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scrittore-editore
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Ritorno serio e vi propongo un’altra discussione. Tema “scrittore-editore”.
E’ una riflessione cui mi ha costretto quanto dice Basquiat. Cito:

…quando un anno fa mi misi in testa di diventare editore-scrittore, era solo per un motivo: perchè, dopo dieci anni di esperienza nell'ambiente, con libri e articoli e pubblicazioni varie, mi ero stancato di vedere bocciati "a priori" alcuni miei progetti, solo perchè fuori dai canoni imperanti.

Bene, vi parrà strano ma, nel mio recente ma lungo pellegrinare sulle vie dello scrivere, ho conosciuto altri (almeno tre o quattro persone) che come Basquiat hanno fatto il passo da scrittore a editore.
Su questo passaggio ho meditato a lungo perché, diciamolo pure, può sembrare non molto lontano dal “pubblicare a pagamento”: gli altri non mi pubblicano, allora mi pubblico io.
Invece, pensandoci, ho capito che tranne in un unico caso tra quelli da me conosciuti (una signora si era pubblicata quattro libri quattro, ma solo i suoi) le persone che avevano affrontato questo passo si erano prese una rogna ulteriore perché se è difficile trovare un editore è ancora più difficile trovare degli scrittori da pubblicare e dei lettori da convincere.
Da quanto ho visto, chi ha fatto questo passo ha smesso o quasi di scrivere perché per fare lo scrittore bisogna scrivere, ma per fare l’editore bisogna leggere e… leggere continuamente!
Ma qui arrivo al punto più interessante: come si colloca un editore-scrittore nei confronti di altri scrittori? Mah! Io posso dire questo: quando scrivo non leggo. Quando scrivo non potrei leggere perché sono assorbito dallo scrivere e leggere una prosa diversa mi confonderebbe. Molti altri mi hanno confessato di avere i miei stessi problemi. Naturalmente, quando non scrivo potrei leggere. Ma nella lettura sono estremamente severo, e non procedo molto sulle cose che non mi fanno impazzire. Allora?
Allora penso che scrittore ed editore dovrebbero essere due “mestieri” differenti e che confonderli può essere pericoloso… ma mi potrei sbagliare (anzi, forse mi sbaglio proprio).
Vorrei sapere cosa ne pensate voi, e cosa ne pensano soprattutto Basquiat e Franznet (ovvero gli unici editori che mi rivolgono la parola ).

Inviato: 2005/2/22 9:22
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Re: scrittore-editore
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Posso rispondere anch'io, che non sono Basquiat né Franznet ma ho cominciato a lavorare come editor da circa due mesi?
Il problema del tempo è effettivo. Da quando ho cominciato a leggere manoscritti purtroppo non sto più scrivendo. Non ho tempo, almeno per il momento!
Per quanto riguarda il confondere i mestieri di scrittore ed editore, io non li confondo! Io non smetto mai di leggere quando scrivo (anche perché in genere scrivo ogni giorno, significherebbe quindi smettere del tutto di leggere.) Io quando scrivo leggo ancora di più! Perché leggere serve immensamente, serve a crearsi una voce, serve a confrontarsi con altre scritture, serve a farsi venire idee (non a livello di trama e di intreccio, piuttosto a livello di struttura, di punto di vista. Per esempio guardando il risultato che ha ottenuto un certo scrittore usando la prima persona penso: però, magari la prima persona va bene anche per il mio di romanzo!)
Io è da tanto tempo che mi occupo di scrittura, nel senso che cerco di non scrivere più di solo istinto, ma creo, sconvolgo, creo di nuovo. Cerco di sperimentare varie tecniche e cerco quella migliore per la mia storia, in quel momento. E per questo sono abituata a leggere "criticamente" un testo. E quello che ho imparato in tanti anni adesso cerco di applicarlo ai testi che mi arrivano. Quando leggo, leggo. Quando scrivo, scrivo. Sono scrittore ed editor in due momenti diversi...
Io invece penso che sia un bene quando un editor scrive anche. Perché questo lo rende più cosciente delle difficoltà di uno scrittore esordiente, perché sa cosa vuol dire....
ciao, Alinic

Inviato: 2005/2/22 9:45
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Re: scrittore-editore
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Grazie Alinic, concordo con te che leggere è la base per scrivere, anche se le due cose possono svolgersi anche in due momenti diversi (io, per esempio, quando scrivo ho già deciso se usare la prima o la terza persona). Ma insomma, ci capiamo.
Piuttosto qui riemerge la solita confusione tra Editore ed Editor. Tu fai l'editor (immagino che tu lavori per un editore) e un editor DEVE saper scrivere. Invece un editore paradossalmente potrebbe anche non saper scrivere ma solo leggere. Lo so che è un paradosso, ma è appunto il tema della discussione.
E cerco di spiegarmi meglio: Basquiat dice che un suo romanzo è stato scartato da "un editor minore di Mondadori" da cui l'idea di pubblicare. Capisci cosa intendo? Si potrebbe dedurre questo (ma ovviamente non sto dicendo che è così): "Il mio romanzo è bello, nessuno me lo pubblica allora me lo pubblico io: divento editore".
Ecco: fin tanto che uno fa lo scrittore ha come giudice l'editore (o se vuoi l'editor), ma quando passa a fare l'editore, e si pubblica, allora manca un passaggio.
Qui custodet custodes? (Si dice così ingegnè?). Mah! Mi manca l'editor!

Inviato: 2005/2/22 10:31
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Re: scrittore-editore
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Quis ipsos custodes custodiat?
Io la sapevo così, ma non ricordo molto bene

Caro imbrattacarte, ti prego di leggere a fondo ciò che scrivo, per non darne interpretazioni che non abbiano solide basi.
Non mi pare di aver detto mai che il mio romanzo è stato scartato: al contrario, probabilmente lo avrebbero accettato se avessi dato la mia disponibilità ad un massiccio intervento di editing - che però avrebbe stravolto il testo. Perciò sono io che ho rifiutato. E' un pò diverso. Ma soprattutto, questo mio intervento si riferiva alla natura e ai limiti dell'editing.

L'altro punto, il fatto cioè che abbia preso la decisione di mettere in piedi una struttura editoriale: quando parlavo di progetti miei, non mi riferivo di certo ad un romanzo, ma a qualcosa di ben più originale, e differente (libri di interazione artistica, una cosa per tutte).

Altra cosa, poi: la prima risposta di Mondadori è datata giugno 2001. La casa editrice è nata a marzo 2004.

E poi, credimi, è sempre valido il detto "il calzolaio va con le scarpe rotte" (era questo?? era così? mah.. ): voglio dire che il mio romanzo, alla fine, è stato l'unico che non ha ricevuto promozione o pubblicità.
Ma soprattutto: ti pare possibile che uno, per pubblicarsi un libro, investa cifre pazzesche e mesi di lavoro matto e disperatissimo? Su...

Con te posso concordare sul fatto che quando si è editore, non si riesce a scrivere: ma solo perchè non se ne ha il tempo materiale...
Per tutto il resto, concordo appieno con alinic.


Inviato: 2005/2/22 11:03
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Re: scrittore-editore
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Piano, piano Basquiat! La penso esattamente come te (latino a parte che non ho studiato per studiare astronomia ).
Mettiamo subito in chiaro che le mail (e la fretta di dire) possono produrre malintesi. Non ho mai inteso dire quello che hai capito tu e ti posso garantire che le persone che ho conosciuto e che hanno fatto il passo scrittore-editore (a parte una) lo hanno fatto con ben altra convinzione che pubblicare il proprio libro! Direi che tutte (come te, e tu lo hai spiegato bene fin dall'inizio) si sono accollate questa rogna per portare avanti degli ideali e per non costringere altri a "togliere tutta la poesia" dai propri libri. (Per inciso: se uno mi dicesse di togliere la poesia dai miei scritti lo manderei a cag..., ma riterrei i miei scritti "scartati": togliere la poesia, o sottostare a qualsiasi editing pesante vuol dire (secondo me) scrivere un'altra cosa).
Chiarito questo punto, calo le carte.
Dalle esperienze (limitatissime) che ho avuto, io mi ritengo un pessimo giudice (ma forse sono solo uno stronzo, come probabilmente pensano gli amici di Ozoz). Per essere ancora più chiaro, non sono un bravo editor perchè tenderei a riscrivere, senza rispettare il testo... e invece l'editor deve saper entrare nel testo e migliorarlo.
Dunque, se io aprissi la mia casa editrice Nadir cosa farei? Come sceglierei gli autori? Finirei per pubblicare solo me o dei miei cloni? Mah! E' di questo che volevo discutere (lungi dall'accusare uno di aprire una casa editrice e fare mutui in banca per editarsi da sè... Ma non hai visto "Se non ci fosse Ozoz"? E quindi i mutui si fanno anche se pubblicano gli altri...sigh!).
Ecco, vorrei capire soprattutto come un sceglie gli autori: è un punto fondamentale, mi pare. E soprattutto richiede fiuto, capacità, intelligenza... Cose che dico in chiaro IO NON AVREI (si lo so, è terribile! Ma è così).
E visto che mi ci tirate dentro, ecco un esempio concreto. La Fandango, che si definiva editrice indipendente, è diventata in parte di Baricco (l'ho letto su Repubblica) e io mi chiedo se sarà più o meno indipendente di prima.
E se volete che parli ancora di più, ho un amico editore che ha i suoi bei problemi a trovare autori che soddisfino la sua particolare linea editoriale e io, quando lui mi chiede di leggere e dare un parere, sono imbarazzatissimo perchè scarterei tutto... e invece i suoi lettori non scrittori sono entusiasti.
Ecco, è ovvio che qui sono costretto a semplificare in maniera abominevole, però due sono le cose: o io sono davvero un maledetto stronzo, oppure per il fatto che scrivo (e quindi ho un diverso punto di vista) vedo il pelo nell'uovo!
Insomma, mai fare giudicare la propria casa a un architetto, il proprio amato cavallo a un cavaliere di classe, il proprio abito a una sarta... o no?

Inviato: 2005/2/22 12:26
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Re: scrittore-editore
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Come si scelgono gli autori? Secondo me? Io credo che se uno sceglie di aprire una casa editrice pensa di avere, come dici tu, fiuto, capacità, intelligenza. Vedere il pelo nell'uovo secondo me non è un difetto ma un pregio! E bada bene, non perché le uova col pelo si scartano a priori, ma perché ci si può lavorare e lavorare fino a toglierlo quel pelo, se l'uovo merita ovviamente. Non si tratta, credo, di pubblicare solo propri cloni. Perché se uno è una vita che si interessa ai libri sa riconoscere un buon libro, anche se è totalmente diverso da quello che lui scrive...

Inviato: 2005/2/22 12:50
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Re: scrittore-editore
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C'è una cosa che invidio e quasi non capisco: mettersi così tanto in gioco, scommettere tempo e denaro per un sogno!
Con gli squali che ci sono in giro, bisogna avere una forza allucinante per non chiedere contributi a esordienti, promuovere libri e rendersi visibili in libreria.
Certo si aspetta l'esordiente da megabestseller e la cosa è più semplice che vincere al superenalotto, ma...
scegliere gli autori che abbiano quello spunto di originalità, quello stile "personale ma non troppo" che sia commercialmente valido è una cosa difficilmente realizzabile, ma... si può riuscire.
Che tanti autori credano in se stessi e non si abbattano sono il riflesso di case editrici che ci provano. L'importante è tentare, intestardirsi, prendere merda in faccia, ma crederci!! (grazie mastro xam per l'esempio)


Una curiosità Alinic e Baquiat: cosa non deve assolutamente avere un'opera per esser pubblicata?

Inviato: 2005/2/22 13:14
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Non ho scelto la ragazza più bella, nemmeno quella più sexy o intelligente.
Ho scelto la ragazza che rideva più delle altre.
Che rideva con me.
E me la sono sposata.

E.Z.
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Re: scrittore-editore
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Mi piacerebbe fermarmi molto a discutere, ma il lavoro me lo impedisce.
Provo a scrivere alcune cose. Per iniziare, sì, è un periodo in cui si stano verificando "ingressi" di scrittori nei consigli di amministrazione delle case editrici.
Sta accadendo a molte case editrici, sia più piccole, sia medio-grandi. Intendiamoci, però, è un fenomeno che già prima si riscontrava, anche se forse le "firme" non erano così famose.

Sul fatto che si possa essere portati a scegliere solo i propri cloni, mh, credo che alinic abbia detto la cosa migliore.
D'altro canto, con una battuta, è verissimo che facendo giudicare la propria casa ad un architetto, si rischia molto...
ma penso che sia altrettanto vero che un architetto..beh, difficilmente si costruisce una brutta casa...

E da ultimo, quasi-ingegnè, hai detto una cosa molto saggia: tu, personalmente, non sapresti come fare a scegliere. Giusto, ma io d'altro canto, non so fare nemmeno le equazioni di primo grado
Insomma, trovo che sia normale che si abbiano diverse attitudini. Ad esempio, Pavese, o anche Calvino mi pare, hanno lavorato anni nelle redazioni di Einaudi (spero di non sbagliare editore), a leggere libri e a scrivere lettere di rifiuti o di editing.. nonostante ciò,
quegli anni sono stati comunque molto importanti per le pubblicazioni ed il consolidamento della casa editrice.

Come scegliere gli autori? Io l'ho detto: penso che il bello sia oggettivo. Così come il talento.
Perciò, ponendosi in un'ottica esterna, oggettiva, si può riconoscere la bontà dell'opera. A prescindere -sia chiaro- dal gusto personale.
Mi è capitato qualche volta di pubblicare libri che, per quanto non mi piacessero o non mi emozionassero, ritenevo effettivamente belli.

Cosa non deve avere un'opera per essere pubblicata? Mh. Direi piuttosto, per conto mio, cosa non deve avere
un autore.
Non deve avere la boria di pensare che finalmente, con la sua pubblicazione, si colmerà quella lacuna editoriale che martoriava il panorama letterario.

"Caro Editore, buongiorno.
Ho 20 anni e ho scritto un romanzo. Chi mi conosce dice che è bellissimo.
Chi poi l'ha anche letto, dice che è geniale.
Spero di avere presto vostre notizie."

Inviato: 2005/2/22 17:15
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Re: scrittore-editore
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Io la vedo così:
mettersi a far l'editore per uno scrittore è un salto verso un'altra attività: un salto brusco, più che altro nel buio.
Calvino Pavese Vittorini Bassani etcetera hanno fatto i consulenti editoriali, ed è un altra cosa: sei consulente non ci ficchi il capitale, non hai a che fare con distributori il che conta moltissimo.
Per essere editore, ora, bisogna avere fiuto per gli affari, darsi da fare con un casino di pratiche e relazioni sociali e finanziarie.

Non si fa l'editore e lo scrittore insieme, non è possibile, ora, a meno di fare l'hobbysta che chiede compensi agli esordienti...e siamo di nuovo da capo con il solito schifo.

Non si fa il gallerista ed il pittore: ci hanno provato in tanti e si sono cacati in testa, non ci sono riusciti, hanno chiuso.

Inviato: 2005/3/2 22:55
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Re: scrittore-editore
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Io faccio gli scongiuri, per Basquiat, che quello che tu dici non si verifichi. E non credo sia vero quello che dici. Uno scrittore ha la sensibilità giusta per fare anche l'editore, e perché no, può anche avere fiuto per gli affari. E comunque può anche appoggiarsi ad altri che curino quest'aspetto. Il fatto che uno scrittore apra una casa editrice non significa che dovrà curare lui ogni singolo aspetto, anzi in genere i risultati migliori si ottengono quando c'è una sinergia di forze e di competenze diverse. Almeno io la penso così!
Alinic

Inviato: 2005/3/3 8:28
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