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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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ozoz ha scritto:
Però, proprio in quanto azienda, una casa editrice non dovrebbe investire parte del proprio fatturato in ricerca?
La ricerca, nell'editoria, dovrebbe essere la pubblicazione di nomi nuovi e di generi innovativi.


Sono completamente d'accordo. E le mie scelte lo testimoniano

Bisogna dire anche che fatturati di molti colossi, editoriali ma anche no, sono sempre,
anno dopo anno,
in rosso.. eppure...

Citazione:
Invece quasi sempre chi è in cerca di editore evita la Mondadori & Co. (sapendo di non avere alcuna speranza) per spedire invece i propri manoscritti a case editrici delle quali non ha mai acquistato un libro.
Spesso si pretende di essere pubblicati da chi non si conosce. Se io non ho mai acquistato un libro dell'editore Pinco Pallino, come posso pretendere che questo mi pubblichi e che altri acquistino il mio libro?


Altra sacrosanta verità.
Ma, se le cosse fossero solo così, il problema sarebbe limitato.
La cosa che tante volte capita, e che mi rende triste,
alla fin fine, è che ci sono in giro
molte persone che pretendono d'essere pubblicate
senza nemmeno informarsi su quali libri
l'editore in questione faccia,
e però pretendono di essere trattati
come tratterebbe Mondadori, o Feltrinelli, o ecc.

Un saluto a Mercuzio,
non perchè lo conosca,
ma perchè forlivese come me


Inviato: 2005/2/27 8:36
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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E dagli ai romagnoli! Ne viene fuori un altro che sa.
Bravo Mercuzio-Passator Cortese: un'altra voce interessante!
Grazie a Xamav abbiamo aperto una discussione sull'innovazione che era stata tentata in un'altra sezione. Viene da domandarsi: cosa si intende qui per innovativo? E quello che intende Xamav è quello che intende Basquiat?
Ho visto dei ??romanzi?? che secondo i loro autori erano innovativi e secondo me erano una st... (ma non mi riferisco a Xamav!). Ho scritto un racconto che secondo me è innovativo ma è stato cassato in un premio letterario in quanto giudicato "non racconto" perchè non si esprime come un normale racconto (Il tale andò a spasso con il cane e scivolò su una foglia... ecc. ecc.) ma è piuttosto l'alternarsi dei pensieri di due protagonisti.
Non che mi freghi poi tanto della bocciatura, anzi: ho intenzione di provare mandare il racconto in giro per vedere cosa succede (come diceva Cagliostro: empirico? Ebbene sì, sono un'empirico). Ma questa cosa la dice lunga: una semplice variazione nel modo di sviluppare un tema spaventa una giuria e, forse, anche un editor. Perché? Perchè l'editor di una casa editrice ha un capo e (soprattutto nelle case grosse) deve far contento il capo, che è contento se si vende. Allora il povero editor cerca di stare in carreggiata e non osa avventurarsi su sentieri innovativi: come vede qualcosa di strano, frena. Diverso è il piccolo editore che è più libero.
Premetto che non mi piace Faletti, ma non posso dire che non abbia venduto.
Se è vero quanto lui stesso ha raccontato in un'intervista, scritto il libro si sarebbe rivolto a un agente letterario (dice a una famosa agenzia) che avrebbe etichettato il suo romanzo "Io uccido" come la modesta prova di uno scrittore amatore (e magari aveva ragione!). Poi Faletti si rivolge personalmente al suo attuale editore il quale (così dice Faletti stesso) lo richiama dopo 15 giorni e lo fa correre a firmare il contratto. Allora?
Forse Faletti non dice qual è stata l'operazione di editing del suo attuale editore, o forse non dice che l'agente a cui si era rivolto in precedenza ha impalato il suo editor, o forse non dice semplicemente...la verità.
Ma insomma, caro Xamav, abbiamo scelto (TUTTI) una strada proprio dura e qualsiasi innovazione la renderà ancora più dura!
Allegria!

Inviato: 2005/2/28 11:11
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Innovazione????
Per scrivere, dopo esser stato "lanciato" dai soliti amici, ma tu scrivi benissimo (??!), sono partito dal romanzo: innovativo??? Sì talmente innovativo e pieno di metafore (belle, sì) che mia moglie leggendo i primi capitoli, mi dice: scritto bene, strano, ma non ho capito molto...
Botta morale!!
Pensavo di generare un nuovo stile, che la semplicità di un Calvino (per dirne uno) sarebbe impallidita!
Ho rivoluzionato, da quel dì, il mio modo di scrivere, leggendo, riflettendo sullo stile di chi pubblica.
Ho capito: l'innovazione è poco pubblicabile.
Ho letto xamav e solaris: altro che innovatori. Delle parole bellissime, che ho invidiato, da sogno; ma come ho scritto loro, troppo personali poetiche e innovative (mio giudizio da amico) non pubblicabile (non volevo fare l'editor della domenica)
Il primo concorso x racconto a cui ho partecipato, quasi per scherzo, ho usato qualche innovazione della serie o piace o fa schifo. Sono arrivato 2°! E' piaciuto.
Conclusione: per un concorso l'innovazione ci sta. Per un romanzo da pubblicare ci si deve limitare a sprazzi di genialità. Conta l'originalità della trama e la chiarezza.

Saluti

Inviato: 2005/2/28 11:38
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Non ho scelto la ragazza più bella, nemmeno quella più sexy o intelligente.
Ho scelto la ragazza che rideva più delle altre.
Che rideva con me.
E me la sono sposata.

E.Z.
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Allora, intanto l'intervento del caro Mercuzio. Dice di provare con i racconti che almeno ci si può lanciare con più stili. Già provato. Il problema lì è ancora più grosso e l'ho sperimentato sulla mia pelle. Ovvero, i racconti di un esordiente non li pubblica nessuno perchè il mercato tira poco già di suo figuriamoci per uno sconosciuto. Quindi bisogna andare sul romanzo.

E' vero quel che dice Zerodue, bisogna limarsi, allinearsi ma senza perdere le proprie vene creative alternative. Solo che è difficile. E come riportano le varie testimonianze qui apparse (odessa) già normalmente le porte sbattute in faccia sono innumerevoli.

Come dice imbrattacarte la strada è ardua, come affermano ozoz e basquiat bisogna prima di tutto conoscere l'editoria e non filarsi solo i grandi pretendendo dai piccoli cose assurde.
Bisgona fare i conti con... i conti.
L'innovavione (e ringrazio chi mi dà per pubblicato almeno postumo, meglio di un calcio nelle ) è allora castrante.
Abbandonarla? Non se ne parla nemmeno.
Protrarla, sì, ma con cautela.
Insomma, il mio atto d'amore con la scrittura che esce dagli schemi devo farlo almeno con un paio di preservativi. E già li ho messi nei lavori che sto portando avanti ora.

Però, vale la pena o no continuare a inviare il già fatto o meglio riporre tutto in un cassetto che magari un giorno potrebbero sempre essere riconsiderati se baciati dalla dea bendata?

Però, non mi va giù che (a parte ciò che scrivo io) l'innovazione venga castigata così. Forse ci vorrebbero più editori con le palle pronti a rischiare se davvero pescano delle mosche bianche di genialità.

Massimo.

Inviato: 2005/3/1 14:09
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Saluti dalla Romagna!!!


Xam... mai vorrei trovarti in libreria "postumo"!!! eheh... anche perchè quando tutti saremo scrittori affermati, magari con il tempo libero che l'attuale primo lavoro (quello che ci fa mangiare) ci lascierà disporre, sarebbe splendido incontrarsi e scambiarsi spesso e di persona... no?

Non volevo addentrarmi nel discorso delle case editrici. Già lo feci mesi e mesi fa.... e altri (come l'ultimo post di imbrattacarte) riassumono perfettamente il mio pensiero.

Volevo, invece, confrontare l'arte in generale con lo scrivere! Perchè nell'arte in generale vale la stessa regola: vada per l'innovazione purchè esteticamente perfetta!

Noi parliamo tanto di piccole sconfitte quotidiane e molto poco di estetica. Eppure è importante, perchè li c'è il pensiero comune. Non il mi piace o non mi piace di parenti, amici, lettori benevolenti verso le nostre umili opere.
L'estetica ha regole precise che riguardano anche la scrittura. C'è quel: se proprio vuoi essere innovativo rispetta almeno certe regole che mi sembrano tanto care ai critici ma anche agli editor.

Ma diamine! E' vero, si vedono pubblicate cose obroriose, si vedono libri ridicoli di nomi famosi e altrettanto ridicoli, però non è vero che nelle libreria non si incontrano mai nomi nuovi, anche innovativi... come mai loro ce l'hanno fatta? Questo mi chiedo quando revisiono i miei racconti, o i miei romanzi...
La risposta che mi sono dato è: metodo (scrivere è un lavoro), tenacia (pubblicare è commercio) e fortuna (o congettura favorevole del mercato o tempo libero dell'editor proprio nel momento che mette mano al mio lavoro o editore che la mattina si sveglia deciso a buttar via dei soldi, forse per scaricarli dal bilancio).

Quello che voglio dire è: ognuno continui per la sua strada. Impari da chi prima di lui e ne faccia tesoro ed esperienza e (scusate la presunzione) si eviti di vivere ogni possibile sconfitta come tale ma se ne faccia motivo d'esperienza.

Quando ho fatto revisionare da un professionista il mio romanzo (gratis, che culo... lo conoscevo!) e me lo sono rivisto tornare indietro pieno di segni e segnetti e indicazioni e commenti, ho iniziato a capire che il mio lavoro era un disastro. Eppure... lettori, amici, commentatori (anche qui su ozoz) certi passi li avevano definiti belli, piacevoli, comunque ben scritti... per forza ci rispettiamo tutti qui e incoscientemente ci perdoniamo piccoli errori... insomma piaceva a tutti quindi perchè non sarebbe dovuto piacere a chi ci lavora, nel campo?
Non gli è piaciuto per motivi ben precisi... qualcuno l'ho capito altri, forse no. Ma i motivi c'erano tutti!
Così il mio stile innovativo è crollato miseramente!
Forse il tuo (Xam) è migliore del mio, perchè no, o forse no, forse anche nel tuo manca quel pizzico in più per cui procedere alla lettura da parte di un editor (e parlo di piccole case editrici).

Si... tieni il tuo lavoro da conto, ogni tanto confrontalo con le nuove esperienze, le nuove capacità... magari tra due anni lo revisionerai e potrai accorgerti di tanti perchè e migliorerà... forse non basterà... allora passeranno altri due anni!

Per finire: ho appena finito una raccolta di racconti poi mi son messo a leggere "Musica per camaleonti" di Capote... che termini! che metafore! che osservazioni!... sono alla sua altezza? No... beh... se fossi alla sua altezza forse troverei subito chi vorrebbe pubblicarmi... Magari mi sbaglio...

Inviato: 2005/3/1 17:49
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Ben detto Mercuzio,

il senso estetico infatti va tenuto da conto. Concordo in pieno, però c'è la sfumatura dell'arrivarci almeno a farsi dire "le tue innovazioni te le tieni per te", poichè diversi editori a prescindere dal testo se vedono già solo un testo "formattato" in diverso modo già scuotono le mani per dire "no, questo no".

Il senso dell'arte. In una selezione per una casa editrice è un "dilemma" che mi propongo da un po' e sempre più spesso, e parlo ora da lettore, mi ritrovo a non farlo combaciare col mio che mi ci metto di buona lena a vedere un po' che cacciano di nuovo quei bravi editori grandi e piccoli, di autori conosciuti e sconosciuti e (spesso) mi ritrovo che quattro cavolate in quel modo le avrebbe scritte chiunque.
E parlo da lettore non da aspirantepseudosimilscrittoreinerba.
Il senso dell'arte si scontra molto con tutto e non solo con chi prova a "innovare"... e forse già mi sto rispondendo da solo perchè se un editore è già un caprone con stili più "classici" figuriamoci che colpo che gli prende quando si trova tre parole attaccate o disposte in un certo modo o solo (ripeto, per esperienza personale) solo con caratteri più grandi.
E questa ancora non è la sperimentazione che intendo.
Che poi anche io che mi ci scontro sto cercando di trovare una giusta materializzazione a questa parola. Sempre, ripeto, tenendo ben conto che non basta buttare lì l'idea che invece deve avere un "gusto" già suo, che se privata anche della sua "forma" sia comunque valida. Ecco la sperimentazione forse deve avere questa doppia coesistenza, ovvero vivere e non vivere con la forma che prende, insomma, vivere comunque. Non so se mi sono spiegato.

Vabbè, qui mi piacerebbe una calca di editori che dicessero loro che metri usano sia con opere più lineari che con scritti alternativi, che sguardo usano. Così come cosa ci si deve aspettare e se sempre ci si deve attendere più negatività che positività da questa parte della barricata.

Ma io non demordo, sperimento, taluni editori che conosco mi hanno letto e definito dannunziano nei miei picchi, qualcuno ha tirato fuori Majakovskij, qualcuno Celine, qualcuno era meglio che non lo diceva, qualcuno ha tirato in ballo Eco, qualcuno mi ha fatto buttare l'occhio sul dove non va e perchè, altri hanno sparato balle che poi magari stanno anche in quei nomi che ho scritto (associati per stili, non per temi!, che Dio me ne scampi e vongole dai Celine e dai D'Annunzio). Forse fossi nato cento anni fa mi sarebbe andata bene. Forse no perchè sarei stato uno dei tanti. Forse faccio bene come faccio. Io cambio, non mi fermo, cerco sempre nuove forme e magari domani mi diranno che assomiglio a qualcun altro, e magari troverò la mia strada che sarà quella di cercarne sempre di nuove.

Forse.

Comunque, pochi viaggi mentali, tutto forgia lo spirito, anche le situazioni più ostiche e se fosse tutto liscio sai che palle.

Massimo.

Inviato: 2005/3/1 18:29
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Ha ragione Mercuzio (condivido in pieno) ma capisco le ragioni di Xamav.
Dunque: innovazione.
Ho avuto modo, tempo fa, di leggere un brano di tale Conny Stockhausen. L'ho letto perchè questo, con un nome da donna, scriveva di sé al maschile. E l'ho letto anche perchè c'erano dei nomi "importanti" che ne dicevano bene. Beh, quasi svengo!
Premetto: non capisco un c...! Ma premetto anche che, se avessi acquistato un libro così, mi sarei infuriato: non so se è arte (io non sono un esteta) ma certo PER ME non è letteratura.
Per capire di cosa sto parlando fatevi un giro su questo sito: http://www.conny.it/recensioni_nuovo.htm.
Ecco: vorrei capire, e forse voi mi potete aiutare, è questa l'innovazione di cui parliamo?
Se sì, mi sfilo direttamente dalla discussione perchè non sono in grado di dir nulla (ho già spiegato che non capisco un c...!). Se no, ditemi come ha fatto questo signore a raccogliere le recensioni che sbandiera e a pubblicare (sembra) anche con case importanti.
Allora vengo al dunque. Quando Caravaggio ha dipinto i piedi così come dovevano essere quelli di gente che non aveva scarpe, ha destato scandalo. Oggi tutti ne restiamo ammirati. E dunque è possibile che avvenga questo anche con scrittori come il da me citato.
Io però sono retrogrado e mi illudo ancora che la narrativa "racconti" delle storie in linguaggi comprensibili ai più. Il resto, se volete, forse è arte comprensibile agli iniziati. Dicono siano arte anche i pacchetti nei quali Christo chiude canyon e palazzi, ma io vorrei che mi spiegassero perchè (dato che sono un troglodita e non capisco).
Torno alla discussione. Non ho dubbi che ci sia gente che sa scrivere anche senza aver bisogno di editing: Tabucchi, per esempio (immagino che non glielo facciano). Dubito tuttavia che un esordiente sia così bravo e consapevole da produrre una prosa che non ha bisogno di editing, innovativa o no.
Dunque un editore sa che, quando prende in mano l'opera di un esordiente, dovrà perdere un casino di tempo a sistemarla. Se invece prende quella di Tabucchi...
Allora per un esordiente si riducono moltissimo le possibilità. Forse gliene resta qualcuna se ha idee nuove, valide, forti... ma resta da vedere se queste idee (se sono nuove non si può saperlo) piaceranno ai lettori e se i lettori gradiranno il suo modo di porgerle (cioè gradiranno la sua prosa che, per quanto si faccia editing, ovviamente rimane: mica si può riscrivere!).
In genere l'esordiente non ha riscontri (il fatto che piaccia agli amici vuole dir poco), può averne qualcuno con i concorsi (a patto che non siano di quelli che passano per i giudizi in internet dove vince chi ha più amici) ma i concorsi per romanzi sono rari e il più delle volte mirano solo a trovare clienti.
Allora? Mah! Una via è quella tentata da Mercuzio. E questa via la potrebbe tentare più d'uno se ci si potesse fidare delle Agenzie letterarie: con i soldi che si risparmiano in invii inutili forse si riesce a pagare un editor professionista che dia un parere.
Ecco, non so. E tuttavia, fino a che non si riceve almeno una risposta non dico positiva ma almeno interlocutoria, non si procede.
Per questo ritengo essenziale che in questo Forum siano entrati Editori seri che possano dare una mano. Ovvio che questo non vuol dire costringere Franznet o Basquiat a leggere tutte le cavolate che scriviamo, ma... forse, in certi casi (Xamav, oh, io non ho detto nulla!) un piccolo parere a scrocco riusciamo a fregarlo. Mercuzio non ha fatto così? Credo che, in questo modo, si possa crescere molto e deprimersi meno: capire è la cosa più importante del mondo!

Inviato: 2005/3/2 10:33
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Ho letto due post bellissimi, invitanti al dialogo e con osservazioni semplici e da inchino!!!

Cito Xam:

"Vabbè, qui mi piacerebbe una calca di editori che dicessero loro che metri usano sia con opere più lineari che con scritti alternativi, che sguardo usano."

Ecco questo è un punto importante. Vorrei dire: se fossi un editore starei tanto, tantissimo tempo su internet a leggermi i lavori degli esordienti. Risparmierei tempo. Informerei sul mio sito che non accetto manoscritti di esordienti perchè me li vado a leggere da solo. E quando trovo uno stile in cui credere contatterei (io) l'autore per proporgli di entrare nel "professionismo".
Ma non sono un editore e senz'altro anche loro hanno poco tempo da dedicare alla famiglia o ai figli e quindi non si mettono a bazzicare sulle pagine di siti come questo!
Però... però... sarebbe poi vero che "perdo tempo"? (Se fossi un editore)???
Io credo di no, credo che avrei trovato la strada migliore (e innovativa) per cercare nuovi autori da lanciare sul mercato. Perchè dovermi innervosire ogni volta che mi vedo sul tavolo un manoscritto di chissàchi??? Vado io e leggo, forse solo le prime righe, ma a volte bastano per rendersi conto se sono o no quel che si cerca.
E tutti saremmo più contenti.
Allora, visto che tutto ciò non avviene, mi chiedo perchè nessuna casa editrice abbia mai pensato di organizzarsi così, anche dedicandoci un solo misero editor alla sua prima esperienza di lavoro, anche soltanto uno stagista.
Forse il management editoriale è pieno di stupidi che non sono riusciti a pensare un'idea tanto geniale quanto semplice?
Oppure rimane l'eterno dilemma: perchè pubblicare un esordiente, anche se bravo, quando devo: lanciarlo (e forse nessuno lo comprerà mai), correggerlo (perchè non è Tabucchi) e sostenerlo?
Può darsi che sia perchè agli editori non interessa la scrittura come arte!
Allora a questo punto possiamo anche smettere di scrivere...

Sono poi andato a leggermi qualche poesia di Conny Stockecc.ecc.
Tratte dal libro "La vertigine di Marilyn".
Innovative? Oddio, a me sembrano la più alta forma di banalità, ma che ne so io di poesia? Io scrivo racconti, scrivo romanzi, leggo, partecipo a discussioni su forum come questi... Che ne so di poesia? Niente, ma un gusto ce l'ho, ho anche una voglia, quella di leggere cose interessanti...
Ergo: non comprerò e non leggerò mai il/la nostro/a Conny!
Ho trovato innovativo J.T.Leroy, innovativo (a suo tempo) Beckett, innovativo oggi che lo sto leggendo Capote, innovativo Baricco (che piaccia o no agli ozoziani).
Leggo poco Xam... non me ne voglia, in effetti leggo poco quasi tutti dopo il mio ritorno qui, ma sto scrivendo molto e ho così poco tempo! Quindi non saprei quanti altri sperimentatori ci sono in giro, qui o altrove.
Io sperimento a modo mio, e dopo che avrò curato i miei errori estetici e riproposto i miei lavori vi saprò dire se le mie storie saranno state accettate oppure no.
La mia sperimentazione riguarda la struttura del narrato e posso già dirvi che non sono sempre immediate.
Poi... a qualcuno piaceranno ad altri no... ma non si può accontentare tutti! Neanche Eco ci riesce!
A differenza di Xam non sono stato paragonato a nessuno e questo io l'ho sentito positivamente, ma è piuttosto probabile che sia meglio o che serva di più somigliare a qualcuno.... (comunque non è vero che non ho preso da nessuno: in quello che scrivo ci sono Benni, Kundera, Baricco e un nuovo entrato: Leroy attraverso il quale penso di aver raffinato l'intuitività delle metafore).

Insomma... sarei lieto di ricevere, anche via mail, qualche cosa di Xam e di chiunque abbia voglia di farsi leggere, con la comodità e tempi diversi da quanto accade qui, on-line, sarei lieto di commentarvi anche riga per riga e, ancora di più, se qualcuno volesse farlo con i miei lavori... perchè questo è il modello che ho nei pensieri di "circolo culturale", qualcosa che è andato perso negli anni. Luoghi di una penombra marrone dove scrittori, più o meno affermati, osannavano e invidiavano i lavori altrui. Luoghi di polvere sospesa dove nessuno si nascondeva al buio oltre il cono luminoso delle lampade da tavolo per sfuggire al dialogo, alla critica, al piacere del raffronto...

Baquiat... da quanto tempo vivi a Roma? AH... il mio desiderio...



P.S.: ho proposto un nuovo spazio su Ozoz dove leggersi a vicenda e, soprattutto, riscrivere le storie degli altri... uno scambio di stili...

Inviato: 2005/3/2 18:05
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Un laboratorio di scrittura? Caro Mercuzio fa un giro su LI. E il nuovo laboratorio di scrittura mi sembra (ma potrei sbagliarmi) un LI a tema.
Io credo che si dovrebbe fare uno sforzo per immaginare qualcosa di più costruttivo, qualcosa di veramente simile a un laboratorio di scrittura. Ma questo comporta lavoro: chi se ne occupa?
Come dice Solaris... buon tempo!

Inviato: 2005/3/4 10:28
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Re: Troppo grassi per le case editrici...
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Buon tempo di neve!

La mia proposta è stata etichettata come un laboratorio di scrittura, ma non è realmente così.
Io ho proposto di postare ognuno un racconto breve (max 2 cartelle) al mese e, al posto dei commenti, proporre la riscrittura del racconto stesso.
Una "cosa tra scrittori" che nasce in funzione dello scambio e non dell'imparare (anche se insegna).
Lo definirei, piuttosto, una serata culturale che non un laboratorio di scrittura.
Infatti l'autore rimane proprietario dell'opera e la mette online in modo di vedere, attraverso il contributo degli altri, in quanti altri modi potrebbe venir scritta.
Ovviamente si possono rimaneggiare i singoli pensieri, non la struttura né, tantomeno, la trama.
Sarebbe utile... se si facesse o se interessasse...
Si tornerebbe alle serate da club di scrittori in cui queste bellissime situazioni si creavano continuamente...
Per concludere: saremmo ognuno editor degli altri... e gratis questa volta!!!
(Per ora non ha avuto successo e me ne dispiaccio, perchè poi questi discorsi di editing, agenzie serie, editori seri, li sento un pò come un passo... successivo)
Per mia fortuna ho qualcuno con cui riesco a fare questo splendido lavoro e devo dire che è servito a me per migliorarmi e, ad altri, addirittura per pubblicare...
Allora la domanda è: come mai eseguire un lavoro così sarebbe tanto utile ma nessuno lo cerca?
Una volta postai, a proposito di editori, editing, ecc. che in ognuno di noi spaventa l'idea di ammettere, di fronte ad un rifiuto, di aver fatto un lavoro, non dico brutto, ma appena sufficiente... qualche ira me la tirai addosso...

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