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Cronache d'un libro poetico: sull'uscio inatteso chiede libero accesso un angelo, di nome fa Cate
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Piove, boia d'un governo ladro, guerraiolo e malandrino.

Nella tarda serata d'un inverno gelido come tanti, data di calendario lo 2 di dicembre, tra le vie della città bassa, Strà Alvè, strada alzata, strada che dal basso delle rive del Grande Placido Fiume sale lentamente verso il livello della piazza.

Sale la strada e lungo il marciapiede arranco, con l’ombrello in una mano.

Ed il borsone nell’altra, con le copie del libro poetico, il libro pargol del cor da vendere.

La giacca, il giaccone, la sciarpa con il simbolo scozzese, il cimelio blu dei Blues, i rugber delle Highlands.

Nella tasca la bolletta di consegna, tutto regolare, metti passasse la Guardia di Finanza.

Ed ancora libri, libri da citare, libri di amici, amici da raccontare.

Libri da proteggere, libri per i quali palpita (sia pur leggermente senza mettere veramente in discussione incolumibilità e vita) il cuore: piove ed ogni libro soffrirebbe qualora insinuanti gocce cariche d’acqua piovana s’insinuassero nel borsone.

Le fiabe che Augusto raccontava ai suoi bimbi, Augusto che ha telefonato, Augusto che ha la febbre, Augusto che sarà assente.

I racconti della Mara.

Piove ed io arranco, il dolce viso della Mara negli occhi, la Mara che vince concorsi a raffica, la Mara che pubblicò a pagamento e giura non lo farà mai più, Mara che da allora ha cambiato strategia, conquista spazi sul quotidiano locale e pubblica racconti oppure invia lettere ed è così che può chiamarsi scrittrice.

Pubblica su Inchiostro, pubblica su riviste letterarie eppoi diciamolo, quella ragazza c’ha un non so che, sia che sia il fascino delizioso delle quaranta primavere sia che sia una serie di curve tutte ardimentose e pericolose ma di contestual gran delizia che come fai a non sognar della Mara?

Epperfortuna che i pensieri si sa, nessuna consorte può entrare nei segreti pensieri svolazzanti dello marito ed è cotal fatto certo cosa buona, cosa giusta.

Per l’incolumità d’un innocente [ di certo innocente ] marito e compagno del tutto estraneo a peccaminosi intenti che chi mai dubitar potrà?

Eccomunque anche la Mara, in questa tarda sera di pioggia incessante, la Mara non sarà ad insediare l'equilibrio del rapporto tra sposo e madama consorte, Mara sarà ad accudire i suoi bambini e deve far tutto lei visto che per la settimana intera il marito compagno della sua vita e padre dei suoi figli l’han trasferito dall’altra parte della regione, ore ed ore di viaggio, nemmeno a pensarci di fare il pendolare.

Chissà se la Mara in quest’istante sospira il ritorno dell’amato bene.

[ e se abbisognasse d'una mano cortese?]

Della Mara insomma invero non so e sarà meglio non sapere, di certo so che son sudaticcio, che camminare con abbondante borsone di libri miei e d’amici vari pesa, arrancare sulla strada che dolcemente ma inesorabilmente sale, fa sudare.

Ed i libri di Fabrizio Achilli, sulla nascita del fascismo, le poesie di Franco Toscani, docente a filosofia alla mitica statale, quella di Milano.

Piove, piove ed ancora piove sulla città in attesa dell’aria di Natale.

Scorre l’acqua sulla strada, scivola in mille rivoli giocosi dalla zona alta della piazza ai bassi, alle case del popolino.

Tanti anni fa la stessa acqua, l’acqua che seguiva scendendo il declivio stradale d’improvviso s’incontrò con il rombante procedere impetuoso vorticante dell’acque esondate dalle rive del Grande Placido Fiume forse in questione con la sponda sorpresa in tenero colpevole abbraccio con l’infame argine..

Ah, sponda infedele, d’un tratto scomparsa assieme al fedifrago argine ed il Grande Placido Fiume, iroso, disperato, s’avventò nelle vie della città bassa alla ricerca della sponda perduta.

E gli omini del popolo, quelli senz’arte né parte, quelli delle case fatte coi mattoni di fango e di carta impastata nel fango, gli omini della bassa a correre sulla stessa strada che percorro, fino ad una scalinata, la muntà di ratt, la salita dei ratti, dei topi, del popolo negletto che risaliva verso la città ricca, la città della salvezza.

Come un topo,
topo, topastro, topino, topetto,
come un pulcino pulcione piccolo e nero,
io,
io Calimero,
a mia volta arranco, verso l’antica chiesa oggi sconsacrata di Sant’Ilario, giusto alle spalle della piazza de’ cavalli, con le vicende dell’avventura d’un libro poetico che passano in rassegna nella mente, speranze e disillusioni, sconfitte, rivincite d’ormai mesi e mesi di grandi passioni.

Passioni.

Delusioni.

Gratificazioni.

Ed umanità varia.

Comunque vada.

E Cate.

So già che anche Cate non ci sarà, nell’auditorium di Sant’Ilario nell’occasione addobbato per ospitare musiche e versi d’auspicio di pace, di negazione della guerra, delle guerre tutte.

Cate è ad Aprilia, profondo Lazio, ad un rendez-vous poetico letterario tra amanti di siti vari.

Con il libro poetico, il pargol del cor in borsetta.

Il libro che aveva richiesto ad I.b.s. per scoprire che, pur in catalogo, non era disponibile. Ma Cate quel libro lo voleva e quando una donna vuole non c’è argine che tenga.

Lezione di vita, han luogo lor signor li maschietti a ritenersi infallibili conquistadores.

Son volpi le bimbe con le lor code d’argento, son loro che catturano d’ammaliante magia se e quando vogliono laddove sol d’apparenza par che la conquista sia opera dell’ingegno del maschietto invero null’altro che povero grullo avviluppato in dolce rete trappola del cor.

Certo, con Cate c’è il vantaggio che abbiamo scoperto di frequentare alcuni siti (web) comuni.

Oltreché, dettaglio non secondario, d’abitare praticamente sotto lo stesso cielo stellato, ad una ragionevole distanza, quella ragionevole distanza che Cate un venerdi pomeriggio uscendo di casa ha colmato con i comodi mezzi pubblici.

Il mio ufficio è in un’antico convento ed io occupo la stanza, la cella che, un secolo orsono o giù di quel tempo lì, fu l’ufficio degli affari del padre priore.

Quel venerdi pomeriggio ero solo, parlavo al telefono ed ecco, nella semioscurità del corridoio, affacciarsi timidamente ma con decisione sull’uscio un volto sconosciuto, il sorriso di Cate che chiedeva il permesso, il via al libero accesso.

Accordato!

Io quel tuo libro, amico poeta, lo voglio.

Ma quanto mi costa aver amato, ma quanto mi costa aver pubblicato!

Lo stress, il cuore che batte a mille, la pressione over cento, rischio d’infarto, rischio di trombosi per eccesso d’ansie e di ostacoli e complessità d’organizzazione.

Ma chi non morirebbe per un sorriso, per un sorriso di donna, per il sorriso di Cate.

Ed è il pargol del cor, il libro stampato delli versi mei che m’ha dato gioie, m’ha dato dolor, m’ha dato financo il dolce volto di madonna Cate.

E se oggi non avrò da morir, domani venderò tutti li miei averi per stampar non uno, non cento ma mille libri pargol del cor e per ogni libro un bacin d'amor.

ehm

va bè

per ogni libro un sorriso di puro candor.

Ed eccomi, al fin della lunga e tormentosa strada, the long and waiding road, eccomi a chiuder l’ombrellone a spicchi, uno bianco, uno verde, uno bianco, uno verde.

Nell’androne a volta che immette nella chiesa sconsacrata di Sant’Ilario oggi auditorium destinato a conferenze ed altri usi civili.

Vicino al palco c’è già Tiziana, c’è Fausto, c’è Dalila, Ferruccio, Concetta, Giovanni, arrivano i musici, si danno disposizioni, ci si richiama, arriva Francesca, s’accorda con Tiziana sui tempi degli interventi, io mi metto qui, tu ti muovi così.

Deposito il borsone all’ingresso, Dalila prende in carico i libri, li venderà Fabrizio ma nel frattempo si offre volontario Pietro.

Dalla borsa estraggo la bandiera arcobaleno, salgo sul palco, chiamo Ferruccio, con un po’ di puntine l’attacchiamo sullo sfondo blu alle spalle dei tavoli per gli oratori.

Mario e Piero si mettono a sedere sulla sinistra (guardando dal pubblico), Piero dlindlona sulle corde del mandolino, le tira, aggiusta l’accordo, si fa l’orecchio mentre Mario ordinatamente estrae fogli di note musicali dalla vecchia borsa di pelle nera.

Fausto porta il banchetto oratorio giù dal palco, da lì parlerà Francesca per poi passar parola alla voce di Tiziana.

Dal fondo s’apre la porta, lentamente arriva gente, ascolta i rumori dei preparativi, entra Rita, con la bimba piccola e un’amichetta incuriosite da questa cosa strana che si chiama poesia che forse domani racconteranno in classe, alla giovane maestrina.

"Mamma, mammina, ma domani potrò dire alla maestra che ho visto un poeta?"

Ed eccomi di gran foga a precipitarmi verso i bagni.

Con incontenibili problemi di gravissima incontinenza.

Concetta mi porta un pacchetto incartato, regalo suo e di Ferruccio, dice affinché sia una serata grande. Chissà, dalla forma e dal tatto potrebbe essere un libro, non brillano per fantasia.

Si riapre la porta d’ingresso ed entrano folate di vento e di acqua piovana.

Piove, Giove pluvio,
piove Giove infame,
piove governo ladro
e malandrino
e guerraiolo.

E’ il 2 dicembre, le jeux sont fait, madame et messieurs ciascun al son posto, la giostra s’avvia si mette in moto, si va a cominciare.

Laddove POESIA E’ UN CANTO DI PACE.






Inviato: 2006/1/12 1:36
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Re: Cronache d'un libro poetico: sull'uscio inatteso chiede libero accesso un angelo, di nome fa Cate
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Ciao Arzy!
Non ci siamo mai incontrati qui sul forum, ma vorrei ringraziarti per questo bellissimo post che mi fa guardarre con più leggerezza a questo inizio giornata un po' faticoso.
Grazie!
Spero proprio di riuscire a d essere presente al tuo incontro di presentazione a Milano!
Buona giornata
Lelia

Inviato: 2006/1/12 8:17
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Cronache d'un libro poetico: 2 dicembre, Stefy rivela in sala "son trentanni che Claudio ci prova"
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Auditorium Sant'Ilario, centro di Piacenza, 2 dicembre, quarto evento di presentazione del libro poetico, protagonisti previsti in scaletta
Tiziana,
lettora ufficiale,
Augusto,
raccontatore di fiabe per bimbi, assente per febbre,
Fausto,
nel ruolo inusuale del critico letterario,
Stafania,
nel ruolo di partecipante attiva,
Francesca,
nel ruolo di introduttora,
Mario e Pietro,
musici.

L’auditorio non è pieno, almeno la metà dei 130 posti brillano come sabbia nel deserto.

Piove, Giove pluvio, piove, governo infame boia malandrino e guerraiolo.

Così brillano per assenza eccellente tanti, a priori dati assolutamente per certi.

Manca Antonella, manca Enrico, manca Fabrizio, manca Ivano, mancano tanti.

Manca perfino l'editore.

Eppure la sala ha un ché di colmo.

Di caldo, di calore umano.

Di attesa partecipazione, di attesa emozione.

Stefano, già presente in ottobre alla presentazione presso la casa editrice, stavolta ha portato tanto di avvenente consorte.

Bella, con i capelli neri come puoi aspettarti dalla più sensuale delle zingare, delle gitane.

Tra pochi giorni entrerà in ospedale, passerà sotto i ferri, per “la totale”.

Poesia è intreccio con il quotidiano ed il quotidiano è fatto talvolta di buone nuove, talvolta di eventi scuri.

Un augurio.

Che Poesia sia la terapia per la certezza del domani.

Apro il pacchetto regalo di Ferruccio e Concetta.

Al tatto e data la confezione sembra un libro, non è che brillino di fantasia.

Nel consegnarlo hanno commentato con l’augurio che porti fortuna per la serata.

Sì, è un libro.

Il libro … della cacca.

Lo annuncio e li indico a campione rappresentanza del “mio pubblico”.

Questo è il poeta e questi (mostrando la copertina del libro regalo) i suoi amici.

Li vedo sparire nella poltroncina.

Ma intanto la figlia piccola piccola di Rita, dall'alto dei suoi sette anni, tira la manica del paltò della mamma.

“Voglio anch’io, mamma, il libro della cacca!”.

Il poeta ingenera sogni.

In altre occasioni ingenera conflitti e problemi familiari.

Che sia una cacca di poeta?

Francesca s’avvicina al banco oratorio, racconta dei riconoscimenti dati alle mie liriche, l’ultimo a Castellazzo Bormida, terra di Cesare Pavese [ una “semplice” segnalazione, invero, per la silloge dell’Incappucciato ].

Motiva perché interviene, perché ritiene di ritagliarsi uno spazio portando il proprio contributo, partecipando.

Ed io confermo, confermo che poesia è valori, poesia è partecipazione, poesia è fotografare una realtà, la nostra realtà indirizzandone il cambiamento riaffermando valori: poesia è il sogno d’un mondo equo.

Tiziana recita “poeta”.

Piero e Mario debuttano con un’aria di Chopin.

La serata scivola via tra applausi sempre più sentiti che accompagnano recite e canzoni, da “Siur padrun dalli beli braghe bianche”, a “war is over”, “carlo martello”, due canzoni in dialetto piacentino, allegre arie d’operetta, tristi note a sottolineare la solitudine della “Terza età”.

Così si recita dell’individuo e dei suoi problemi, delle sue speranze.

Poesia che è lotta sociale,
che è amore, amore che splende, amore che finisce,
che è pace e negazione della guerra,
che è la gioia di vivere nel proprio mondo,
in libertà.

Interviene Stefania, un po’ di fretta.

Deve correre in consiglio comunale per la discussione del bilancio.

“Claudio ci prova da trentanni ed io dico, provaci ancora”.

Un gruppetto di infami, in sala, misto omini e femmine, si scatena.

Segnalano il fatto a Dalila [ vigile consorte nell'occasione per un istante ammutolita ] seduta un paio di file più indietro e, mentre Stefania prosegue (“la poesia di Claudio? Come un film di Truffault”), si preparano feroci vendette private casalinghe.

Ma la forza delle idee supera anche le malelingue.

Peraltro confesso, trentanni fa ero in gita con Stefania all’Elba.

Ma non l’ho per nulla sfiorata [ ma comunque non fatene parola con Dalila ].

Ero troppo impegnato a provarci con Giovanna [ed anche di questo, zitti e mosca, v'en prego, v'en supplico ].

Avevo ventanni io, 16 lei, quando passammo ore ed ore a passeggiare a PortoFerraio mano nella mano.

Sul pulman al ritorno, poi, seduta sulle mie gambe, finalmente le sue labbra sfiorarono le mie.

Ed un’amica l’apostrofò “puttana!” richiamando al dovere di fedeltà verso il ragazzino lasciato a Piacenza.

Così un grande amore appena iniziato bruciò in un secondo le sue prospettive e svanì nell’eterno nulla.

Ah, se ciascuno pensasse ai fatti suoi!

Non ho mai più incontrato, Giovanna, nel frattempo incoronata sposa con tanto di conseguente numerosa prole, ed ogni volta che incontro Stefania chiedo notizie d’un viso che ormai nemmeno saprei riconoscere più.

Provaci ancora [ ad emozionarci con i tuoi versi ].

Dice Stefania, che sorprende per il suo intervento dove i miei versi vengono ricondotti al cinema e tutti scopriamo un’insospettata profonda conoscenza cinematografica della nostra politica consigliera comunale.

Ecco, mentre Mario e Piero attaccano nuove note, vien da pensare che poesia è l’occasione per conoscere lati insospettati della vita di persone che incontri e scopri di non aver conosciuto davvero, di non aver conosciuto fino in fondo, di non aver conosciuto del tutto fino ad un attimo prima.

Sì, poesia è partecipazione, è condivisione.

Poesia è stare insieme, io a te ove io equivale a noi e te è tanta gente.

Il libro poetico, il libro stampato, il pargol del cor non è il protagonista, non è la poesia il soggetto.

"Vieni al cinema insieme a me,
c’è l’attore che piace a te,
sai chi è, sai chi è,
vieni al cinema e lo saprai."

Io, tu, noi, voi,
l’attore è la poesia
e poesia è la gente,
cronaca d’un libro poetico
altro non è che
cronaca d’incontri
tra la gente.

Nonostante Giove pluvio,
nonostante piova che Dio la manda,
nonostante quel boia d’un ladro
d’un governo malandrino,
boia, ladro, fellone,
guerraiolo.

Io non sono un pacifista, dichiaro, sono un uomo di pace e dico che non può essere tollerato che nel mondo qualcuno cancelli gli oppositori curdi col gas.

Quel qualcuno doveva essere fermato.

Ma dalla comunità internazionale tutta.

Non da uno solo che si pensa depositario unico della verità,
non da chi ha agito unilateralmente
per poi godere in via unilaterale degli interessi (economici) della ricostruzione.

E con Tiziana recitiamo a due voci “Cronache dal fronte 2003” e si canticchia un inno di pace.

Segue Fausto, a ricordare che la mia è poesia del novecento, “rabbiosa, irriverente, a tratti urticante ma profonda, positiva, delicata, come un dipinto di Chagall”.

Truffault, Chagall ed io sono in brodo di giuggiole.

Truffault, Chagall ma soprattutto la gente, i sessanta presenti in sala.

Alcuni autorevoli.

Annibale Gazzola con consorte, Patrizia, lui già Sindaco di Travo, che fa cenno ad una possibile serata in primavera nel castello del paese della Val Trebbia.

Renato Zurla, presidente della Croce Rossa, autore di diversi libri con i quali racconta dei suoi viaggi umanitari come medico in Afghanistan, in Kosovo, nel Sud-est asiatico all’indomani dello Tsunami.

Nanda Montanari, negli anni settanta deputato per il P.C.I. (non c'è problema, si sa, nessuno è perfetto).

Salvatore Mortilla, autore della prima recensione sul quotidiano locale del mio libro, prodigo di elogi, scritti e verbali, che non ha voluto perdere la seconda presentazione, arricchita con accompagnamento musicale.

Altri niente più che gente, la gente di tutti i giorni, la gente dell’angolo dietro casa.

Fabrizia, benzinaia, con la figlia ad un passo dalla laurea.

Giorgio, Franco, Giovanni, Noris, Teresa, Mino, Raffaella, Lara, Francesco.

Oltre a quanti non conosco, venuti per il fatto delle poesie o semplicemente perché conoscenti di qualcuno degli amici della “band”,
la "Doctor Arzy's poetical rock band in magical mistery toru for a dream, a dream of peace",
il popolo di quanti e quante volontariamente si danno da fare per il mio libro.

Non per tornaconto.

Ma solo per condivisione dei valori.

Da un lato alla fine i conti della serata, quelli economici, non tornano.

Molti dei presenti sono al bis per cui solo 13 acquistano copia del libro per un incasso di 130 eurozzi.

Totali vendite dirette, dunque, 70 copie in due mesi mentre l'attesa della serata era per almeno una decina di copie in più.

13 copie dunque risulta un bilancio ben al di sotto delle attese, dello sperato, dell’investito per l’organizzazione della serata (250 eurozzi tra SIAE, affitto sala, francobolli).

Ma, di fronte alla condivisione dei valori, agli applausi di partecipazione, ai sorrisi di soddisfazione, all’abbraccio della gente che si riconosce, si stringe in un unico cerchio unito, che importa tutto il resto?

Ecco, il messaggio e la morale del 2 dicembre.

POESIA E’
TANTA GENTE
UNITA IN UN CERCHIO
IN UN ABBRACCIO UNICO
FATTO DI MUSICA,
DI VERSI, DI CANTO,
DI PAROLE,
DI VALORI CONDIVISI.

DI PACE.

Di gente.



L'ultimo dettaglio.
La serata in Sant'Ilario è finita alle 19.30 circa dopodichè sono seguiti tarallucci e vino in un ristorante di vecchia tradizione locale.
Eravamo una ventina e alla fine il conto individuale era salato, trentacinque euro a testa.
Naturalmente per i due musici pagavo io, piccolo dovere vista la disponibilità gratuita.
Non c'è stato verso.
Nelda m'ha invitato a non fare il cretino.
L'onere era a carico di tutti e tra tutti ci si è fatto carico del piccolo contributo per la stupenda esibizione musicale (proseguita anche al ristorante).
Sono dettagli.
Ma di quelli che scaldano il cuore.






Inviato: 2006/1/15 17:16
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Re: Cronache d'un libro poetico: 2 dicembre, Stefy rivela in sala "son trentanni che Claudio ci prova"
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grande, grandissimo, immenso Arzy



questo tuo diario del poeta

è una delle cose più belle

vere

sincere

e sentite

che mi sia capitato di leggere

da diverso tempo

grazie per la condivisione


Inviato: 2006/1/15 23:08
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il lupo
dalla sua grotta
di pace eterna
osserva
l'inarrestabile fluire
di vita e tempo...

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Re: Cronache d'un libro poetico: sull'uscio inatteso chiede libero accesso un angelo, di nome fa Cate
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Come un topo,
topo, topastro, topino, topetto,
come un pulcino pulcione piccolo e nero,
io,
io Calimero,
a mia volta arranco, verso l’antica chiesa oggi sconsacrata di Sant’Ilario, giusto alle spalle della piazza de’ cavalli, con le vicende dell’avventura d’un libro poetico che passano in rassegna nella mente, speranze e disillusioni, sconfitte, rivincite d’ormai mesi e mesi di grandi passioni...

...e cosi' fino alla fine.
arzy scusa ma e' questa roba qui che dovresti pubblicare?
e dai, per cortesia, siamo seri!
beh, insieme ai complimenti degli altri, c'e' anche il mio giudizio: la tua roba fa veramente schifo.

rispettosamente

manuel sanchez

Inviato: 2006/1/16 20:18
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Re: Cronache d'un libro poetico: sull'uscio inatteso chiede libero accesso un angelo, di nome fa Cate
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Preso al volo, ti rispondo al volo.

No, non ho mai pensato di pubblicare questa mia lunga condivisione di un'esperienza

Che vorrei contenesse elementi utili

Per riflettere

Oppure per sapere come muoversi nel complesso mondo delle avventure editoriali

Mai pensato di scherzare

Solo di raccontare

Con simpatia
[ ognuno ha i propri metri di valutazione e, ti assicuro, non mi rivolgerò a te il giorno che diventerai il selezionatore di una qualche casa editrice; quantomeno non mi rivolgerò a te con questa "schifezza", magari ne seleziono altre, ne ho interi cassetti pieni e molte altre in punta di penna ]



Inviato: 2006/1/16 20:32
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Re: Cronache d'un libro poetico: sull'uscio inatteso chiede libero accesso un angelo, di nome fa Cate
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guarda arzy va bene cosi', e' bastato quello che ho letto prima...
;)
e comunque si prima facevo il recensore per una casa editrice.
mah, niente la butto li', la tua poetica e' un po' troppo...poetica, tipo le poesie che leggevo in quinta. la donzelletta, la cavallina storna e robaccia del genere. nulla di personale. quando leggo le mie di "schifezze" ti asssicuro...mi faccio delle gran risate.

rispettosamente

manuel sanchez

Inviato: 2006/1/16 20:54
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Cronache d'un libro poetico: ore di passion, gloria si fa vedere ma in agguato è infausta pressione
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Sabato 3 dicembre, all’indomani della serata “Poesia è un canto di pace”, quarto evento di presentazione del libro pargol del cor, mi sveglio letteralmente frastornato, suonato, rintronato, sostanzialmente emozionato.

Con Dalila, deambulando fino alla piazza della città, dove stanno le bancarelle del mercatino natalizio, spunta Enrico Giuliani che, confessa, non è riuscito a venire (invero me n’ero accorto).

Al supermercato Lodovico Gaiuffi a sua volta si giustifica: arrivato tardi da Milano ma aveva telefonato preannunciandolo ed aveva parlato con uno dei miei figli, “mentre sentivo l’altro che suonava il piano”.

Insomma, gli eventi incalzano, la situazione sfugge di mano.

Mail da Nicos, giovane aspirante artista a sua volta bloccato a Milano (lavora in un bar per mantenersi gli studi e vivere alla bohemienne).

Complimenti telefonici da Patrizia Forti che accenna ad un’idea che un giorno forse si vedrà chissà.

Mi ferma in cortile in ospedale Stefano Molinari.

Complimenti da Franco Pugliese: suggerisce maggior attenzione alla “regia”, uso di lampade e fari, ipotizza immagini in proiezione a supporto delle parole recitate.

Perché poesia è mondo equo,
poesia è pace,
poesia è valori,
poesia è pubblicazione,
poesia è esternazione,
poesia è partecipazione,
poesia è condivisione,
poesia è teatro.

Giorgio, arcigno e serioso alto dirigente aduso a conti e schemi da ragioniere, pardon, da dottore commercialista rigido economista, ne dice peste e corna del Fausto, qualcosa meno di Stefania e non parliamo della poesia.

Tuttavia nell’insieme uno spettacolo davvero gradevole, piacevole, “veloce”.

Sì, poesia è
teatro.

La band è molto gasata, Francesca è al settimo cielo, Carla poco più giù.

Solo io conto le copie del libro vendute e storco il naso.

Perché la gloria è bella sì, ma l’aspetto economico non è una variabile indipendente..

Martedì 6 dicembre, passata la tensione s’abbassa la pressione.

La minima, salita a 115, scende a 100, non va bene ma il segnale è positivo.

Non male anche le analisi del sangue, qualche valore fuori fase ma tuttosommato limitatamente.

Va bene così.

Stan peggio le piastrine del Fausto, la tensione fa male anche a lui.

Di Tiziana non si sa ma nessuna nuova buona nuova.

Faustone prepara venti indirizzi di “luminari” e professionisti dell’Università di Pavia, per lo più nel campo medico: sento puzza di bruciato ma mi scontro con il suo inesauribile ottimismo (Fausto a Pavia si è laureato, ci crede e ci tiene ad una grande serata).

Incontro Marina che, con un grande sorriso, esprime “divertimento” per la serata del 2 dicembre, spera ne seguano altre.

Mercoledì 7 alle nove passo in Siae, si discute se la suonata di un’aria di Chopin comporti il pagamento del balzello.

La ragazza, certa, ne afferma il decesso entro gli ultimi 75 anni.

Mi permetto di esprimere qualche dubbio.

Per smentirmi con ignominia prende apposito librone, forse trattasi del “Manuale della giovane esattrice”?

Segue il succedersi delli nomi delli cantanti col fermo ditino alla ricerca dello nome del gran maestro delli sonatori, alfin chiude il polveroso faldone e “comunque poco importa, tanto avete suonato DeAndrè” e comunque, si sa, DeAndrè s’ha da pagà.

Fanno 8 euro aggiunti all’acconto di 62 per tacere dei 140 eurozzi d’affitto sala.

Mi vien da sorridere ricordando quella casa editrice torinese che, vantando di non pretendere contributo alcuno, poi mi sottoponeva contratto con obbligo di pagare l’editing del mio libro, di viaggiare per presenziare ad alcune mostre e di organizzare (a mie spese) almeno un evento.

In altre parole, sono infinite le vie del contributo.

Quelle evidenti,
quelle trasparenti,
quelle occulte
ma non meno incidenti
(sul borsellino
del povero autore).

Partano orsù i bastimenti.

Pardon, partono gli inviti per l’evento di Pavia, prima tappa fuori casa.

Sono 26, tre dei quali con copia omaggio del libro: alla redazione del Ticino, del Punto, della Provincia Pavese, cortese attenzione di Lucrezia Semenza.

Lucrezia, nome stupendo, nome magico, nome che accende torbide ed inconfessate speranze d’eventi di calda ed intensa passion.





Inviato: 2006/1/23 19:02
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Cronache d'un libro poetico: sogno di notte di perduto amor con Lucrezia, tra ponti e torri in Pavia
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A piedi nudi nel parco.

Tiziana, Fausto, Dalila, Ludovico.

Ed il sommo vate, il poeta, l’autore, io.

Mio Dio, un sogno.

In realtà
Niente sogno
Niente piedi nudi
Niente parco.

Piazza di Pavia, piazza con le bancarelle del mercato e dei gadgets natalizi.

Freddo glaciale d’un inverno che da anni non lo si ricordava.

Dicono sia il buco dell’ozono in fase di chiusura.

Così ritorna tosto e duro Generale Inverno a ricordare che se
marzo è pazzerello
e agosto afosello,
dicembre è ghiacciolino.

Venerdi 16 dicembre, in viaggio verso la Libreria Cardano, prima tappa del tour della “Doctor Arzy poetical rock band” fuori dal terreno “amico” della nostra provincia, del nostro abituale ambiente di vita, del territorio dove sono ambientate e nate molte delle poesie inserite nel libro stampato pargol del cor.

Fausto, all’edicola, acquista speranzoso copia della “Provincia pavese”: i nostri destini nelle mani di Lucrezia.

Quanti sogni, intorno a quel nome misterioso.

Lucrezia.

Ma come saranno gli occhi di Lucrezia?

Occhi che fanno sognare, occhi maliziosi nella cornice d’un viso delizioso, di splendenti luminosi capelli corvini neri come la notte, la notte che avvolge la stanza del letto dove d’amore t’avvolgi e alla incontenibile passione t’abbandoni.

Toccare il cielo con un dito, salire lassù col cuore oltre gli angeli pensando di far l’amore con lei, lei Lucrezia, di salire in cielo a ballare tra le stelle un valzer perduto con Lucrezia.

Lucrezia Semenza, giornalista, a lei abbiamo inviato via posta, su consiglio di Fausto Pellegrin, editore e libraio in Pavia, notizia dell’evento in libreria e copia del libro pargol del cor.

Risultato?

Nella piazza del mercato della Pavia dalle cento torri, sfogliamo avidamente la copia del quotidiano.

Non un rigo, una parola.

Svanisce un sogno, un sogno d’amore, Lucrezia perduto sogno d’amor senza un briciolo di corresponsion.

Ed eppure tutto pareva procedere alla grande, in un dicembre fin qui dai grandi eventi, dopo il bagno di folla della serata in Sant’Ilario, quella del 2, la serata contro tutte le guerre, per la pace in terra, la serata di canti e musiche e sogni di gloria.

Tanti commenti, tanti riconoscimenti nei giorni a seguire.

Tanto per citare, Nuccia, a lamentarsi per non aver ricevuto una copia: con preghiera di quanto prima provvedere.

Beh, cara mia, dolce amica, basta andare in libreria.

Sì, è un trucco da imparare.

Mai far capire di avere copie a disposizione.

Il popolo degli “a macca” è come un pozzo senza fine, servirebbero migliaia e migliaia di copie: non c’è uno che non sia assolutamente interessato, che non dichiari di non poter vivere senza copia del tuo preziosissimo libro.

Naturalmente a gratis.

Del resto in molti casi non è che puoi sottrarti.

Copie inviate a qualche concorso, copie per giornalisti, copie di qui e di là.

Sia pur “di braccino corto”, nel mentre apro la porta della libreria Cardano e sta per aver inizio la serata di Pavia, il vento gelido del nord in un soffio mi porta la notizia.

Fin qui vendute da me in via diretta 70 copie e contestuali 33 concesse omaggio.

Ma particolar curioso.

Se è andata delusa la speranza d’attirar l’attenzione della dolce e splendida Lucrezia, il 7 dicembre era squillato il cellulare.

“Buonasera doctor Arzy, sono un giornalista della rivista mensile Piacentini, vorrei chiederle la disponibilità per un’intervista.”

Ma caro figliolo, son qui pronto a pagare, per un’intervista sul libro pargol del cor.

Insomma, che dici.

Certo che sono disponibile!!!

Poi proprio Piacentini, carta patinata, stampa e foto a colori, roba da siùr, da gente arrivata, da artisti affermati, è un onore inatteso.

Ci si risente così (sia chiaro, senza pagare, per l’amor di Dio, prima scherzavo) l’indomani, nel dì di festa, giovedì 8 dicembre.

Dieci minuti buoni di chiacchierata telefonica.

A metà chiedo come posso fare per fargli avere copia naturalmente gratuita del libro, la trentaquattresima della serie, tanto per rendergli chiaro e concreto dei versi dei quali parliamo.

Sorpresa, stupore nella voce dell’interlocutore.

Il giornalista (del quale allora ignoravo il nome) con tono leggermente offeso mi dice, “ma guardi dottore, io il libro l’ho qui davanti, l’abbiamo acquistato, altrimenti mica l’avrei intervistato”.

Oh, parbleu!





Inviato: 2006/1/28 11:24
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Cronache d'un libro poetico: la Fabrizia confessò, poeta proprio non ti fò
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Chiari e scuri di un’impresa che, passo dopo passo, rotola piano piano verso un obiettivo ignoto.

Gloria e successo?

Baratro del fallimento, della giacenza in magazzino di decine e decine di copie?

Nell’edicola di Bobbio, dove avevo lasciato tre copie a fine settembre, a due mesi di distanza, sapendo che almeno una copia è stata venduta, contando sul fatto che nel paese di San Colombano ho lavorato e da anni lì vacanzeggio, passo giovedì 8 dicembre per verifica portandomi ben 5 nuove copie da lasciare.

Confesso.

Ci resto male vedendo che, tolta quella copia, le altre due sono ancora in bella vista assolutamente invendute.

Su di morale, mi dice l’amico edicolante, appena arriva Natale magari qualcuno le chiede.

Sono sorprese.

Anna Crevani, che davo per sicura acquirente per Natale mi regalerà un (inatteso) ricco cesto: nei primi mesi del 2006 andrà in pensione e così ha voluto ricordare i tempi di lavoro fianco a fianco.

Gratificato, onorato per questo.

Ma stupito perché costosissimo cesto regalo sì, invece quattro scudi per il libro pargol del cor no.

Misteri dell’editoria,
misteri del pubblico,
misteri dei lettori.

Misteri.

Pubblichi.

E non sei più padrone dei tuoi destini.

Puoi aiutarli, talvolta.

Sabato 10 dicembre sono passato in libreria, in piazza Duomo, siamo a tre libri invenduti e caduti sullo scaffale, invisibili. Senza farmi notare li ho riesumati, risollevati, messi in bella mostra.

Aiutati che il ciel t’aiuta.

Il cielo si chiama ViviPiacenza, sito internet che riporta la notizia della serata del 2 dicembre, lo scopro attraverso Google.

Citato in Google,
richiamato in ViviPiacenza,
presente nel web,
ergo sum.

Il fatto è: ma quanti davvero frequentano internet?

Eppur si muove, la notizia si diffonde, s’allarga a macchia d’olio.

Saper fare, fare, far sapere.

Fabrizia, consorte dell’allenatore di judo della palestra che frequentano i figli miei, si rammarica per l’assenza agli eventi, ma dichiara che il libro è sul suo comodino e confessa che mai mi aveva pensato come scrittore di versi e rime in poesia.

Perché?

Ma come sono quelli che scrivono in versi?

E quelli che invece scrivono in dritti?

Quei dei dritti in piedi, quei dei versi a testa in giù.

Infame battuta che penso mentre l’anziana signora Maria Ziliani Bianchini, vedova, costretta all’immobilità in casa, prende l’assegno per l’affitto del garage e si complimenta per le mie serate: ne ha letto notizia sul quotidiano e della serata a Castell’Arquato ha sentito notizia anche alla televisione locale.

Per lei, sempre sola, è un onore conoscere un poeta, un personaggio famoso.

77 copie vendute fanno famoso?

Oppure il vero è che non si vive di solo venduto?

Ma la fama cos’è?

Marco Zannini, primario di ostetricia a Fiorenzuola che mi esprime meraviglia per il mio esternarmi in diciamo tarda età.

La poesia, a suo dire, è fatto di prima gioventù, si è soliti poetare in gioventù.

Stimoli, stimoli di riflessione.

Comunque quel Marco,
il Marco il primario,
il libro del cor
non l’ha comprato.





Inviato: 2006/1/30 18:13
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