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Re: Cronache d’un libro poetico (ancora, per ora,) non nato: non accenda quel cerino, signor l'editor!!!
Quite a regular
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Il racconto della "nascita" del tuo libro è poesia allo stato puro.
Mi piacerebbe leggerlo, assistere alla presentazione....
Chissà
Cieli Limpidi

Inviato: 2005/6/6 6:01
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Re: Cronache d’un libro poetico (ancora, per ora,) non nato: non accenda quel cerino, signor l'editor!!!
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daje arzy dajeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

(quando ci si rivede eh ?!)

A.

Inviato: 2005/6/6 8:31
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Il mio romanzo: http://www.wolfsrain.it/wolfsrain/marta.pdf
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Cronache d’un libro non nato: nella nostra arte, compagno Giuseppe, il mondo sognato che sarà
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L’avventura ristagna nelle sabbie mobili dei tempi editoriali. Le bozze sono nelle mani della ragazza che deve correggere il primo menabò e altri lavori sono in scala di priorità precedenti. Non che vada male. Sabato sono stato recensito sullo Specchio e quel lusinghiero giudizio di Maurizio Cucchi potrebbe finire dritto dritto in quarta di copertina.

A dire il vero sarebbe da citare uno scontro con l’editor che, a parte tutte le correzioni del caso “suggerite” e prontamente subitaneamente apportate, voleva tutto pronto per fine luglio in funzione di una serata nella notte estiva sulla terrazza del maniero medioevale di Castell’Arquato che per lui faceva cartellone ma per me rischiava di bruciare i tempi, di trasformarsi in un bidone.

Insomma, rapporto non idilliaco, interessi non completamente convergenti tra autore e struttura editoriale, succede.

Un dettaglio curioso: andando alla sede dell’editore, in centro città, ho incontrato Giuseppe Tirelli.

Nel lontano 1969 sono stato mandato per il periodo da “novizio rover” nella parrocchia dove Giuseppe era giovanissimo scout. S’organizzò il primo campo estivo congiunto scout e scolte, maschietti e –eresia, blasfemia- donnine.

Intervenne il vescovo lanciando l’anatema e si tornò per qualche anno ancora a campi e tende separati.

Ed io abbandonai quella divisa, entrando nel sociale, nel movimento, nel sogno del mondo nuovo, come il prete della parrocchia abbandonò l’abito, si fece operaio.

Negli anni settanta ho intravisto da lontano il "giovane ragazzino" Giuseppe, nelle strade, nei cortei studenteschi, davanti ai cancelli delle fabbriche.

Negli anni ottanta eravamo nello stesso Partito, e lui stava nel Sindacato.

Poi, prima che affarismo da un lato e congiure politiche dall’altro spazzassero via centanni di storia, in molti ce ne siamo andati lungo le strade del mondo, delusi dai troppi volti dei troppi “amministratori” arrivati all’ombra della speranza del sole dell’avvenire.

Giuseppe sentivo dire che negli anni novanta aveva lasciato tutto, Partito e Sindacato: si era iscritto alla scuola d’arte e si era fatto padre di una bimba bellissima.

Beh, dopo tanti anni andando alla sede della casa editrice, l’ho incontrato. Mi ha portato nelle due stanze a piano terra che ha affittato in una strada del centro, dove da mane a sera lavora per pochi danari.

Crea statue, statue, mi ha spiegato, che rappresentano i sogni della nostra generazione che guardava oltre, verso il mondo nuovo e ancora guarda, interrogandosi, oltre l’orizzonte, forse con qualche certezza in meno ma ancora molte speranze nel cuore.

Lavora sulla base di non ho capito che materiale, per ogni statua impiega un mese, poi ne occorrono altri tre o quattro per il processo di passare tutto a bronzo.

Di ogni statua fa due copie, una per il mercato, una per la sua bambina.

Su una parete c’è un foglio a quadretti dove Lei ha scritto a pennarello: “lavora molto, papà, ma fuma poco”.

Difficile pagare una statua meno di tremila euro (subito cancellata la tentazione di uscire dalla bottega di scultura con un folletto sottobraccio) e quella che mi mostra in fase di lavorazione, una mucca con a cavallo un folletto che scruta l’orizzonte, il tutto ad altezza un metro e qualcosa, è ordinata per non meno di diecimila euro.

Mi domando se potrebbe farmi uno stuzzicadenti, in bronzo, e intanto Giuseppe mi dice di aver saputo del mio libro di poesie da Ivano.

Così si parla di sogni, di speranza, di mondi creduti, di mondi sperati, di realtà realizzata.

Sono arrivato alla casa editrice con due ore di ritardo.

Hanno osservato che, se fossi dipendente, farei meglio a pensare ad un altro lavoro. In silenzio ho cercato un tavolo, la testa china sulle ultime bozze pronte da guardare e ho saltato il pranzo, per recuperare tempo.


Omaggio di stima al compagno Giuseppe, sognatore libertario e agli anni delle speranze -di un mondo migliore, più giusto, più equo- per ora in stand by:

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/20505





Inviato: 2005/7/13 21:19
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Cronache d’un libro non nato: a settembre di certo maturan nespole, piccoli libercoli poetici chissà
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Esaltazione, delusione, sofferenza dell’attesa, noia, timore, panico, calcolo, pensamento e ripensamento, odio (per l’editor), amore (di facciata sempre per l’editor).

Sono le tante diverse fasi della gestazione per fare l’assemblaggio di un libercolo poetico che oramai è ad un passo dalle linotypes, quelle macchine possenti dal sapor di grasso e d’olio frusto che giacciono in uno scantinato della piccola casa editrice in cooperativa a ricordare tempi ormai andati (da anni non le usa più nessuno e non so bene se il fatto che le mie bozze siano appoggiate lì sia un bene o un male).

Lo sto cullando, il mio libercolo (per ora) non ancora nato, come un figlio, avete detto.

E il racconto della nascita, proprio come quello di un figlio (in questo caso trattasi di foglio), è poesia allo stato puro.

Un canto idilliaco.

Peccato qualcuno abbia stonato.

Ieri ho consegnato l’ultima bozza, les jeux sont fait!

Rien ne va plus!!!

Nel senso che oggi la piccola casa editrice in forma cooperativa ha chiuso i battenti, tutti al mare, non so se a mostrar le chiappe chiare.

Ne riparleremo dopo l’apertura, after 29 settembre.

Mi siederò al caffè (pochi metri dopo l’ingresso della casa editrice, uno a destra e uno a sinistra) e non penserò a Lei (la Musa ispiratrice), guarderò il mondo che girerà intorno a me, poi d’improvviso una lei sorriderà ed io riconoscerò la piccola segretaria con le chiavi del portone della piccola casa editrice in forma cooperativa.

Sarò felice.

Ma durerà un istante, perché mi dirà buongiorno, il lavoro è tutto da fare (cosa mi aspettavo mai? pretendevo forse lavorasse in spiaggia? Il buon Dio me ne guardi!!!).

Per fare un uomo ci voglion ventanni, per fare un bimbo un’ora d’amore.

Per fare un libercolo poetico non basta un’eternità.

Tuttavia l’editore mi ha detto che poi in 15 giorni si stampa e si rilega il tutto.

Insomma, a fine settembre, chissà.

Di certo maturano le nespole.

Piccoli libercoli poetici non si sa.

Si vedrà.





Inviato: 2005/8/3 16:54
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Cronache d’un libro ancora per ora non nato: si son aperte le acque! doglie? o incontinenza?
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Sono senza parole, col fiato sospeso.

Poche ore fa ho visto la bozza delle copertine, la 1^ e la 4^ di copertina, il dorso

Abbiamo scelto la carta

Qualche ... incomprensione sul ... contributo finale ( )

L'editore lamenta che un paio di correzioni in più hanno fatto lievitare le ore di lavoro

E, sostiene lui, i costi

Su questo ci siamo ... aggiornati

Ma lunedi partono le rotative, le stampanti, scorre a fiumi l'inchiostro, s'inizia l'impressione dei rotoli di fogli di cellulosa

Insomma, SI STAMPA!!!

Sono estasiato

sono innamorato

sono senza parole

mi sento bagnato

saranno le acque del parto del libro?

è ... è ... è ...

b e l l o

è mio

sono io

...

...

e siete molti di voi

che non lo sapete

ma ci siete

essendo LUI nato con voi




Inviato: 2005/9/8 0:02
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Cronache d’un libro ancora per ora non nato: ed in cielo apparve una luce abbagliante
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“Ma sei emozionato?”

Me lo ha chiesto ieri Carla.

Di fronte alla notizia che LUI è nato, è uscito dalla tipografia.

Ed ora, da martedì 20 settembre, sta in un locale della casa editrice, su un bancale, in pacchi da venti copie incellofanati.

Ne ho portate a casa due copie.

Ad una ho subito fatto un’orecchia alla copertina.

Alla seconda [che virtualmente definisco la prima copia], l’inevitabile destino di essere omaggiata a Dalila, moglie e compagna, con tanto di dedica.

Con tanto di scenata di gelosia per un paio di poesie amorose ispirate non si sa bene da chi [e sarà meglio far mostra di nulla e soprassedere, ha concluso la scenata, per mia fortuna].

No, non sono emozionato.

Sono preoccupato.

Per l’assegno di “contributo” che ho dovuto staccare e i sudori freddi per evitare di ulteriormente integrare (il contributo dato è solo un acconto, poi a gennaio devo saldare).

Sono contrariato.

Perché la somma finale di “contributo” è leggermente lievitata e questo non era nelle condizioni e un pochino mi sento preso per i fondelli, anche se il lavoro finale, da tutti i punti di vista lo ritengo ineccepibile.

Bello.

Gratificante.

Da sogno.

Curato.

Prezioso.

Delizioso.

Ad Edoardo (mio figlio, il “piccolo”), gli si sono illuminati gli occhi, ha detto di essere orgoglioso del suo disegno riprodotto in quarta di copertina.

Fabrizio (mio figlio, il “grande”), non ha detto nulla, ma il suo sorriso parlava da solo, per il suo disegno riprodotto in prima di copertina.

Ed entrambi cominciano a chiedermi, ora, quanto guadagnano, quanto li pago per cotanto servizio.

Insomma.

Realizzi un libro e ti ritrovi pieno di debiti.

Fausto [che ancora non l’ha visto] dice che, per la prefazione, non posso negargli almeno 5 copie gratis per regalarle ai suoi amici e parenti.

Ed io sono sempre più preoccupato.

Per le vendite.

Dovrò montare la guardia alla cassetta della posta: se arriva l’estratto conto dalla banca e Dalila legge dell’assegno staccato, è la fine.

Se non vendo e devo staccare il secondo assegno senza copertura, attingendo dalle risorse di casa … ragazzi, chi mi offre asilo, un pertugio nel quale nascondermi, rifugiarmi?

Non sono emozionato.

Sono terrorizzato.

Ieri ho convocato in ufficio i miei “supporter”, Fausto, Carla, Francesca e abbiamo steso il piano di lavoro.

Presentazione mercoledì 12 ottobre a Piacenza nella sala della casa editrice, poi tappa venerdi 21 a Castel San Giovanni e venerdi 28 nella Casa del Popolo di Castell’Arquato.

Sentiti, si sono resi disponibili Ivano (studioso di storia del movimento operaio, se n’era già parlato) e Tiziana (sarà la “lettora”, sempre come già previsto e contrattato prima dell’estate).

Francesca ha proposto un’ulteriore serata nella suggestiva cornice della Sala Comunale Sant’Ilario per il 2 dicembre, invitando un settantacinquenne … maestro di … mandolino.

Tanto Francesca quanto Carla hanno lamentato di non essere citate, nel libro: lo saranno nel secondo, se mai vedrà la luce [sarebbe il lungo viaggio dell’Incappucciato che abbiamo fatto insieme qui su ozzyoz da novembre dell’anno scorso].

Stamane Fausto ha contattato il Sindaco di Castel San Giovanni per la sala e Paolo Brega, ex segretario della Camera del Lavoro, socialista, studioso di storia locale della sua terra, per una relazione integrativa.

Io ho coinvolto Mino [unico odontotecnico al mondo non arricchito, specializzato in dentiere per anziani di montagna a prezzi di costo] per la sala di Castell’Arquato (lui abita in paese ed è abituale frequentatore, della Casa del Popolo) e sono passato in Casa editrice per definire il testo dei biglietti di invito per il 12 ottobre.

I biglietti sono gratis, Deo gratias.

Nei prossimi giorni bisognerà mettere mano alla lista degli invitati, più o meno nell’ordine 100, 50, 50 e 100 [ma io conosco tanta gente?] con l’obiettivo di contare su una presenza di 100 “aficionados”, uno ogni tre invitati e una vendita di 50 copie (una ogni sei invitati).

Abbiamo definito con l’editore che è inutile distribuire il libro ora ed è più opportuno attendere dopo la prima presentazione.

Mah, strategie editoriali rispetto alle quali il mio parere incide fino a lì [in realtà con logica economica ben precisa: provvedendo alla vendita diretta da parte della casa editrice, si evitano le percentuali alle librerie, di regola pari al 40%].

E siamo solo all’inizio.

No, non sono emozionato.

Sono frastornato!!!

Ma intanto … LUI è nato!






Inviato: 2005/9/22 15:00
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Re: Cronache d’un libro ancora per ora non nato: ed in cielo apparve una luce abbagliante
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Va beh Claude se ti caccia di casa un buco in terra straniera per vivere te lo trovo.
Eppure a me Dalila sta simpatica ed è una donna avveduta... forse dovrei lasciare che il destino compia il suo corso e magari inviarle una lettera anonima con questo tuo ultimo post.
Son troppo buono e non ti ci vedo a mangiare scatolette per l'ennesima volta.
Non fiaterò...

In bocca al lupo per il pupo.

Inviato: 2005/9/22 15:51
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" Dicevano fosse impossibile..."
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Re: Cronache d’un libro ancora per ora non nato: ed in cielo apparve una luce abbagliante
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Come si dice in questi casi?

Congratulazioni alla mamma!!!!


Mamma Arzy!






Inviato: 2005/9/22 15:56
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Non permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero. (Anton Checov)
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Re: Cronache d’un libro ancora per ora non nato: ed in cielo apparve una luce abbagliante
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Re: Cronache d’un libro ancora per ora non nato: ed in cielo apparve una luce abbagliante
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E il racconto continua.

Anzi, l’avventura inizia.

Sono stato a Bobbio, al laboratorio poetico promosso dal Comune con Alberto Bellocchio (fresco fresco di premio Carducci), Gianni D’Elia e Gabriella Palli Baroni, autorevole critico letterario oltreché docente presso licei e università.

Temi centrali “il romanzo in versi” (con Bertolucci all’onor delle cronache con il suo Camera da letto) e la poetica di Pasolini.

Inevitabile la consegna (in omaggio, sic!) del mio volumetto che, di questo laboratorio giunto alla terza edizione, è un po’ il figlio: è da questi poeti che ho trovato lo stimolo per insistere lungo il percorso della poesia civile (annacquata da quella ironia che fa parte del mio mondo, del mio modo di essere).

Ma la consegna che più mi ha gratificato è stata la copia a Gabriella.

Inizialmente non prevista, lei ha origliato la copia consegnata a Bellocchio, mi ha avvicinato ed ha definito l’insieme (titolo, disegno di copertina), interessanti, divertenti.

Beh, son gratificazioni.

Per fortuna ero partito da casa con abbondante riserva di pannolini per incontinenti.

Come è stato gratificante venerdi pomeriggio contattare l’edicola, di Bobbio, chiedendo di poter lasciare copie per la vendita e, al sabato mattina, poterle ammirare in bella vista.

E qui attenzione, perché si evidenzia la prima differenza tra l’avere alle spalle un editore (sia pure “sanguisuga” con un editor che non crede nella poesia mentre da te si pretende un “esoso” contributo) ed una stamperia, o tipografia.

Certo, la tipografia costa meno ma poi le copie sono tutte a tuo carico e alla distribuzione devi provvedere da solo.

Con l’aggravante che tu non sei in grado di fatturare.

Mentre l’edicola di Bobbio ha accettato di ricevere le copie appunto a condizione che poi in caso di vendita tutto sarà oggetto di regolare fatturazione.

Anzi, c’è stata una lamentela perché non avevo un regolare bollettario di consegna intestato all’editore, mancanza alla quale si è soprasseduto per via del fatto che sono cliente da anni per cui ho potuto chiedere d’essere creduto sulla parola.

L’altra morale della questione è che vale il detto “aiutati che il ciel t’aiuta”: l’editore provvederà alla distribuzione nelle librerie a Piacenza, Castel San Giovanni e Fiorenzuola che sono i principali centri della provincia, tutti oltre i 10mila abitanti.

Purtroppo nel resto della provincia non esistono librerie per cui occorrerebbe appoggiarsi alla rete delle edicole.

Per questo, però, il distributore pretende una forte cauzione a fondo perso (circa 300 euro, mi dicono) per cui …

Gambi in spala, lisander.

[modo di dire del dialetto piacentino, “gambe in spalla, Alessandro”].

Cioè autore fai da te.

Però con un editore comunque alle spalle comunque c’est plus facile.

A la prochaine, madame et messieurs.


Inviato: 2005/9/25 21:57
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