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Cronache d’un libro poetico: pomeriggio tragico a Carpaneto, la direttora confuse poeta e contadino
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Pomeriggio speciale quando, lasciato il lavoro ordinario, martedì 21 marzo, s’inforca la macchina, destinazione il municipio di Carpaneto.
Paese a vocazione agricola della bassa padana, poco prima delle prime appendici appenniniche, dove la “doctor arzy poetical rock band” è nientemenoche scritturata per il 6 aprile dal direttore della biblioteca e dall’assessora alla cultura comunale.
Con tanto di emolumento ufficiale, 150 euro a compenso della prestazione del poeta, di Fausto cultore di letteratura, di Tiziana attrice e lettora ufficiale dei versi spesso liberi talvolta in rima musicale.

Strada provinciale che si inerpica verso le colline, venti chilometri dalla città ed il poeta, con Fausto al fianco e Ferruccio nell’auto in coda, il poeta guidava a cento all’ora per vedere la direttora ed esaminare la sede dell’esibiziona.

Venti chilometri
a centall’ora
per vedere la direttora
per sognar di gloria
col cuor che sbarbella.

Emozione.

Corre la mente mentre scorre l’asfalto: a pochi chilometri sta una casa su in collina.

La casa contadina dove del poeta è cresciuta la mamma, dove la mamma aveva conosciuto il babbo sfollato dalla cittadina, lontano dai botti della guerra.
Quel ragazzino troppo piccolo per far la staffetta partigiana, quel ragazzino così timido da scappar via al primo incontro con la contadinella dai riccioli neri.
Nascosto nel granaio, tra la melica, per tre giorni mentre le truppe mongole spazzavano le fattorie guidati dalle camicie nere alla ricerca dei banditi e delle ragazzine italiche dai riccioli neri per soddisfare voglie senza pagarne dazio.

“E tu, tu ragazzina, tu contadinella, come ti sei salvata?”
Nel sottoscala della casa contadina sulla costa della collina, sepolta, murata viva per tre giorni ad ascoltare con la morte ed il terrore nel cuore i rumori soffocati dei barbari mongoli in divisa nazista che inseguivano le galline, ne facevano arrosto, che mandavano il nonno a procurare latte, che chiedevano dove stavano le signorine italiane dai mossi riccioli neri e, in mancanza, approfittavano dei salami, del pane, delle uova, delle provviste per un inverno intero sparando alle finestre ed urinando sul sofà.

Passarono gli anni e la contadinella, scampata ai mongoli e alle camicie nere, non potè invece scampare alle attenzioni ed alla corte del ragazzino cittadino che alla domenica col mosquito, la bici col motorino applicato, correva per le traverse provinciali, comunali, frazionali per arrivare per tornare dalla sua bella.

Finchè un vagito di prima mattina annunciò, è nato, un poeta è nato.

La casa su in collina.
Un bel dì divenuta della famiglia ormai cittadina seconda residenza, residenza estiva.

Dove il giovane poeta, sottraendo le chiavi al babbo, portò la ragazzina, l’amore eterno dei tempi del liceo, tanti anni orsono, prima che l’eterno si rivelasse a tempo definito.
Pomeriggio tragico se il padre avesse scoperto che non c’era amor platonico, come usava ai tempi suoi.
Ma tutto andò bene, nessun padre seppe nulla del pomeriggio malandrino, il mazzo delle chiavi tornò al suo posto.

Sorride, il poeta, ripercorrendo le vicende di anni ormai lontani.
Di quell’altro pomeriggio in cui nella stessa casa entrò con la figlia del sindaco del paese della valle.
La coppia non fu abbastanza scaltra, venne osservata, venne notata dai contadini al lavoro nei campi vicini, fu riconosciuta.
Il poeta, con la bella figlia del sindaco, divenne leggenda, racconto delle serate all’osteria.
Mentre il cugino mostrava la lepre catturata
il poeta veniva citato per l’ambita preda
dai lunghi capelli corvini.

Una leggenda.

Per un pomeriggio tragico,
un pomeriggio finito in bianco,
il pomeriggio d’un colpo mancato,
e la bella figlia del sindaco
dai lunghi capelli corvini,
ben pensò d’altrove accasarsi.

Gloria dunque effimera.

La casa contadina dove anni dopo ancora il poeta avrebbe passato un’estate quasi intera con la sua dama, Dalila, trasformata in balenotta, con tanto di pancione,
il poeta, la sua dama ed il pancione
e di nuovo un vagito, e poesia fu..

La casa contadina alfin venduta, alfine persa.

La casa contadina dove il poeta andava da bambino, seduto sul sellino della Vespa guidata dal babbo, di mezzo tra il babbo e la mamma coi riccioli neri, ormai non più contadina.
La casa contadina dove stava il nonno, la nonna con Bril, cane volpino bastardino, lo zio che guidava la Topolino sulle strade ancora in attesa dell’asfalto, lo zio che guidava la Topolino e intanto collezionava stroncature all’esame di patente.

La casa contadina dove il poeta, bambino cittadino, incontrava i cugini e ne era intimidito.
Lui, incapace di tutto, loro capaci di guidare il trattore, di pescare di frodo, di imbracciare il fucile, di seguire i grandi nei campi sapendo sempre che fare.
La casa contadina dove i cugini, bambini contadini, incontravano il poeta e ne erano intimiditi.
Loro, capaci di tutto, lui che invece sapeva parlar forbito, sapeva parlar italiano, lui che era istruito.

Storie d’una Italia lontana,
come allora era lontano Carpaneto,
erano tanti i dieci chilometri tra la casa contadina e il paese, il paese del mercato agricolo settimanale.

Dunque, nel tardo pomeriggio
d’un giorno di marzo
dell’anno del Signore 2006
inevitabile l’emozione
del poeta che sale
lo scalone del castello del paese,
che con Fausto e Ferruccio entra
nella sala con i dipinti di Osvaldo Bot,
artista futurista, artista fascista,
sala dove si svolgerà la serata poetica.

La poesia è lo specchio della storia,
la poesia del libro pargol del cor
riporta al passato, alle radici del poeta.

Prosegue nel corridoio
fino alla biblioteca
dove giocano bambini
dove Simona, direttore,
s’affretta a stringere la mano
all’imbarazzato Ferruccio,
sbagliando mano,
sbagliando poeta.

Confuso, il poeta di lontane origini contadine, nel castello che fu del signor della contrada, chiese la strada per la toilette.






Inviato: 2006/5/27 10:32
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Cronache d’un libro poetico: 26 marzo, mezzanotte, luci spente allo Sciorùm, sembra morta la città
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Castello di Carpaneto, paese contadino di prime appendici d'appennino.

Al primo piano, salito il regale scalone, la sala "Osvaldo Bot".
Una sala,
cento posti a sedere, bandiera tricolore e gonfalone comunale in bell'evidenza,
una sala affrescata con i simboli e i sogni degli anni del regime.

Sulla parete laterale, la rappresentazione del lavoro nelle fabbriche, la tavolozza dei colori dell’artista, simboli del lavoro manuale e del lavoro intellettuale che si fondevano nell’unico comune obiettivo.

L’impero.

Sul soffitto gli aerei che partono da un unico ben preciso punto del mappamondo: Roma, città eterna, Roma capitale del mondo e dell’impero fassìsta.

Il regime che, secondo Sua eccellenza il Duce, portava gioia e libertà.
In Eritrea, in Libia, poi a seguire in Albania, in Grecia, in Yugoslavia, nella lontana Russia, pane e moschetto, libertà sancita col piombo.

Sogno italiano, sogno d'un pezzo di terra al sole.
Il braccio di un uomo in divisa di fronte alle vette delle Alpi innevate.
Un braccio teso al cielo che brandisce il fucile con la baionetta, simboli di presunta imposta non richiesta libertà.

Immagini che meriterebbero un restauro, per essere ricordate, per sancire nei tempi il ricordo della follia dell’uomo.

L'occupazione militare millantata per esportazione della civiltà, della libertà.

Il poeta torna dal sopralluogo nella sala dove il 6 aprile terrà poetico spettacolo
sinceramente scosso, emozionato per l’esperienza, per tanto suggestivo palcoscenico concesso.

Costa, il libro poetico pargol del cor:
soldi, energie,
illusioni, delusioni.
Ma offre al poeta emozioni, sensazioni senza paragoni e occhi e cuore si illuminano di gioiosi lacrimoni luminosi.

L’onore di recitare nel salone dei dipinti di Osvaldo Bot, artista futurista, pittore del regime.

Sovviene così alla mente del poeta il libro a fumetti fresco di stampa, la copia avuta in omaggio del libro in catalogo della piccola casa editrice in forma cooperativa che racconta una vicenda vissuta nel campo di concentramento nazi-fascista di Reggio Emilia: il poeta unisce utile ed impegno, acquista venti copie al prezzo politico di 1,00 euro, da regalare agli acquirenti del libro poetico pargol del cor la sera del 27 marzo, a Milano, da Andros.

Ma non basta, gli eventi incalzano e si intrecciano: su richiesta, dopo accordi via mail, considerata l’impossibilità di presenziare per fatto di residenza alle serate di presentazione, spedisce copia del libro pargol del cor a casa ad Ileana (Ile) e Giusy (Jalila).

E si badi bene, non è cosa da poco ottenere gli indirizzi privati, la disponibilità a poi pagare via posta ordinaria: la fiducia è cosa seria, non si regala a cuor leggero.
S’ha da meritare.
Il poeta come Galbani?

Alla faccia della distributore nazionale che non ha voluto garantire disponibilità del libro manco tramite I.B.S., alla faccia di tutti i limiti incontrati dalla piccola casa editrice in forma cooperativa, la stima maturata, le amicizie nate sulla base delle letture nel web, portano lontano il poeta.
La qualità non è acqua, i contenuti presto o tardi comunque si affermano e, in questo caso, il poeta raggiunge rispettivamente Modena e la lontanissima Bari.

Insomma, arriva lontano il poeta fai da te nonostante faccia a meno di Alpitour!

Per tacere degli inviti a partecipare a nuovi siti, inviti in parte legati alla visibilità data al poeta da internet,
grazie ad Andros,
alle pagine web che Andros ha messo a disposizione oppure ha proposto e ottenuto (come Supereva),
grazie ad amici
come Mauraga, Bunkr, Manuel che hanno dato spazio al libro pargol del cor nei loro blog,
grazie naturalmente
a Maurizio e Daniela
che hanno messo a disposizione spazio nel sito del Mago, Ozoz.it.

Inviti a partecipare a nuovi siti non generici, ma legati ai contenuti delle liriche poetiche.
“Fate l’amore non la guerra”,
è lo slogan dei provos olandesi che ispira il poeta (fatto che la dice lunga in merito all'età), ed ecco l’invito a mediterraneoforpeace.it.
Così, sempre restando men di nessuno, il poeta nel suo piccolo mondo vissuto diventa famoso.

Per tacere delle telefonate.
Da Dora,
poliedrica napoletanina veleggiante verso i sessanta, trapiantata all’ombra del Duomo di Milano che chiede copie del libro ed insiste per una seconda serata dopo quella da Andros.
Da Gisella, Aramaica,
che conferma la presenza con il marito.
Da Massimo
che conferma l’assenza (troppa la distanza da Pescara) ma ribadisce l’invito ad una serata in libreria in riva al mare.
Da Enrirex,
19 anni, di Roma, che annuncia di allungare di 24 ore la permanenza a Milano per non mancare.

Così il poeta appoggia il libro sul comodino, spegne la luce e s’abbandona al sonno.
La sveglia scandisce le due notturne di lunedì 27 marzo 2006.

E’ l’ora in cui son chiusi i bar e sembra morta la città.
Sono spente le luci delle vetrine dello “Sciorùm, un luogo per riflettere”.
La sala voluta, organizzata, allestita da Andros, poliedrico artista, narratore, poeta,
la sala messa a disposizione in quel di Milano
per il poeta,
messa a disposizione
del libro pargol del cor,
messa a disposizione
della doctor arzy poetical rock band in magical tour for a dream, a dream of peace.






Inviato: 2006/5/30 16:57
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Re: Cronache d’un libro poetico: 26 marzo, mezzanotte, luci spente allo Sciorùm, sembra morta la città
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Inviato: 2006/5/30 17:02
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Re: Cronache d’un libro poetico: 26 marzo, mezzanotte, luci spente allo Sciorùm, sembra morta la città
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... Sempre poetico.
Se qualcuno non ti conoscesse ma leggesse queste intense pagine, di reale vita vissuta, sarebbe per lo meno curioso di capire cosa il tuo sguardo attento cattura ed imprigiona sulla carta di questo libro di cui ne sono decantate le indubbie virtù. Potrebbe essere un libro di fiabe metropolitane, le gesta di moderni eroi alla conquista dell'urbe. Principesse e draghi, catastrofi, tragedie (l'attualità), oppure incantate storie d'amore... Mi sa che al prossimo raduno o divulgazione dell'opera letteraria di questo mecenate del verso (non è critica satirica ma ironica simpatia), devo assolutamente entrare in possesso di codesto libro e di cotanta saggezza poetica.
I miei più profondi ossequi Messer Arzyman!
Un abbraccio.

Inviato: 2006/5/31 8:23
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Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King
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Re: Cronache d’un libro poetico: pomeriggio tragico a Carpaneto, la direttora confuse poeta e contadino
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Non avevo letto questo...
Mi ricordi, sai , Arzy, i racconti di Italo Calvino, lui, non era di origini proprio contadine ma proveniva da una famiglia di colti, di medici, soprattutto, biologi ma, aveva la passione della botanica, delle piante e del mondo agricolo, la semplicità delle giornate nei campi, la fatica, il sudore dei contadini e anche lui parla della guerra, quell'orrendo sacrificio e con il suo scrivere scanzonato e sarcastico ne descrive le scene lasciando al lettore un lieve sorriso per la sua intelligente memoria ed un dolce sapore in bocca dei tempi andati ( di chi li ha vissuti) con retrogusto amaro.
Questa casa contadina al centro ed intorno la girandola dei fatti della vita del poeta trapiantato nella città, evoca un'immagine che un po' tutti quelli che sono partiti a cercar fortuna, ricordano... Quindi uno di Piacenza assomiglia molto ad uno di Catanzaro poiché nel cuore ha la sua terra.

Inviato: 2006/6/1 6:57
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Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;
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Martin Luther King
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Cronache d’un libro poetico: via Cascina Barocco? dritto poi svolta terza stella a sinistra
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27 marzo, ore tredici d’una giornata di tiepida primavera, chiusa la porta dell’ufficio, chiusa la porta dell’autovettura, inizia il viaggio verso l’isola che non c’è.
Scoprirsi poeta a cinquantaedue primavere, chiusa la porta del vivere ordinario consueto quotidiano, in viaggio verso la grande mèta, big italian apple, Milano la metropoli per essere per un’ora protagonista d’un sogno che immancabilmente finirà.
Come doveva sentirsi quell’uomo
che per primo ha toccato il fondo del cielo
dalla vetta dell’Himalaya?
Quando sei salito sul tetto del mondo,
come vivi il ritorno laggiù in fondo,
dove s’affannano a milioni quelle formichine che dall’alto della vetta per un istante tu intuisci, immagini
ma nemmeno vedi?
Alle tredici d’una giornata di tiepida primavera
s’inizia il viaggio verso il tetto del mondo di sogno di poesia,
alle tredici d’una giornata giro la chiave,
romba il motor,
via a razzo su verso il cielo.
Un disco a cd di tempi andati, molti sogni di vita d’amore,
e la bella gigogin
marcondirodirondera
la va a spasso col so cirlin
marcondirodirondà,
squilla il cellulare, una voce amica che accompagna i tuoi passi, “sai?”
“Sei sul quotidiano locale”.
“La solita foto e due righe che vai a cantar di pace in quel di Milàn”.
No, non so come mi sentirò dopo, non so come potrà sentirsi il poeta dopo aver assaporato l’alta vetta della montagna con l’aria rarefatta.
Prima.
Prima è come un’utopia.
La presentazione.
La presentazione dei tuoi canti, delle tue poesie.
Il tuo libro.
Stampato.
Sul sedile laterale.
La rappresentazione dei tuoi sogni, delle speranze, le illusioni.
Tu.
Le luci.
Riflettori, grandi fanali che entrano nell'anima.
Tu, sul palco, rappresentato.
Utopia.
Il sogno della donna
che hai sempre amato,
che hai sempre desiderato
e non hai mai incontrato.
Il sogno della donna
che finalmente hai conosciuto.
Ad un altro sposata.
Ma guarda con attenzione.
Inquadra quell'altare.
Quell'altro chi è.
Lo sposo sei tu.
In viaggio verso l’isola che non c’è.
Milano.
Sciorùm, galleria d’arte messa a disposizione da Andros.
Con sostegno e complicità di ozzyoz.
Il sogno.
L’utopia.
Un bacin sul suo bel visin.
A Utopia.
Con nel cuore a far compagnia gli auguri di Dalila, di Fabrizio, di Edoardo.
Il tuo mondo, il quotidiano ordinario consueto.
Il mondo.
Della gente di ozzyoz che non potrà essere qua.
E la gente di scrivi.
E gli amici di tuttigiorni.
E le amiche più care e sempre ammirate.
Ore 15.00 uscita dalla tangenziale s’imbocca un lungo viale.
Accosto vicino ai due intenti a conversare sul marciapiede della grande città metropolitana.
Località ovecantapoesia viaogniformadipolizia.
“Scusi, vado bene per via Cascina Barocco?”
Certo, prosegui dritto
fino al supermercato
poi svolta
terza stella a sinistra.

Inviato: 2006/8/30 17:09
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