnale degli Dei.

Il libro è uno strumento di espressione dell’arte e, grazie al libro pargol del cor, arte incontra arte e questo, per inciso, vale buona fetta dei sacrifici fin qui sopportati dal povero miserello poetello.

Ovvero.

Commento a margine del primo contatto con un mondo speciale, il mondo dell’arte, il mondo di Andros.





[ nota per inciso:
un paio di giorni dopo l'incontro
Andros,
lette le poesie del libro pargol del cor,
via mail ha confermato
la disponibilità ad ospitare
la "Doctor Arzy poetical rock band in magical mistery tour for a dream, a dream of peace"
nella serata concordata, lunedi 27 marzo ]






[ seconda nota sempre per inciso:
e tutto questo
"Sotto il segno di ozzyoz"
con annessa possibilità di incontro
tra tanti ozzozini ]





Inviato: 2006/2/18 23:18
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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